Telediffusione Italiana Telenapoli

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Telediffusione Italiana - Telenapoli
Data di lancio 24 febbraio 1966
Data chiusura 1976
Editore Pietrangelo Gregorio
Diffusione
Via cavo
Analogico PAL, in Italia

Telenapoli fu la prima emittente privata di televisione: si segnala un tentativo di trasmettere via cavo nel 1966, non riportato dai testi più diffusi di storia della televisione. Il 17 dicembre 1970 viene costituito l'atto notarile della società Telediffusione Italiana S.R.L., rendendo così seconda di fatto Telebiella costituita il 20 aprile 1971. Era previsto un canone mensile per gli utenti.

La disputa sulla priorità[modifica | modifica wikitesto]

Molti erroneamente sostengono che la prima tv privata italiana sia stata Telebiella (come il suo fondatore Giuseppe Sacchi) ma atti notarili danno il primato a telediffusione italiana[1]

Nel giugno 1973 il Governo Andreotti fece oscurare dall'escopost le due emittenti. Ma quando la questione divenne di rilevanza politica nazionale perché i repubblicani ritirarono, proprio sul tema della riforma della televisione, l'appoggio esterno al Governo Andreotti che fu costretto a dimettersi, la battuta fu che "Andreotti, inciampò nel cavo di Telebiella e cadde".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vennero stesi 380 km di cavo nell'intera città, da Bagnoli al Cardarelli, da Secondigliano a Ponticelli: oltre i 150 dipendenti, furono appaltate 8 ditte specializzate.

A parte le difficoltà logistiche per cablare un'intera città come Napoli, vi erano difficoltà oggettive: mancanza di materiale specifico, mancava un cavo a bassa attenuazione: fu prodotto esclusivamente per la Telediffusione Italiana dalla ditta belga Sannefois di Liegi: giunsero a Napoli tre tir per il solo trasporto degli enormi "rocchettoni" di cavo. Mancavano le cassette di distribuzione plurima: la Philips ne produceva un tipo a 4 uscite (e ne occorrevano almeno 20 per collegare un intero caseggiato). Si fu costretti a produrre in loco queste particolari cassette, direttamente nella sede di piazza Amedeo, dove venne realizzata una piccola fabbrica con nastro trasportatore. Per i soli 12 000 contenitori a tenuta stagna di alluminio, la "Pressofusione Sabella" lavorò ininterrottamente per oltre 6 mesi. Nel contempo furono attrezzati 6 studi televisivi a colori (unici all'epoca) ed una nutrita redazione con 15 giornalisti, assicurando un lavoro a 150 dipendenti.

Questa imponente realizzazione fu possibile grazie al gruppo dei fratelli Enrico ed Ubaldo Capozzi, che vollero sostenere tutte le iniziative proposte da Pietrangelo Gregorio. I fratelli Capozzi riuscirono a riunire numerosi professionisti ed imprenditori realizzando un'importante finanziaria, la "Finin", che sostenne tutte le notevoli spese relative, nell'ordine di oltre 3 miliardi di lire dell'epoca.

Con la liberalizzazione dell'etere (luglio 1976) la TV via cavo divenne "ex abrupto" obsoleta e la Telediffusione Italiana fu costretta ad aggiornarsi, lasciando il cavo e iniziando ad irradiare via etere da Monte Faito.

Ancora oggi su molti edifici napoletani possono vedersi residui di cavi e di cassette di distribuzione della vecchia Telediffusione Italiana Telenapoli.

La "Telediffusione Italiana Telenapoli", fondata da Pietrangelo Gregorio, iniziò le trasmissioni via cavo a Napoli, il 24 dicembre 1966, trasmettendo, per prima, spot pubblicitari per promuovere alcuni prodotti in vendita presso i magazzini Upim. Quindi si collegarono al cavo numerosi bar e pubblici esercizi. Subito dopo iniziarono gli allacciamenti agli utenti privati.

I programmi, inizialmente, comprendevano i titoli dei quotidiani "il Mattino" e "Roma", piccoli spettacoli di cabaret e canzoni napoletane. Tutti i programmi andavano in diretta perché all'epoca mancavano i videoregistratori. Successivamente, i programmi più impegnativi venivano filmati con cineprese 16 mm, accoppiate al Nagra e una volta sviluppati e montati in moviola i filmati, venivano trasmessi più volte col telecinema. Per regolarizzare meglio l'attività, nata come ditta individuale nel 1966 e per soddisfare le richieste crescenti di allacciamenti, il 17 dicembre 1970 si costituì la società "Telediffusione Italiana", con atto del notaio Carlo Tafuri (repertorio nº10965 - Raccolta 511). Anche prendendo come documento ufficiale questa tardiva costituzione della società "Telediffusione Italiana", datata 17 dicembre 1970, rimane acquisita la priorità della televisione via cavo napoletana, rispetto a quella di Telebiella, che iniziò le trasmissioni solamente il 6 aprile 1972.

Il passaggio all'etere[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 con la legge che rese legali le reti televisive via cavo, Telenapoli ripristinò le trasmissioni. Con la liberalizzazione della "via etere" del 1976, la TV cavo diventò obsoleta e Pietrangelo Gregorio realizzò Napoli Canale 21, la prima emittente televisiva via etere della Campania.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Grasso, La Tv del sommerso Edizioni Mondadori Milano, 2006 ISBN 88-04-56194-7
  • Annamaria Ghedina, Da Gregorio a Berlusconi, vera storia della televisione libera in Italia.Edizioni Vittorio Pironti.
  • Dotto Piccinini, "Il Mucchio Selvaggio" Edizioni Mondadori.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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