Quinto Lutazio Catulo (console 78 a.C.)

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Quinto Lutazio Catulo
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Quintus Lutatius Catulus
Gens Lutatia
Consolato 78 a.C.

Quinto Lutazio Catulo (in latino: Quintus Lutatius Catulus; 123 a.C.61 a.C.) è stato un politico romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del colto Quinto Lutazio Catulo, fugge da Roma nell'87 a.C. all'avvento di Lucio Cornelio Cinna, ma vi fa poi ritorno e diventa edile. All'arrivo di Lucio Cornelio Silla in Italia, Lutazio Catulo si unisce a lui, e riesce ad ottenere la morte di Marco Mario Gratidiano, che aveva costretto il padre al suicidio.

Nel 78 a.C. diventa console e, dopo i forti contrasti con il collega Marco Emilio Lepido, fa varare una legge contro la violenza. Durante il consolato stronca la rivolta di Lepido e organizza il solenne funerale di Silla. Diviene allora leader della fazione degli Optimates, e si impegna per il mantenimento dei risultati della riforma sillana, che può infatti restare vigente fino al 70 a.C., quando i consoli Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso la smantellano. Catulo si oppone fortemente alla Lex Gabinia, nel 67 a.C. e alla Lex Manilia nel 66 a.C., ma non riesce ad impedire il conferimento degli imperia extra ordinem a Pompeo.

Nel 65 a.C. diventa censore con Marco Licinio Crasso e si oppone alla proposta, avanzata da Crasso, di allargare la cittadinanza romana ai Transpadani e di annettere l'Egitto a Roma. Nel 63 a.C., pur essendo princeps senatus, viene sconfitto da Gaio Giulio Cesare alle elezioni per la carica di pontefice massimo, e poco dopo tenta inutilmente di fare incriminare lo stesso Cesare come partecipante alla congiura ordita contro la res publica da Lucio Sergio Catilina. Persa la gran parte della sua autorità, Catulo muore nel 61 a.C.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Canfora, Giulio Cesare. Il dittatore democratico, pp.442-443

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Appio Claudio Pulcro
e
Publio Servilio Vatia Isaurico
(78 a.C.)
con Marco Emilio Lepido
Mamerco Emilio Lepido Liviano
e
Decimo Giunio Bruto