Aiazzone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il fondatore dell'impresa, vedi Giorgio Aiazzone.
Aiazzone
Logo
StatoItalia Italia
Fondazione1981
Fondata daGiorgio Aiazzone
Chiusura2011
Sede principaleBiella
Settorearredamento
Prodottimobili
Dipendenti300 (2011)
Slogan«Provare per credere (slogan storico); Saggia decisione (slogan anni '90 di Lallo, la mascotte)»

Aiazzone era il nome commerciale di un gruppo imprenditoriale operante originariamente nel settore della produzione di mobili, passato poi alla loro commercializzazione ma sviluppatosi anche in quello delle televisioni commerciali, fondato a Biella dall'imprenditore Giorgio Aiazzone; il gruppo si caratterizzò negli anni ottanta per l'utilizzo intensivo della pubblicità televisiva. Crebbe sino alla morte del fondatore, avvenuta in un incidente aereo il 6 luglio 1986. Il marchio iconografico diventò popolare negli anni ottanta grazie a una serie di pubblicità televisive; Aiazzone fu tra i primi sponsor nella fase pionieristica delle prime emittenti televisive italiane a copertura locale. La notorietà divenne nazionale nel 1984, quando il conduttore televisivo e televenditore Guido Angeli legò il suo nome e la sua immagine all'azienda: il motto delle campagne curate dall’Angeli era "Provare per credere!". Le televendite furono poi proseguite da un altro celebre imbonitore televisivo, Walter Carbone.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Anni ottanta e novanta[modifica | modifica wikitesto]

Il mobilificio ebbe origine da un'attività artigianale fondata a Tollegno negli anni cinquanta da Mario Aiazzone. Negli anni sessanta venne commercializzata la vendita di arredamento a Biella e, nei primi anni settanta, grazie ai figli Giorgio e sua sorella, aprì la sede principale. Giorgio Aiazzone guidò l'azienda fino alla sua prematura morte, avvenuta in seguito a un incidente aereo nel 1986. In questo periodo l'azienda aveva 170 dipendenti nell'unica sede di Biella e un budget pubblicitario di oltre tre miliardi l'anno con un fatturato di circa 30 miliardi di lire. Grazie ai forti investimenti pubblicitari, tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta Aiazzone aveva cercato di creare un network televisivo nazionale acquistando il controllo o la proprietà di piccole emittenti locali che già condizionava come principale sponsor. La corsa al mercato televisivo partì da Biella con l'acquisizione, da parte del suo creatore, della prima televisione privata italiana, Retebiella, arrivando alla creazione di uno dei primi network televisivi italiani, il G.A.T. (Gruppo Aiazzone Televisivo), che si stabilì nella zona di Milano[2], con a capo un esperto di televisione, il sig. Calderola[senza fonte]. Del gruppo facevano parte anche Teleradiomilano 2, Tele Jolly e Video Brianza. Il GAT fu sciolto dopo la morte del fondatore. Con la morte in un incidente aereo di Giorgio Aiazzone, l'impresa in breve andò in crisi, e anche la formula da lui inventata fu abbandonata. I giornalisti Giancarlo Dotto e Sandro Piccinini, nel loro testo Il mucchio selvaggio, dedicarono rilievo alla commemorazione televisiva, tenutasi su Rete A il 15 luglio 1986.

Negli anni novanta entrò in crisi e la sede centrale di Biella fu costretta a licenziare parte del personale e a raggiungere accordi di cooperazione e fusione aziendale. Il mobilificio perse la sua originaria indipendenza produttiva e commerciale e, nel 1999, il fatturato scese a circa 17 miliardi di lire[3]. Sull'eredità di Giorgio Aiazzone si trascinò fra gli eredi un’annosa vertenza.[4]

Anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

Il marchio venne acquisito nel 2008 da Renato Semeraro, che, insieme alla Mete S.p.A. della famiglia Borsano, aprono dapprima alcuni punti vendita con il marchio Aiazzone nelle province di Torino e Milano e poi nel corso del 2009 convertono nel loro marchio la rete PerSempre Arredamenti e una parte della rete Emmelunga[5] con una diffusione pressoché nazionale. MA, a seguito di problemi economici, finanziari, fiscali oltre che sindacali, dovute alla nuova gestione delle due famiglie (Borsano e Semeraro riunite nella società B&S S.p.A.[6] nel luglio 2010 il marchio Aiazzone insieme ad altri[7][8], vengono ceduti in affitto alla società torinese Panmedia[9][10].

Nel 2011 Emmelunga e Aiazzone attraversano una grave situazione finanziaria, tanto da non riuscire a rispettare i contratti di vendita coi clienti e a pagare dipendenti.

Dal marzo del 2011 il mobilificio, le cui filiali risultano chiuse «per inventario sino a nuova comunicazione», ha smesso di effettuare consegne, e ne è stata presentata istanza di fallimento da parte di fornitori e clienti.[11][12] La procura di Torino apre contestualmente un'inchiesta; viene iscritto nel registro degli indagati anche il legale della B&S e delle condizioni del gruppo si è occupata, con servizi vari, la trasmissione televisiva Le iene di Italia 1.[13] Al 21 marzo 2011 anche il sito web aiazzone.it risulta non più raggiungibile. Il 28 marzo, Gian Mauro Borsano, Renato Semeraro e Giuseppe Gallo sono arrestati dalla Guardia di Finanza, su mandato del gip Giovanni De Donato, in seguito alla richiesta dei pm della Procura della Repubblica di Roma, accusati di bancarotta distruttiva, fraudolenta e documentale, riciclaggio di denaro, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, falsa presentazione di documentazione per accedere al concordato preventivo[14].

Borsano, Semeraro e Gallo avrebbero usato le società del Gruppo B&S (indebitate col fisco per decine di milioni di euro) per effettuare fittizie cessioni d’immobili e partecipazioni societarie, prelievi in contanti ed emissioni di fatture false a beneficio di nuove società appositamente costituite. In seguito, gli stessi indagati avrebbero ceduto in modo fraudolento la rappresentanza delle società del gruppo B&S ormai in crisi e svuotate di ogni bene, a trasferire, tramite un prestanome, la rappresentanza delle società in Bulgaria, da cui sarebbe derivata la conseguente cancellazione dal registro delle imprese italiano per evitare la procedura di fallimento promossa dai creditori. Inoltre gli arrestati avrebbero presentato a tre diversi tribunali competenti per conto di alcune società del Gruppo, l'ammissione al concordato preventivo, allo scopo di evitare il fallimento, fornendo garanzie patrimoniali inesistenti e presentando carte false. Infine, per diversi anni, risulterebbero non versate imposte per alcune decine di milioni di euro, l'occultamento o la distruzione dei libri contabili delle aziende coinvolte. L'inchiesta, che conta un altro gruppo di indagati, non è ancora conclusa[15][16]. Successivamente si è proceduto all'arresto dei protagonisti[17].

Il 2 giugno del 2011 all'incirca duecento persone, con un centinaio di automezzi, scassinano un magazzino di mobili di Aiazzone, portandosi via tutto, smontando perfino parti dell'edificio. Si pensa che molti di coloro che l'hanno svuotato fossero clienti che avevano pagato merce che non hanno mai ricevuto oppure dipendenti che hanno mesi di stipendi arretrati. L'assalto è avvenuto nel magazzino Aiazzone di Pognano[18], dove già dal mese precedente si verificavano dei furti saltuari. Le duecento persone si sono date appuntamento alla stessa ora e sono arrivati sul posto con auto, furgoni, camioncini, anche qualche tir hanno forzato la serratura e poi hanno cominciato a caricare tutto quello che hanno trovato.

Intorno alla fine del 2011, alcuni punti vendita Aiazzone sono stati convertiti in Semeraro, un'altra azienda italiana di arredamenti che però possiede un punto vendita anche in Croazia.

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Aldo Grasso, nel suo saggio Storia della televisione italiana, analizza quella che con trasparente ironia chiama "filosofia Aiazzone" dei vari "provare per credere":

« ...questa scheggia aforistica, dura ed esigente nella sua tesi appartiene a quella costellazione di pensiero che va ormai sotto il nome di filosofia Aiazzone...
Queste emergenze, per tanti versi inaspettate, altro non sono che il trionfo della TV del sommerso; l'elogio della quotidianità, la legittimazione dell'arte di arrangiarsi; anche se c'è sempre qualcuno pronto a sostenere che questi spettacolini da mercato nero esprimono le idee profonde (lo spirito dei tempi), in realtà queste presenze denunciano preoccupanti smagliature, evidenti segni di debolezza all'interno di un sistema televisivo che comincia ad aver paura di considerarsi adulto. »

(Aldo Grasso, Storia della televisione italiana)

Negli anni 2010, lo stesso Grasso, nella nuova edizione di La televisione del sommerso, ha in parte modificato le proprie posizioni sul fenomeno, riconoscendo che quelle formule che si fondavano sulla TV del sommerso, sull'elogio della quotidianità, lungi dal rimanere confinate nelle televisioni locali, hanno conquistato, sotto la spinta dei dati Auditel, un largo spazio anche sulle reti a diffusione nazionale.

Le tecniche pubblicitarie Aiazzone e i loro effetti a medio-lungo termine sulle vendite, hanno portato alcuni esperti italiani di marketing a definire "effetto Aiazzone" quel fenomeno per il quale un eccesso di campagna pubblicitaria produce l'effetto opposto a quello desiderato: disaffezione, invece che fidelizzazione[19]. Il mobilificio Aiazzone fu costretto a togliere il marchio dai camion che effettuavano le consegne. Tale episodio fu rievocato quando Luigi Crespi[20] l’usò come esempio degli effetti negativi di un eccesso di “presenzialismo” televisivo[21].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Walter Carbone, su storiaradiotv.it.
  2. ^ Esattamente a Liscate[collegamento interrotto]
  3. ^ Si veda in proposito il provvedimento n. 9409 Archiviato il 27 settembre 2007 in Internet Archive. dell'autorità garante della concorrenza e del mercato, che nell'esaminare la fusione dell'azienda Mercatone Uno con quello che resta del mobilificio Aiazzone, fornisce le cifre di fatturato del 1999: 956 miliardi di lire per il gruppo assorbente contro i 17 miliardi del punto vendita di Biella assorbito. In realtà il marchio e l'azienda Aiazzone srl passa al gruppo Euromercato Franceschini di Calenzano (FI) nel 1996-’7. Successivamente lo stesso gruppo Euromercato Franceschini, che nel frattempo ha ceduto la sua sede di Calenzano a Mercatone Uno, cerca di cedere, senza successo, il marchio Aiazzone allo stesso Mercatone Uno.
  4. ^ Repubblica.it
  5. ^ marcomanneschi.it Archiviato il 13 maggio 2011 in Internet Archive.
  6. ^ Aiazzone: chi sono i 'furbetti del comodino'? >> Economia e Lavoro - Economia - Cronaca economica :: NanniMagazine
  7. ^ nannimagazine.it
  8. ^ cgilmodena.it[collegamento interrotto]
  9. ^ infocommerico.it[collegamento interrotto]
  10. ^ Va a Panmedia il polo dell'arredo
  11. ^ Il sole 24 ore, su ilsole24ore.com.
  12. ^ Aiazzone non consegna, clienti in rivolta. Ma l'azienda non risponde: filiali chiuse su corrieredelveneto.corriere.it
  13. ^ Inchiesta per truffa su Aiazzone - TgCom
  14. ^ corriere.it
  15. ^ torino.repubblica.it
  16. ^ agi.it Archiviato il 10 giugno 2012 in Internet Archive.
  17. ^ Corriere della Sera, su corriere.it.
  18. ^ L'assalto ad Aiazzone, Rifondazione:"Un furto giusto da parte dei truffati" | Bergamonews - Quotidiano online di Bergamo e Provincia
  19. ^ In proposito si veda [1] Repubblica.it/politica: L'Italia azzurra non c'è più
  20. ^ Il Crespi era stato l'ideatore delle campagne pubblicitarie di un partito che aveva vinto una tornata elettorale
  21. ^ Come riportato anche da un articolo di Aldo Grasso sul Corriere della Sera

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Aziende Portale Aziende: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di aziende