Necropoli del tempio di Antonino Pio e Faustina

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Necropoli del tempio di Antonino Pio e Faustina
PanLargeRomeForum, sepolcretum.jpg
Area del sepolcreto arcaico (al centro).
Civiltàciviltà romana
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneRoma
Amministrazione
EnteSSBAR
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°53′31.19″N 12°29′12.77″E / 41.891997°N 12.486881°E41.891997; 12.486881

La necropoli del tempio di Antonino e Faustina fa parte delle sepolture preistoriche nel Foro Romano, nella zona alle pendici del Palatino e della Velia, dove esistevano dei villaggi di capanne. Il sepolcreto si trova a destra del tempio, in una delle poche zone del Foro rimaste senza edifici. Venne scoperto nel 1902 ed oggi è visibile in una zona coperta da aiuole d'erba, che grosso modo riproducono le sagome delle tombe sottostanti.

Le sepolture più antiche sono state rinvenute nell'area dei resti dell'Arco di Augusto, databili al Periodo Laziale I, o, in cronologia assoluta, al X secolo a.C.; è probabile che il sepolcreto si sia poi spostato verso Est, verso la zona che venne successivamente occupata dal tempio di Antonino e Faustina.

La zona nei pressi del tempio venne scavata nei primi anni del XX secolo da Giacomo Boni, e comprende poco più di venti sepolture, composte da tombe a pozzo (ad incinerazione) e a fossa (ad inumazione). I reperti sono oggi conservati all'Antiquarium Forense di Roma. Le tombe di adulti, spesso a incinerazione, risalgono tutte al Periodo Laziale IIA1, in cronologia assoluta dal 1020 al 980 a.C. circa. Le tombe di bambini invece sono più tarde, a partire dal VII secolo a.C., e sono quasi tutte a inumazione.

La necropoli del Foro infine non venne più utilizzata a partire dalla fine del Periodo Laziale IIA1, con la sola eccezione delle tombe di bambini. La necropoli si spostò allora presso l'Esquilino, la cui prima utilizzazione si data al Periodo Laziale IIA2.

Tomba Y[modifica | modifica wikitesto]

La tomba Y è una tomba a dolio (cioè interrata in un grande vaso) di un adulto e risale al Periodo Laziale IIA1.

Gli oggetti rinvenuti nella tomba Y sono nove, più il dolio. Le ceneri erano poste in un'urna a capanna e il corredo in ceramiche d'impasto comprendeva due piccole olle con una decorazione "a reticolo" in rilievo, una piccola anfora con una decorazione sulla spalla (la zona sopra il centro, prima del collo e dell'attaccatura dei manici) a riquadri spezzati in rilievo, una scodella a tronco di cono rovesciato monoansata (con un solo manico), un "calefattoio" (vaso rituale a base quadrata e traforata, con un alto collo a tronco di cono centrale e quattro piccoli sostegni di forma simile sui lati), un piattello su un alto piede e una piccola olla di forma globulare con un manico. Era inoltre presente un'elaborata fibula, del tipo ad arco serpeggiante e disco a spirale.

Tomba P[modifica | modifica wikitesto]

La tomba P è una tomba a inumazione di infante. Il corredo è composto da sette pezzi:

  1. Una capeduncola con il manico (ansa) biforo, cioè con due fori, e rialzato.
  2. Una capeduncola analoga
  3. Una terza capeduncola dalla forma più complessa, con una decorazione impressa a "falsa cordicella", sia sulla spalla con denti di lupo pendenti (piccoli triangoli rovesciati), sia sulle protuburanze nella parte più "panciuta".
  4. Una scodella monoansata
  5. Un'altra scodella analoga per forma e dimensioni
  6. Un orciolo biconico (dalla forma cioè che ricorda due coni simmetricamente sovrapposti) con un manico (monoansata).
  7. Una fibula con arco serpeggiante, staffa a disco serpeggiante e spalla ricurva.

L'orciuolo è stato interpretato come di possibile provenienza dell'Italia orientale, in particolare dall'area Sabina (è una forma diffusa nelle necropoli di area umbro-sabina), confermando così i precoci contatti con il mondo sabino citato ripetutamente nelle leggende delle origini di Roma.

Altri edifici[modifica | modifica wikitesto]

Adiacente al sepolcreto, verso est, si trovano visibili a un livello più basso della Via Sacra i resti di un edificio repubblicano, erroneamente identificato con una prigione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ranuccio Bianchi Bandinelli e Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976.
  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1984.
  • Marco Bettelli, Roma, la città prima della città: i tempi di una nascita: la cronologia delle sepolture ad inumazione di Roma e del Lazio nella prima età del ferro, Roma 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]