Roma moderna

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Roma moderna. Da Napoleone I al XXI secolo
AutoreItalo Insolera
1ª ed. originale1962
GenereSaggio
Sottogenerestoria urbana
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneRoma, XIX secolo, XX secolo

Roma moderna è un saggio di Italo Insolera che riguarda la storia urbana di Roma dal 1870.

Prima edizione 1962, edizioni principali successive 1971, 1993; nuova serie 2001 e 2011, anno in cui il sottotitolo Un secolo di storia urbanistica viene sostituito con Da Napoleone I al XXI secolo. Infatti, proprio nel 1811 Napoleone I firma le prime leggi "moderne", secondo Insolera, della storia di Roma capitale del Pontificato, del Regno d'Italia e della Repubblica.

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultima edizione il libro inizia parlando dei progetti napoleonici di due grandi parchi sul modello di Parigi, e di numerosi scavi archeologici in buona parte non realizzati. La narrazione poi si snoda attorno alle vicende urbanistiche della capitale dagli anni del restaurato governo pontificio (dalla stazione Termini alla direttrice d'espansione nordest, sono stati molti gli interventi importanti, secondo Insolera, in quel periodo) e dagli entusiasmi che accompagnarono l'avvento della capitale (1870), per poi analizzare le realizzazioni dell'epoca umbertina, i difficili anni che seguirono la prima guerra mondiale, la politica urbanistica del periodo fascista e infine il risveglio culturale, le speranze e i propositi dell'immediato dopoguerra. Gli ultimi capitoli sono dedicati allo stato attuale della città, per quasi il 30% formata da edilizia abusiva. Secondo Insolera, il vero spartiacque del declino formale e anche etico della città è la Seconda guerra mondiale, o meglio la fine degli anni '50. Il boom economico-demografico è stato l'humus su cui si è innestato il sistema della speculazione edilizia, che poi è arrivato ad autoalimentarsi. La crescita di Roma è stata prima a macchia d'olio e poi si è sfilacciata su un'area enorme, coi nuovi insediamenti che sono sorti senza adeguati collegamenti e con servizi al di sotto degli standard minimi. Senza contare il suolo sottratto alle splendide aree dell'Agro romano a cui non ha peraltro fatto da contraltare un incremento del verde urbano. L'indagine serrata del libro ricompone la storia difficile e appassionante di una città che continua la sua evoluzione per episodi sconnessi, rincorrendo, senza mai raggiungerla, una propria fisionomia urbanistica. Come Insolera spiega in Premessa, la situazione oggi è tale che un semplice punto interrogativo andrebbe aggiunto dopo il binomio Roma moderna, ormai diventato quasi un ossimoro[1].

Cronologia essenziale[modifica | modifica wikitesto]

  • Roma Napoleonica (1809-1814): i progetti dei due parchi, Milvio ed Appia, con accostamenti all'Acropoli di Atene (tuttora snodo cittadino fondamentale) e ai due parchi parigini del Bois de Boulogne e del Bois de Vincennes.
  • Roma di Pio IX (anni 1850-70): primo sviluppo del sistema ferroviario ed espansione urbana attorno all'asse di Via Nazionale, pilotata da monsignor de Mérode.
  • Roma Umbertina (1878-1900): direttrice di sviluppo urbano verso est (Termini e Castro Pretorio), e inizio dello sviluppo verso ovest (Prati); il quartiere Testaccio e le prime periferie; il piano regolatore del 1883 e la febbre edilizia seguita dalla grave crisi di fine '800.
  • Sindacatura Nathan e piano Sanjust (1907-13).
  • Roma Fascista (1922-1944): gli sventramenti nel centro storico e le "deportazioni" nelle prime borgate; i primi quartieri di edilizia popolare (Garbatella) e non (Montesacro); il piano del 1931 e il piano-ombra del 1942; Virgilio Testa, eminenza grigia dell'urbanistica romana.
  • Il primo periodo post-bellico: le lotte per il verde e contro la speculazione degli anni '50; il "disimpegno" degli urbanisti negli anni '60 e il concorso per gli uffici della Camera del 1966; la lunga gestazione del piano del 1965 e le Olimpiadi del 1960.
  • Gli ultimi decenni: gli anni delle "giunte rosse" (1976-85): speranze iniziali e delusioni; gli anni di piombo; il neoliberismo, il cancro inarrestabile dell'abusivismo e la cultura degli eventi straordinari; dall'urbanistica contrattata al Piano Casa: la morte della pianificazione.

Speranze per il futuro[modifica | modifica wikitesto]

Due sono, secondo Insolera, i grandi temi da cui la città può sperare in una rinascita: l'Arte (con la Storia) e la Cultura; e sono temi declinabili in concreto, a partire dalla salvaguardia e dall'oculata valorizzazione del fantastico cuneo verde dell'Appia Antica, che dai Castelli Romani si insinua fino al Campidoglio e a Piazza Venezia, con il Colosseo, il Palatino e tutta l'area dei Fori (liberata dall'ormai anacronistico stradone di Via dei Fori Imperiali) che ne devono costituire l'irrinunciabile propaggine urbana. La seconda declinazione fa leva sulla multietnicità (dove il 13% degli abitanti di Roma sono immigrati): nonostante gli episodi allarmanti di intolleranza e di razzismo e le obiettive difficoltà iniziali di inserimento (del resto, qualcosa di analogo era già successo con l'immigrazione post-unitaria), i nuovi arrivati stanno già apportando fresca linfa demografica, economica e culturale a una città altrimenti destinata a rimanere ripiegata su se stessa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni principali[modifica | modifica wikitesto]