Telebiella

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Telebiella
Versioni Telebiella SDTV
(data di lancio: 1971)
Nomi precedenti Telebiella A21 GAT ()
Editore Gruppo Aiazzone Televisivo (1971 - 1993), Associazione Telebiella 2000 (Onlus) (dal 1993)
Sito http://www.telebiella.it

Telebiella è un'emittente televisiva, originariamente via cavo, creata nel 1972 da Giuseppe Sacchi detto Peppo, ex regista della RAI, in un ex convitto situato nel centro di Biella.

L'emittente è stata riconosciuta come la prima televisione privata italiana a infrangere con una battaglia legale e mediatica il monopolio pubblico della RAI. Assieme a Telediffusione Italiana Telenapoli, fu una delle prime emitettenti televisive locali italiane private.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita e i risvolti sociali[modifica | modifica wikitesto]

Sacchi, primo a destra, a un convegno sulla televisione via cavo, 1973

Venne fondata da Giuseppe Sacchi, il quale si avvalse di una lacuna del codice postale di cui al Regio Decreto 27 febbraio 1936, n. 645, che non contemplava l'inesistenza della televisione via cavo; venne infatti registrata in tribunale il 20 aprile 1971 come "giornale periodico a mezzo video".

Il 6 aprile 1972 viene trasmesso un messaggio di presentazione di Ivana Ramella, moglie di Giuseppe Sacchi. Le apparecchiature utilizzate erano abbastanza amatoriali: con un videoregistratore portatile l'emittente trasmetteva il proprio telegiornale quotidiano. Nonostante la focalizzazione sull'informazione, con telegiornali e talk show, Telebiella ospita anche la prima trasmissione "leggera" di spettacolo non della Rai, Campanile in vasca. Molti sono gli appassionati di emittenza tv che, letta sui giornali la vicenda, si recano personalmente a Biella. Tra questi c'è anche Renzo Villa, fondatore di Telealtomilanese e Antennatre.

Ivana Ramella negli studi di Telebiella, anni settanta

Gli anni 1970 e la questione politica[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia l'emanazione del D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 unifica tutti i mezzi di comunicazione a distanza in una sola categoria, rendendo così illegali le reti private, e con decreto 9 maggio 1973 il ministro delle Poste, Giovanni Gioia, dispone la disattivazione dell'impianto di Sacchi, diffidandolo a procedere entro 10 giorni («decreto Gioia»).

La questione diventa di rilevanza politica nazionale perché il segretario del Partito repubblicano, Ugo La Malfa protestò per essere stato tenuto all'oscuro del decreto ministeriale e chiede le dimissioni del ministro Gioia, ma non ottenendole ritirò l'appoggio esterno al governo Andreotti II che si dimetterà a giugno. Nel frattempo, il ministero delle Poste ha atteso inutilmente il termine del 1º giugno; i titolari non ottemperano all'ordine, quindi viene eseguito il decreto: il cavo che collega l'emittente alla rete cittadina viene reciso.

Telebiella avviò quindi una battaglia legale: Sacchi si fece denunciare per violazione delle norme in materia postale (perché contravvengono al monopolio assegnato alla RAI). La sua vicenda va sui giornali nazionali: il caso viene ulteriormente ampliato quando il pretore Giuliano Girzi interrompe il procedimento nei confronti del Sacchi, e in qualità di giudice a quo solleva dubbio di incostitituzionalità alla Corte costituzionale. La Corte Costituzionale accoglie buona parte delle motivazioni di Sacchi; infatti con la sentenza del 10 luglio 1974 n. 225 venne dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 1, 183, e 195 del D.P.R. del 1973 riguardo l'emittenza via cavo che riservava allo Stato il monopolio televisivo.[2] Successivamente la riforma della RAI del 1975 autorizza le trasmissioni via cavo monocanale nonché la ripetizione via etere sul territorio italiano delle emittenti estere (Francia, Svizzera, Montecarlo, Capodistria). Telebiella riprese a trasmettere via cavo, affiancata da un canale radiofonico via etere, Radiobiella poiché la Corte costituzionale, con la sentenza del 28 luglio 1976, n. 202, autorizzò anche le trasmissioni radiotelevisive via etere in ambito locale.[3]

Gli anni 1990 e il cambio di nome[modifica | modifica wikitesto]

Il Corriere della Sera nel mese di dicembre del 1992 annuncia il fallimento di Telebiella. Quest'ultima verrà poi messa all'asta e acquistata nella primavera del 1993 dal marchio Pirenei Srl[4] di Previde Prato che gestisce il marchio assieme a TeleRitmo e VideoNovara.

Telebiella rinasce quindi come Retebiella, la nuova e unica emittente biellese, sotto la direzione di Marco Fulcheris. Il nuovo palinsesto prevede cinque edizioni giornaliere del telegiornale, dirette televisive della squadra di basket di serie A1 Angelico Biella oltre a numerose altre trasmissioni con più di 180 000 ascoltatori.

Personalità legate[modifica | modifica wikitesto]

Bruno Lauzi trasmette dagli studi di Telebiella un programma dedicato alla storia della canzone, 1973
  • Enzo Tortora fu un convinto sostenitore dell'emittente televisiva privata piemontese.
  • Ezio Greggio esordì verso la fine degli anni 1970 proprio su quest'emittente, divenendo in seguito un noto personaggio televisivo.
  • Il cantautore Bruno Lauzi, che già aveva acquistato larga fama, partecipò attivamente alla programmazione di Telebiella[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ TeleNapoli, su storiaradiotv.it.
  2. ^ [1]
  3. ^ [2]
  4. ^ TELEBIELLA - LA PRIMA TELEVISIONE PRIVATA ITALIANA; pagina di Massimo Emanuelli su www.storiaradiotv.it (consultato nel gennaio 2011)
  5. ^ Bruno Lauzi, Tanto domani mi sveglio, autobiografia in controcanto. Gammarò ed., pag. 122.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]