Alida Valli

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Alida Valli nel 1947

Alida Valli, nome d'arte di Alida Maria Altenburger von Markenstein und Frauenberg (Pola, 31 maggio 1921Roma, 22 aprile 2006), è stata un'attrice italiana.

Autografo di Alida Valli

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Pola da madre istriana Silvia Obrekar, pianista, e da padre trentino, professore di filosofia e critico musicale con ascendenze aristocratiche, barone Gino Altenburger von Marckenstein und Frauenberg, appartenente a nobile famiglia di origini tirolesi ma di sentimenti patriottici italiani. Nel 1936 adotta il nome d'arte "Valli" scegliendolo, pare, dopo aver consultato a casaccio un elenco telefonico[1]. Frequenta i corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia ed esordisce giovanissima sul grande schermo, interpretando fin dall'inizio ruoli da protagonista e diventando ben presto l'attrice simbolo del cosiddetto "cinema dei telefoni bianchi", lavorando in film come Manon Lescaut (1939) e Ore 9: lezione di chimica (1941).

La sua versatilità la impone anche in ruoli drammatici quale quello di Luisa in Piccolo mondo antico di Mario Soldati (1941) che al Festival di Venezia le vale un premio speciale concesso dal conte Giuseppe Volpi di Misurata come miglior attrice italiana dell'anno[1]. Nello stesso anno perde il proprio fidanzato Carlo Cugnasca, aviatore, caduto a Tobruk in Libia[2].

Alida Valli con il compositore Oscar De Mejo, sposato nel 1944

Nel 1942, però, i suoi film Noi vivi e Addio Kira! subiscono, su pressione di Mussolini, la censura fascista.[3]

A differenza di molti propri colleghi, nell'autunno del 1943 la Valli, per non recitare in film di propaganda fascista, rifiuta di trasferirsi negli studi cinematografici del fascismo saloino (il "Cinevillaggio" di Venezia) e rimane a Roma dove si nasconde con l'aiuto delle amiche Leonor Fini e Luciana d'Avack. Sempre nel 1943, Alida Valli porta a grande successo la canzone Ma l'amore no (di Galdieri - D'Anzi) tratta dal film Stasera niente di nuovo di Mario Mattoli, che divenne la canzone italiana di maggior successo e più trasmessa dall'EIAR nel corso dei due ultimi e più bui anni di guerra[2].

Nel 1944 sposa l'artista e compositore Oscar De Mejo, cugino di Leonor Fini, da cui avrà due figli: Carlo (anch'egli attore) e Larry (che seguirà invece le orme paterne diventando musicista jazz): dopo alcuni anni però i due divorziarono. Nel 1947 la sua interpretazione di Eugenia Grandet nell'omonimo film di Mario Soldati le frutta un Nastro d'Argento come miglior attrice.

Nello stesso anno si trasferisce a Hollywood su invito del produttore Selznick che vorrebbe farne la Ingrid Bergman italiana. Appartengono a questo periodo, tra gli altri, Il caso Paradine di Alfred Hitchcock, in cui recitò accanto a Gregory Peck, Il miracolo delle campane di Irving Pichel, in cui recitò in coppia con Frank Sinatra, ed Il terzo uomo (1949) di Carol Reed, interpretato assieme ad Orson Welles[1].

L'attrice non sopportava le regole che le venivano imposte dal produttore che, come è noto, voleva sempre il controllo totale dei suoi attori, e ottiene la rescissione del contratto pur a prezzo di una notevole penale[4]. Nel 1951 torna finalmente in Italia e pochi anni dopo fornisce una delle sue migliori interpretazioni nel capolavoro di Luchino Visconti, Senso (1954). Nello stesso anno il suo nome viene associato al cosiddetto caso Montesi in quanto fidanzata di Piero Piccioni, il principale indiziato dell'epoca, poi pienamente scagionato[5] come anche Maurizio d'Assia, figlio di Mafalda di Savoia (questo scandalo ispirò a Federico Fellini un episodio de La dolce vita). Decide così di allontanarsi dalle scene per tornare davanti alla macchina da presa solo nel 1957 diretta da Michelangelo Antonioni nel film Il grido.

La sua fama si consolida sotto la direzione di registi quali Gillo Pontecorvo (La grande strada azzurra del 1957), Franco Brusati (Il disordine del 1962), Pier Paolo Pasolini (Edipo re del 1967). Viene richiesta anche da registi stranieri molti dei quali francesi. Negli anni settanta si dimostra un'attrice molto versatile, lavorando con Valerio Zurlini in La prima notte di quiete (1972) accanto ad Alain Delon, Mario Bava in Lisa e il diavolo (1972), Bernardo Bertolucci in La strategia del ragno (1970) e nel kolossal Novecento (1976).

Con Giuseppe Bertolucci nel 1977 partecipa al primo film interpretato da Roberto Benigni, Berlinguer ti voglio bene; Dario Argento le affida due ruoli inquietanti in Suspiria (1977) ed in Inferno (1980). Sempre nel 1980 è protagonista nello sceneggiato televisivo L'eredità della priora di Anton Giulio Majano.

Riceve il Gamajun International Award nel 1990, il David di Donatello alla carriera nel 1991 (ne aveva già vinto uno nel 1982 come miglior attrice non protagonista per La caduta degli angeli ribelli di Marco Tullio Giordana) e il Leone d'Oro alla carriera al festival di Venezia nel 1997[6].

Nel 2004, la Croazia decide di premiarla come grande artista croata, ma lei rifiuta il premio affermando: "Sono nata italiana e voglio morire italiana"[4]. Nel 2008 le viene intitolata una sala cinematografica[7] - il cinema Valli appunto - nella sua città natale, Pola.

Trascorre gli ultimi anni di vita in condizioni di indigenza, al punto che le viene concesso il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli[4]. Dopo la morte viene tumulata nel cimitero del Verano a Roma[8]. Nel 2010 e nel 2011 il Bif&st di Bari ha assegnato un Premio intitolato ad Alida Valli per la giovane attrice rivelazione (2009) e per la miglior attrice non protagonista tra i film del festival.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

nel film I pagliacci di Giuseppe Fatigati (1943)
Nel film Senso di Luchino Visconti (1954)

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano di alcuni suoi film prodotti fuori dall'Italia, Alida Valli è stata doppiata.

  • Lydia Simoneschi in Il caso Paradine, Il miracolo delle campane, Ormai ti amo, Il terzo uomo, La torre bianca, Il ritorno di Arsenio Lupin, Gli amanti di Toledo, I miracoli non si ripetono, La mano dello straniero, Il mondo le condanna, Occhi senza volto, Il peccato degli anni verdi, Furto su misura
  • Dhia Cristiani in La diga sul Pacifico, I leoni di Castiglia, L'anticristo
  • Elena Zareschi in Il disordine
  • Anna Miserocchi in Inferno
  • Miranda Bonansea in Un mese al lago

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

David di Donatello
Anno Titolo Categoria Risultato
1982 La caduta degli angeli ribelli Migliore attrice non protagonista Vinto
1991 La bocca Migliore attrice non protagonista Candidatura
David alla carriera Vinto
Nastro d'argento
Anno Titolo Categoria Risultato
1947 Eugenia Grandet Migliore attrice protagonista Vinto
1957 La diga sul Pacifico Migliore attrice non protagonista Candidatura
1977 Novecento Migliore attrice non protagonista Candidatura
Mostra del Cinema di Venezia
Anno Titolo Categoria Risultato
1997 Leone d'oro alla carriera Vinto
Grolla d'oro
Anno Titolo Categoria Risultato
1955 Senso Miglior attrice Vinto
Golden Globe
Anno Titolo Categoria Risultato
1964 L'uomo di carta Migliore attrice in un film drammatico Candidatura

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c È morta Alida Valli icona del cinema italiano, La Repubblica, 22 aprile 2006.
  2. ^ a b Alida Valli in Enciclopedia delle Donne.
  3. ^ Vedi: Cinema.ilsole24ore.com
  4. ^ a b c Adele Cambria, «Alida mi raccontava il cinema come una favola»L'ultimo intimo sa luto all'attrice. Veltroni: volevamo organizzare una serata con i suoi film, ma se ne è andata prima, L'Unità, 25 aprile 2006.
  5. ^ Il 28 maggio 1955 la Corte d'Assise di Venezia assolse Piccioni e gli altri imputati con formula piena.
  6. ^ Il cinema piange Alida Valli, splendida e malinconica diva
  7. ^ Vedi: http://www.anvgd.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2895&Itemid=110
  8. ^ Alida Valli sarà sepolta al Verano, l'omaggio di Roma

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lorenzo Pellizzari e Claudio Valentinetti, Il romanzo di Alida Valli, Garzanti, 1995
  • Ernesto G. Laura e Maurizio Porro, Alida Valli, Gremese, 1995
  • Nicola Falcinella, Alida Valli. Gli occhi, il grido, Le Mani, 2011

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore David di Donatello per la migliore attrice non protagonista Successore
Maddalena Crippa per Tre fratelli
ex aequo con Ida Di Benedetto per Camera d'albergo
1982
per La caduta degli angeli ribelli
Virna Lisi per Sapore di mare
ex aequo con Lina Polito per Scusate il ritardo
Controllo di autorità VIAF: (EN117502645 · LCCN: (ENn92031222 · SBN: IT\ICCU\RAVV\088510 · ISNI: (EN0000 0001 0938 941X · GND: (DE119403234 · BNF: (FRcb135689096 (data)