Pino Romualdi

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Pino Romualdi
Pino Romualdi2.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 25 giugno 1953 –
11 luglio 1983
Legislature II, III, IV, V, VI, VII, VIII
Gruppo
parlamentare
MSI poi MSI-DN
Collegio Roma e Bologna
Incarichi parlamentari
  • Componente della V COMMISSIONE (DIFESA) (II legislatura)
  • Componente della COMMISSIONE SPECIALE PER L'ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE N.1946: "MODIFICAZIONI ED AGGIUNTE ALLE DISPOSIZIONI SULLA CINEMATOGRAFIA" (II legislatura)
  • Componente della VII COMMISSIONE (DIFESA) (III, VII legislatura)
  • Componente della XII COMMISSIONE (INDUSTRIA E COMMERCIO) (IV, V, VI, VII legislatura)
  • Componente della COMMISSIONE PARLAMENTARE PER IL PARERE AL GOVERNO SUI DECRETI DA EMANARE IN ESECUZIONE DEI TRATTATI DI LUSSEMBURGO DEL 21 E 22 APRILE 1970 IN MATERIA DI BILANCIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE, IN SOSTITUZIONE DEI CONTRIBUTI FINANZIARI DEGLI STATI MEMBRI CON RISORSE PROPRIE DELLA COMUNITÀ NONCHÉ DI REGOLAMENTO DEI FINANZIAMENTI DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE (VI legislatura)
  • Componente della RAPPRESENTANZA ITALIANA AL PARLAMENTO EUROPEO (VI legislatura)
  • Componente del COMITATO PARITETICO BICAMERALE PER L'INDAGINE CONOSCITIVA SULL'ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA DEGLI AUTOVEICOLI (VII legislatura)
  • Componente della III COMMISSIONE (ESTERI) (VIII legislatura)
  • Componente della COMMISSIONE PARLAMENTARE PER IL PARERE AL GOVERNO SUI DECRETI DA EMANARE IN ESECUZIONE DEI TRATTATI DI LUSSEMBURGO DEL 21 E 22 APRILE 1970 (VIII legislatura)
Sito istituzionale

Presidente del Movimento Sociale Italiano
Durata mandato 1976 –
1982
Predecessore Alfredo Covelli
Successore Nino Tripodi

Senatore della Repubblica Italiana
Durata mandato 12 luglio 1983 –
1º luglio 1987
Legislature IX
Gruppo
parlamentare
MSI-DN
Circoscrizione Lazio
Collegio Roma I
Sito istituzionale

Europarlamentare
Durata mandato 24 luglio 1984 –
22 maggio 1988
Legislature II
Gruppo
parlamentare
Gruppo delle Destre Europee

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista (fino al 1943)
Partito Fascista Repubblicano (1943-1945)
Movimento Sociale Italiano (1946-1988)
Titolo di studio Laurea in scienze politiche
Professione Politico, Giornalista
Pino Romualdi
NascitaPredappio, 24 luglio 1913
MorteRoma, 21 maggio 1988
EtniaItaliana
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
War flag of the Italian Social Republic.svg Esercito Nazionale Repubblicano
Flag of the National Fascist Party (PNF).svg Fasci di Azione Rivoluzionaria
Anni di servizio1935–1947
GuerreGuerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
CampagneCampagna italiana di Grecia
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Giuseppe Nettuno Romualdi (detto Pino) (Predappio, 24 luglio 1913Roma, 21 maggio 1988) è stato un politico e giornalista italiano. È stato vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano e tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, di cui fu eletto presidente, e parlamentare nazionale ed europeo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni della gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Nacque in una famiglia di Predappio, terzo di cinque figli di Valzania Romualdi e Maria Luigia Proli, seppur lui stesso si sia più volte proclamato figlio naturale di Benito Mussolini. Combatté nel 1935 nella guerra d'Etiopia come volontario nel battaglione universitario, congedandosi l'anno dopo con il grado di capitano. E proprio in Africa Orientale Italiana, nel 1939, ebbe il suo primo incarico politico di rilievo, come vicesegretario federale del Partito Nazionale Fascista a Gimma, in Etiopia.

Giornalista professionista, nel 1940 fu chiamato a dirigere il periodico forlivese Il Popolo di Romagna, ma poco dopo, allo scoppio della seconda guerra mondiale, si arruolò volontario e venne inviato sul fronte greco-albanese. Combatté in Albania e a Corfù.

L'impegno nella RSI[modifica | modifica wikitesto]

L'8 settembre 1943 si trovava a Venezia e aderì alla Repubblica Sociale Italiana, diventando funzionario del Partito Fascista Repubblicano a Forlì. Fu delegato al Congresso di Verona nel novembre del 1943. Nello stesso periodo diresse la Gazzetta di Parma. In un articolo apparso sulla Gazzetta in data 3 dicembre 1943, con il titolo Finalmente, commentò le disposizioni antisemite del Manifesto di Verona, art. 7, con le parole:

«Gli ebrei sono stati messi al loro posto. ... I puri sangui saranno messi in campi di concentramento, mentre i sangui misti saranno guardati e controllati molto da vicino dalle autorità di polizia.[1]»
(dalla Gazzetta di Parma, 3 dicembre 1943)

Fu segretario federale del partito nella stessa Parma dall'aprile all'ottobre del 1944; durante quel periodo avviene un eccidio di partigiani in piazza Garibaldi[2][3]. In seguito Romualdi fu vicesegretario nazionale del PFR, incarico cui affiancò quello di responsabile amministrativo dei Fasci all'estero e oltremare. Per conto del governo della Repubblica Sociale Italiana nell'aprile del 1945 trattò la resa con le truppe anglo-americane; manterrà poi i legami sia con ambienti americani che con ambienti socialisti e di sinistra che attraverso una elaborata pratica di mediazione porteranno, grazie a Pino Romualdi, alla nascita del Neofascismo italiano. È Romualdi a trattare con Palmiro Togliatti, tramite intermediari, prima del famoso Referendum Repubblica/Monarchia (2.Giugno.46). In cambio del sostegno alla Repubblica, Romualdi otterrà l'amnistia per i fascisti ancora prigionieri politici. Pierangelo Buttafuoco considera Romualdi il più raffinato e intelligente stratega della Destra nazionale sociale del dopoguerra. Romualdi si oppone da neofascista ed attualista gentiliano alla storicizzazione del fascismo e mostra che il fascismo appartiene, nonostante la sconfitta militare, al tessuto della comunità nazionale. Romualdi definiva il MSI "il mio partito", la "mia famiglia".[4]

Il dopoguerra e la fondazione del MSI[modifica | modifica wikitesto]

Uscito dalla clandestinità nel giugno 1946 grazie all'amnistia Togliatti, nel dicembre dello stesso anno Romualdi fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, di cui sarà fino al 1948 il leader effettivo, nonostante la sua latitanza a causa della sua compromissione con la RSI. Sempre nel 1946 fondò il movimento neofascista Fasci di Azione Rivoluzionaria, che si rese protagonista di attentati e azioni dimostrative e che venne sciolto nel 1947. Nel 1948 fu il primo presidente del Centro Nazionale Sportivo Fiamma, che riuniva i giovani sotto una sigla che non era direttamente di partito.[5]

Durante la campagna elettorale per le politiche del 1948, un mese prima delle elezioni, Romualdi fu arrestato e dovette scontare circa tre anni di galera per la condanna a morte (nel frattempo derubricata) del febbraio 1947.[6]

L'attività parlamentare e di partito[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1952 al 1965 fu vicesegretario del partito, e ancora dal 1970 al 1977. Nel 1953 venne eletto deputato alla Camera nelle liste del MSI e fu riconfermato sino al 1983[7]. Nel 1956 fondò e diresse Il Popolo Italiano, quotidiano ufficiale del partito per un biennio. Nel 1959 fondò la rivista mensile "L'Italiano".

All’epoca della segreteria Michelini, apertamente filo-matteiana, sostenne apertamente la necessità che l’Italia fosse attenta al mondo arabo che «vi sono dal Mar Rosso al Mar Mediterraneo circa 80-90 milioni di arabi con i quali noi abbiamo oggi e avremo domani degli interessi, dalla cui vita e dalle cui condizioni di sviluppo né l’Italia né gli altri Stati dell’Europa possono prescindere».[8] Nel 1979 appoggiò la Rivoluzione Islamica Iraniana di Ayatollah Khomeyni in contrapposizione al comunista Tudeh e al sionismo israeliano, con cui Romualdi entrò in contrasto, grazie alle sue posizioni filoarabe, dalla fine degli anni '50[9]. Secondo quanto narra lo storico trotzkista Aldo Giannulli, Pino Romualdi quando Almirante nel conflitto tra Palestina e Israele del 1973 decideva di sostenere Israele accese una serratissima discussione in sede interna del Movimento Sociale, arrivando alle vie di fatto contro i filoisraeliani. Accusò Almirante di aver venduto il partito "ai sionisti" e accusò Mario Tedeschi di essere "un filosionista antifascista", affermando a chiare lettere che un fascista doveva essere per forza di dimensioni storiche nazionali e mediterranee a fianco della Palestina sino alla fine (Giannulli, Rosati, Storia di Ordine Nuovo, p. 176). A fianco di Pino Romualdi, nella lotta di supporto al Nazionalismo Palestinese, troveremo Lo Porto, Mantica, Petronio e altri missini. La maggioranza almirantiana (tra cui Niccolai) sostiene Israele nel conflitto del 1973. Nel 1979 Romualdi sposta tutta l'area di destra a fianco della Resistenza afgana, dell'Iran e del nascente nazionalismo islamico medio-orientale che Romualdi, con notevole intuito, sostiene essere un fenomeno più duraturo del nasserismo populista e pur essendo anticraxiano sulla questione di Sigonella impone l'odg di sostegno al Governo "per l'onore del Nazionalismo Palestinese antisraeliano". Romualdi è si Occidentale, ma nel senso che vuole l'Italia e il Grande Gioco Mediterraneo al centro dell'Occidente. Guarda alla Cina di Deng come una nazione che sta andando verso il nazionalismo confuciano e sta superando il marxismo alla cinese che Mao aveva tentato di impiantare in Cina, pur in modo molto eterodosso, al punto che Romualdi considerava Mao comunque un grande statista, un autentico nemico dell'Unione Sovietica (Cfr. "Il Secolo d'Italia", 14 settembre 1987; Id, 11 settembre 1976).

Nel 1970 appoggiò la politica del neosegretario Almirante che puntava alla fusione con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica e ad una politica di allargamento verso il centro parlamentare, dando vita al Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. E proprio Destra Nazionale fu il nome della corrente che nel partito faceva capo a Romualdi, di cui erano esponenti tra gli altri Franco Petronio e Guido Lo Porto.

Dopo la scissione promossa nel dicembre 1976 dai parlamentari che diedero vita a Democrazia Nazionale, si consolidò nel partito la 'diarchia' Almirante-Romualdi, col primo nel ruolo di segretario e leader carismatico e il secondo nel ruolo istituzionale di presidente del partito. Restò presidente del partito fino al 1982.

Dal 1979 e fino al 1988 Romualdi fu anche parlamentare europeo per due legislature, e dal 1984 fu vicepresidente del gruppo delle Destre europee. Nel 1984, a sorpresa, lui e Almirante si recarono a rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer, il segretario comunista prematuramente scomparso a Padova.

Nel 1983 venne eletto al Senato fino al settembre 1984, quando si dimise perché parlamentare europeo. Con la sua corrente Destra italiana, nel dicembre 1987 al congresso di Sorrento sostenne l'elezione a segretario del MSI di Gianfranco Fini. In quel periodo fu nominato direttore del Secolo d'Italia, ma lo restò per pochi mesi.

Romualdi morì infatti nel 1988, nello stesso giorno di Dino Grandi, e un giorno prima di Giorgio Almirante, a causa di un tumore. Alla camera ardente si presentarono anche i comunisti Nilde Iotti, presidente della Camera, e Giancarlo Pajetta. Per Giorgio Almirante e Pino Romualdi si svolsero esequie comuni a Roma, in piazza Navona. La sua salma riposa nel cimitero di Predappio, vicino alla cripta di Benito Mussolini.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Era sposato con Vera Versari, conosciuta a Forlì e scomparsa a 92 anni nel dicembre 2014.[10] Due i figli: Adriano Romualdi, scomparso nel 1973 a soli 32 anni in un incidente stradale, teorico e studioso della cultura di destra, e Marina.[10][4]

Le memorie[modifica | modifica wikitesto]

Le memorie che Romualdi scrisse durante la latitanza a Roma tra l'inverno 1945 e la primavera 1948 sono state pubblicate postume dopo quasi mezzo secolo dalla loro redazione, in due testi, con il titolo Fascismo Repubblicano e Caro Lettore. Offrono una visione dall'interno del mondo composito che ruotava attorno al Partito Fascista Repubblicano e degli uomini e delle idee che animarono la classe dirigente della Repubblica Sociale Italiana.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Fascismo Repubblicano, Milano, SugarCo, 1992
  • Caro lettore, 1989, Roma, L'Italiano (Quaderni)
  • Filippo Anfuso e l’idea di Europa-Nazione, Palermo, ISSPE, 1983
  • Intervista sull’Europa, Palermo, Thule, 1979,
  • Dossier 25 luglio 1943, Roma, Ciarrapico, 1978
  • L’ora di Catilina. Rivoluzioni e colpi di Stato nell’Europa moderna, Roma, TER, 1962
  • Fronte Antibolscevico Italiano, s.e., s.d. ma 1947

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Marco Minardi, I bambini di Parma nel Lager di Auschwitz, Parma, Istituto storico della resistenza e dell'età contemporanea, 2003, pp. 46–47.
  2. ^ http://www.eccidinazifascisti.parma.it/page.asp?IDCategoria=905&IDSezione=6935&ID=110681
  3. ^ Per questo crimine Romualdi verrà condannato a morte nel 1947, per poi essere assolto nel 1951.
  4. ^ a b Annalisa Terranova, Intervista a Marina Romualdi: "Per mio padre il MSI era una famiglia", su secoloditalia.it, 16 ottobre 2016. URL consultato il 29 novembre 2022.
  5. ^ Antonio Carioti I ragazzi della fiamma Ed Mursia 2011
  6. ^ Dizionario biografico Treccani
  7. ^ http://storia.camera.it/deputato/nettuno-pino-romualdi-19130724/leg-repubblica-II#nav
  8. ^ | Il filoarabismo neofascista del primo dopoguerra. Tra anti-imperialismo, “Grande Gioco Mediterraneo” e scelta atlantica « Nuova Rivista Storica, su nuovarivistastorica.it. URL consultato il 1º marzo 2021.
  9. ^ Destre. Pino Romualdi e lo sguardo a Oriente (tra Islam e Cina), su Barbadillo, 27 ottobre 2021. URL consultato il 28 ottobre 2021.
  10. ^ a b Antonio Pannullo, Scomparsa Vera Romualdi, accanto al marito nel bene e nel male, su secoloditalia.it, 10 dicembre 2014. URL consultato il 29 novembre 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gennaro Malgieri, La memoria della destra, 2003, Pantheon
  • Piero Ignazi, Il polo escluso: profilo storico del Movimento sociale italiano, 1998, Il Mulino

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore del Secolo d'Italia Successore
Cesare Mantovani dicembre 1987 - 18 febbraio 1988 Aldo Giorleo
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