Tempio di Giove Feretrio

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Tempio di Giove Feretrio
Denarius Publius Cornelius Lentulus Marcellinus 3 Reverse.png
Il tempietto di Giove Feretrio in una moneta con l'effige di Lentulo Marcellino (sul recto), epoca cesariana (I sec. a.C.). Si può osservare nel verso del denario un personaggio in toga velato capite (Marco Claudio Marcello) che reca nel tempio le spoliae opimae
CiviltàRomana
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneRoma-Stemma.png Roma

Il tempio di Giove Feretrio fu il primo tempio costruito a Roma (il secondo dedicato a Giove è di origine etrusca, vale a dire il tempio di Giove Ottimo Massimo). L'origine del termine Feretrius alcuni lo attribuirono al verbo latino "ferire" (colpire), ponendolo in relazione al fatto che le spoglie del capo nemico caduto in battaglia (spolia opima) erano poi offerte a Giove Feretrio ("che colpisce") sul Campidoglio.[1] Altri autori invece lo identificarono con il verbo latino "ferre" (portare), in quanto chi otteneva le spoliae opimae le portava in dono a Giove Feretrio.[2][3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Roma di Romolo ed il possibile sito del Tempio di Giove Feretrio sul Campidoglio.

Il tempio venne fondato, secondo la tradizione, da Romolo dopo aver sconfitto in battaglia il capo dei Ceninensi, un certo Acrone,[4] nel 752-751 a.C. come ricordano anche i Fasti triumphales.[5]

« Romolo, figlio di Marte, re, trionfò sul popolo dei Ceninensi (Caeniensi), calende di marzo (1º marzo). »

(Fasti triumphales, 2 anni dalla fondazione di Roma[6].)

Fu il primo tempio costruito nella Roma antica. Come testimonia Dionigi, il tempietto non era più ampio, sul lato più lungo, di 15 piedi.[2] Il signum di Giove Feretrio era una pietra dura custodita al suo interno, che Andrea Carandini identifica con il lapis silex, probabilmente un'ascia preistorica che rappresentava la materializzazione di un fulmine, e con la quale si effettuava il sacrificio di una scrofa al termine della ovatio (dopo aver percorso in processione la Via Sacra, dalla Velia fino al Campidoglio, al di fuori del pomerium).[7] Un primo restauro fu effettuato da Anco Marzio. Nel tempio furono poste anche le spoliae opimae del re di Veio, Lars Tolumnio, sconfitto durante la battaglia di Fidene, da Aulo Cornelio Cosso, nel 426 a.C.

Durante la guerra civile tra Antonio e Ottaviano, Augusto decise, dietro suggerimento di Tito Pomponio Attico, di promuovere un rifacimento completo del tempietto ormai caduto del tutto in rovina.[8] Il suo stato di abbandono non aveva destato interesse in nessun politico della città. Fu solo con Ottaviano che, su consiglio di un uomo colto come Pomponio, si decise la ristrutturazione del tempio.

Posizione[modifica | modifica wikitesto]

Il sito del tempio è attualmente dibattuto. Sappiamo, secondo quanto ci tramanda Tito Livio, che si trovava sul Campidoglio:

« Portando le spoglie del comandante nemico ucciso... Romolo salì sul Campidoglio. Lì, dopo averle poste sotto una quercia sacra ai pastori, insieme con un dono, tracciò i confini del tempio di Giove e aggiunse al dio un cognome: "Io Romolo, re vittorioso, offro a te, Giove Feretrio, queste armi regie, e dedico il tempio tra questi confini... in modo che sia dedicato alle spolie opime, che a coloro che verranno dopo di me porteranno qui dopo averle sottratte a re e comandanti uccisi in battaglia". Questa è l'origine del primo tempio consacrato a Roma. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 10.)

Secondo il Carandini si trattava di un tempio che in origine doveva essere una capanna, con di fronte un'ara. Intorno al tempio un recinto, al cui interno vi era una quercia sacra.[4] Il possibile sito viene identificato, sempre dal Carandini, con la Promoteca capitolina dove sono stati rinvenuti reperti votivi databili alla metà dell'VIII secolo a.C.[9]

Planimetria del Campidoglio antico



Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 16, 5-6.
  2. ^ a b Dionigi di Alicarnasso, II, 34, 4.
  3. ^ Augusto, Res gestae divi Augusti, 19.
  4. ^ a b A.Carandini, Roma il primo giorno, p.79.
  5. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 10.
  6. ^ Fasti Triumphales : Roman Triumphs
  7. ^ A.Carandini, Roma il primo giorno, p.80.
  8. ^ Cornelio Nepote, Atticus, 20 , 3
  9. ^ A.Carandini, Roma il primo giorno, p.81.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Carandini, Roma il primo giorno, Roma-Bari, Laterza, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]