Silvana Mangano

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Silvana Mangano a Roma nel 1974

Silvana Mangano (Roma, 21 aprile 1930Madrid, 16 dicembre 1989) è stata un'attrice cinematografica italiana.

Annoverata tra le maggiori attrici del cinema italiano, per le sue interpretazioni ha ottenuto tre David di Donatello e tre Nastri d'argento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Esordi[modifica | modifica wikitesto]

Silvana Mangano in Riso amaro (1949)

Nata a Roma da un ferroviere italiano originario di Petralia Soprana (in provincia di Palermo) e da una casalinga inglese originaria di Croydon (nella contea della Grande Londra), Ivy Webb, iniziò a seguire alcuni corsi di danza classica a Milano presso Jia Ruskaja e fu notata dal famoso costumista francese Georges Armenkov. Dopo qualche titubanza, decise di partire per la Francia dove nel 1945 apparve come comparsa nel suo primo film: Le jugement dernier di René Chanas[1].

Ritornata in Italia, lavorò come indossatrice per l'atelier Mascetti[2]. A soli 16 anni, grazie alla sua bellezza scultorea, fu eletta Miss Roma 1946 ma all'ultimo momento non si presentò al concorso di Miss Italia 1947. Il titolo fu vinto da Lucia Bosè e a quella storica edizione parteciparono anche Gianna Maria Canale (seconda), Gina Lollobrigida (terza) ed Eleonora Rossi Drago (esclusa prima della finale). Silvana venne comunque notata dal regista Mario Costa e ottenne piccolissimi ruoli in alcune pellicole come Il delitto di Giovanni Episcopo del 1947 di Alberto Lattuada in cui appare anche la Lollobrigida.

Nel frattempo seguì un corso di recitazione incontrandovi Marcello Mastroianni, il suo primo grande amore; a proposito la Mangano disse anni dopo: "Ci conosciamo da sempre. A Roma da ragazzi abitavamo nello stesso quartiere, innamorati. Io sedici anni, lui ventidue. Marcello non lo ha mai dimenticato, anche perché una volta, mentre ci baciavamo su una panchina, sorprese un guardone; lo affrontò, gli tirò un pugno, quello si scansò... e Marcello colpì un tronco d'albero. Così, negli anni, ogni volta che quel pollice gli ha fatto male si è ricordato di me".

Riso amaro e il successo internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Appena diciottenne, la Mangano fu scelta da Giuseppe De Santis per quello che sarebbe diventato un film manifesto del Neorealismo, Riso amaro (1949), accanto a Vittorio Gassman, Raf Vallone e Doris Dowling. L'attrice, presentatasi ad un provino troppo truccata e abbigliata in modo vistoso, fu scartata alla pari delle altre partecipanti; qualche tempo dopo, passeggiando per via Veneto a Roma incappò in De Santis: senza trucco, coi capelli bagnati e un aspetto dimesso colpì il regista, che la sottopose ad un secondo provino e le affidò il ruolo della mondina Silvana Meliga.

Durante le riprese, nell'estate 1948, conobbe il produttore della pellicola Dino De Laurentiis. Lo straordinario successo del film, in patria e all'estero, imposero la Mangano come sex symbol nazionale del dopoguerra: l'immagine fiera ed indolente della mondina, con la maglietta attillata e le calze nere a mezza coscia, diverrà presto iconica.

Nel 1949 affiancò nuovamente Gassman ne Il lupo della Sila, e nel 1950 fu coprotagonista con Amedeo Nazzari de Il brigante Musolino. Forte di una fama già internazionale, ribattezza dai rotocalchi la Rita Hayworth italiana, la Mangano ricevette proposte da Hollywood e dal regista inglese Alexander Korda, presto rifiutate a vantaggio della realizzazione privata e familiare; nel 1949 il matrimonio con Dino De Laurentiis, e negli anni seguenti quattro figli: Veronica, Raffaella (futura produttrice), Federico e Francesca.

Gli anni cinquanta e l'evoluzione dell'immagine[modifica | modifica wikitesto]

Allontanandosi gradualmente dalla fisicità erotica dei suoi primi ruoli, la Mangano divenne via via più selettiva per i ruoli a venire; così è per la ballerina di night-club che abbandona la vita notturna per prendere i voti nel melò Anna di Alberto Lattuada (1951), primo film italiano ad incassare un miliardo di lire[3], in cui ritrovò come co-protagonisti Gassman e Vallone e nel quale ballò il famoso El negro Zumbon, scena omaggiata da Nanni Moretti a distanza di quarant'anni nel film Caro diario.

Nella sua prima produzione ad alto budget, Ulisse (1954) di Mario Camerini, tratto dall'Odissea di Omero, in cui lavorò accanto ai divi hollywoodiani Kirk Douglas ed Anthony Quinn, l'attrice interpretò sia Penelope che la Maga Circe; in seguito è nuovamente protagonista di un dramma sentimentale: la coproduzione italo-statunitense Mambo, diretta da Robert Rossen in cui fu di nuovo affiancata da Vittorio Gassman, in seguito venne poi scelta da Vittorio De Sica per il ruolo della prostituta Teresa nel film ad episodi L'oro di Napoli (1954), per il quale ottenne il suo primo Nastro d'Argento.

Nonostante il successo di critica e di pubblico, la Mangano già negli anni '50 annunciò più volte un precoce ritiro dalle scene, e finì per preferire l'agiata vita familiare ai ruoli da star nei kolossal prodotti dal marito; inevitabile fu il confronto divistico tra la Mangano ed il mito nascente di Sophia Loren, sostenuta dall'ex socio di De Laurentiis, Carlo Ponti.

Grande risalto giornalistico ebbero nel 1956 le riprese del film Uomini e lupi, in cui tornò ad essere diretta da Giuseppe De Santis, accanto ad un giovane Yves Montand e al più esperto Guido Celano: durante una pausa della lavorazione, nelle montagne della Majella in Abruzzo, la Mangano fu assalita da uno dei lupi utilizzati per le scene, sfuggito al proprio domatore; Celano riuscì coraggiosamente a deviare l'aggressione dell'animale, che fu poi abbattuto da un cacciatore che si trovava nella zona.

Fu ancora protagonista ne La tempesta (1958), tratto da alcune novelle di Pugacev, e in La diga sul Pacifico (1958), pellicola di René Clément tratta da un romanzo di Marguerite Duras, interpretata accanto ad Anthony Perkins, Alida Valli, Jo Van Fleet ed Yvonne Sanson. Alla fine del decennio, nonostante il carattere riservato, la Mangano si prestò anche alla commedia, dando prova di versatilità nel ruolo della prostituta Costantina in La grande guerra (1959) di Mario Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman, o ironizzando sulla sua predilezione per il gioco d'azzardo in Crimen (1960) di Mario Camerini.

Gli anni sessanta: le commedie e i film d'autore[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1959 Federico Fellini le chiese di affiancare Mastroianni ne La dolce vita, nel ruolo che fu poi di Anouk Aimée, ma De Laurentiis fece sfumare la proposta. È invece a seguito del rifiuto di Gina Lollobrigida che la Mangano veste i panni di una partigiana jugoslava in Jovanka e le altre (1960) di Martin Ritt, accettando di rapare i capelli a zero, e guadagnandosi così la copertina della rivista statunitense Life, mentre l'anno successivo comparve nel poco fortunato Il giudizio universale (1961), diretta ancora da De Sica e accanto a Sordi; risale a questi anni la voce infondata di un flirt coll'attore romano, che invece le rimarrà amico per tutti gli anni a venire.

Con l'interpretazione di Edda Ciano nel film storico Il processo di Verona di Carlo Lizzani, la Mangano diede nuovamente prova di notevoli capacità interpretative drammatiche, guadagnandosi un Nastro d'Argento e il David di Donatello alla miglior attrice. A seguire altre commedie in coppia con Sordi, La mia signora, Il disco volante (esordio registico di Tinto Brass), la satira di costume Scusi, lei è favorevole o contrario?.

Sul set del film ad episodi Le streghe (1967). che De Laurentiis le confeziona su misura immaginando un nuovo successo di cassetta, la Mangano ha l'opportunità di venir diretta per la prima volta da Pier Paolo Pasolini e Luchino Visconti, registi che si riveleranno determinanti nelle scelte artistiche a venire.

Silvana Mangano in un fotogramma del film Morte a Venezia (1971)

Per Pasolini fu una splendida Giocasta nell'Edipo re (1967), una madre borghese e disorientata in Teorema (1968) accanto a Massimo Girotti e Terence Stamp e, in un piccolo cameo non accreditato, la Madonna nel Decameron (1971).

Vinse ancora un Nastro d'Argento per Lo scopone scientifico (1972), considerato tra le commedie più riuscite di Luigi Comencini, ma fu il ruolo della madre di Tadzio in Morte a Venezia (1971) di Visconti a sancire il mutamento d'immagine più significativo: immagine eterea di rarefatta bellezza, la Mangano non rassomiglia a nessuna delle sue precedenti caratterizzazioni. Nuovamente diretta dal regista milanese nella pellicola storica Ludwig (1973), per Visconti accettò con coraggio d'interpretare una donna chiassosa e volgare in Gruppo di famiglia in un interno (1974).

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

A fare da contrappunto al successo professionale, vi furono difficoltà nella vita privata. Di carattere distaccato anche nei rapporti coi familiari[4], in più interviste lasciò trasparire un certo imbarazzo per il suo aspetto fisico, e spesso lamentò persistenti disturbi d'insonnia. La morte del figlio venticinquenne Federico (avvenuta il 15 luglio 1981, a causa di un incidente aereo in Alaska), aggravò uno stato depressivo latente.

Nel 1983 fu ufficializzata la separazione da De Laurentiis, e poco dopo le venne diagnosticato un tumore allo stomaco; già ritiratasi a vita privata da dieci anni, la Mangano apparve brevemente solo nel film Dune (1984) di David Lynch, complice la richiesta della figlia Raffaella, produttrice della pellicola. Forse intuendo l'avvicinarsi della fine, accettò un ultimo ruolo accanto a Marcello Mastroianni nel capolavoro di Nikita Mikhalkov Oci ciornie (1987). Il 4 dicembre 1989, coll'aggravarsi del cancro, si rese necessario un intervento al mediastino, eseguito alla Clínica La Luz di Madrid, città nella quale viveva con la figlia Francesca; discreta anche in questa circostanza, scelse di ricoverarsi col nome di Silvana Webb; al termine dell'operazione un arresto cardiaco e il coma. Si spense il 16 dicembre, a 59 anni, lasciando il ricordo di una grande interprete del cinema italiano[5].

Nel 2000 il Comune di Roma le ha dedicato una strada nel quartiere Vallerano.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Silvana Mangano insieme a Vittorio Gassman e Alberto Sordi sul set del film La grande guerra (1959)

Doppiatrici[modifica | modifica wikitesto]

  • Lydia Simoneschi in: Il lupo della Sila, Riso amaro (dialoghi), Il brigante Musolino, Anna (dialoghi), Mambo, Ulisse, Uomini e lupi, La diga sul Pacifico, La tempesta
  • Flo Sandon's in Anna (canto)
  • Maria Pia Di Meo in Barabba (solo alcune sequenze)

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Silvana Mangano la mondina sexy del cinema italiano, su Rai Storia. URL consultato il 29 gennaio 2016.
  2. ^ Dizionario biografico Treccani - Silvana Mangano, su treccani.it. URL consultato il 29 gennaio 2016.
  3. ^ Alberto Lattuada dieci anni dopo - Rai movie, su raimovie.blog.rai.it. URL consultato il 10 novembre 2015.
  4. ^ Intervista a Veronica De Laurentiis, di Marino Parodi, Club3 online
  5. ^ SILVANA MANGANO SEMPRE IN COMA IRREVERSIBILE - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 30 gennaio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Cimmino, Silvana Mangano il teorema della Bellezza, Roma, Gremese Editore 1992
  • Rocca Federico, Silvana Mangano, Palermo, L'Epos Editore, 2006

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