Governo Moro II

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Governo Moro II
Aldo Moro 1968.jpg
StatoItalia Italia
Presidente del ConsiglioAldo Moro
(DC)
CoalizioneDC, PSI, PSDI, PRI
LegislaturaIV Legislatura
Giuramento23 luglio 1964
Dimissioni21 gennaio 1966
Governo successivoMoro III
24 febbraio 1966
Left arrow.svg Moro I Moro III Right arrow.svg

Il Governo Moro II è stato il ventesimo governo della Repubblica Italiana, il terzo della IV legislatura.

È rimasto in carica dal 23 luglio 1964[1][2] al 24 febbraio 1966[3] per un totale di 581 giorni, ovvero 1 anno, 7 mesi e 1 giorno.

Appoggio parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Composizione partitica[modifica | modifica wikitesto]

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Aldo Moro (DC)

Vicepresidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Nenni (PSI)

Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Angelo Salizzoni (DC) (Segretario del Consiglio dei ministri)

Ministeri senza portafoglio[modifica | modifica wikitesto]

Compiti politici particolari Attilio Piccioni (DC)
Interventi straordinari nel Mezzogiorno e nelle aree depressive del Centro-Nord Giulio Pastore (DC)
Rapporti fra Governo e Parlamento Giovanni Battista Scaglia (DC)
Ricerca scientifica Carlo Arnaudi (PSI)
Riforma della pubblica amministrazione Luigi Preti (PSDI)

Ministeri[modifica | modifica wikitesto]

Affari esteri[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Saragat (PSDI) fino al 28/12/1964, (è stato eletto Presidente della Repubblica)
Aldo Moro (DC) interim fino al 05/03/1965
Amintore Fanfani (DC) fino al 30/12/1965
Aldo Moro (DC) interim dal 30/12/1965
Sottosegretari Giuseppe Lupis (PSDI), Ferdinando Storchi (DC), Mario Zagari (PSI)

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Paolo Emilio Taviani (DC)
Sottosegretari Leonetto Amadei (PSI), Guido Ceccherini (PSDI), Crescenzo Mazza (DC)

Grazia e Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Oronzo Reale (PRI)
Sottosegretari Riccardo Misasi (DC)

Bilancio[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Pieraccini (PSI)
Sottosegretari Giuseppe Caron (DC)

Finanze[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Roberto Tremelloni (PSDI)
Sottosegretari Cesare Bensi (PSI), Athos Valsecchi (DC), Mario Vetrone (DC)

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Emilio Colombo (DC)
Sottosegretari Francesco Albertini (PSI), Giuseppe Belotti (DC), Renato Cappugi (DC), Eugenio Gatto (DC)

Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giulio Andreotti (DC)
Sottosegretari Luigi Angrisani (PSDI), Mario Marino Guadalupi (PSI), Guglielmo Pelizzo (DC)

Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Luigi Gui (DC)
Sottosegretari Maria Badaloni (DC), Piero Caleffi (PSI), Domenico Magrì (DC)

Lavori Pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giacomo Mancini (PSI)
Sottosegretari Danilo De' Cocci (DC), Pier Luigi Romita (PSDI)

Agricoltura e Foreste[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Mario Ferrari Aggradi (DC)
Sottosegretari Dario Antoniozzi (DC), Ludovico Camangi (PRI), Venerio Cattani (PSI)

Trasporti e Aviazione Civile[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Angelo Raffaele Jervolino (DC)
Sottosegretari Orlando Lucchi (PSI), Salvatore Mannironi (DC)

Poste e Telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Carlo Russo (DC)
Sottosegretari Remo Gaspari (DC)

Industria e Commercio[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Medici (DC) fino al 05/03/65
Edgardo Lami Starnuti (PSDI) dal 05/03/65
Sottosegretari Maria Vittoria Mezza (PSI), Giorgio Oliva (DC), Vincenzo Scarlato (DC)

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Luigi Mariotti (PSI)
Sottosegretari Calogero Volpe (DC)

Commercio con l'Estero[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Bernardo Mattarella (DC)
Sottosegretari Girolamo Messeri (DC) (fino al 16/12/1964), Emilio Battista (DC) (dal 15/03/1965)

Marina Mercantile[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Spagnolli (DC)
Sottosegretari Stefano Riccio (DC)

Partecipazioni Statali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giorgio Bo (DC)
Sottosegretari Carlo Donat-Cattin (DC)

Lavoro e Previdenza Sociale[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Umberto Delle Fave (DC)
Sottosegretari Ettore Calvi (DC), Giorgio Fenoaltea (PSI), Anselmo Martoni (PSDI)

Turismo e Spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Achille Corona (PSI)
Sottosegretari Emilio Battista (DC) (fino al 15/03/1965), Pietro Micara (DC) (dal 15/03/1965)

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  • 3 luglio 1964. Poco dopo le dimissioni del precedente governo, il presidente della Repubblica, Antonio Segni, riaffida l'incarico ad Aldo Moro:
  • 22 luglio 1964. A seguito di numerose consultazioni, la coalizione di centrosinistra (Dc, Psi, Psdi, Pri) riesce a compattarsi, nonostante emerga la dissidenza della sinistra socialista che sostiene si debba dare soltanto l'appoggio esterno al governo. Moro, dunque, vara il suo secondo esecutivo, che lascia da parte i democristiani della corrente di Fanfani e la sinistra Psi che fa capo a Riccardo Lombardi.
  • 1º agosto 1964. Il Senato vota la fiducia (163 sì, 120 no, 1 astenuto). Cinque giorni dopo, c'è la fiducia della Camera (344 sì, 238 no, 3 astenuti).
  • 7 agosto 1964. In seguito ad un diverbio con il Ministro degli Esteri Saragat e con il presidente del Consiglio Moro, il presidente Antonio Segni è colpito da un ictus cerebrale. Per alcune settimane, resterà tra la vita e la morte.
  • 21 agosto 1964. Muore Palmiro Togliatti, segretario del Pci, colpito da emorragia cerebrale.
  • 1º settembre 1964. Si ripropone lo scontro che aveva infervorato il governo precedente: temi di dibattito sono il piano urbanistico, le Regioni e le nazionalizzazioni.
  • 28 dicembre 1964. Il presidente della Repubblica si dimette per le sue condizioni di salute. Le nuove elezioni portano alla proclamazione di Giuseppe Saragat, socialdemocratico, che lascia dunque il governo (dove ricopriva l'incarico di Ministro degli Esteri).
  • 5 marzo 1965. Amintore Fanfani ritorna sulla scena politica. Il premier Moro gli affida il dicastero precedentemente ricoperto da Saragat, quello degli Esteri, in una situazione particolare per lo scenario mondiale, quando scoppia la guerra del Vietnam.
  • 11 marzo 1965. Vengono approvati provvedimenti per i finanziamenti straordinari alle aziende in crisi: nascono così le cooperative, le società e i gruppi immobiliari.
  • 21 maggio 1965. Si prorogano per 15 anni le misure straordinarie per interventi economici al Sud, previsti dalla cosiddetta "Cassa del Mezzogiorno".
  • 24 giugno 1965. Nasce la Legge sul Cinema: quando ormai la produzione cinematografica ha raggiunto livelli da record, vengono prodotti film di ogni genere con una variegata libertà di espressione. Alcuni di essi, secondo il governo, rischiano di creare disagi nelle coscienze dei cittadini, dei cristiani, degli uomini virtuosi. Pertanto si decide di regolamentarne l'uscita: è scontro nella stessa maggioranza fra Dc e Psi, ma alla fine si riesce a trovare l'accordo.
  • 15 luglio 1965. Viene inaugurato il Traforo del Monte Bianco.
  • 21 settembre 1965. Il ministro degli Esteri, Amintore Fanfani, viene nominato presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
  • 30 ottobre 1965. Approvata la legge sui patti agrari e sull'abolizione della mezzadria.
  • 21 gennaio 1966. A far cadere il governo è il voto sull'istituzione della Scuola Materna Statale. Gran parte della Dc, con voto segreto, respinge il provvedimento (ci sono 250 no e 221 sì; il voto è condizionato dal fatto che molti istituti infantili privati erano guidati da ordini religiosi), ma quando il presidente Moro chiede di votare a scrutinio palese, i franchi tiratori fanno un passo indietro: 317 sì, 232 no. Moro, davanti allo strappo evidente, si dimette.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fausto De Luca, Giuramento a Segni dei ventisei ministri, in "Stampa Sera", 23 luglio 1964, p. 1.
  2. ^ Vittorio Ciuffa, Come ha giurato il nuovo governo, in Corriere d'Informazione, 23 luglio 1964.
  3. ^ Fausto De Luca, Moro ed i ministri hanno giurato. Lunedì prima riunione del governo, in "La Stampa", 25 febbraio 1966, p. 1.

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