Rivolta dei Simba

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Rivolta dei Simba
parte della Crisi del Congo, della guerra fredda e della decolonizzazione
Kongo 1964 map en.png
Zone di influenza nel Congo nel 1964: in blu il governo centrale, in rosso la Repubblica popolare del Congo, in giallo la regione controllata dai ribelli di Mulele.
Datagennaio - novembre 1964
LuogoRepubblica Democratica del Congo
Casus belliassassinio di Patrice Lumumba
Esitosconfitta dei ribelli, ristabilimento dell'unità nazionale da parte del governo centrale congolese
Schieramenti
Congo-Léopoldville Congo
(Léopoldville)
supporto da:
Stati Uniti Stati Uniti
Belgio Belgio
Socialist red flag.svg Ribelli Simba
supporto da:
URSS URSS
Cuba Cuba
Cina Cina
Tanzania Tanzania
Comandanti
Effettivi
Congo-Léopoldville1500
500 mercenari
Belgio 350 paracommando
Stati Uniti5 C-130
9.500 tra ribelli e milizani Simba
200 consiglieri sovietici e cubani
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La Rivolta dei Simba fu una ribellione scoppiata nelle regioni centrali ed orientali del Congo-Léopoldville nel 1964 a seguito delle enormi disparità tra le élite al potere e la massa della popolazione e della estromissione dal governo dei parlamentari del Movimento Nazionale Congolese di Patrice Lumumba.
I ribelli Simba, normalmente giovani tra i 12 e i 20 anni[1], inizialmente privi di armi da fuoco ma convinti dai propri sciamani di essere magicamente protetti grazie a complessi rituali, assaltavano le truppe regolari congolesi sotto gli effetti di alcool e droghe. Le antiche credenze che facevano presa sulle fasce più giovani della popolazione, avevano effetti anche sul morale dell'esercito di Léopoldville, con i soldati che spesso fuggivano senza combattere.
In breve tempo, vaste zone nell'est del paese caddero sotto il controllo dei Simba. Agli inizi di agosto, una carica di soli 40 ribelli portò alla fuga dei 1500 uomini della forza governativa di stanza a Stanleyville. Il 5 agosto venne proclamata la Repubblica Popolare del Congo con Christophe Gbenye Presidente e Gaston Soumialot Ministro della Difesa, riconosciuta da diversi paesi del blocco sovietico.
Nonostante il supporto logistico di consiglieri militari sovietici e cubani, la ribellione dei Simba fu sconfitta dall'intervento di una task force belga e statunitense, nel corso dell'Operazione Dragon Rouge.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Con la proclamazione dell'indipendenza dal dominio coloniale belga, il 30 giugno 1960, in Congo si aprì un periodo caratterizzato da una forte instabilità politica volta a raggiungere il controllo del paese.
Ad emergere come concorrenti per la leadership, furono 4 personalità: il presidente del Congo Joseph Kasa-Vubu, il vincitore delle uniche (per quasi 40 anni) elezioni libere e primo ministro Patrice Lumumba, il leader indipendentista del Katanga Moise Ciombe e il Capo di Stato Maggiore Mobutu Sese Seko.

Con l'omicidio di Lumumba nel gennaio del 1961, la caduta del governo lumumbista di Antoine Gizenga che controllava l'est del paese (Congo Stanleyville) nel gennaio del 1962, la riconquista delle regioni separatiste nel febbraio del 1963, l'esilio in Spagna di Ciombe e la spartizione del potere tra Kasa-Vubu e Mobutu con l'appoggio della CIA e del Belgio la situazione pareva essersi avviata verso la stabilità politica.

I parlamentari lumumbisti, riparati all'estero, ben presto però si riorganizzarono nel Conseil National de Libération (CNL).
Nel luglio del 1963 Pierre Mulele, ex ministro del governo di Lumumba, rientrò in Congo dopo un lungo viaggio in Cina, dove aveva ricevuto un addestramento alla conduzione della guerriglia, fondando un movimento di ispirazione maoista nel distretto di Kwilu.
Laurent-Désiré Kabila, deputato e leader della Gioventù Baluba (la sezione giovanile del MNC di Lumumba), rietrò dal Ruanda ed organizzò la rivolta nella regione del Ruzizi.
Nelle regioni orientali, le più violentemente anti-europee del paese[2] due importanti leader del CNL, Gaston Soumialot e l'ex Ministro dell'Interno Christophe Gbenye, stabilirono nel Burundi, con l'appoggio delle autorità locali e delle tribù Tutsi, la base per la guerriglia nella confinante provincia congolese di Kivu.

Cuore delle ribellioni furono i giovanissimi guerriglieri Simba.

I Simba[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuti politicamente nelle file del Parti Solidaire Africain di Gizenga, i leader ribelli si ispiravano alla dottrina maoista. Ex colonizzatori, Chiesa, e politici congolesi filoccidentali diventarono il nemico da abbattere. L'adesione alle idee rivoluzionarie venne favorita dal peggioramento delle condizioni di vita nelle campagne e dall'impossibilità di accesso allo studio dai parte dei giovani. Il primo a portare avanti l'idea di una "seconda indipendenza" fu Mulele nel Kwilu, istruendo e addestrando i giovani ribelli che presero il nome di Simba (leoni in swahili).
I Simba erano sottoposti a regole ferree, dovevano rispettare i prigionieri di guerra, non potevano saccheggiare e rubare, era fatto loro divieto di pregare, lo stupro era severamente punito[3]. Anche le donne potevano diventare guerrigliere.
Le armi da fuoco a disposizione dei ribelli erano poche, spesso le cariche erano condotte utilizzando lance e frecce avvelenate. Ma la forza dei giovanissimi Simba risiedeva nella assoluta fede nella magia e nei rituali tribali, circostanza quantomeno curiosa per dei sedicenti militanti marxisti. Gli sciamani iniziavano i guerrieri creando dei tagli nei quali veniva inserita una polvere di pelle di leone; un amuleto li avrebbe poi resi invulnerabili alle armi del nemico: affinché i rituali potessero funzionare, il Simba non poteva lavarsi, pettinarsi o tagliarsi i capelli, stringere la mano ai non-simba[4].
I Simba scendevano in battaglia sotto gli effetti allucinogeni del qāt e si lanciavano sul nemico urlando parole magiche grazie alle quali le pallottole degli avversari si sarebbero trasformate in acqua.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Magie et violence : le cas des Maï Maï, su lescahiersdelafrique.fr, 25 settembre 2004. URL consultato il 13 maggio 2015.
  2. ^ Mockler 2012, p. 187.
  3. ^ "Congo", pag. 372, D. van Reybrouck, Feltrinelli Editore, 2014, ISBN 978-88-07-49177-1
  4. ^ "Congo", pag. 374

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Benoît Verhaegen, Rébellions au Congo, CRISP, Bruxelles, 1966 e 1999.
  • Catherine Coquery-Vidrovitch, Rébellions-révolution au Zaire, 1963-1965, 1987.
  • (FR) Ludo Martens, Pierre Mulele ou la seconde vie de Patrice Lumumba, in Canadian Journal of African Studies / Revue Canadienne des Études Africaines, vol. 23, nº 1, Abingdon-on-Thames, Taylor & Francis, Ltd. a nome della Canadian Association of African Studies, 1989, ISSN 00083968 (WC · ACNP), JSTOR 485391. URL consultato il 13 maggio 2015.
  • Jean Marie van der Dussen De Kestergat, Congo, Congo: de l'indépendance à la guerre civile, 1965.

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