Federico Patellani

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« Sensibile e colto narratore, testimone puntuale della società italiana, Federico Patellani, grande maestro del reportage classico e uno degli autori che maggiormente hanno contribuito a definire l'idendità della fotografia italiana anche sul piano internazionale, ha raccontato con linguaggio non retorico il Paese del dopoguerra, la ripresa economica, le industrie, la moda, il costume, la vita culturale. [...] un fotografo di classe. Un fotogiornalista speciale [...] »
(Roberta Valtorta, direttore scientifico del Museo di fotografia contemporanea[1])

Federico Patellani (Monza, 1º dicembre 1911Milano, 10 febbraio 1977) è stato un fotografo italiano, fotoreporter di guerra e caposcuola[2] del fotogiornalismo in Italia.

Noto per i suoi reportages[3] tematici sulla ripresa della società italiana nel dopoguerra, divenne ben presto un punto di riferimento di un fotogiornalismo raffinato e «colto»[4] che secondo alcuni estimatori ricalcava l'esempio dei reportages statunitensi pubblicati dalla prestigiosa rivista Life.[5]. È considerato «uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo», esponente della fotografia neorealista[6][7]. Con lo pseudonimo Pat Monterosso, inoltre, fu fotografo di guerra documentando la guerra in Russia nella seconda guerra mondiale[8]. Il Fondo delle sue fotografie considerato «di impronta socio-antropologica»[9] e consistente in più di 700.000[10][11] scatti, è conservato presso il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.

Villa Ghirlanda Silva a Cinisello Balsamo, sede del Museo di fotografia contemporanea custode del fondo fotografico di Federico Patellani per conto degli Archivi dell'immagine della Regione Lombardia[12]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Aldo, un avvocato di Monza, Federico incomincia in età liceale ad avvicinarsi alla fotografia grazie proprio al padre, che oltre alla ripresa (gli regalò una macchina a tendina di piccolo formato), gli insegnò lo sviluppo e la stampa fotografica in camera oscura[13]. Continuando a studiare per avvocato come il padre, presso la facoltà di giurisprudenza di Milano, frequentò diversi circoli artistici e letterari, finché nel 1935 come ufficiale dell'esercito italiano fu incaricato di fotografare le operazioni del Genio in Africa orientale. Al suo ritorno in Italia scelse di lasciare la carriera di avvocato per dedicarsi completamente alla fotografia. Sposatosi con Laura Schibler, «nel 1938, nacque il figlio Aldo»[14]. Nel 1939 incomincia a collaborare con il rotocalco Tempo[15], un settimanale che doveva diventare ben presto il primo esempio del fotogiornalismo in Italia, con immagini che "raccontavano" gli avvenimenti come le parole e in cui Patellani rappresenta da subito un punto di riferimento anche per i suoi fototesti[16], un modo nuovo, ideato proprio dal fotoreporter, per la descrizione delle fotografie con un breve testo esplicativo delle stesse.

La seconda guerra mondiale lo consacra fotografo di guerra, è infatti reporter sul Fronte orientale con lo pseudonimo di Pat Monterosso. I suoi reportages sulla guerra oltre che in Russia, continuano anche in Italia, dove nel 1943 fotografa gli effetti distruttivi dalla guerra a Milano e Valmontone, Cassino e Napoli con sue foto che appaiono non solo sulla rivista Tempo ma anche su diverse testate di quotidiani nazionali.

Fotografa inoltre aspetti della ripresa italiana con reportage sulla FIAT e l'Italsider, aspetti della quotidianità con la cronaca oltre che attori, attrici e Miss Italia. È impegnato inoltre in inchieste che affrontano il sociale, come quella sugli operai delle miniere di carbone a Carbonia (Sardegna), realizzata nel 1950 per il settimanale «Tempo».

La sua collaborazione oltre che rivolta verso moltissimi quotidiani italiani è anche per riviste importanti come Epoca, La Domenica del Corriere e La Storia Illustrata. Reportage tematici in diverse parti del mondo come in Kenya e diversi altri stati africani, Messico, Ecuador e nel 1976 in Ceylon.

Secondo il figlio Aldo, un ulteriore esclusivo aspetto riguardante il lavoro del padre, grazie alla notorietà e alla fiducia professionale goduta come fotogiornalista presso le redazioni italiane ed estere di tutta Europa, era quello di essere lui stesso il proponente dei propri reportages; anziché svolgere servizi su commissione, era quindi lo stesso Patellani ad indicare ai giornali l'acquisto dei servizi che si proponeva di realizzare o che erano in via di realizzazione[17].

Muore a 65 anni, il 10 febbraio 1977, a Milano[18]

Copiosa la produzione di libri fotografici a tema e di foto apparse in diversi libri di importanti case editrici di tutto il mondo. Il suo archivio fotografico si trova oggi presso il Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo. Le sue foto sono richieste da diversi enti in molte città d'Italia ed in alcuni paesi del mondo, sia per mostre personali che tematiche collettive.

Fotografo di guerra[modifica | modifica wikitesto]

Patellani 1945: Ricostruzione dell'uccisione di Benito Mussolini, il partigiano Bill (Urbano Lazzaro) indica il punto preciso del muro dove avvenne la fucilazione a Giulino di Mezzegra
Patellani 1945: Ricostruzione della posizione del corpo di Mussolini dopo gli spari, simulata da Urbano Lazzaro

Guerra d'Etiopia nel 1935; Seconda guerra mondiale nel Fronte orientale o campagna di Russia; Italia, Milano 1943 e Valmontone nel 1945, sono gli scenari di guerra, dove Federico Patellani o Pat Monterosso (suo pseudonimo da inviato in Russia), presta la sua opera come fotoreporter di guerra.

I suoi reportage di guerra iniziano nel 1935, nella parte orientale del Corno d'Africa, in Eritrea e nella Etiopia italiana. L'ufficiale del genio dell'Esercito italiano, Federico Patellani, ha in quel tempo ventiquattro anni. Con la sua Leica I fotografa nella campagna d'Africa cento rullini. Le sue fotografie sono incentrate più sugli "scenari" e sulle "condizioni" della guerra in corso, che su immagini cruenti dei combattimenti. Fotografa i suoi compagni d'armi, la popolazione del luogo, i mercati, gli indigeni, lo sbarco e la ripartenza delle truppe per e dall'Africa. Sarà un giornale di Milano, L'Ambrosiano, che al suo ritorno in Italia, si interessa all'acquisto e alla pubblicazione di quelle foto per alcuni servizi giornalistici. Già da questo primo servizio «[...] si può già individuare lo stile narrativo che caratterizzerà costantemente il suo lavoro fotografico;un gusto per il racconto sviluppato e derivato anche dalla sua forte passione per la letteratura»[19]«Da questo momento Patellani farà della fotografia una professione. Nel 1939 infatti lascia definitivamente il diritto per dedicarsi al fotogiornalismo»[20].

Il 1939 sarà anche l'inizio della sua stretta collaborazione con il settimanale Tempo. Qui Patellani entra in contatto con personaggi, che collaborando con la rivista, avrebbero influenzato negli anni a venire, il giornalismo, la letteratura, il designer, il cinema e molti altri aspetti della cultura italiana: Alberto Mondadori, Salvatore Quasimodo, Cesare Zavattini, Indro Montanelli, Bruno Munari, Alberto Lattuada e Leonardo Sinisgalli. È in questo ambiente che il "fotografo nuova formula"[21][22] arricchisce lo stile "narrativo" che contraddistinguerà ogni sua fotografia.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, il fotoreporter è pronto per una nuova impresa. Richiamato nel 1941, l'ufficiale Patellani, fotografo personale del noto generale Giovanni Messe (che diventerà Maresciallo d'Italia), segue l'esercito e la squadra di fotocineoperatori in Russia, meglio conosciuto come Fronte orientale del conflitto mondiale. Anche qui come aveva fatto per la guerra in Africa fotografa «temi legati alla quotidianità»[23] prediligendo fotografie sulla vita di tutti i giorni dell'esercito e della gente del luogo, più che i campi di battaglia. Purtroppo il materiale fotografico su questa "campagna" è scarso e può contare esclusivamente sulle immagini inviate alla rivista Tempo e su quelle poche oggi esistenti nell'archivio del suo Fondo fotografico. Molto materiale infatti si è perso, come per esempio, quello inviato a Roma con una serie di altri filmati per l'Istituto Luce[24]

Ritornato dalla Russia con un treno ospedale nel 1942, Patellani continua con i reportages legati alla guerra fotografando le distruzioni di alcune importanti città italiane. Nel 1943 è la volta di Milano sotto i bombardamenti e le macerie; è molto probabile che a questo periodo sono riferiti i due documenti dattiloscritti: L'Italie ne danse pas (L'Italia non danza affatto) e La vie des décombres (La vita delle macerie), accurati "fototesti" che descrivono la distruzione e la vita della gente fra le macerie[25] Nel 1945, dopo che Patellani ha passato due anni in un campo di internamento in Svizzera, è la volta di Valmontone, Cassino e Montecassino dove il fotoreporter documenta le distruzioni provocate da una guerra violenta fra nazisti ed alleati e la vita di stenti dei sopravvissuti.

Fotogiornalista[modifica | modifica wikitesto]

Già collaboratore del settimanale «Tempo», Patellani consolida il rapporto con il rotocalco milanese con servizi speciali sugli avvenimenti più importanti che interesseranno l'Italia del dopoguerra. Lo fa rompendo gli schemi tradizionali del fotogiornalismo italiano: la fotografia diventa, in modo dirompente, documento esplicativo di un evento. Patellani si fa promotore di una concezione fotografica "diversa" e interprete di emozioni che riescono a «catturare immagini "viventi, attuali, palpitanti", cogliendo il movimento e il sensazionale»[26]. Un esempio "storico" è l'immagine di copertina di «Tempo» del 15 giugno 1946 (n. 22), in cui un'unica immagine occupa tutta la copertina per "documentare" la nascita della Repubblica Italiana. L'immagine rappresenta il primo piano del viso di una bella ragazza sorridente che "sfonda" con la testa la prima pagina del «Corriere della Sera», che annunciava proprio la nascita della Repubblica e che invece non conteneva nessuna foto.

Una ragazza festeggia la nascita della repubblica mostrando una copia del Corriere della Sera con la notizia dei risultati. La celebre foto fu scattata per il settimanale Tempo (edizione del 15 giugno 1946) come parte di un servizio fotografico celebrativo della Repubblica e del nuovo ruolo della donna[27]; fu proposta anche in prima pagina dallo stesso Corriere e in seguito riutilizzata in molte campagne e manifesti[27][28][29].

Da questo momento Patellani diventa il fotoreporter di riferimento del settimanale che diretto prima da Alberto Mondadori ed Indro Montanelli, passa la mano ad Arturo Tofanelli. Dal 1946 in poi il fotografo concentrerà la sua attenzione su alcune realtà del Sud Italia documentando con i suoi scatti la lenta ripresa delle città martoriate e semidistrutte, nonché dei lavoratori che si riorganizzano, dagli operai delle solfare ai contadini ed ai pescatori.

Nel 1950 è la volta della Sardegna fino a quel momento terra italiana dimenticata[30]. In Sardegna realizza per conto di Tempo, quattro reportages esclusivi in cui Patellani scrive anche i testi, una inchiesta articolata sull'isola che il settimanale titola proprio L'inchiesta in Sardegna con temi che spaziano dal sociale al antropologico: Carbonia «ex città/fabbrica di fondazione fascista, colta nel suo stato di degrado e di smobilitazione»[31], famosa la foto bianco nero che mostra in primo piano il viso di un minatore più quelli di altri minatori, posti su piani diversi con i visi neri impolverati per la polvere di carbone, su un fondo di nuvole grigie oscure[32]; Cagliari in cui documenta la semidistrizione e le rovine della città provocata dalla guerra; il banditismo sardo e in particolar la ripresa di quello in Barbagia e infine gli scatti sulla cristallizzazione di una società pastorale e agricola dell'isola nell'evidenza dei suoi aspetti arcaici.

Nel 1952 fonda una propria agenzia fotografica, la Pat Photo Pictures, che diventerà ben presto un folto archivio di foto che realizza lui stesso in diverse parti del mondo, diventando fonte di approvvigionamento di immagini per testate giornalistiche ed editori nazionali ed internazionali[33]. In quello stesso anno realizza per Tempo un reportage nel Sud Italia che titola Italia magica, famosa diventa una sua immagine sulla divinazione "fai da te" del piombo fuso gettato nell' acqua gelata[34]. Nel 1953 è prima in Grecia e poi in Turchia per immagini dell'archivio della sua agenzia, per poi tornare nel 1954 nel sud Italia dove realizzerà per la televisione i documentari Viaggio nei paesi di Ulisse e Viaggio in Magna Grecia . Nel 1959 è la volta di una serie di reportages intitolati Paradiso Nero e realizzati in Africa centrale dal Congo belga al Kenya, e pubblicati dalla rivista Epoca. Sarà sempre nel 1959 che il fotografo monzese incomincia la sua collaborazione con le più importanti testate nazionali del tempo come La Domenica del Corriere, Storia Illustrata, Atlante e Successo con la cessione di servizi fotogiornalistici realizzati in tutto il mondo.

Intanto Patellani fotografa anche «l'Italia della ripresa e che cercava di dimenticare il proprio passato recente» [35]. Fotografa intellettuali e appartenenti al mondo della cultura, ritrae Giuseppe Ungaretti, Thomas Mann, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Elio Vittorini, Benedetto Croce, Alberto Savinio, Massimo Campigli, Bruno Munari, Mario Sironi, Eugenio Montale, Oreste Del Buono, Filippo De Pisis per citarne solo alcuni. Fotografa L'Italia di Miss Italia, il concorso di bellezza che eleggeva la ragazza più bella d'Italia e che come esteta interpreta con un particolare modo del bello, badando a inquadrature insolite e ad aspetti del tutto innovativi, mai banali: le concorrenti in corsa, le "misurazioni" delle aspiranti, le pose volutamente "artefatte" che esprimono ironia. Questo è anche il tempo in cui fotografa moltissimi divi del cinema italiano che rinasce, e grazie alla amicizia di lunga data con diversi importanti registi e produttori, come Dino De Laurentis, Alberto Lattuada, Carlo Ponti e Federico Fellini, è uno dei pochi fotografi a cui è permesso di operare in tutta libertà sui set cinematografici[36]. Il suo archivio fotografico si arricchisce di scatti insoliti anche per "le composizioni": la bellezza di Sophia Loren, la romantica Ingrid Bergman in una inquadratura che mostra un lato del suo viso fotografata sugli scogli e con i capelli al vento, la sensuale Silvana Mangano durante la ripresa del film Mambo, Anna Magnani con il solo volto e gli occhi semichiusi che emerge dall'acqua, Lucia Bosè a un concorso di Miss Italia e il controllo della sua dentatura da parte di un giornalista, Gina Lollobrigida in costume regionale da ciociara che mostra le gambe senza imbarazzo (Miss Italia - Stresa - 1947), e poi Totò con un asciugamano bianco portato al volto "come dopobarba", Luchino Visconti pensoso ed accigliato in un primo piano da fumatore, Vittorio De Sica con Cesare Zavattini, Carla Del Poggio con Jean Gabin, Federico Fellini e Giulietta Masina travestita da Gelsomina in una pausa del film La strada, Kirk Douglas durante le riprese di Ulisse, e tanti altri.

Oltre questa importante fase, Patellani continuerà fino alla sua morte a fotografare in tutti i continenti. Accompagnato dal figlio Aldo si recherà in diverse parti della terra sia per reportage tematici, sia per le immagini di quello che era già un corposo e vario archivio fotografico, dal Kenya e diversi altri stati africani al Messico, dall' Ecuador al Ceylon nel 1976, lavorando sino alla fine come fotoreporter (che aveva inventato) in Italia, una "nuova formula".

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura, pittura[37] e cinema furono le passioni e gli interessi che Patellani coltivò nella sua vita e che influenzarono profondamente la sua attività principale di fotografo-giornalista capace di «pensare per immagini»[38]

Patellani, infatti, esordisce già in giovane età come pittore[39], interesse che accresce frequentando durante gli anni degli studi universitari, fra diversi circoli culturali, anche il "gruppo del caffè Craja"[40] noto in quegli anni per essere a Milano il «luogo di ritrovo dei poeti, degli artisti, degli architetti»[41][42]. «In età matura si riaccese in lui l'amore, in realtà mai sopito, per la pittura e riprese a dipingere»[40].

Mentre è impegnato a tempo pieno come fotografo, emerge in Patellani anche un forte interesse per il cinema. Un interesse manifestato per diversi ruoli: Nel 1939 è produttore cinematografico[43] insieme a Carlo Ponti, una co-produzione per il film di Mario Soldati, Piccolo mondo antico, tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro; quattordici anni dopo, nel 1953, è aiuto regista di Alberto Lattuada nel film La lupa, tratto dall'omonima novella di Giovanni Verga; nei tre anni successivi girerà due documentari per la televisione[44], nell'Italia del Sud, Viaggio in Magna Grecia e Viaggio nei paesi di Ulisse; infine, un lungometraggio nel Centro America, intitolato America Pagana[45]. Un viaggio che porta Patellani e il suo amico scrittore Aldo Buzzi in un "tour de force" di diecimila chilometri che percorre il Messico, il Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama ed Ecuador. «Partendo da Vera Cruz, il documentario ripercorre a ritroso il cammino della civiltà Maya attraverso otto paesi, mostrando i luoghi e le persone, illustrando i monumenti, rievocando le vicende storiche»[46]. Lungometraggio in cui Patellani questa volta è anche regista.

Ma.Co.f. - Centro della Fotografia Italiana a Brescia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 14 maggio 2016, il piano nobile del palazzo Palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga di Brescia ospita il museo Ma.Co.f. - Centro della Fotografia Italiana. Creato per volontà dei fotografi Gianni Berengo Gardin e Uliano Lucas, in collaborazione con l'architetto Renato Corsini, il museo espone una collezione permanente di circa 240 fotografie originali di 42 tra i più importanti e rappresentativi fotografi italiani del XX secolo, tra i quali Federico Patellani[47]

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

Una delle tante mostre del fotoreporter. Qui a Palazzo Madama di Torino (23 aprile 2015 - 13 settembre 2015)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Patellani - Documenti e notizie raccolti in trent'anni d viaggio nel sud, di Federico Patellani e Angelo Schwarz, supplemento de "Il Diaframma fotografia italiana", n. 224, Ediphoto, Milano marzo 1977
  • 25 anni di fotografie per i giornali, di Federico Patellani, Aldo Martello Editore, Milano 1965
  • Viaggio nel Paradiso Nero, di Federico Patellani, Mondadori, Milano 1959
  • I Maya, di Federico Patellani e Vittorio Bonicelli, Aldo Martello Editore, Milano 1957
  • KK Khhajuraho Konarak - la vita e l'amore nelle favolose sculture dei templi indiani, di Federico Patellani, Bruno Alfieri Editore, Milano

Documenti di Tempo[modifica | modifica wikitesto]

Le monografie i "Documenti di Tempo" con le foto e fototesti di Federico Patellani sono state:

  • Il 1951 nel mondo. Terrori e speranze
  • Il 1954 nel mondo. Scandali e primati
  • Il 1955 nel mondo. Dalla terra alla luna
  • Il 1956 nel mondo. Libertà e violenze
  • Il 1957 nel mondo. Pace o guerra dal cielo
  • Il 1958 nel mondo. Missili e petrolio
  • Il 1959 nel mondo. Numero del decennio
  • Il 1960 nel mondo. L'anno esplosivo
  • Il 1961 nel mondo. L'Europa è viva
  • Il 1962 nel mondo. L'Italia in prima fila
  • Il 1963 nel mondo. La linea bollente
  • Il 1964 nel mondo. Atleti e demagoghi
  • Il 1965 nel mondo. Crisi di burro, boom di cannoni
  • Il 1966 nel mondo. Cina contro tutti
  • Il 1967 nel mondo. Il nuovo miracolo italiano

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Catalogo della mostra, p. 9: Federico Patellani, professione fotoreporter, Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, Torino 2015
  2. ^ Il primo fotogiornalista italiano
  3. ^ Enciclopedia d'Arte italiana
  4. ^ Scheda su Federico Patellani della mostra 2015 a Palazzo Madama di Torino
  5. ^ Scheda su Federico Patellani della mostra 2015 a Palazzo Madama - Torino
  6. ^ La fotografia neorealista di Patellani nel sito del Museo nazionale del cinema - Fondazione Maria Adriana Prolo di Torino
  7. ^ NeoRealismo. La nuova immagine in Italia 1932-1960
  8. ^ Patellani nel Dizionario Biografico della Treccani
  9. ^ Il fondo fotografico di Patellani
  10. ^ La consistenza del Fondo fotografico
  11. ^ Il fondo fotografico nei particolari
  12. ^ Fondo Patellani negli Archivi dell'immagine della Regione Lombardia
  13. ^ Gli inizi
  14. ^ Quando divenne fotografo a tempo pieno
  15. ^ Catalogo della mostra: Federico Patellani, professione fotoreporter, Roberta Valtorta, direttore scientifico del MuFoCo, Torino 2015
  16. ^ «[...] i cosiddetti "fototesti", reportage fotografici in cui per la prima volta il rapporto tra testo e immagine era invertito: era infatti quest’ultima il centro del servizio, mentre le parole avevano una semplice funzione esplicativa o di accompagnamento» [1]
  17. ^ L'intervista ad Aldo Patellani sul padre Federico
  18. ^ La morte di Patellani nel sito del Centro Italiano della Fotografia d'autore
  19. ^ Gli anni africani, di Paola Chiodi in Lombardia Beni Culturali
  20. ^ L'inizio del fotogiornalismo italiano
  21. ^ Definizione dello stesso Federico Patellani per definire se stesso e il nuovo "filone" nascente del fotografo-giornalista
  22. ^ Giornalista nuova formula, un articolo di Federico Patellani su Fotografia. Editoriale Domus del 1943 [2]
  23. ^ La campagna di Russia
  24. ^ La sorte del materiale della campagna di Russia
  25. ^ I due documenti in francese
  26. ^ Giudizi sulla fotografia di Patellani sul sito del Museo di fotografia contemporanea.
  27. ^ a b Ma chi è il volto della Repubblica Italiana?
  28. ^ Foto di Patellani per la prima pagina del Tempo
  29. ^ La foto su Lombardia Beni Culturali
  30. ^ La Sardegna dimenticata
  31. ^ Gianni Olla ne Il Messaggero Sardo
  32. ^ La foto dei minatori di Carbonia su Artribune
  33. ^ La fotografia di Patellani in un numero de Il Sole 24 ore
  34. ^ Italia del Sud - Italia Magica - mano - stagno fuso - profezie
  35. ^ Patellano visto dall' Huffington Post e il Gruppo Editoriale L'Espresso
  36. ^ Federico Patellani professione fotoreporter, di Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2015 ISBN 978-88-366-3117-9
  37. ^ Le passioni del giovane Patellani
  38. ^ Patellani in Dagospia
  39. ^ I suoi inizi in un sito di valutazioni di alcune sue opere fotografiche
  40. ^ a b Patellani nelle biografie di Treccani
  41. ^ "Il caffè Craja" nell'archivio storico del Corriere della Sera
  42. ^ "Il caffè Craja" da Filippo de Pisis ad Alberto Savinio, pittori, nell'archivio storico del Corriere della Sera
  43. ^ Patellani produttore cinematografico
  44. ^ i due documentari per la televisione di Patellani
  45. ^ America Pagana nel sito del MuFoCo
  46. ^ Il tema e lo scopo del lungometraggio nel sito del MuFoCo
  47. ^ Apre il MACOF - Centro della fotografia italiana, ulianolucas.it. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  48. ^ [3]
  49. ^ [4]
  50. ^ [5]
  51. ^ [6]
  52. ^ [7]
  53. ^ [8]
  54. ^ [9]
  55. ^ a b c d e f g h i j k FotografiA - Z, p. 309, Taschen, Colonia (Germania)
  56. ^ a b c d e f g h i j k [10]
  57. ^ [11]
  58. ^ [12]
  59. ^ [13]
  60. ^ a b c [14]
  61. ^ [15]
  62. ^ [16]
  63. ^ Dizionario biografico Treccani
  64. ^ America pagana nel sito del Museo di fotografia contemporanea

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, Federico Patellani fotografo della realtà, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2015, ISBN 978-88-366-3117-9
  • Hans-Michael Koetzle, FotografiA-Z (edizione italiana), Taschen, Colonia 2011, ISBN 978-3-8365-2567-1
  • Francesco Faeta, Fotografi e fotografie. Uno sguardo antropologico, Franco Angeli Editore, Milano 2007, ISBN 978-88-464-8143-6
  • G. Conco, G. Fofi, Federico Patellani, Un fotoreporter in Sardegna 1950-1966, Imago, Nuoro 2007
  • Kitti Bolognesi, Giovanna Calvenzi (a cura di), Federico Patellani Fotografie e Cinema 1943-1960, in "Quaderni di AFT", Prato 2005
  • S. Spaziani, Federico Patellani, Valmontone 1945, Prostampa Sud, Roma 2003
  • Kitti Bolognesi, Giovanna Calvenzi (a cura di), La più bella sei tu, Peliti Associati, Milano 2002
  • Oreste del Buono, Federico Patellani: Fuori scena, Federico Motta Editore, Milano 1995, ISBN 978-88-7179-053-4
  • Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, Federico Patellani: Fotografie per i giornali, Arti Grafiche Friulane Editore, Fagagna 1995 , ISBN 978-88-86550-14-7
  • Kitti Bolognesi, Giovanna Calvenzi, A. Patellani, Federico Patellani, Federico Patellani - Monografia della collana I grandi fotografi, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano 1983
  • Romeo Martinez e Bryn Campbell, Los Grandes Fotografos, Federico Patellani, Ediciones Orbis, Barcellona 1983
  • Federico Patellani, monografia su Progresso fotografico, n. 4, Milano aprile 1981
  • Morando Morandini e T. Molinari (a cura di), La Più Bella Sei Tu: Fotografie Di Federico Patellani, Editrice Magma, Milano 1979
  • Attilio Bertolucci, Dopo l'Anno Mille. Il Romanico nella Valle Padana. Fotografie di Federico Patellani e Bruno Vaghi, Amilcare Pizzi Editore, Milano 1965
  • Raffaele Carrieri, Federico Patellani, Taranto, Libro fotografico Italsider 1960, Edito da Arti Grafiche Stringa, Genova 1960
  • Tofanelli Arturo e Patellani Federico, 50 anni di vita italiana, 19900-1950,(Supplemento - documentario di "Tempo"), Milano 1950
  • Ermanno Federico Scopinich (a cura di), Il giornalista nuova formula,Prima rassegna dell'attività fotografica in Italia, Gruppo editoriale Domus, Milano 1943.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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