Velia (colle)

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La Velia a Roma nell'anno della sua fondazione, nel 753 a.C.
Tempio di Venere visto dal Colosseo

La Velia era un'altura di Roma alta circa 40 metri, [1] posta tra il colle Oppio, una delle propaggini del colle Esquilino, e il Palatino.

Localizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La Velia, con il Palatino e il Campidoglio, era una delle cime che naturalmente sovrastavano l'area dove sarebbe sorto il Foro Romano, e confinava con il quartiere delle Carinae, da cui era separato dal Cyprium vicum, dove secondo la tradizione romana, Tullia avrebbe ucciso il padre Servio Tullio, travolgendolo con il suo carro trainato dai cavalli.[2]

La Velia (talvolta indicata anche al plurale, come Veliae) era compresa nell'antichissima lista del Septimontium [3] e insieme al Palatino costituì una delle quattro regioni in cui il re Servio Tullio aveva diviso la città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tra i popoli albensi, che a seguito della distruzione di Alba Longa, furono costretti a trasferirisi a Roma, anche se equiparati nei diritti agli stessi romani, sono citati i Velienses, dal nome del colle che andarono a popolare.

Sulla Velia si trovava la domus del re Tullio Ostilio[4] e quella di Publio Valerio Publicola, che lo stesso fece demolire in una sola notte, non appena seppe che tra il popolo girava la voce che avesse intenzione di farsi re. Ricostruita la sua Domus alle pendici dello stesso colle, alla sua morte, al posto domus casa fu eretto il tempio dedicato alla dea Vica Pota.[5] Accanto alla casa si trovava anche la tomba, che gli fu concesso di costruire in via eccezionale dentro il pomerium. Il Colle rimase comunque appannaggio della famiglia dei Valeri, una delle famiglie romane più illustri ed influenti, che qui ebbero la loro residenza principale.

Ai piedi del colle si trovava poi il Tigillum Sororium, ossia l'arco di legno sotto il quale fu fatto passare l'Orazio supersiste, come condanna (passare sotto il giogo) per aver ucciso la sorella Camilla. Sempre sul colle è attesta la presenz di un tempio dedicato ai Penati.[6]

Sin dai tempi antichi, il colle fu oggetto di opere edili, che ne modificarono profondamente la forma originale. Sul lato orientale sono state ritrovate pavimentazioni di abitazioni risalenti all'epoca repubblicana. Sotto la Basilica di Massenzio, è stata ritrovata la pavimentazione di magazzini della prima epoca imperiale (horre piperitaria, perché vi si conservava il pepe).[7] Dopo il Grande incendio di Roma Nerone sul suo lato orientale vi fece costruire l'atrio della sua Domus Aurea, dove poi fu costruito il Tempio di Venere, mentre la sua parte occidentale fu sbancata per la costruzione del Tempio della Pace.[1]

Infine, la collina venne in gran parte sbancata negli anni trenta per l'apertura di via dei Fori Imperiali, puntellando ciò che ne rimaneva con l'alto muro di sostegno che ora delimita la strada verso nordest. I lavori portarno al rinvenimento, poco distante dal Tempio di Venere, di un piccolo altare, il Compitum Acili descritto da Guglielmo Gatti, costruito per i Lares Compitales, le divinità preposte a sorvegliare gl incroci.

Edifici antichi[modifica | modifica wikitesto]

Sull'area della collina risparmiata dagli sterri (compresa grosso modo nel triangolo tra le attuali via Cavour, Fori imperiali e via degli Annibaldi) sorgono tuttora, a destra guardando il Colosseo, i resti del tempio di Venere e Roma e della Basilica di Massenzio, e a sinistra quanto rimane del Palazzo Silvestri-Rivaldi e del suo giardino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Velia and Carinae. Some observation on an area of archaic Rome, Nicola Terrenato
  2. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 48.
  3. ^ Theodor Mommsen, Storia di Roma, Vol. I, Cap. IV, par. La città Palatina ed i Sette colli.
  4. ^ Cicerone, De re publica, II, 31,53
  5. ^ Tito Livio, Ab Urbe Condita, II, 7.6
  6. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 49.
  7. ^ Horrea su Romano Impero

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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