Aiazzone

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Aiazzone
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Stato Italia Italia
Fondazione 1981
Fondata da Giorgio Aiazzone
Chiusura 2011
Sede principale Biella
Settore arredamento
Prodotti mobili
Dipendenti 300 (2011)
Slogan «Provare per credere (Slogan Storico); Saggia Decisione (Slogan anni '90 della mascotte di nome Lallo)»

Aiazzone era il nome commerciale di un gruppo imprenditoriale operante originariamente nel settore della produzione di mobili, passato poi alla loro commercializzazione ma sviluppatosi anche in quello delle televisioni commerciali, fondato a Biella dall'imprenditore Giorgio Aiazzone; il gruppo si caratterizzò negli anni ottanta per l'utilizzo intensivo della pubblicità televisiva. Crebbe sino alla morte del fondatore, avvenuta in un incidente aereo il 6 luglio 1986, nei cieli di Sartirana Lomellina.

Storia del mobilificio[modifica | modifica wikitesto]

Il "Mobilificio Piemontese", inaugurato nel 1981 a Biella e in seguito ribattezzato "mobilificio Aiazzone", fu fondato dal biellese Giorgio Aiazzone, che lo guidò fino alla sua prematura morte, avvenuta in seguito a un incidente aereo nel 1986, a soli 39 anni. Il marchio iconografico diventò popolare negli anni ottanta grazie a una serie di pubblicità televisive.

Aiazzone fu tra i primi cosiddetti sponsor della fase pionieristica delle prime emittenti televisive italiane a copertura locale, allora agl’inizi della loro diffusione. La notorietà di Aiazzone divenne nazionale dopo il 1983, quando il conduttore televisivo e televenditore Guido Angeli legò il suo nome e la sua immagine all'azienda: il motto delle campagne curate dall’Angeli era "Provare per credere!" Le televendite della casa biellese furono poi proseguite da un altro celebre imbonitore televisivo, Walter Carbone.[1]

Al momento della scomparsa di Giorgio Aiazzone, l'azienda aveva 170 dipendenti nell'unica sede di Biella (allora in provincia di Vercelli), un budget pubblicitario di oltre 3 miliardi l'anno e un fatturato di circa 30 miliardi di lire dell'epoca. Negli anni novanta la notorietà del mobilificio prese lentamente a calare: la sede centrale di Biella fu costretta a licenziare parte del personale e a raggiungere accordi di cooperazione e fusione aziendale. Il mobilificio perse la sua originaria indipendenza produttiva e commerciale, e nel 1999 il fatturato scese a circa 17 miliardi di lire[2]. Sull'eredità di Giorgio Aiazzone si trascinò fra gli eredi un’annosa vertenza.[3]

La "filosofia Aiazzone"[modifica | modifica wikitesto]

Aldo Grasso, nel suo saggio Storia della televisione italiana, analizza quella che con trasparente ironia chiama "filosofia Aiazzone" dei vari "provare per credere":

« ...questa scheggia aforistica, dura ed esigente nella sua tesi appartiene a quella costellazione di pensiero che va ormai sotto il nome di filosofia Aiazzone...


Queste emergenze, per tanti versi inaspettate, altro non sono che il trionfo della TV del sommerso; l'elogio della quotidianità, la legittimazione dell'arte di arrangiarsi; anche se c'è sempre qualcuno pronto a sostenere che questi spettacolini da mercato nero esprimono le idee profonde (lo spirito dei tempi), in realtà queste presenze denunciano preoccupanti smagliature, evidenti segni di debolezza all'interno di un sistema televisivo che comincia ad aver paura di considerarsi adulto. »

(Aldo Grasso, Storia della televisione italiana)

Negli anni 2010, lo stesso Grasso, nella nuova edizione di La televisione del sommerso, ha in parte modificato le proprie posizioni sul fenomeno, riconoscendo che quelle formule che si fondavano sulla tivvù del sommerso, sull'elogio della quotidianità, lungi dal rimanere confinate nelle televisioni locali, hanno conquistato, sotto la spinta dei dati Auditel, un largo spazio anche sulle reti a diffusione nazionale.

"Effetto Aiazzone"[modifica | modifica wikitesto]

Le tecniche pubblicitarie Aiazzone e i loro effetti a medio-lungo termine sulle vendite, hanno portato alcuni esperti italiani di marketing a definire "effetto Aiazzone" quel fenomeno per il quale un eccesso di campagna pubblicitaria produce l'effetto opposto a quello desiderato: disaffezione, invece che fidelizzazione[4].

Il mobilificio Aiazzone fu costretto a togliere il marchio dai camion che effettuavano le consegne. Tale episodio fu rievocato quando Luigi Crespi[5] l’usò come esempio degli effetti negativi di un eccesso di “presenzialismo” televisivo[6].

Interessi televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta Aiazzone aveva cercato di creare un network televisivo nazionale acquistando il controllo o la proprietà di piccole emittenti locali che già condizionava come maggiore sponsor. La corsa al mercato televisivo partì da Biella con l'acquisizione, da parte del suo creatore, della prima televisione italiana, Tele-Biella, e si concluse con la creazione di uno dei primi network televisivi italiani, il G.A.T. (Gruppo Aiazzone Televisivo), che si stabilì nella zona di Milano[7], con a capo un esperto di televisione, il sig. Calderola. Il GAT fu sciolto dopo la morte del fondatore. Del gruppo facevano parte Teleradiomilano 2, Telebiella, Tele Jolly e Video Brianza.

L'incidente aereo[modifica | modifica wikitesto]

Con la morte in un incidente aereo di Giorgio Aiazzone, l'impresa in breve andò in crisi, e anche la formula da lui inventata fu abbandonata. I giornalisti Giancarlo Dotto e Sandro Piccinini, nel loro testo Il mucchio selvaggio, dedicarono rilievo alla commemorazione televisiva, tenutasi su Rete A il 15 luglio 1986.

Il rilancio del marchio e la nuova caduta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 il marchio "Aiazzone" viene totalmente rilevato dal faccendiere pugliese trapiantato a Torino Renato Semeraro, che, insieme a Mete spa della famiglia Borsano (vedi Gian Mauro Borsano), "resuscitano" il marchio aprendo dapprima alcuni punti vendita nelle province di Torino e Milano, poi convertendo a insegna Aiazzone nel corso del 2009 la rete PerSempre Arredamenti e una parte della rete Emmelunga (acquistata nel 2009[8]), con una presenza in gran parte delle regioni italiane.

Il 2009 e il 2010 sono anche caratterizzati da grossi problemi economici, finanziari, fiscali, e da insurrezioni sindacali, dovute alla nuova gestione delle due famiglie (Borsano e Semeraro riunite nella società B&S S.p.A.)[9].

Nel luglio 2010 Emmelunga e Aiazzone, marchi detenuti da B&S, Holding dell'Arredamento, Emmedue e Emmecinque[10][11], vengono ceduti in affitto alla società torinese Panmedia[12][13].

Nel 2011 Emmelunga e Aiazzone attraversano una grave situazione finanziaria, tanto da non riuscire a rispettare i contratti di vendita coi clienti e a pagare dipendenti.

Dal marzo del 2011 il mobilificio, le cui filiali risultano chiuse «per inventario sino a nuova comunicazione», ha smesso di effettuare consegne, e ne è stata presentata istanza di fallimento da parte di fornitori e clienti.[14][15] La procura di Torino apre contestualmente un'inchiesta; viene iscritto nel registro degli indagati anche il legale della B&S (l'ipotesi di reato è truffa). Delle condizioni del gruppo si è occupata, con servizi vari, la trasmissione televisiva Le iene di Italia 1.[16] Al 21 marzo 2011 anche il sito aiazzone.it risulta non più raggiungibile. Il 28 marzo, Gian Mauro Borsano, Renato Semeraro e Giuseppe Gallo sono arrestati dalla Guardia di Finanza, su mandato del gip Giovanni De Donato, in seguito alla richiesta dei pm Francesco Ciardi e Maria Francesca Loy, della Procura della Repubblica di Roma, accusati di bancarotta distruttiva, fraudolenta e documentale, riciclaggio di denaro, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, falsa presentazione di documentazione per accedere al concordato preventivo[17].

Borsano, Semeraro e Gallo avrebbero usato le società del Gruppo B&S (indebitate col fisco per decine di milioni di euro) per effettuare fittizie cessioni d’immobili e partecipazioni societarie, prelievi in contanti ed emissioni di fatture false a beneficio di nuove società appositamente costituite. In seguito, gli stessi indagati avrebbero ceduto in modo fraudolento la rappresentanza delle società del gruppo B&S ormai in crisi e svuotate di ogni bene, a trasferire, tramite un prestanome, la rappresentanza delle società in Bulgaria, da cui sarebbe derivata la conseguente cancellazione dal registro delle imprese italiano per evitare la procedura di fallimento promossa dai creditori. Inoltre gli arrestati avrebbero presentato a tre diversi tribunali competenti per conto di alcune società del Gruppo, l'ammissione al concordato preventivo, allo scopo di evitare il fallimento, fornendo garanzie patrimoniali inesistenti e presentando carte false. Infine, per diversi anni, risulterebbero non versate imposte per alcune decine di milioni di euro, l'occultamento o la distruzione dei libri contabili delle aziende coinvolte. L'inchiesta, che conta un altro gruppo di indagati, non è ancora conclusa[18][19]. Successivamente si è proceduto all'arresto dei protagonisti[20].

Il 2 giugno del 2011 all'incirca duecento persone, con un centinaio di automezzi, scassinano un magazzino di mobili di Aiazzone, portandosi via tutto, smontando perfino parti dell'edificio. Si pensa che molti di coloro che l'hanno svuotato fossero clienti che avevano pagato merce che non hanno mai ricevuto oppure dipendenti che hanno mesi di stipendi arretrati. L'assalto è avvenuto nel magazzino Aiazzone di Pognano[21], dove già dal mese precedente si verificavano dei furti saltuari. Le duecento persone (soprattutto immigrati che vivono nei paesi intorno ma anche qualche decina di bergamaschi) si sono date appuntamento alla stessa ora e sono arrivati sul posto con auto, furgoni, camioncini, anche qualche tir (alcuni di qualche noto corriere ma con il logo coperto da teli), hanno forzato la serratura e poi hanno cominciato a caricare tutto quello che hanno trovato.

Intorno alla fine del 2011, alcuni punti vendita Aiazzone sono stati convertiti in Semeraro, un'altra azienda italiana di arredamenti che però possiede un punto vendita anche in Croazia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Walter Carbone, storiaradiotv.it.
  2. ^ Si veda in proposito il provvedimento n. 9409 dell'autorità garante della concorrenza e del mercato, che nell'esaminare la fusione dell'azienda Mercatone Uno con quello che resta del mobilificio Aiazzone, fornisce le cifre di fatturato del 1999: 956 miliardi di lire per il gruppo assorbente contro i 17 miliardi del punto vendita di Biella assorbito. In realtà il marchio e l'azienda Aiazzone srl passa al gruppo Euromercato Franceschini di Calenzano (FI) nel 1996-’7. Successivamente lo stesso gruppo Euromercato Franceschini, che nel frattempo ha ceduto la sua sede di Calenzano a Mercatone Uno, cerca di cedere, senza successo, il marchio Aiazzone allo stesso Mercatone Uno.
  3. ^ Repubblica.it
  4. ^ In proposito si veda [1] Repubblica.it/politica: L'Italia azzurra non c'è più
  5. ^ Il Crespi era stato l'ideatore delle campagne pubblicitarie di un partito che aveva vinto una tornata elettorale
  6. ^ Come riportato anche da un articolo di Aldo Grasso sul Corriere della Sera
  7. ^ Esattamente a Liscate
  8. ^ marcomanneschi.it
  9. ^ Aiazzone: chi sono i 'furbetti del comodino'? >> Economia e Lavoro - Economia - Cronaca economica :: NanniMagazine
  10. ^ nannimagazine.it
  11. ^ cgilmodena.it
  12. ^ infocommerico.it
  13. ^ Va a Panmedia il polo dell'arredo
  14. ^ Il sole 24 ore, ilsole24ore.com.
  15. ^ Aiazzone non consegna, clienti in rivolta. Ma l'azienda non risponde: filiali chiuse su corrieredelveneto.corriere.it
  16. ^ Inchiesta per truffa su Aiazzone - TgCom
  17. ^ corriere.it
  18. ^ torino.repubblica.it
  19. ^ agi.it
  20. ^ Corriere della Sera, corriere.it.
  21. ^ L'assalto ad Aiazzone, Rifondazione:"Un furto giusto da parte dei truffati" | Bergamonews - Quotidiano online di Bergamo e Provincia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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