Alain Delon

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Alain Delon al Festival di Cannes nel 2007

Alain Delon, all'anagrafe Alain Fabien Maurice Marcel Delon (Sceaux, 8 novembre 1935), è un attore, regista e produttore cinematografico francese.

È considerato uno dei più grandi sex symbol della storia,[1][2] oltre che uno dei più grandi attori francesi al pari di Jean Gabin, o di Jean-Paul Belmondo, suo eterno "rivale" mediatico nella Francia degli anni sessanta. La sua «bellezza derivata dall'aspetto ammaliante, dal viso d'angelo e dagli occhi di ghiaccio ipnotizzanti», gli ha permesso di interpretare uomini cupi, misteriosi, solitari, che molto spesso si rivelavano persino autobiografici del loro interprete.[3]

Fondamentali per la carriera dell'attore sono state le collaborazioni con registi del calibro di René Clément, Luchino Visconti e Jean-Pierre Melville;[4] tra i personaggi più celebri da lui interpretati ci sono il cupo e timoroso Rocco di Rocco e i suoi fratelli (1960), il principe Tancredi in Il Gattopardo (1963), il killer Jeff in Frank Costello faccia d'angelo, il gangster Rogert Startet in Il clan dei siciliani (1969), il supplente Daniele Dominici in La prima notte di quiete (1972); è stato inoltre Zorro nell'omonimo film di Duccio Tessari (1975), il misterioso Robert Klein di Mr. Klein (1976) e il barone di Charlus in Un amore di Swann.

Nel 1985 ha vinto il Premio César per il migliore attore per il film Notre histoire; ha inoltre vinto il David di Donatello, l'Orso d'oro alla carriera al Festival di Berlino, mentre nel 1963 ha ottenuto una nomination ai Golden Globe per il film Il Gattopardo.

Dagli anni settanta ha avuto esperienze anche come produttore cinematografico, tramite la sua Adel Productions, e in qualità di regista come nel thriller Per la pelle di un poliziotto e nel drammatico Braccato. La sua ultima interpretazione sul grande schermo è datata 2008 nel film Asterix alle Olimpiadi, mentre nel 2017 ha annunciato il ritiro dalle scene.[5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Alain Fabien Maurice Marcel Delon nasce l'8 novembre 1935 nel comune francese di Sceaux (nell'Hauts-de-Seine). Figlio di Fabien Delon (1904-1977), direttore di un piccolo cinema di quartiere, Le Règina, e Edìth Arnold (1911-1995), una giovane farmacista.[6] La famiglia Delon è originaria di Saint-Vincent-Lespinasse, del Tarn e Garonna; suo nonno paterno Fabien Delon (1829-1909), fu decorato con la Legion d'onore nel 1892,[7] mentre la sua bisnonna, Marie-Antoniette Evangelista, sposò Jean-Marcel Delon, un collezionista di Prunelli di Fiumorbo. Un'antica leggenda vuole la famiglia Evangelista imparentata coi Bonaparte.[8]. Nel 1939 quando Alain aveva appena 4 anni, i genitori divorziarono: venne quindi affidato a una famiglia adottiva, il cui padre era guardia carceraria della prigione di Frênes, che malauguratamente vide Alain spettatore dell'esecuzione del criminale Pierre Laval.[9] Un'esperienza questa che da un lato lo turba ma dall'altro lo affascina.

Successivamente venne trasferito in un collegio di suore a Issy-les-Moulineaux dove incontrerà uno dei suoi più cari amici, Gèrard Salomè, con cui trascorrerà tutta la giovinezza.[10] A causa del suo carattere perennemente ribelle, dovuto per sua stessa ammissione al trauma subito dalla separazione dei genitori, ottiene brutti voti a scuola, e per questo motivo è stato costretto a cambiare diversi istituti. All'età di 14 anni lascia la scuola; sua madre, risposatasi con un maestro salumiere, Paul Bologne, lo indirizza nella macelleria del patrigno, come apprendista salumiere, in cui Alain si trova subito a suo agio, diventando in breve uno dei dipendenti più proficui.[11] Sempre all'età di 14 anni recitò in Le Rapt, un cortometraggio girato dal padre di uno dei suoi amici.

All'età di 17 anni, sovvertendo tutti gli iniziali obiettivi di diventare maestro salumiere e prendere il posto del patrigno, decide di arruolarsi nella marina francese e nel 1953 viene destinato in Indocina, nel sud-est asiatico, nell'ambito del corpo di spedizione militare francese nella guerra d'Indocina. Dopo 5 anni viene congedato, dopo aver totalizzato ben 11 mesi complessivi di prigione per indisciplina.[12] Tornato in Francia nel 1956, Delon deve affrontare una situazione di ristrettezza economica, svolgendo i lavori più disparati quali il facchino, il commesso, il cameriere nei quartieri malfamati di Montmartre e Halles; per sua stessa ammissione, lavorò persino come bohemiens sempre a Montmartre.[13]

Grazie alla passione per la giovane attrice Brigitte Auber si allontana da questo mondo e fa la conoscenza dell'attore Jean-Claude Brialy che lo invita al Festival di Cannes, dove la sua bellezza candida e al tempo stesso glaciale non passa di certo inosservata. Si trasferisce a Roma dove condivide l'appartamento con Gian Paolo Barbieri che diventerà un famoso fotografo e gli viene proposto un contratto che lo potrebbe portare a Hollywood a patto di imparare l'inglese. Nonostante abbia cominciato un corso di inglese in Francia il viaggio salta quando il regista Yves Allegret lo convince a lavorare per lui.

Uno dei suoi quattro figli è Anthony Delon (1964), attore, che gli ha dato tre nipoti tra cui la modella Alyson Le Borges[14].

L'esordio nel cinema e i primi successi[modifica | modifica wikitesto]

Il regista e sceneggiatore francese Yves Allégret fa esordire Alain nel film Godot (1957). Nello stesso anno entra nel film Fatti bella e taci, duetta per la prima volta con Jean-Paul Belmondo, mentre il primo vero ruolo da protagonista arriverà con L'amante pura (Christine) nel 1958, grazie al quale conosce Romy Schneider con cui avrà una lunga relazione sentimentale. Sono giovani, belli e hanno successo, sono la coppia d'oro del cinema francese e il pubblico li segue con interesse sia al cinema sia sui giornali.

Alain Delon in una scena di Rocco e i suoi fratelli (1960)

Nonostante il film con la Schneider non sia stato molto apprezzato dai critici, Delon continua a recitare da protagonista in due pellicole di Michel Boisrond: Le donne sono deboli e Furore di vivere entrambi usciti nel 1959, continuando a interpretare il cliché del giovane rubacuori, prestante e ammaliante. Tuttavia fu grazie a René Clément che Alain Delon conobbe il primo vero successo da protagonista, quando gli viene offerta una nuova occasione e questa volta con Delitto in pieno sole, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith ottiene la consacrazione come star: il film ottiene ottimi incassi e comincia a far spargere il nome di Delon anche oltre i confini francesi.

L'incontro con Luchino Visconti è una tappa fondamentale per la consacrazione internazionale. Nel 1960 infatti è uno dei protagonisti del capolavoro del regista italiano Rocco e i suoi fratelli, ove incarna un personaggio puro e tollerante, così lontano da quelli che diventeranno i suoi ruoli tipici. Il film ottiene un successo clamoroso, vincendo il Leone d'argento a Venezia, facendo si che Visconti prenda Delon sotto la sua ala diventandone uno dei principali mentori per l'attore: in Italia la sua fama si afferma sin da subito, grazie anche a opere di grande spessore artistico, come L'eclisse (1961) di Michelangelo Antonioni in cui Delon duetta con Monica Vitti rispolverando il personaggio del rubacuori già adottato in Francia con René Clément; al Festival di Cannes il film vince il Premio della giuria. Nello stesso anno viene chiamato nuovamente da Clément per la commedia Che gioia vivere (1961), incentrato sulle avventure di alcuni giovani alle prese con il servizio militare.

Partecipa a un episodio della commedia Le tentazioni quotidiane (1962) di Julien Duvivier. L'anno successivo arriva la consacrazione internazionale: con Il Gattopardo di Luchino Visconti Delon interpreta il principe Tancredi di Falconieri e recita insieme a personalità del calibro di Burt Lancaster e Claudia Cardinale. Premiato con la Palma d'oro al Festival di Cannes, il film ottiene un'eco internazionale e contribuisce a plasmare l'icona di Delon, che si aggiudica persino una nomination ai Golden Globe come miglior attore debuttante.

Alain Delon nel trailer di Né onore né gloria (1966)

Il ritorno in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Consacratosi definitivamente come uno dei più grandi attori del momento, Alain Delon viene spesso citato come l'uomo più bello del mondo da più parti: affermatosi in Italia, l'attore successivamente torna in Francia per affermare la sua icona anche in patria. In questi anni ha l'occasione di recitare con Jean Gabin, da lui considerato il suo idolo e punto di riferimento cinematografico, in Colpo grosso al casinò (1963) di Henri Verneuil: inizialmente il ruolo di Delon venne affidato a Jean-Louis Trintignant, ma Delon pur di lavorare con Gabin si offrì di lavorare gratuitamente per il ruolo, nonostante le avversità dei produttori della Metro-Goldwyn-Mayer.

Seguiranno Il tulipano nero di Christian Jaque, uno dei maggiori successi dell'anno al botteghino e Crisantemi per un delitto (1964) nuovamente di Clément. In quegli anni Delon comincia a recitare insistente anche in tre o quattro pellicole all'anno: le più degne di nota sono Tre passi nel delirio nell'episodio William Wilson diretto da Louis Malle (1967), e il kolossal Parigi brucia? (1966) ancora di Clément. Nel 1966 Delon recitò per la prima volta in produzioni hollywoodiane: prima in Né onore né gloria di Mark Robson insieme a Anthony Quinn, poi in Texas oltre il fiume di Michael Gordon in cui condivide la scena con Dean Martin. Entrambi i film ottengono un certo successo di pubblico.

Tuttavia la vera consacrazione in Francia arriverà grazie a Jean-Pierre Melville che lo chiamerà per impersonare il sicario Frank Costello in Frank Costello faccia d'angelo (1967): la sua interpretazione del samurai diviene una delle più celebri della sua filmografia e contribuirà a fargli ritagliare nelle pellicole successive il classico personaggio di duro hard boiled, affascinante e dal destino spesso segnato, indipendentemente dall'appartenenza ora alla malavita ora alla polizia.

Il successo di Alain Delon negli anni settanta fa nascere in Francia una rivalità mediatica con l'altra stella transalpina emergente: Jean-Paul Belmondo. Oltre che in Italia, viene chiamato a lavorare per grandi produzioni hollywoodiane, ma senza mai sfondare veramente; mentre in Francia è uno degli attori più redditizi assieme a Louis de Funès e al suo collega-rivale Jean-Paul Belmondo. In questo stesso periodo tenta l'avventura teatrale ma si lancia anche in altre avventure: compra il ristorante "La Camargue" a Nizza e produce il film L'insoumis diretto da Alain Cavalier.

Intanto, lasciata la Schneider, nel 1964 sposa l'attrice Francine Canovas che prenderà il nome d'arte di Nathalie Delon; da lei avrà il figlio Anthony, prima del divorzio avvenuto nel 1968.

Gli anni del Polar[modifica | modifica wikitesto]

Ormai affermato e molto popolare, Delon comincia a girare diviene uno dei volti principali del genere "polar" (un genere ibrido fra poliziesco e noir), l'equivalente francese del poliziesco all'italiana. Il punto più alto del polar lo raggiungerà presto con Il clan dei Siciliani (1969) di Henri Verneuil, in cui condivide nuovamente la scena con Jean Gabin: qui Delon veste i panni di Roger Sartet, sicario professionista che s'innamora della moglie del potente boss Vittorio Malanese (Gabin): il film fu un successo sia in Francia che negli Stati Uniti d'America oltre che in Canada. Non mancano, per contro, recitazioni di maniera, come Addio Jeff (1968) in coppia con la compagna Mireille Darc, e parti in film più leggeri come La piscina (1969); per quest'ultimo film Delon rifiutò Monica Vitti come partner femminile, imponendo a sorpresa la sua ex compagna Romy Schneider. Nello stesso anno è coinvolto nelle indagini sul misterioso omicidio della sua guardia del corpo, una storia che svela retroscena di sesso e droga nel suo entourage e che finisce per accrescerne la fama di attore difficile.

Tuttavia la faccenda incrina solo momentaneamente la sua immagine: nel 1970 infatti esce Borsalino, primo film interpretato in coppia con Jean-Paul Belmondo, che si rivelerà il più grande successo finanziario dell'anno in Francia (oltre 35 milioni di euro incassati), grazie soprattutto al feeling della coppia di due degli attori più popolari di quel periodo.[15] Borsalino fu inoltre il primo film prodotto dallo stesso Delon, tramite la sua Adel Productions. Nello stesso anno collaborò nuovamente con Jean-Pierre Melville in I senza nome in cui è protagonista assieme a Gian Maria Volonté e Yves Montand: all'uscita il film viene accolto con freddezza dalla critica internazionale, ma verrà rivalutato anni dopo e etichettato come uno dei migliori lavori del regista francese.

Nel 1971 si cimentò anche nel genere comico, anche se con scarsi risultati, col film L'uomo di Saint Michel, in cui recita assieme all'ex moglie Nathalie Delon. Recitò con Charles Bronson e Ursula Andress nel western Sole rosso, mentre il vero successo arrivò nel 1972 con La prima notte di quiete diretto da Valerio Zurlini: nei panni del professore Daniele Dominici che si innamora di una sua alunna, Delon ritrova interesse per il cinema d'autore e regala al pubblico una delle sue interpretazioni più personali, similmente a quanto aveva fatto anni prima per il ruolo di Frank Costello, nonostante alcuni contrasti con il regista Zurlini durante la lavorazione del film. Ruoli altrettanto complessi l'attore li concretizzerà neL'assassinio di Trotsky (1972) e Mr. Klein (1976), entrambi di Joseph Losey; nel primo interpreta il famoso sicario Ramón Mercader, celebre per l'uccisione di Lev Trockij, mentre nel secondo interpreta un collezionista d'arte che scopre l'esistenza di un uomo col suo stesso nome che cerca di rubargli l'identità.

Nel 1973 assieme a Dalida incide la canzone Paroles, paroles, versione francese della canzone Parole parole cantata da Mina e recitata da Alberto Lupo.

Dalla metà degli anni settanta l'attore francese recita quasi esclusivamente o in polizieschi violenti, in cui i caratteri divengono sempre più stereotipati e monocordi (Morte di una carogna del 1977), oppure in produzioni internazionali di minore rilievo (Airport '80 1979). Da segnalare tuttavia nel 1974 il sequel di minor successo di Borsalino, in cui stavolta non divide più la scena con Belmondo bensì con Riccardo Cucciolla, e l'anno dopo Zorro di Duccio Tessari dove Delon interpretò il celebre giustiziere mascherato.

Nel 1968 iniziò una relazione con Mireille Darc duratura fino al 1983.

L'esordio di regista e la vittoria del Cèsar[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'opposizione di una certa critica il pubblico continua a seguire i suoi film, come produttore si ritiene soddisfatto tanto da dichiarare che se nel titolo compariva la parola "flic" il successo era assicurato. Uno dei maggiori successi come produttore arriverà nel 1976 con Flic Story assieme a Jean-Louis Trintignant e nuovamente sotto la regia di Jacques Deray

Negli anni ottanta gira insieme con l'attrice italiana Dalila Di Lazzaro il film Tre uomini da abbattere ancora con la regia di Jacques Deray. Inoltre nel 1981 prende parte alla coproduzione multinazionale del film Nido di spie, rivelatosi uno dei più alti incassi della storia del cinema sovietico, con oltre 47,5 milioni di spettatori.[16] Dello stesso anno è il suo esordio alla regia con Per la pelle di un poliziotto, da lui anche scritto e prodotto, e interpretato con la futura compagna Anne Parillaud: il film ottiene un buon successo al botteghino, anche se non esaltante come si prevedeva.

Alain Delon ai Premi César nel 2000

Con l'italiana Ornella Muti e l'inglese Jeremy Irons gira il film di ispirazione letteraria Un amore di Swann (1994), diretto dal tedesco Volker Schlöndorff tratto dall'omonima opera di Marcel Proust: il barone di Charlus è un uomo vinto, immerso nei ricordi, sopraffatto dalla nostalgia e dal disprezzo dei tempi moderni, e si aggiunge alla nuova lista di personaggi che l'attore impersonerà per i successivi anni, ovvero quello dei vinti, degli illusi, degli uomini falliti. Un amore di Swann vince due premi Cèsar. L'anno successivo prende parte al film Notre Histoire (1985) di Bertrand Blier, per cui riceve l'unico e tardivo premio César in carriera come miglior attore protagonista in un ruolo che però non è quello di poliziotto ma nemmeno di un delinquente, bensì quello di un meccanico alcolizzato che si infiltra nella vita di una donna, interpretata da Nathalie Baye, che per certi versi è anch'egli un vinto come il barone di Charlus.

Nello stesso anno si trasferisce in Svizzera ottenendone la cittadinanza verso la fine degli anni novanta.

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

A seguito di alcuni flop commerciali come Il passaggio (1986) e I pianoforti di Berlino (1988) e della doppia paternità, nei primi anni novanta Delon comincia a diradare le sue apparizioni sul grande schermo, e i ruoli che recita sono prevalentemente secondari. L'unico ruolo da protagonista di questo periodo è ne Il ritorno di Casanova (1991), in cui Delon interpreta il celebre avventuriero in esilio a Venezia: il film viene ben accolto dalla critica ma è un fallimento al botteghino internazionale.

Negli anni novanta gli incassi dei suoi film sono decisamente in caduta tanto che nel 1997 l'attore dichiara di voler chiudere la sua carriera, ma in seguito accetta di lavorare per il cinema e la televisione.

Di un certo rilievo sono in questo periodo le partecipazioni in Nouvelle vague di Jean-Luc Godard (1991), in Cento e una notte di Agnès Varda (1995) e l'ironico Uno dei due (1998) di Patrice Leconte, nuovamente al fianco di Belmondo, film nei quali si allontana definitivamente dal genere Polar. Ritroverà inoltre Jacques Deray nel 1994 sul set di L'orso di peluche, ma che non avrà lo stesso successo delle collaborazioni precedenti. Nonostante la sua carriera subisca ormai più bassi che alti, nel 1995 riceve a Berlino l'Orso d'oro alla carriera

In questo periodo si intensifica tuttavia la sua attività teatrale, dove ottiene maggiori consensi. Dopo l'annuncio del ritiro, nei primi anni duemila l'attore partecipa a una sola pellicola sul grande schermo: Actors diretto nuovamente da Bertrand Blier, in un divertente coro con alcune delle maggiori stelle del cinema francese di tutti i tempi.

Dopo 15 anni il legame con Mireille Darc si conclude, l'attore si lega per un breve periodo all'attrice Anne Parillaud per poi legarsi verso il 1988 alla modella di origine olandese Rosalie van Breemen che gli darà due figli: Anouchka Delon nata nel 1990 e Alain-Fabien Delon nato nel 1994. La nuova famiglia comporta l'allontanamento definitivo di Delon dal cinema.

Gli anni duemila: la malattia e il definitivo ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Solo nei primi anni duemila l'attore debutta in televisione (sino ad allora aveva interpretato un solo film per la TV nel 1978), accettando la proposta di Jean-Claude Izzo di tornare a indossare i panni del poliziotto tormentato, quelli di Fabio Montale della polizia di Marsiglia, in cui l'attore riesce a tornare al successo. La scelta di Izzo di far impersonare Montale, uomo di idee progressiste, di scegliere come interprete principale Delon, notoriamente simpatizzante della destra, ha destato non poche polemiche tra l'opinione pubblica.[17]Nel 2004 l'attore prende parte a un'altra miniserie su Frank Riva, personaggio analogo a quello di Montale, ma di successo inferiore.[18]

Nel 2005, in concomitanza con la crisi sentimentale e la separazione dalla compagna Rosalie, Delon rivela alla stampa la sua lotta contro la depressione, malattia che lo ha portato sull'orlo del suicidio.[19] A tal proposito rivela: «Vivo davanti ai miei occhi la scena di quel momento. Il difficile non è farlo, è riflettere per non passare all'azione. Farlo, è un gioco da ragazzi».[20] A causa della malattia è stato costretto a rinunciare alla pièce teatrale Les montagnes russes di Eric Assoues. Nel medesimo anno riceve la Legione d'onore dalle mani del presidente Jacques Chirac, per il suo contributo all'arte cinematografica mondiale.[21]

Nel 2008 dopo 8 anni, torna al cinema interpretando con autoironia Giulio Cesare in Asterix alle Olimpiadi: nel monologo iniziale Cesare rievoca la sua vita passata ma non fa altro che rievocare la carriera di Delon stesso che, con un laconico e sfrontato «Ave me» si congeda definitivamente dal grande schermo.[22]

In un'intervista a I migliori anni di Carlo Conti nel 2009 l'attore dichiara di aver sconfitto la depressione che lo aveva afflitto.[23] Afferma inoltre di conservare un grande ricordo degli attori e dei registi italiani con cui ha lavorato, e in particolare cita come suo amico lo scomparso attore Renato Salvatori.[24]

Continua, nonostante il ritiro dal cinema, a calcare le scene teatrali: nel 2007 sul set di Sur la route de Madison d'après le roman di Robert James Waller, ritrova la sua ex compagna Mireille Darc, mentre nel 2014 ritrova anche la figlia Anouchka Delon nella pièce Une journe ordinaire a Cannes.[25] Inoltre riceve numerosi riconoscimenti alla carriera come nel 2011 al Festival di Acapulco mentre nel 2012 ottiene il Lifetime Achievement Award - Parmigiani al Festival di Locarno.[26]

Nel maggio 2017 annuncia, a sorpresa, di tornare al cinema recitando in un ultimo film dopo quasi 10 anni dall'ultima apparizione sul grande schermo:[27] la pellicola in questione sarà diretta da Patrice Leconte e vedrà anche l'attrice Juliette Binoche. A proposito del suo ritiro, Delon ha dichiarato: «Ho l’età che ho. Ho fatto la carriera che ho fatto. Ora voglio chiudere il cerchio. Organizzando incontri di boxe, ho visto uomini che si sono pentiti di aver fatto un combattimento di troppo. Per me non ce ne sarà uno di troppo».[28]

Posizioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Alain Delon si è sempre definito un Gollista e Nazionalista, proprio come Brigitte Bardot; nel 1981 Delon sostenne Valéry Giscard d'Estaing, è stato inoltre amico di Jean-Marie Le Pen. Nel 2013 suscita alcune polemiche una sua intervista al canale televisivo francese France 5, in cui afferma che l'omosessualità è contronatura.[29] Nel 2015 dichiara di sostenere il Front National di Marine Le Pen.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1958 iniziò una relazione con l'attrice Romy Schneider, conosciuta sul set di L'amante pura: la relazione tra i due si concluse nel 1964. Inoltre nel 1962 ebbe un flirt con la cantante Nico, ma Delon ha sempre contestato la paternità del figlio di lei, nato nel 1962 al quale è stato imposto il nome Christian Aaron Boulogne.

Il 13 agosto 1964 Delon sposò l'attrice Nathalie Delon dalla quale ebbe il suo primo figlio Anthony Delon (nato nel 1964) anch'egli attore, che lo renderà nonno per la prima volta nel 1986 della modella Alyson Le Borges. I due divorziarono nel 1968. Nei due mesi precedenti al matrimonio Delon ebbe una relazione con l'attrice Marisa Mell che, secondo alcune fonti, avrebbe lasciato il giorno prima del matrimonio con Nathalie.[30]

Dal 1968 al 1982 ebbe una relazione con l'attrice Mireille Darc conosciuta durante le riprese di Addio Jef: durante gli ultimi anni di relazione con la Darc, Delon ebbe alcuni flirt con le attrici Veronique Jannot, Sylvia Kristel, Sydney Rome e Dalila Di Lazzaro

Successivamente l'attore è stato brevemente legato all'attrice Anne Parillaud dal 1982 al 1988, e a Catherine Pironi.[31]

Nel 1988 si è sposato con la modella olandese Rosalie van Breemen, dalla quale ha avuto due figli: Anouchka Delon (nata nel 1990) e Alain-Fabien Delon (nato nel 1994). Nel 2001 i due si separarono, e l'anno successivo arrivò il divorzio.[32]

Alain Delon non ha mai autorizzato nessuna autobiografia sulla sua persona, nonostante nel tempo siano stati realizzati alcuni documentari inerenti al suo passato tormentato.[33]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

È molto famoso in Cina (se non l'unico, uno dei pochissimi attori francesi conosciuti) perché il film Zorro è stato uno dei primissimi film europei a essere distribuito in questo paese: gli unici ad avere una fama pari alla sua furono Steve McQueen e Sean Connery.[34]

Il gruppo musicale inglese The Smiths utilizza una foto tratta dalla scena finale del film Il ribelle di Algeri (L'insoumis) per il suo album "The Queen is dead" pubblicato nel 1986. Anche il gruppo musicale italiano Baustelle gli ha dedicato una canzone intitolata "la canzone di Alain Delon".

In una intervista pubblicata sul "Los Angeles Time" Madonna ha dichiarato che la canzone "Beautiful Killer" (contenuta nell'album MDNA) era un omaggio all'attore e al suo carisma.

In una intervista pubblicata su "TV Magazine" Richard Gere ha dichiarato che su consiglio del regista e sceneggiatore Paul Schrader ha visto molte volte il film Delitto in pieno sole (Plein soleil) per trarre ispirazione nell'interpretazione del protagonista di American Gigolo.

Nel 2009 Alain Delon presta la sua immagine per la pubblicità del profumo « Eau sauvage » di Christian Dior. Vengono scelte delle foto e delle brevissime scene del film La piscina.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Alain Delon è stato doppiato da:

  • Massimo Turci in Delitto in pieno sole, Le tentazioni quotidiane, Né onore né gloria, Parigi brucia?, Texas oltre il fiume, Frank Costello faccia d'angelo, Diabolicamente tua, Il clan dei siciliani, Borsalino, I senza nome, L'evaso, La mia legge, Un amore di Swann
  • Cesare Barbetti in L'amante pura, Colpo grosso al Casinò, Una Rolls-Royce gialla, L'ultimo omicidio, Tre passi nel delirio, Due sporche carogne - Tecnica di una rapina, La piscina
  • Luigi La Monica in Scorpio, Zorro, La prima notte di quiete, Frank Riva, Tony Arzenta, Esecutore oltre la legge, Il ritorno di Casanova
  • Giuseppe Rinaldi in Delitto in pieno sole (solo in una scena), Il tulipano nero
  • Michele Kalamera in Notte sulla città, Due contro la città, Quel giorno il mondo tremerà
  • Pino Colizzi in Flic Story, Lo zingaro
  • Oreste Rizzini in Airport '80, Asterix alle Olimpiadi
  • Achille Millo in Rocco e i suoi fratelli
  • Gabriele Antonini in L'eclisse
  • Carlo Sabatini in Il Gattopardo
  • Luciano Melani in Sole Rosso
  • Pino Locchi in Borsalino & Co.
  • Franco Zucca in Nouvelle Vague

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alain Delon compie 80 anni tra successi e malinconia
  2. ^ Gli 80 anni del sex symbol Alain Delon
  3. ^ Alain Delon malato di depressione minaccia il suicidio
  4. ^ Provando a capire Alain Delon
  5. ^ Alain Delon dice addio al cinema
  6. ^ Alain Delon dice addio al cinema
  7. ^ Site LEONORE - Dossier LH/717/13
  8. ^ Jean-Louis Beaucarnot, Frédéric Dumoulin, Dictionnaire étonnant des célébrités, First Éditions, 2015, p. 78.
  9. ^ Marc Lemonier, Guide des lieux cultes du cinéma en France, Horay, 2005, p. 43.
  10. ^ http://bestofcine.free.fr/imprimer.php?pg=art776
  11. ^ Henri Rode, Le fascinant Monsieur Delon, Pac, 1974, p. 11.
  12. ^ Gli 80 anni di Alain Delon
  13. ^ Gli 80 anni di Alain Delon
  14. ^ Alyson Le Borges, nuova testimonial Intimissimi: le foto qnm.it
  15. ^ 1970 Box Office in France, su Box Office Story.
  16. ^ Moscow International Film Festival 1981 awards
  17. ^ 2001 - Delon di destra interpreta il comunista Montale, e scoppia la polemica
  18. ^ Alain Delon è Frank Riva nella nuova serie di France 2
  19. ^ Alain Delon: soffro di depressione, penso spesso al suicidio
  20. ^ Alain Delon: soffro di depressione, penso spesso al suicidio
  21. ^ Cinema: 80 anni per Alain Delon, l'eterno seduttore
  22. ^ Forfait di Delon alla prima di Asteix alle olimpiadi
  23. ^ Carlo Conti incontra Alain Delon
  24. ^ Carlo Conti incontra Alain Delon
  25. ^ Cannes, domani Alain Delon a teatro
  26. ^ Locarno, premio alla carriera per Alain Delon
  27. ^ Più di 70 film in carriera, Alain Delon annuncia il ritiro
  28. ^ Il ritiro di Alain Delon
  29. ^ La Stampa
  30. ^ Delon-Romy: la lettera shock
  31. ^ Delon-Romy: la lettera shock
  32. ^ Delon shock: deciderò io quando morire
  33. ^ Delon shock: deciderò io quando morire
  34. ^ Japan Film-makers Make Little Go Long Way Reisfeld, Bert. Los Angeles Times (1923-Current File) [Los Angeles, Calif] 12 Sep 1965: N5.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Premio César per il migliore attore Successore
Coluche
per Ciao amico
1985
per Notre histoire
Christopher Lambert
per Subway
Controllo di autoritàVIAF: (EN69115231 · ISNI: (EN0000 0001 1447 3173 · LCCN: (ENn83011368 · GND: (DE118679406 · BNF: (FRcb13893132f (data) · NLA: (EN35657943