Pomerium

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Il pomerio (in latino: pomerium o pomoerium) era il confine sacro della città di Roma.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

A seconda dell'etimologia data alla parola, tuttora molto discussa, questa si può scrivere sia pomerium sia pomoerium.

L'etimologia proposta dagli stessi Romani farebbe derivare questa parola da post-moerium, che vuol dire dopo le mura, quindi almeno in origine si sarebbe scritta pomoerium. la scrittura pomoerium è sostenuta da Johan Nicolai Madvig, mentre quella pomerium da Theodor Mommsen. Durante la storia di Roma il pomerium fu ampliato più volte.

Origine e mito[modifica | modifica sorgente]

La fondazione di una città, sia latina che etrusca, seguiva uno scrupoloso e meticoloso insieme di riti. Innanzitutto si provvedeva a conoscere gli auspici, ovvero i messaggi divini basati sul volo e sul canto degli uccelli, la cui interpretazione comunicava le volontà degli dei; tale compito spettava ad un sacerdote, l'àugure. In secondo luogo, si scavava una fossa circolare nel punto ove le due strade principali si incontravano formando un angolo retto: questo fossato era chiamato mundus. Al suo interno, in un rito dall'alto contenuto simbolico, venivano interrati simboli religiosi che avrebbero dovuto assicurare alla futura città benessere, prosperità, pace e giustizia; in particolare, il fondatore vi gettava una zolla di terra portata seco dal luogo di provenienza e lo stesso facevano, dopo di lui, gli altri patres familias. Solo dopo, per mezzo d'un aratro, veniva tracciato un solco di confine che delimitava il territorio della città. I riti proseguivano per diversi giorni per poter estendere i benefici propri del 'mundus' all'intero territorio della città rendendolo in tal modo consacrato agli dèi prescelti. Poiché non era possibile costruire subito le mura di difesa sul primo tracciato, veniva realizzato un secondo solco, parallelo al primo. La striscia di terra compresa tra il primo e il secondo era il pomerium vero e proprio. In questo territorio i sacerdoti confinavano gli spettri, i fantasmi, le larve, i demoni delle malattie e gli spiriti della guerra, della fame, delle pestilenze e tutto ciò che poteva essere ricondotto a situazioni negative per la città e per i suoi abitanti.

Qui non si poteva costruire, non si poteva abitare, non si poteva coltivare, né si poteva passare (le porte erano infatti escluse dal pomerium): era l'area consacrata esclusivamente agli dei protettori della città che avrebbero dovuto proteggere questo recinto (e di conseguenza anche tutto ciò che si trovava al suo interno). Questa serie di rigide limitazioni ha suggerito in molti casi di ricorrere a un espediente pratico: far coincidere la striscia del pomerium con la base delle mura della città; in tal modo era sicuramente più facile rispettare i divieti, lo spazio urbano poteva essere meglio sfruttato e le mura stesse assumevano una caratteristica di sacralità, pur essendo ben distinte dal pomerium vero e proprio.

Il recinto sacro delimitava e definiva l'urbs, che è la città intesa come entità consacrata agli dèi. Solo le città con un pomerium possono essere definite urbes. Le altre sono, al massimo, òppidi, nel senso di entità racchiuse da mura con scopi esclusivamente civili, amministrativi e difensivi.

Nella leggenda di Romolo e Remo della fondazione di Roma, Remo viene ucciso da Romolo perché oltrepassa il solco che questi stava tracciando. Solo in alcune leggende tramandate si trova la descrizione del dettaglio che giustifica questa 'esecuzione': Remo oltrepassa il solco armato. Quasi certamente il solco che Romolo stava tracciando era il secondo e Remo deve aver oltrepassato il primo macchiandosi quindi di una colpa gravissima: la profanazione del territorio della città. Conoscendo il valore simbolico e il significato del pomerio, questa uccisione -generalmente percepita come smodata rispetto alla causa- assume valenza di esecuzione capitale e giustifica il permanere di questo cruento fatto di sangue legato alla fondazione della città di Roma. Il messaggio diventa forte e rassicurante per gli abitanti della città: 'sarà punito chiunque attenti alla città e ai suoi abitanti' diventa un monito potente per i nemici.

Tracce dell'antica esistenza di un pomerio sono rimaste nel tracciato urbanistico anche dopo la perdita di funzione delle mura: a Ostia antica, il percorso delle mura del primitivo castrum del IV secolo a.C. (vie pomeriali) era delimitato all'interno e all'esterno da alcune vie che si sono conservate nella successiva espansione della città. Tracce rimangono anche nell'attuale toponomastica di alcune città italiane come ad esempio Prato in Toscana - di origini etrusche e poi romane - dove la via esterna che corre lungo le mura si chiama appunto via Pomèria, o Benevento in Campania - di origini romane e poi longobarde - dove l'analoga via si chiama via del Pomèrio. Anche l'uso di fossati intorno ai castelli e fortezze, sia riempiti d'acqua o meno, sono riconducibili alla funzione dell'antico pomerio.

Epoca storica[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista legale, Roma esisteva solo all'interno del pomerium; tutto ciò che stava oltre era semplicemente territorio appartenente a Roma, che veniva detto Campo Martio (extra pomerium). La tradizione vuole che questo confine fosse inaugurato da Servio Tullio, ma non seguiva la linea delle Mura Serviane, ed è improbabile che abbia realmente stabilito i confini sacri, che non cambiarono fino alla dittatura di Lucio Cornelio Silla.

Non si trattava di mura, ma piuttosto di un confine legale e religioso, marcato da pietre bianche chiamate cippi pomerii, e non comprendeva tutta l'area metropolitana (il Palatino era all'interno del pomerium, ma il Campidoglio e l'Aventino non lo erano). La Curia Hostilia e la fonte dei Comitia, nel Foro Romano; due luoghi estremamente importanti nel governo della città-stato e del suo Impero, erano situate dentro il pomerium. Il Tempio di Bellona era oltre il pomerium.

Costrizioni politiche e religiose vietavano a ogni sovrano consacrato di entrare nel pomerium. Come risultato, le visite di stato risultavano in qualche modo scomode; Cleopatra, ad esempio, non entrò mai nella città di Roma, quando venne a fare visita a Gaio Giulio Cesare.

Inoltre, a promagistrati e generali era vietato andare oltre questo confine, e cedevano il loro imperium immediatamente se lo oltrepassavano. Come risultato, un generale in attesa di celebrare il trionfo, era obbligato ad attendere fuori dal pomerium fino al momento della celebrazione. Per lo stesso motivo i littori non portavano le scuri nei fasci quando si trovavano nel pomerio.

Solo il dittatore poteva detenere l’imperium.

I Comitia Centuriata, l'assemblea dei cittadini divisi secondo le classi militari, erano tenuti nel Campo Marzio fuori dal pomerium.

Il Teatro di Pompeo, dove Giulio Cesare venne assassinato, era fuori dal pomerium e comprendeva una camera senatoriale, dove il Senato poteva riunirsi con la partecipazione di singoli senatori ai quali era vietato attraversare il pomerium e che quindi non avrebbero potuto recarsi alla Curia Hostilia.

Un'estensione del pomerium ordinata da Claudio nel 49 è provata dalla testimonianza storica certa di Tacito negli Annales[1] e dalla scoperta di cippi che la confermano.

Rispettato anche da Costantino I che, nella creazione delle chiese edificate dopo l'Editto di Milano (313) si mantenne sempre lontano dal centro della città, lontano dal pomerium dove eresse solo costruzioni civili.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tacito, Annales, XII, 24.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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