Atrium Libertatis

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Atrium Libertatis
Civiltàromana
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneRoma
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°53′42.24″N 12°29′01.7″E / 41.895066°N 12.483805°E41.895066; 12.483805

L'Atrium Libertatis (letteralmente la casa della libertà) era un monumento dell'antica Roma, sede dell'archivio dei censori, situato sulla sella che univa il Campidoglio al Quirinale[1], a breve distanza dal Foro Romano.

La sua prima menzione risale al 212 a.C.[2] e venne ricostruito dai censori del 194 a.C.[3]

Una seconda integrale ricostruzione venne curata da Gaio Asinio Pollione a partire dal 39 a.C., con il bottino ricavato dal suo trionfo sugli Illiri[4], forse in attuazione di un progetto già concepito da Cesare a completamento del Foro di Cesare, inaugurato nello spazio tra la sella montuosa dove sorgevano l'Atrium Libertatis ed il Foro Romano solo pochi anni prima. Il monumento doveva essere completato entro il 28 a.C.[5]

Si trattava di un complesso di grandi dimensioni, che comprendeva oltre all'archivio dei censori, con le liste dei cittadini e le tavole di bronzo con le mappe dell'ager publicus[6], due biblioteche[7] e forse una basilica (basilica Asinia)[8].

Le fonti ricordano nel complesso la presenza di numerose opere d'arte di celebri scultori, sia di gusto neoattico sia dello stile più "barocco" delle scuole microasiatiche, tra le quali il gruppo scultoreo con il Supplizio di Dirce degli scultori Apollonio e Taurisco[9]. Vengono menzionate anche delle Appiadi, opera dello scultore Stephanos, che Ovidio[10] cita invece in relazione al vicino tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare.

L'edificio scomparve agli inizi del II secolo, in seguito all'eliminazione della sella montuosa sulla quale sorgeva per la costruzione del Foro di Traiano. Le sue funzioni furono ereditate dall'insieme costituito dalla Basilica Ulpia e dalle due biblioteche collocate ai lati della colonna di Traiano. In particolare la cerimonia di manomissione degli schiavi doveva svolgersi in una delle absidi della basilica Ulpia[11].

Il nome di Atrium Libertatis passò anche in epoca tarda alla Curia o ad un'area ad essa adiacente[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cicerone, Epistulae ad Atticum, 4.17.7. Un'ipotesi alternativa, che ha avuto tuttavia scarso seguito, ha ipotizzato l'identificazione dell'Atrium Libertatis noto dalle fonti, con la struttura che sorge sul Campidoglio dal lato verso il Foro Romano, sotto il palazzo Senatorio, normalmente identificata con il Tabularium eretto da Quinto Lutazio Catulo nel 78 a.C.: Nicholas Purcell, Atrium Libertatis, in Papers of the British School at Rome, 61, 1993, pp. 125-155.
  2. ^ Tito Livio (Ab Urbe condita 25.7.12) riferisce per quell'anno che vi erano custoditi degli ostaggi.
  3. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, 34.44.5.
  4. ^ Gaio Svetonio Tranquillo, De vita Caesarum, Aug., 29.
  5. ^ Nel 28 a.C. si data la morte di Marco Terenzio Varrone, incaricato da Cesare della costituzione della prima biblioteca pubblica di Roma, mai tuttavia realizzata: le fonti (Plinio, Naturalis historia, 7.115) riferiscono infatti che come straordinario onore gli venne innalzata una statua nell'Atrium mentre era ancora in vita.
  6. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, 43.16.13. Nelle liste dei cittadini venivano iscritti i nomi degli schiavi liberati (liberti) all'atto della loro manomissione. Il nome "Libertatis" attribuito al complesso, si riferisce proprio alla cerimonia che vi si teneva in queste occasioni.
  7. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, 7.115 e 35.10; Ovidio, Tristia, 3.1.69.
  8. ^ Il nome della basilica è attestato in un'iscrizione, oggi perduta, la cui interpretazione è stata tuttavia causa di discussione tra gli studiosi: v. Filippo Coarelli, s.v. Basilica Asinia, in Eva Margareta Steinby (a cura di), Lexicon Topographicum Urbis Romae, I, Roma 1993, p. 170.
  9. ^ Il gruppo scultoreo era l'originale da cui venne copiato il celebre Toro Farnese del Museo archeologico nazionale di Napoli.
  10. ^ Ovidio, Ars amatoria, 1.82
  11. ^ Il frammento della Forma Urbis Severiana dove è raffigurata l'abside occidentale della Basilica, riporta infatti la dicitura LIBERTATIS
  12. ^ Recentemente è stata proposta l'identificazione dell'Atrium Libertatis connesso alla Curia con il rifacimento del portico sul lato sud-orientale del Foro di Cesare in epoca dioclezianea: Augusto Fraschetti, La conversione. Da Roma pagana a Roma cristiana, Roma 1999, p. 218 ss.; Gian Luca Gregori, Alcune iscrizioni imperiali senatorie ed equestri nell'Antiquarium Comunale del Celio, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, 116, 1997, p. 169, nota 37; Massimo Vitti, Il Foro di Cesare dopo i grandi scavi del Giubileo del 2000, in J. Ruiz de Arbulo (a cura di), Simulacra Romae, Tarragona 2004, pp. 15-17 (testo in .pdf scaricabile da questa pagina sul sito SimulacraRomae).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]