Fori Imperiali

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Fori imperiali
Fori-imperiali-big-1-.jpg
I Fori Imperiali nel plastico di Italo Gismondi al Museo della civiltà romana.
CiviltàRomana
UtilizzoFori
Epoca46 a.C.-113 d.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneRoma
Dimensioni
Superficie120 000 
Altezza14-16 m s.l.m.
Amministrazione
PatrimonioCentro storico di Roma
EnteSovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Visitabile
Sito webwww.sovraintendenzaroma.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°53′40″N 12°29′08″E / 41.894444°N 12.485556°E41.894444; 12.485556

I Fori Imperiali costituiscono una serie di cinque piazze monumentali edificate nel corso di un secolo e mezzo (tra il 46 a.C. e il 113 d.C.) nel cuore della città di Roma da parte degli imperatori.

Di essi non fa invece parte il Foro Romano, ossia la vecchia piazza repubblicana, la cui prima sistemazione risale all'età regia (VI secolo a.C.) e che era stato per secoli il centro politico, religioso ed economico della città, ma che non ebbe mai un carattere unitario. Sotto Cesare e Augusto, la costruzione della Basilica Giulia e il rifacimento della Basilica Emilia, che delimitavano i lati lunghi della piazza, diedero tuttavia al Foro una certa regolarità.

Planimetria[modifica | modifica wikitesto]

Planimetria dei Fori Imperiali


Foro di Cesare (46 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Foro di Cesare.
Resti del Foro di Cesare e del Tempio di Venere Genitrice

Giulio Cesare decise di costruire una grande piazza a suo nome, che fu inaugurata nel 46 a.C., probabilmente ancora incompleta, e fu terminata poi da Augusto.

A differenza del Foro Romano si trattava di un progetto unitario: una piazza con portici sui lati lunghi e con al centro del lato di fondo il tempio dedicato a Venere Genitrice, da cui Giulio Cesare si vantava di discendere attraverso Iulo, il progenitore della gens Iulia, figlio di Enea, a sua volta figlio della dea.

Cesare pagò di tasca propria i terreni sui quali il nuovo monumento doveva sorgere. Inoltre, essendo stato incaricato della ricostruzione della Curia, sede del Senato, dopo la sua distruzione in un incendio, ne fece modificare il tradizionale e rituale orientamento secondo i punti cardinali, in modo che invece si adattasse a quello del nuovo Foro.

La nuova piazza riprendeva il modello dei portici costruiti intorno ai templi che i più importanti ed influenti uomini politici dell'ultimo secolo della Repubblica erano andati edificando nella zona del Circo Flaminio e ne aveva i medesimi scopi di propaganda personale e di ricerca di consenso. La vicinanza al vecchio centro ne aumentava tuttavia l'effetto.

Foro di Augusto (2 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Foro di Augusto.
Resti del Foro di Augusto e del Tempio di Marte Ultore

Ottaviano aveva promesso in voto un tempio a Marte Ultore (ossia "Vendicatore") in occasione della battaglia di Filippi del 42 a.C., nella quale egli stesso e Marco Antonio avevano sconfitto gli uccisori di Cesare e dunque vendicato la sua morte. Il tempio venne effettivamente inaugurato solo dopo 40 anni, nel 2 a.C., inserito in una seconda piazza monumentale: il Foro di Augusto.

Rispetto al Foro di Cesare il nuovo complesso si disponeva ortogonalmente e il tempio di Marte si appoggiava ad un altissimo muro, tuttora conservato, che divideva il monumento dal popolare quartiere della Suburra. I portici che sorgevano sui lati lunghi, si aprivano alle spalle in ampie esedre (spazi semicircolari coperti), destinati ad ospitare le attività dei tribunali. Erano, inoltre, arricchiti da statue di personaggi reali e mitologici della storia di Roma e dei membri della famiglia Giulia, con iscrizioni che elencavano le loro imprese, e nelle nicchie centrali i gruppi di Enea e la statua di Romolo.

Anche in questo caso la costruzione del complesso fu legata alla propaganda del nuovo regime e tutta la sua decorazione celebra la nuova età dell'oro che si voleva inaugurata con il principato di Augusto.

Tempio della Pace (75 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tempio della Pace.
Resti del Tempio della Pace, angolo sud-ovest

Sotto l'imperatore Vespasiano venne costruita un'altra grande piazza, separata dal Foro di Augusto e da quello di Cesare dalla via dell'Argileto, che metteva in comunicazione il Foro Romano con la Suburra, e più spostata verso la Velia (in direzione del Colosseo). Questo complesso non era originariamente considerato uno dei Fori Imperiali: creato da Vespasiano come Tempio della Pace, solo dal IV secolo d.C. in poi se ne trova la denominazione come Foro della Pace o Foro di Vespasiano.

Anche la forma era differente: si trattava di un vasto quadrilatero circondato da portici, con il tempio inserito nel portico del lato di fondo. L'area centrale inoltre non era lastricata come una piazza forense, ma sistemata a giardino in terra battuta, con vasche d'acqua e basamenti per statue, che ne facevano un vero e proprio museo all'aperto.

Il monumento era stato edificato come celebrazione in seguito alla conquista di Gerusalemme durante il regno di Vespasiano. In seguito ad un incendio il complesso venne ricostruito almeno in parte in epoca severiana (inizi del III secolo d.C.): in particolare a quest'epoca risale la Forma Urbis Severiana, la pianta marmorea di Roma antica incisa sulle lastre di marmo che ne rivestivano la parete di uno degli ambienti, giunta parzialmente fino a noi.

Foro di Nerva (98 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Foro di Nerva.
Le "Colonnacce" nel Foro di Nerva

Domiziano decise di unificare i complessi precedenti e nell'area irregolare rimasta libera tra il Tempio della Pace e i Fori di Cesare e di Augusto, fece edificare un'altra piazza monumentale che li metteva tutti in comunicazione tra loro.

Lo spazio obbligato, in parte occupato dalla sporgenza di una delle esedre del Foro di Augusto e nel quale doveva essere preservata la funzione di passaggio della via dell'Argileto, lo costrinsero a ridurre i portici laterali ad una semplice decorazione dei muri perimetrali. Il tempio, dedicato alla dea Minerva (sua protettrice così come era stata protettrice del semidio Eracle) si addossò all'esterno dell'esedra del Foro di Augusto, mentre lo spazio rimanente era utilizzato per un ampio ingresso monumentale (la Porticus Absidata).

La morte di Domiziano in una congiura fece sì che il nuovo complesso, già quasi terminato, fosse inaugurato dal suo successore Nerva e che da questi prendesse il nome di Foro di Nerva.

È conosciuto tuttavia anche come Foro Transitorio, a causa della funzione di passaggio che aveva conservato sostituendosi all'Argileto.

Foro di Traiano (112-113 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Foro di Traiano.
Resti del Foro di Traiano e della Basilica Ulpia

I progetti di Domiziano erano forse stati ancora più ambiziosi e forse già sotto il suo regno si erano iniziati i lavori di sbancamento della sella montuosa che collegava il Campidoglio con il Quirinale e chiudeva la valle dei Fori verso il Campo Marzio, in direzione dell'attuale piazza Venezia, limitando lo spazio a disposizione per ulteriori complessi monumentali.

Il progetto fu ripreso e completato da Traiano con la costruzione di un nuovo complesso a suo nome, realizzato con il bottino delle sue campagne di conquista della Dacia e la cui decorazione celebra le sue vittorie militari.

Già solo i lavori di preparazione furono imponenti: lo sbancamento della sella montuosa, necessario per trovare spazio al nuovo complesso, comportò la ricostruzione del tempio di Venere Genitrice e l'aggiunta della cosiddetta Basilica Argentaria nel Foro di Cesare, mentre il taglio operato sulle pendici del Quirinale venne sistemato con la costruzione del complesso in laterizio dei Mercati di Traiano.

La piazza forense era chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia, alle cui spalle sorse la Colonna di Traiano. Come nel Foro di Augusto i portici si aprivano sul fondo con delle ampie esedre. Sul lato opposto della Basilica una monumentale facciata faceva da sfondo alla colossale statua equestre dell'imperatore.

Età post-classica[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le alterazioni subite nel corso del tempo, i cinque fori mantennero intatte la loro conformazione e funzioni per tutta l'antichità; solo a partire dal periodo tardo antico (dal IV secolo in poi), gli spazi furono trasformati e destinati a funzioni diverse rispetto a quelle per le quali essi erano stati costruiti. Dal VI secolo in poi, i fori furono gradualmente abbandonati e smantellati per recuperarne i materiali edilizi. Tale processo poteva dirsi concluso entro l'anno 1000.

L'area fu interessata nel Medioevo dal sorgere di abitazioni, chiese e monasteri, nonché da spazi verdi adibiti a pascolo (sotto il nome di "Campo Vaccino"), fino alla radicale trasformazione voluta, alla fine del XVI secolo, dal cardinale Michele Bonelli che vi realizzò il quartiere denominato "Alessandrino".

La via dei Fori[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Via dei Fori Imperiali.
La via dei Fori in una parata durante il fascismo

Tra il 1928 e il 1932, l'area subì drastici cambiamenti: per decisione di Benito Mussolini, furono sgomberati e demoliti tutti gli edifici medievali e moderni, così da favorire il riemergere delle strutture antiche sottostanti. Soprattutto, fu progettata un'ampia via rettilinea per collegare Piazza Venezia al Colosseo ed accogliere le parate militari del regime. La strada, chiamata via dell'Impero, fu inaugurata da Mussolini il 28 ottobre del 1932; nel 1945 assunse il nome attuale di via dei Fori Imperiali. A partire dal 1950, vi si svolge l'annuale parata del 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica Italiana.

A partire dagli anni settanta si discusse dell'eventualità di eliminare la via, sia per motivazioni archeologiche, in quanto essa taglia trasversalmente l'area archeologica dei fori; sia perché all'epoca essa era ancora aperta al traffico automobilistico, il che alimentava preoccupazioni per la conservazione dei resti archeologici. La sua pedonalizzazione fu attuata dapprima periodicamente su iniziativa del sindaco Luigi Petroselli e dell'archeologo Antonio Cederna dal gennaio 1981, quindi in maniera definitiva dal sindaco Ignazio Marino, che nell'agosto 2013 ne chiuse al traffico privato la metà compresa tra L.go C. Ricci e il Colosseo.

Nuovi scavi sono stati realizzati a partire dagli anni novanta in diverse aree precedentemente lasciate a giardino ai lati della strada, ad opera della Sovraintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dipendente dal comune di Roma, e della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, dipendente dal MiBAC. Indagini archeologiche sono anche state condotte nei sotterranei degli edifici adiacenti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]