Paolo Borsellino (miniserie televisiva)

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Paolo Borsellino
PaoloBorsellino(miniserietelevisiva).png
Paese Italia
Anno 2004
Formato miniserie TV
Genere biografico, storico
Puntate 2 Modifica su Wikidata
Durata 183 min
Lingua originale italiano
Rapporto 16:9
Crediti
Regia Gianluca Maria Tavarelli
Soggetto Pietro Valsecchi
Sceneggiatura Giancarlo De Cataldo, Leonardo Fasoli, Mimmo Rafele
Interpreti e personaggi
Fotografia Roberto Forza
Montaggio Alessandro Heffler
Musiche Paolo Buonvino
Scenografia Sonia Peng, Maurizia Narducci
Casa di produzione Taodue
Prima visione
Dall' 8 novembre 2004
Al 9 novembre 2004
Rete televisiva Canale 5
Opere audiovisive correlate
Altre Gli angeli di Borsellino

Paolo Borsellino è una miniserie televisiva (due puntate da 100 minuti) del 2004, diretta dal regista Gianluca Maria Tavarelli e andata in onda su Canale 5 l'8 e il 9 novembre 2004.

Ambientata a Palermo, narra la storia dal 1980 al 1992 del pool antimafia dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sotto la guida di Rocco Chinnici, e successivamente dal giudice Antonino Caponnetto, nella disperata e impegnata guerra contro la mafia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Io non sono un eroe. Semplicemente non giro la testa dall'altra parte. Non faccio finta di non vedere »

Il giudice Paolo Borsellino apprende dalle indagini del capitano dei carabinieri Emanuele Basile - in seguito assassinato in un agguato - della prossima alleanza tra la mafia cittadina e quella corleonese. Insieme ai colleghi Giovanni Falcone e Rocco Chinnici, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e ai commissari Giuseppe Montana e Ninni Cassarà, Borsellino crea un pool investigativo sulla "nuova" mafia dedita al traffico di droga e in grande espansione, grazie all'appoggio di banchieri e politici locali. I successivi clamorosi arresti trasformano Borsellino e i suoi collaboratori in un bersaglio della mafia. Il primo a cadere sarà Rocco Chinnici nel 1983, per un'autobomba nei pressi della propria abitazione.

Intanto le rivelazioni del boss pentito Tommaso Buscetta portano al primo maxiprocesso, che decapiterà Cosa Nostra; il pool si trova ad essere esposto a un rischio enorme: i commissari Montana e Cassarà vengono assassinati a distanza di pochi giorni nell'estate del 1985, mentre la vita blindata dei superstiti si fa sentire con tutto il suo peso sulla famiglia Borsellino: è in particolare la figlia adolescente del giudice a pagarne il prezzo più alto, ammalandosi di anoressia nervosa.

Nei primi anni novanta Giovanni Falcone ottiene la creazione a Roma della Direzione nazionale antimafia, ma viene ucciso insieme alla moglie Francesca Morvillo e alla scorta, prima di poterne assumere la direzione. Ormai consapevole della fine prossima, e della presenza di traditori nello stesso Palazzo di Giustizia, Borsellino si isola sempre di più, continuando le indagini dei colleghi e cercando, per quanto possibile, di preparare i familiari e i fedeli agenti della scorta all'inevitabile fine, che avverrà il 19 luglio 1992 con un attentato mafioso in via d'Amelio, a Palermo.

Differenze con la realtà[modifica | modifica wikitesto]

  • Quando Ninni Cassarà venne ucciso sotto casa, la macchina che lo scortava era una Alfetta e non una Fiat Regata e la morte del commissario avvenne in modo diverso.
  • Nel 1980 Manfredi Borsellino aveva nove anni, mentre nel film viene rappresentato come un adulto.
  • Nell'attentato a Falcone, l'autista Costanza viene rappresentato come un membro della scorta, armato e con il giubbotto antiproiettile. In realtà era un autista, civile, del Ministero di Grazia e Giustizia.
  • In alcune scene i convogli di Falcone e Borsellino sono composti anche da vetture come Fiat Tempra e Lancia Thema: in realtà erano composti unicamente da Lancia Thema e da Fiat Croma, l'auto "blindata di stato" dell'epoca.
  • In questo sceneggiato stranamente non viene trattato il personaggio di Rita Atria, testimone di giustizia che Paolo Borsellino incontrò nel 1991 quando era a Marsala e al quale ella si legò moltissimo. Rita Atria si suiciderà poi una settimana dopo la strage di Via D'Amelio.
  • Quando il Capitano Emanuele Basile comunica a Borsellino il trasferimento, la caserma da lui citata è quella di Gioia Tauro (RC), mentre nella realtà doveva essere trasferito a San Benedetto del Tronto (AP).
  • Quando il figlio Manfredi afferma di aver studiato tutta la notte la Truffa e la Rapina, Borsellino ricorda quanto fosse arduo l'esame di procedura penale. In realtà questi argomenti appartengono al programma di Diritto Penale
  • L'intervista che Borsellino rilascia a Lamberto Sposini per conto del TG5 in realtà si svolge nell'abitazione del giudice, e non nel suo ufficio in Procura. Nel film l'errore è reso palese dalla frase rivolta al giudice da Antonio Ingroia, in cui invita il primo a affrettarsi in ufficio dove lo aspetta un giornalista.
  • Quando Borsellino e Falcone parlano del rapporto con Buscetta durante l'infanzia, affermano di averlo conosciuto all'età di 8 anni. In realtà Buscetta era nato nel 1928, mentre i giudici circa 11 anni più tardi (Falcone nel 1939, Borsellino nel 1940).
  • In una parte della miniserie ambientata nel 1980, viene mostrato il commissario Beppe Montana lamentarsi con il Questore a causa del guasto al motore dell'auto di servizio con la quale effettuava i pedinamenti ai mafiosi, solo che l'auto in questione è una Fiat Argenta, entrata in produzione nel 1981 e non in dotazione alle Forze dell'Ordine.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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