Achille Lollo

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Achille Lollo al processo (1975)

Achille Lollo (Roma, 8 maggio 1951) è un giornalista ed ex terrorista italiano, militante negli anni '70 del gruppo della sinistra extraparlamentare Potere Operaio e condannato a 18 anni di reclusione, pena prescritta, per incendio doloso, duplice omicidio colposo, uso di esplosivo e materiale incendiario[1], nel caso del rogo di Primavalle.

La notte tra il 15 e il 16 aprile 1973, Achille Lollo incendiò, insieme con Marino Clavo e Manlio Grillo, la porta dell'appartamento di Mario Mattei, all'epoca segretario della sezione "Giarabub" di Primavalle del MSI, con una sorta di bomba incendiaria. Le fiamme si propagarono, accidentalmente secondo la sentenza, a tutto l'appartamento e nel rogo morirono Stefano, 8 anni, e Virgilio Mattei, 22 anni, figli del segretario. Furono condannati per l'incendio ma non fu loro contestata l'aggravante di terrorismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il caso Primavalle[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rogo di Primavalle.

Il processo di primo grado ad Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo ebbe inizio il 24 febbraio 1975. In stato di detenzione c'era il solo Achille Lollo. Manlio Grillo e Marino Clavo erano latitanti.[2]. All'inizio l'accusa ipotizzata era di strage e la pubblica accusa aveva sollecitato la pena dell'ergastolo. Il processo in Corte d'Assise (il cui inizio fu caratterizzato dagli scontri di piazza in cui fu ucciso il giovane greco di destra Mikis Mantakas) si concluse il 15 giugno 1975 con tre assoluzioni per insufficienza di prove, per i reati di incendio doloso e omicidio colposo. In secondo grado, gli accusati vennero condannati a 18 anni di carcere per omicidio colposo e altri reati, il 16 dicembre 1986. Sentenza confermata dalla Cassazione il 13 ottobre 1987, i giudici sottolinearono che gli imputati non avevano intenzione di uccidere ma di "intimidire l'avversario politico".[3] Lollo scontò due anni di carcere preventivo in attesa della sentenza definitiva, per poi fuggire dopo la condanna in appello.

La sinistra extraparlamentare diffuse nel frattempo un opuscolo denominato "Controinchiesta", in cui la responsabilità fu attribuita a una faida interna tra esponenti di destra. Nel libro del "Collettivo Potere Operaio" Primavalle: Incendio a porte chiuse[4] la nota dell'editore sostiene:

«La montatura sull'incendio di Primavalle non si presenta come il risultato di un meccanismo di provocazione premeditato a lungo e ad alto livello, tipo «strage di stato». «Primavalle» è piuttosto una trama costruita affannosamente, a «caldo» da polizia e magistratura, un modo di sfruttare un'occasione per trasformare un "banale incidente" o un oscuro episodio - "nato e sviluppatosi nel vermicaio della sezione fascista del quartiere" - in un'occasione di rilancio degli opposti estremismi in un momento in cui la strage del giovedì nero con l'uccisione dell'agente Marino - avvenuta a Milano 3 giorni prima - ne aveva vanificato la credibilità.»

Molti gli intellettuali e i giornali che si schierarono per difendere gli imputati. Tra i più autorevoli quotidiani a prendere queste posizioni ci fu Il Messaggero, il più diffuso quotidiano di Roma, di proprietà dei fratelli Ferdinando e Alessandro Perrone (e diretto da quest'ultimo), rispettivamente padre e zio di Diana Perrone, la militante di Potere Operaio successivamente coinvolta nelle indagini e deceduta il 9 maggio 2013 a Roma, in seguito a lunga malattia. Diana Perrone dapprima fornì un alibi per Lollo, Clavo e Grillo, per poi, dopo forte pressione del padre, ritrattare, sostenendo che lei era solo in compagnia del Gaeta e non degli indiziati. Non è mai stato chiarito se la Perrone fosse o meno al corrente delle intenzioni di Lollo e degli altri partecipanti al rogo.

Franca Rame, allora esponente dell'Organizzazione Soccorso Rosso Militante, in una lettera datata 28 aprile 1973 scrive a Lollo: Ti ho inserito nel Soccorso rosso militante. Riceverai denaro dai compagni, e lettere, così ti sentirai meno solo[5][6].

Alla campagna innocentista in favore dei tre indagati contribuirono anche alcuni autorevoli personaggi della sinistra, quali il senatore comunista Umberto Terracini (già presidente dell'Assemblea Costituente e uno dei tre firmatari della Costituzione italiana), il deputato socialista Riccardo Lombardi (già membro anch'egli Assemblea Costituente e capo storico della corrente "autonomista" del suo partito), l'autore e attivista Dario Fo (compagno e poi marito della succitata Franca Rame) e lo scrittore Alberto Moravia[7].

Latitanza e prescrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una tappa in Svezia e in Angola - dove ha sposato l'attuale moglie, che è angolana - andò in Brasile. Vive a Rio de Janeiro dal 1986. Ha quattro figli brasiliani e lavora come giornalista ed editore di tre riviste politiche della sinistra brasiliana.[8] Nel gennaio del 2005, arrivò la decisione della corte d'appello di Roma, che dichiarò prescritta la sentenza.[9] L'inchiesta sul rogo di Primavalle è stata archiviata.[2][10]

Il 2 febbraio 2005 Achille Lollo ha rilasciato un'intervista in cui espone la sua ricostruzione sui fatti del rogo di Primavalle, affermando che si trattò di un'azione dimostrativa degenerata per errore, affermando di non aver gettato benzina nell'appartamento (quindi qualcun altro deve averlo fatto):

«Non volevamo provocare l'incendio, né uccidere. Doveva essere un'azione dimostrativa, come altre che avevamo fatto contro i fascisti a Primavalle. Ma al momento di montare l'innesco, mi si ruppe il preservativo... La Lilli, così si chiamava all'epoca la bomba artigianale, si costruiva con una tanica, un po' di benzina — due o tre litri — e i due preservativi servivano per l'acido solforico, il diserbante e lo zucchero. L'innesco doveva far esplodere i gas della benzina. Se tutto avesse funzionato, avremmo provocato un botto e annerito la porta dell'appartamento. Invece io sbaglio, l'acido mi cola tra le mani e scappiamo, lasciando la tanica inesplosa. Da quel giorno ho il dubbio su cosa sia davvero successo dopo. Non abbiamo mai pensato di far scivolare la benzina sotto la porta per dar fuoco all'appartamento. Mai. Tutte le perizie ci hanno dato ragione, tra l'altro.[11]»

Ha altresì ribadito che non era sua volontà uccidere chicchessia, come sostenuto pure dalla sentenza di condanna per omicidio colposo e non volontario, ma solo spaventare Mattei danneggiando l'ingresso dell'appartamento.

«Noi non abbiamo incendiato la casa dei Mattei. Ci sono troppe cose strane successe quella notte. Nessuno fece scivolare la benzina sotto la porta. L'innesco non si accese. E poi loro non vennero colti nel sonno, ci stavano aspettando... Non so cosa pensare. Ma non mi sto dichiarando innocente. (…) E se mi avessero dato otto anni invece che sedici, li avrei scontati senza scappare. Avevo fiducia che le indagini ricostruissero i fatti. Invece ho dovuto farlo io, dopo 32 anni.[12]»

Ritorno in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2011, Lollo è ritornato in Italia. Il 15 gennaio ha annunciato che il giorno successivo si sarebbe recato in una Procura italiana per parlare coi giudici come persona informata sui fatti di Primavalle. Ha dichiarato già precedentemente che l'azione fu realizzata da sei persone: lui, Marino Clavo, Manlio Grillo, Paolo Gaeta, Elisabetta Lecco e Diana Perrone.[13][14]

Attualmente collabora con il sito lantidiplomatico.it, noto per le sue posizioni a favore di Vladimir Putin e Bashar al-Asad nonché sospettato di essere vicino ad Alessandro di Battista, ex deputato del Movimento 5 Stelle.[15] Scrive anche su Contropiano, quotidiano online della Rete dei Comunisti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Condanne cancellate per il rogo di Primavalle
  2. ^ a b di Giovanni Bianconi. Corriere della Sera, 29 gennaio 2005.[collegamento interrotto]
  3. ^ Lollo tradito dalla fuga del figlio, di Haver Flavio. Corriere della Sera, 22 febbraio 1993.
  4. ^ Giulio Savelli, 1974; la citazione è tratta dal secondo paragrafo di pagina 1.
  5. ^ Telese, 2006, pag. 83.
  6. ^ È morta Franca Rame, l'attrice “militante” che scrisse lettere di sostegno all'assassino dei fratelli Mattei, secoloditalia.it.
  7. ^ Pierluigi Battista, Il rogo di Primavalle falò delle verità, in Corriere della Sera, 28 aprile 2008, p. 28. URL consultato il 5 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2014).
  8. ^ Tornerò solo con una soluzione politica, di Cotroneo Rocco. Corriere della Sera, 30 gennaio 2005.
  9. ^ Il latitante Lollo può votare. Corriere della Sera, 11 marzo 2004
  10. ^ Rogo Primavalle, archiviata inchiesta. Corriere della Sera, 7 ottobre 2010
  11. ^ Intervista al Corriere della Sera, 10 febbraio 2005
  12. ^ Primavalle, dopo 40 anni il rogo brucia ancora
  13. ^ Rogo di Primavalle: Achille Lollo interrogato lunedì in Procura.[collegamento interrotto]
  14. ^ Rogo di Primavalle, Lollo è in Italia. L'ex di Potere Operaio sarà interrogato lunedì. La Repubblica, 15 gennaio 2011.
  15. ^ Achille Lollo, dal rogo di Primavalle al giornale pro-grillini