Naumachia Augusti

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Un esempio di Naumachia, da un dipinto di Ulpiano Checa (1894).

La naumachia d'Augusto (in lingua latina, naumachia Augusti)[1] fu una struttura costruita sulla riva destra del fiume Tevere. È conosciuta grazie soprattutto alle Res Gestae Divi Augusti.[2] Le prime rappresentazioni avvennero in occasione dell'inaugurazione del tempio di Marte Ultore a Roma.[3]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Pianta della Naumachia Augusti nella Regio XIV Transtiberim

Augusto medesimo indica che il bacino misurava 1.800 piedi romani su 1.200 (circa 533 x 355 metri).

(LA)

«  Navalis proeli spectaclum populo de[di tr]ans Tiberim, in quo loco nunc nemus est Caesarum, avato [s]olo in longitudinem mille et octingentos pedes ~ in latudine[m mille] e[t] ducenti. In quo triginta rostratae naves triremes a[ut birem]es ~ plures autem minores inter se conflixerunt. Q[uibu]s in classibus pugnaverunt praeter remiges millia ho[minum tr]ia circiter. »

(IT)

« Allestii per il popolo uno spettacolo di combattimento navale al di là del Tevere, nel luogo in cui ora c'è il bosco dei Cesari[4], scavato il terreno per un lunghezza di milleottocento piedi e per una larghezza di milleduecento; in esso vennero a conflitto trenta navi rostrate triremi o biremi, e, più numerose, di stazza minore; in questa flotta combatterono, a parte i rematori, circa tremila uomini. »

(Augusto, Res Gestae Divi Augusti, 23.)
(LA)

« munera non in Foro modo, nec in amphitheatro, sed et in Circo et in Saeptis, et aliquando nihil praeter venationem edidit; athletas quoque exstructis in campo Martio sedilibus ligneis; item navale proelium circa Tiberim cavato solo, in quo nunc Caesarum nemus est. »

(IT)

« [...] diede spettacoli non solo nel foro e nell'anfiteatro, ma anche nel circo e nei Saepta e talvolta si trattava soltanto di battute di caccia (venationes); organizzò anche scontri fra atleti nel Campo di Marte, costruendo panche di legno; e una battaglia navale, per la quale fece scavare il terreno nei pressi del Tevere (Naumachia Augusti), dove ora si trova il bosco dei Cesari. »

(SvetonioAugustus, 43.)

Plinio[5] afferma che al centro del bacino, molto probabilmente di forma rettangolare, si trovava un'isola collegata all'argine con un ponte.[6] Il bacino doveva avere una profondità di circa 1,5 m, quella minima per permettere alle navi di galleggiare, e pertanto una capacità di circa 200.000 m3: l'acquedotto dell'Aqua Alsietina, appositamente costruito da Augusto (nel 2 a.C.) per la sua alimentazione[7], poteva riempirlo in 15 giorni. Un canale navigabile permetteva l'accesso alle navi provenienti dal Tevere[8], oltrepassato da un ponte mobile (pons naumachiarius)[9].

Considerando le dimensioni del bacino e quelle d'una trireme (35 x 4,90 m circa), la trentina di vascelli utilizzati non dovevano avere molto margine di manovra sull'acqua. Inoltre, sapendo che l'effettivo d'una trireme romana era di circa 170 rematori e tra i 50 o 60 soldati imbarcati, un rapido calcolo permette di concludere che per raggiungere una cifra di 3.000 uomini, i vascelli della naumachia d'Augusto dovettero portare molti più combattenti d'una vera flotta. Lo spettacolo verteva dunque meno sulle evoluzioni dei vascelli che sulla presenza stessa nei grandi bacini artificiali e sui combattimenti corpo a corpo che si svolgevano.

Attorno alla naumachia Augusti vi era poi un bosco dedicato ai nipoti, Gaio e Lucio Cesare (nemus Caesarum),[10] e forse dei giardini.[11]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fatta costruire da Augusto, venne in seguito utilizzata da Nerone,[12] Tito,[13] Domiziano nel corso di una naumachia del 95,[14] ma poco dopo venne abbandonata ed al tempo di Alessandro Severo solo una parte rimaneva ancora.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anna Maria Liberati, s.v. Naumachia Augusti, in Eva Margareta Steinby (a cura di) Lexicon Topographicum Urbis Romae, III, Roma 1993, p.337
  2. ^ Res gestae divi Augusti, 23.
  3. ^ Velleio Patercolo, II.100; Svetonio, Augustus, 43; Tacito, Annales, XII, 56; Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVI, 25.
  4. ^ Un bosco fatto piantare da Augusto in onore di Gaio e Lucio Cesari; Tacito, Annales, XIV, 5, 2.
  5. ^ Plinio, Naturalis historia, 16, 200.
  6. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVI, 25.
  7. ^ Frontino De aquis urbis Romæ, 11, 1-2 : opus naumachiæ
  8. ^ Cassio Dione, 62,20.
  9. ^ Plinio, Naturalis historia, 16, 190, 200.
  10. ^ Tacito, Annales, XIV, 15; Svetonio, Augustus 43; Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVI 25.1; CIL VI, 31566.
  11. ^ Svetonio, Tiberius, 72.
  12. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXII, 20; Svetonio, Nero, 12.
  13. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVI, 25; Svetonio, Titus, 7.
  14. ^ Stazio, Silvae IV, 4.5.
  15. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LV, 10.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti moderne
  • F. Coarelli, Aedes Fortis Fortunae, Naumachia Augusti, Castra Ravennatium: la Via Campana Portuensis e alcuni edifici nella Pianta Marmorea Severiana, Ostraka 1, 1992, 39-54.
  • (EN) K. M. Coleman, Launching into history: aquatic displays in the Early Empire, Journal of Roman Studies 83, 1993, 48-74.
  • (FR) J.-Cl. Golvin, L'amphithéâtre romain. Essai sur la théorisation de sa forme et de ses fonctions, Paris, 1988, 50-51, 59-61.
  • (FR) J.-Cl. Golvin, Ch. Landes, Amphithéâtres et gladiateurs, Paris, 1990, 96.
  • A. M. Liberati, s. v. Naumachia Augusti, in E. Steinby (éd.), Lexicon topographicum urbis Romae, III, 1996, 337.
  • (EN) L. Richardson, A New Topographical Dictionary of Ancient Rome, Baltimore-Londres, 1992, 265-266, 292.
  • (EN) L. Haselberger (dir.), Mapping Augustan Rome, Journal of Roman Archaeology Supplementary Series 50, Portsmouth (Rhode Island), 2002, 179.
  • (EN) R. Taylor, Torrent or trickle ? The Aqua Alsietina, the Naumachia Augusti, and the Transtiberim, American Journal of Archaeology 101, 1997, 465-492.

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