Amerigo Petrucci

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Amerigo Petrucci
Americo Petrucci.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VI, VII, VIII, IX
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana
Collegio Roma
Incarichi parlamentari
  • Componente della 9a Commissione (Lavori Pubblici) dal 25 maggio 1972 al 29 maggio 1974
  • Componente della 10a Commissione (Trasporti) dal 29 maggio 1974 al 4 luglio 1976
  • Componente della Commissione Parlamentare per la vigilanza sulle radiodiffusioni dal 2 agosto 1972 al 13 aprile 1975
  • Componente della Commissione Parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi dal 13 maggio 1975 al 4 luglio 1976
  • Componente della 2a Commissione (Interni) dal 5 luglio 1976 al 15 dicembre 1978 e dall'11 luglio 1979 al 7 marzo 1983
  • Componente della 5a Commissione (Bilancio e Partecipazioni Statali) dal 15 dicembre 1978 al 19 giugno 1979
  • Componente della 7a Commissione (Difesa) dal 7 marzo 1983 all'11 luglio 1983
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico DC
Titolo di studio Laurea in filosofia
Professione Libero professionista

Amerigo Petrucci (Roma, 17 dicembre 1922Anzio, 31 luglio 1983) è stato un politico italiano, sindaco di Roma dal 1964 al 1967.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso in politica[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in filosofia, Petrucci entra fin dal 1944 nella Democrazia Cristiana, fino a diventare a partire dal 1961 il numero due del partito a Roma dopo Giulio Andreotti, della cui corrente fa parte[1]. Consigliere provinciale di Roma dal 1952 al 1960 e consigliere comunale dal 1960 al 1972, Petrucci, dal giugno 1960 al luglio 1961, è assessore preposto al nuovo piano regolatore (PRG), nella giunta minoritaria guidata da Urbano Cioccetti.

L'amministrazione di centro-sinistra al Comune di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1962, dopo dodici mesi di gestione commissariale, è eletto sindaco Glauco Della Porta, a capo della prima giunta di centrosinistra DC-PSI-PSDI-PRI della Capitale e Petrucci, eletto assessore e preposto all'urbanistica e all'edilizia privata, torna a occuparsi del piano regolatore, in studio dal 1953. Gli uffici del Comune di Roma, già potenziati nel corso delle precedenti amministrazioni Cioccetti e Della Porta, sono arricchiti di funzionari tecnici e amministrativi di notevole competenza. In particolare, con la gestione di Petrucci, l'Ufficio speciale per il piano regolatore (USPRG), diretto dall'architetto Ignazio Guidi (a cui succederà l'urbanista Pietro Samperi) e dall'avvocato Giuseppe Furitano, diventa il fiore all'occhiello della macchina comunale.

Il nuovo PRG è adottato dal consiglio comunale il 18 dicembre 1962, dopo un dibattito durato due mesi[2]. Nel frattempo, il Parlamento approva la Legge 18 aprile 1962, n. 167, che istituisce i piani di edilizia economica e popolare (peep). In attuazione di tale normativa, gli uffici redigono il Piano delle zone per l'edilizia economica e popolare, che è adottato dal Consiglio comunale il 26 febbraio 1964. Nella sua versione iniziale, il I Peep di Roma destina all'edilizia residenziale pubblica un gran numero di comprensori periferici per circa complessivi 700 mila stanze/abitanti (in seguito ridotti a 450 mila). Il piano regolatore del 1962, con le successive varianti generali del 1967 e del 1974, costituirà, insieme al I e al II Peep (quest'ultimo adottato nel 1985), lo strumento urbanistico che regolerà l'espansione edilizia legale della Capitale per tutto il trentennio successivo[3]. Sta di fatto che fin dal primo momento l'attuazione del piano regolatore mediante la predisposizione di strumenti urbanistici attuativi (piani particolareggiati e lottizzazioni convenzionate) incontrerà difficoltà enormi, con il risultato di vanificare definitivamente gran parte delle sue previsioni[4].

Petrucci Sindaco di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Due anni dopo Della Porta si dimette ed il 13 marzo 1964 Petrucci è eletto sindaco, a capo di una giunta di centrosinistra[5]. Nel corso del suo mandato la Capitale conoscerà una notevole fase di rilancio economico. Il 31 marzo 1966 è approvata la delibera che avvia il decentramento amministrativo, con la creazione di dodici circoscrizioni comunali (in seguito portate a venti e nel 2013 ridotte a quindici).

Il piano regolatore adottato dal Comune il 18 dicembre 1962, è approvato con Decreto del Presidente della Repubblica del 16 dicembre 1965. E quindi, entro il termine di tre anni dall'adozione assegnato dalla legge perché le sue previsioni possano essere esecutive prima dell'approvazione (le "norme di salvaguardia"). Ciò permette di avviare e inaugurare importanti opere pubbliche e la realizzazione dei primi insediamenti previsti nel 1° Peep. (Spinaceto). Il Ministero dei lavori pubblici (allora guidato dal socialista Giacomo Mancini), tuttavia, impone alcune importanti prescrizioni al piano adottato; in particolare la destinazione a parco pubblico dell'intero comprensorio dell'Appia Antica, da Porta San Sebastiano ai confini del Comune[6]. Inoltre, il piano approvato introduce una lunga serie di vincoli sulle aree archeologiche, storiche e monumentali[7]. Ben presto Petrucci si rende conto dell'estrema difficoltà di mettere in pratica le previsioni del piano regolatore del 1962, ostacolata dai veti incrociati e dall'impossibilità di avvalersi di nuovi strumenti come i "piani biennali", la cui predisposizione è bocciata dal ministero dei Lavori Pubblici; inoltre, nel centro storico e nell'estrema periferia il fenomeno dell'abusivismo edilizio incomincia ad assumere delle proporzioni impressionanti[8]. Queste circostanze, così come la sopravvenuta entrata in vigore della legge n. 765/67 (cosiddetta "legge ponte"), inducono il sindaco a commissionare agli uffici comunali la redazione di una "variante generale" al piano regolatore, che sarà adottata dal Consiglio comunale il 17 ottobre 1967 e approvata dal ministro dei Lavori Pubblici con decreto del 6 dicembre 1971.

Come tutti i precedenti sindaci democristiani, anche Petrucci non è immune alle critiche dell'opposizione, in particolare del PCI che, pur attenendosi di regola a uno spirito costruttivo, in alcuni casi adotta tattiche ostruzionistiche. Come nel caso della delibera sull'aumento del biglietto dell'autobus a cinquanta lire, che Petrucci è costretto a far adottare dalla giunta avvalendosi di una norma allora in vigore[9], onde evitare un infinito dibattito in Consiglio comunale[10]. Estenuante è inoltre la battaglia per l'approvazione della cosiddetta "superdelibera", comprendente uno stanziamento di 87 miliardi di lire per opere pubbliche, che sarà approvata solo con i voti determinanti delle destre[10].

L'amministrazione Petrucci si caratterizza per un rilancio dell'immagine della Capitale, anche attraverso la valorizzazione dell'Ufficio stampa e di quello del Cerimoniale. Si moltiplicano le visite di personalità straniere e le manifestazioni, mentre il sindaco e alcune delegazioni della giunta compiono numerose visite di studio nelle capitali estere. Sono inaugurate alcune opere pubbliche progettate e finanziate dalle amministrazioni precedenti, si aprono i cantieri della linea A della metropolitana e si avviano le procedure per realizzare una serie di nuove opere per i parcheggi e la viabilità, in gran parte rimaste inattuate o incompiute a causa di difficoltà di ogni tipo.

Petrucci deputato[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni amministrative del 12 giugno 1966, il centro-sinistra ottiene la maggioranza assoluta nel Consiglio comunale di Roma e Petrucci viene rieletto sindaco[10]. Ma il suo obiettivo è quello di candidarsi alla Camera dei deputati alle elezioni politiche del 1968. In base alle norme allora vigenti, la carica di sindaco di una grande città è di ostacolo alla candidatura parlamentare: Petrucci, quindi, si dimette da sindaco il 13 novembre 1967, assumendo l'incarico di assessore al bilancio nella nuova giunta guidata da Rinaldo Santini, un suo uomo di fiducia[10]. I suoi obiettivi, tuttavia, subiscono una battuta d'arresto: il 20 gennaio 1968 è incriminato e messo in stato di detenzione preventiva per qualche mese, a causa di una vicenda legata alla gestione dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia (OMNI) della quale in precedenza era stato commissario. Molte delle imputazioni cadranno nel corso dell'istruttoria e Petrucci sarà assolto con formula piena dal tribunale di Roma il 28 aprile 1972.

Eletto deputato nel 1972 e rieletto nel 1976, 1979 e 1983, Petrucci è sottosegretario alla Difesa dal 31 luglio 1976 al 1º dicembre 1982; occuperà tale carica in tutti i governi della VII e VIII Legislatura, ad eccezione del quinto governo Fanfani.

Fino alla prematura morte dovuta ad attacco cardiaco, Petrucci è, insieme a Giulio Andreotti, la personalità politica più influente della Capitale. La sua eredità in termini di peso e consensi politico-elettorali sarà interamente raccolta da Vittorio Sbardella[senza fonte].

Ad Amerigo Petrucci è stato dedicato a Roma un largo nei pressi di piazza della Bocca della Verità, inaugurato il 21 aprile 2012 dal sindaco Gianni Alemanno.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 27 dicembre 1963[11]
Medaglia d'oro al merito della sanità pubblica - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito della sanità pubblica
— 21 luglio 1965[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In seguito, per un breve periodo si allontanerà dalla corrente andreottiana per aderire ai dorotei.
  2. ^ Italo Insolera, Roma moderna, Einaudi, Torino, 1971, pagg. 270-71
  3. ^ Fermo restando che a seguito di una serie di disposizioni transitorie, fino al 31 dicembre 1972 nella maggior parte di quella che oggi è conosciuta come la "città consolidata" continueranno ad avere vigore, sia pure con alcuni correttivi, le previsioni ultrapermissive degli strumenti attuativi del piano regolatore del 1931.
  4. ^ Piero Samperi, Temi di Urbanistica Romana, La Goliardica Editrice 1981 (in particolare i capitoli II, III e VI)
  5. ^ Gianfranco Berardi, Storia del malgoverno democristiano a Roma, in: L'Unità, aprile 1976
  6. ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pag. 275
  7. ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pag. 276
  8. ^ Piero Samperi: Cinquant'anni di urbanistica romana - Marsilio 2008
  9. ^ Ai sensi dell'articolo 118 del Testo Unico degli enti locali del 1934, nella sola ipotesi di "indifferibilità e urgenza" le delibere potevano essere adottate direttamente dalla giunta, per essere successivamente ratificate dal consiglio comunale. A questa scappatoia si farà un ricorso viepiù crescente, fino all'abolizione della norma a seguito della riforma delle autonomie locali del 1990.
  10. ^ a b c d Gianfranco Berardi, cit.
  11. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  12. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. Un uomo, un sindaco, Centro Studi su Roma 1984
  • AA.VV., Interpretazioni di Roma. Contraddizioni urbanistiche e sociali nella “capitale del capitale”, anno I, n. 3, maggio/giugno 1978
  • Alberto Caracciolo, I Sindaci di Roma, Roma, Donzelli, 1993.
  • Italo Insolera, Roma moderna: un secolo di storia urbanistica, Torino, Einaudi, 1983.
  • Grazia Pagnotta, All'ombra del Campidoglio: Sindaci e giunte di Roma dal dopoguerra al 1993, Roma, Il Manifesto, 1993.
  • Grazia Pagnotta, Sindaci a Roma: il governo della capitale dal dopoguerra a oggi, Roma, Donzelli, 2006.
  • Amerigo Petrucci, Un piano per Roma. Idee e proposte per una nuova impostazione dei problemi romani nei discorsi e negli scritti di Amerigo Petrucci, Editoriale Romana, Roma, 1967;
  • Amerigo Petrucci, Un programma quinquennale per Roma: dichiarazioni programmatiche del sindaco di Roma Amerigo Petrucci presentate al Consiglio comunale di Roma nella seduta del 2 maggio 1967, Servizio informazioni e relazioni pubbliche del Comune di Roma, Roma, 1967;
  • Piano regolatore generale del Comune di Roma. Relazione e norme tecniche per l'attuazione del piano. Deliberazione del Consiglio comunale n. 614 del 18 dic. 1962. Testo coordinato ed integrato adottato dalla Giunta municipale con deliberazione n. 519 del 6 feb. 1963, con note illustrative di rinvio alle modifiche approvate dalla Giunta municipale con deliberazione n. 984 del 24 feb. 1965 e alle modifiche, prescrizioni e stralci disposti con il D.P.R. 16 dic. 1965, che approva il piano regolatore generale. Norme tecniche per l'attuazione del piano del testo coordinato adottato con deliberazione del Consiglio comunale n. 2036 del 27 apr. 1966, con note di coordinamento con i provvedimenti precedenti, Casa editrice Stamperia nazionale, Roma, 1967;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Sindaco di Roma Successore Roma-Stemma.png
Glauco Della Porta 1964 - 1967 Rinaldo Santini