Governo Moro II

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Governo Moro II
Aldo Moro.jpg
StatoItalia Italia
Presidente del ConsiglioAldo Moro
(DC)
CoalizioneDC, PSI, PSDI, PRI
LegislaturaIV Legislatura
Giuramento23 luglio 1964
Dimissioni21 gennaio 1966
Governo successivoMoro III
24 febbraio 1966
Left arrow.svg Moro I Moro III Right arrow.svg

Il Governo Moro II è stato il ventesimo governo della Repubblica Italiana, il terzo della IV legislatura.

È rimasto in carica dal 23 luglio 1964[1] al 24 febbraio 1966[2] per un totale di 581 giorni, ovvero 1 anno, 7 mesi e 1 giorno.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati Seggi
Democrazia Cristiana
Partito Socialista Italiano
Partito Socialdemocratico Italiano
Partito Repubblicano Italiano
Südtiroler Volkspartei
Union Valdôtaine
Totale Maggioranza
260
87
33
5
3
1
389
Partito Comunista Italiano
Partito Liberale Italiano
Movimento Sociale Italiano
PDI di Unità Monarchica
UD per la Nuova Repubblica
Totale Opposizione
166
39
27
8
1
241
Totale 630
Senato della Repubblica Seggi
Democrazia Cristiana
Partito Socialista Italiano
Partito Socialdemocratico Italiano
Südtiroler Volkspartei
Partito Repubblicano Italiano
Union Valdôtaine
Totale Maggioranza
132
44
14
2
1
1
194
Partito Comunista Italiano
Partito Liberale Italiano
Movimento Sociale Italiano
PDI di Unità Monarchica
Totale Opposizione
85
19
15
2
121
Totale 315

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Aldo Moro

Vicepresidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Nenni

Segretario del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Angelo Salizzoni

Ministeri senza portafoglio[modifica | modifica wikitesto]

Interventi straordinari nel Mezzogiorno e nelle aree depressive del Centro-Nord Attilio Piccioni, Giulio Pastore
Rapporti fra Governo e Parlamento Giovanni Battista Scaglia
Ricerca scientifica Carlo Arnaudi
Riforma della pubblica amministrazione Luigi Preti

Ministeri[modifica | modifica wikitesto]

Affari esteri[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Saragat fino al 28/12/64, (è stato eletto Presidente della Repubblica)
Aldo Moro interim fino al 05/03/65
Amintore Fanfani fino al 30/12/65
Aldo Moro interim dal 30/12/65
Sottosegretari Giuseppe Lupis, Ferdinando Storchi, Mario Zagari

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Paolo Emilio Taviani
Sottosegretari Leonetto Amadei, Guido Ceccherini, Crescenzo Mazza

Grazia e Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Oronzo Reale
Sottosegretari Riccardo Misasi

Bilancio[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Pieraccini
Sottosegretari Giuseppe Caron

Finanze[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Roberto Tremelloni
Sottosegretari Cesare Bensi, Athos Valsecchi, Mario Vetrone

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Emilio Colombo
Sottosegretari Francesco Albertini, Giuseppe Belotti, Renato Cappugi, Eugenio Gatto

Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giulio Andreotti
Sottosegretari Luigi Angrisani, Mario Marino Guadalupi, Guglielmo Pelizzo

Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Luigi Gui
Sottosegretari Maria Badaloni, Piero Caleffi, Domenico Magrì

Lavori Pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giacomo Mancini
Sottosegretari Danilo De' Cocci, Pier Luigi Romita

Agricoltura e Foreste[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Mario Ferrari Aggradi
Sottosegretari Dario Antoniozzi, Ludovico Camangi, Venerio Cattani

Trasporti e Aviazione Civile[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Angelo Raffaele Jervolino
Sottosegretari Orlando Lucchi, Salvatore Mannironi

Poste e Telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Carlo Russo
Sottosegretari Remo Gaspari

Industria, Commercio e Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Medici fino al 05/03/65
Edgardo Lami Starnuti dal 05/03/65
Sottosegretari Maria Vittoria Mezza, Giorgio Oliva, Vincenzo Scarlato

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Luigi Mariotti
Sottosegretari Calogero Volpe

Commercio con l'Estero[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Bernardo Mattarella
Sottosegretari Girolamo Messeri (fino al 16/12/64), Emilio Battista (dal 15/03/65)

Marina Mercantile[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Spagnolli
Sottosegretari Stefano Riccio

Partecipazioni Statali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giorgio Bo
Sottosegretari Carlo Donat-Cattin

Lavoro e Previdenza Sociale[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Umberto Delle Fave
Sottosegretari Ettore Calvi, Giorgio Fenoaltea, Anselmo Martoni

Turismo e Spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Achille Corona
Sottosegretari Emilio Battista (fino al 15/03/65), Pietro Micara (dal 15/03/65)

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • 3 luglio 1964. Poco dopo le dimissioni del precedente governo, il presidente della Repubblica, Antonio Segni, riaffida l'incarico ad Aldo Moro:
  • 22 luglio 1964. A seguito di numerose consultazioni, la coalizione di centrosinistra (Dc, Psi, Psdi, Pri) riesce a compattarsi, nonostante emerga la dissidenza della sinistra socialista che sostiene si debba dare soltanto l'appoggio esterno al governo. Moro, dunque, vara il suo secondo esecutivo, che lascia da parte i democristiani della corrente di Fanfani e la sinistra Psi che fa capo a Riccardo Lombardi.
  • 1º agosto 1964. Il Senato vota la fiducia (163 sì, 120 no, 1 astenuto). Cinque giorni dopo, c'è la fiducia della Camera (344 sì, 238 no, 3 astenuti).
  • 7 agosto 1964. In seguito ad un diverbio con il Ministro degli Esteri Saragat e con il presidente del Consiglio Moro, il presidente Antonio Segni è colpito da un ictus cerebrale. Per alcune settimane, resterà tra la vita e la morte.
  • 21 agosto 1964. Muore Palmiro Togliatti, segretario del Pci, colpito da emorragia cerebrale.
  • 1º settembre 1964. Si ripropone lo scontro che aveva infervorato il governo precedente: temi di dibattito sono il piano urbanistico, le Regioni e le nazionalizzazioni.
  • 28 dicembre 1964. Il presidente della Repubblica si dimette per le sue condizioni di salute. Le nuove elezioni portano alla proclamazione di Giuseppe Saragat, socialdemocratico, che lascia dunque il governo (dove ricopriva l'incarico di Ministro degli Esteri).
  • 5 marzo 1965. Amintore Fanfani ritorna sulla scena politica. Il premier Moro gli affida il dicastero precedentemente ricoperto da Saragat, quello degli Esteri, in una situazione particolare per lo scenario mondiale, quando scoppia la guerra del Vietnam.
  • 11 marzo 1965. Vengono approvati provvedimenti per i finanziamenti straordinari alle aziende in crisi: nascono così le cooperative, le società e i gruppi immobiliari.
  • 21 maggio 1965. Si prorogano per 15 anni le misure straordinarie per interventi economici al Sud, previsti dalla cosiddetta "Cassa del Mezzogiorno".
  • 24 giugno 1965. Nasce la Legge sul Cinema: quando ormai la produzione cinematografica ha raggiunto livelli da record, vengono prodotti film di ogni genere con una variegata libertà di espressione. Alcuni di essi, secondo il governo, rischiano di creare disagi nelle coscienze dei cittadini, dei cristiani, degli uomini virtuosi. Pertanto si decide di regolamentarne l'uscita: è scontro nella stessa maggioranza fra Dc e Psi, ma alla fine si riesce a trovare l'accordo.
  • 15 luglio 1965. Viene inaugurato il Traforo del Monte Bianco.
  • 21 settembre 1965. Il ministro degli Esteri, Amintore Fanfani, viene nominato presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
  • 30 ottobre 1965. Approvata la legge sui patti agrari e sull'abolizione della mezzadria.
  • 21 gennaio 1966. A far cadere il governo è il voto sull'istituzione della Scuola Materna Statale. Gran parte della Dc, con voto segreto, respinge il provvedimento (ci sono 250 no e 221 sì; il voto è condizionato dal fatto che molti istituti infantili privati erano guidati da ordini religiosi), ma quando il presidente Moro chiede di votare a scrutinio palese, i franchi tiratori fanno un passo indietro: 317 sì, 232 no. Moro, davanti allo strappo evidente, si dimette.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fausto De Luca, Giuramento a Segni dei ventisei ministri, in "Stampa Sera", 23 luglio 1964, p. 1.
  2. ^ Fausto De Luca, Moro ed i ministri hanno giurato. Lunedì prima riunione del governo, in "La Stampa", 25 febbraio 1966, p. 1.

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