Governo Andreotti II

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Governo Andreotti II
Giulio andreotti.jpg
Stato Italia Italia
Presidente del Consiglio Giulio Andreotti
(DC)
Coalizione DC, PSDI, PLI
Legislatura VI Legislatura
Giuramento 26 giugno 1972
Dimissioni 12 giugno 1973
Governo successivo Rumor IV
8 luglio 1973
Left arrow.svg Andreotti I Rumor IV Right arrow.svg

Il Governo Andreotti II fu il ventottesimo governo della Repubblica Italiana, il primo della VI legislatura.

Rimase in carica dal 26 giugno 1972[1] all'8 luglio 1973[2], per un totale di 376 giorni, ovvero 1 anno e 11 giorni.

L'esecutivo cadde per il ritiro dell'appoggio esterno[3] dei repubblicani al governo sulla materia della riforma televisiva: "casus belli" delle problematiche delle televisioni locali, fu la vicenda di Telebiella. La battuta usata dalle opposizioni fu "Giulio Andreotti inciampò nel cavo di Telebiella e cadde"[senza fonte].

Questo esecutivo, il primo dal 1957 a vedere l'organica partecipazione di ministri e sottosegretari liberali, rappresentò un tentativo di resurrezione del centrismo di degasperiana memoria, e fu anche noto come governo Andreotti-Malagodi.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati Seggi
Democrazia Cristiana
Partito Socialdemocratico Italiano
Partito Liberale Italiano
Partito Repubblicano Italiano
Südtiroler Volkspartei
Union Valdôtaine
Totale Maggioranza
266
29
20
20
3
1
334
Partito Comunista Italiano
Partito Socialista Italiano
Movimento Sociale Italiano
Totale Opposizione
179
61
56
296
Totale 630
Senato della Repubblica Seggi
Democrazia Cristiana
Partito Socialdemocratico Italiano
Partito Repubblicano Italiano
Partito Liberale Italiano
Südtiroler Volkspartei
Union Valdôtaine
Totale Maggioranza
135
11
8
5
2
1
162
Partito Comunista Italiano
Partito Socialista Italiano
Movimento Sociale Italiano
PSI di Unità Proletaria
Sinistra Indipendente
Totale Opposizione
74
33
26
11
9
153
Totale 315

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Andreotti
Giulio Andreotti in visita ufficiale negli USA con il presidente statunitense Richard Nixon nel 1973

Vicepresidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Mario Tanassi

Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Franco Evangelisti, Aldo Amadeo, Francesco Deriu, Renzo Forma, Sebastiano Vincelli

Ministeri senza portafoglio[modifica | modifica wikitesto]

Compiti politici particolari e di coordinamento, con speciale riguardo alla presidenza della delegazione italiana all'Onu Emilio Colombo (DC)
Interventi straordinari nel Mezzogiorno Paolo Emilio Taviani ad interim (DC)
Problemi della gioventù Italo Giulio Caiati (DC)
Problemi relativi all'attuazione delle regioni Fiorentino Sullo (DC)
Rapporti fra Governo e Parlamento Giorgio Bergamasco (PLI)
Ricerca scientifica Pierluigi Romita (PSDI)
Riforma della pubblica amministrazione Silvio Gava (DC)

Ministeri[modifica | modifica wikitesto]

Affari esteri[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Medici (DC)
Sottosegretari Alberto Bemporad, Giovanni Elkan, Mario Pedini

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Mariano Rumor (DC)
Sottosegretari Benedetto Cottone, Franco Nicolazzi, Ernesto Pucci, Adolfo Sarti

Grazia e Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Guido Gonella (DC)
Sottosegretari Alberto Ferioli, Ermino Pennacchini

Bilancio e Programmazione Economica[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Paolo Emilio Taviani (DC)
Sottosegretari Paolo Barbi

Finanze[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Athos Valsecchi (DC)
Sottosegretari Giuseppe Alpino, Giuseppe Amadei, Giuseppe Costantino Belotti, Salvatore Lima

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Francesco Malagodi (PLI)
Sottosegretari Antonio Bisaglia, Francesco Fabbri, Bonaventura Picardi, Dante Schietroma

Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Mario Tanassi (PSDI)
Sottosegretari Pietro Buffone, Vito Lattanzio, Gustavo Montini

Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Oscar Luigi Scalfaro (DC)
Sottosegretari Luigi Caiazza, Attilio Ruffini, Salvatore Valitutti

Lavori Pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Antonino Pietro Gullotti (DC)
Sottosegretari Girolamo La Penna, Anselmo Martoni, Vincenzo Russo

Agricoltura e Foreste[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Lorenzo Natali (DC)
Sottosegretari Massimo Alesi, Luigi Angrisani, Giovanni Maria Venturi

Trasporti e Aviazione Civile[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Aldo Bozzi (PLI)
Sottosegretari Salvatore Cottoni, Luigi Giglia, Mario Valiante

Poste e Telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Gioia (DC)
Sottosegretari Alessandro Canestrari, Renato Massari, Raul Zaccari

Industria, Commercio e Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Mauro Ferri (PSDI)
Sottosegretari Attilio Iozzelli, Gennaro Papa, Romolo Tiberi

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Remo Gaspari (DC)
Sottosegretari Adolfo Cristofori, Ferruccio De Lorenzo, Enrico Spadola

Commercio con l'Estero[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Gianmatteo Matteotti (PSDI)
Sottosegretari Manfredi Bosco, Giulio Orlando

Marina Mercantile[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Lupis (PSDI)
Sottosegretari Luigi Durand De La Penne, Marcello Simonacci

Partecipazioni Statali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Mario Ferrari Aggradi (DC)
Sottosegretari Bruno Corti, Gino Mattarelli

Lavoro e Previdenza Sociale[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Dionigi Coppo (DC)
Sottosegretari Danilo De' Cocci, Alberto Del Nero, Franco Tedeschi

Turismo e Spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Vittorio Badini Confalonieri (DC)
Sottosegretari Gabriele Semeraro, Edoardo Speranza

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luca Giurato, Andreotti presenta a Leone il nuovo governo di centro, in "Stampa Sera", 26 giugno 1972, p. 1.
  2. ^ Luca Giurato, Fra una settimana il voto di fiducia?, in "Stampa Sera del lunedì", 9 luglio 1973, p. 1.
  3. ^ I repubblicani, pur non facendo parte del governo, con il proprio appoggio esterno risultavano indispensabili per il raggiungimento della maggioranza, assommando i tre partiti ministeriali 315 voti alla Camera e 154 (elettivi) al Senato, cioè rispettivamente uno e quattro meno del necessario.

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