Professore

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Repin, Ritratto del Professor Ivanov, 1882, Ateneum di Helsinki

Il titolo di professore (abbreviato prof.) designa gli eruditi esperti in un settore o in una disciplina e che esercitano attività di insegnamento nel campo dell'istruzione superiore, anche a livello universitario.

Utilizzo del termine[modifica | modifica wikitesto]

In Italia viene usualmente attribuito a chi insegna in un'università o in una scuola secondaria, sia di primo sia di secondo grado. Designa una figura professionale che appartiene all'ambito dei lavoratori della conoscenza ed opera principalmente nell'ambito delle istituzioni dell'educazione formale come risorsa umana appartenente ad uno specifico progetto educativo.

In lingua inglese il titolo professor è riservato ai docenti universitari; il termine profesor in spagnolo è usato per gli insegnanti dell'università e della scuola secondaria; in francese il termine è usato sia per le scuole secondarie che per le scuole primarie, nella forma professeur des écoles; in tedesco il termine Professor ha un significato analogo a quello italiano in Austria, mentre in Germania è limitato, oggi, ai professori universitari; con riferimento al liceo lo si trova nella letteratura fino ai primi del Novecento.[senza fonte]

Il titolo designa anche un musicista che suona in un'orchestra, specialmente sinfonica (professore d'orchestra).

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Scuola secondaria[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo di professore viene utilizzato anche per gli insegnanti di entrambi i gradi della scuola secondaria. Esso è accordato sia a quanti siano assunti in ruolo, a tempo indeterminato, sia a quanti ricevano un incarico di insegnamento a tempo determinato. Viene usato anche per riferirsi ad un insegnate tecnico pratico (ITP), diplomato presso un istituto tecnico, o un vecchio istituto superiore di educazione fisica.

Da un punto di vista formale, il titolo denota le persone che abbiano superato un esame che abilita alla professione corrispondente (in questo caso l'esame di abilitazione all'insegnamento), oppure i docenti iscritti alla cosiddetta "terza fascia" d'istituto; quindi è analogo agli altri titoli professionali come biologo, medico, infermiere, farmacista, avvocato, ingegnere, architetto, consulente del lavoro, dottore commercialista. Secondo l'attuale normativa per accedere all'esame di abilitazione è necessaria una laurea o un diploma specifico, a seconda della classe di concorso (correlata alla disciplina insegnata) scelta.

Dopo l'ultimo concorso a cattedra indetto nel 1999, la normativa più recente (ma anch'essa in via di revisione) prevedeva che per accedere all'insegnamento nelle scuole secondarie occorresse, dopo la laurea magistrale (o di vecchio ordinamento) anche la frequenza di una scuola di specializzazione biennale, correlata alla specifica classe di concorso. Dal 2009 la scuola di specializzazione è stata sospesa e a partire dal 2012 è stato avviato un nuovo percorso per il reclutamento degli insegnanti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Questo, denominato TFA (Tirocinio Formativo Attivo) consiste in un corso a numero chiuso incentrato su insegnamenti di pedagogia, didattica generale e specifica, nonché su un periodo di tirocinio da svolgersi presso le scuole.

Università[modifica | modifica wikitesto]

Nel sistema universitario italiano, si distinguono i seguenti ruoli accademici:

  • professore ordinario (o professore di I fascia) a cui si accede a seguito di concorso;
  • professore associato (o professore di II fascia) a cui si accede a seguito di concorso;
  • professore aggregato;
  • professore a contratto;
  • ricercatore universitario.

Ogni docente e ricercatore afferisce ad un settore scientifico disciplinare: questi ultimi sono aggregati in più aree concorsuali (attualmente quattordici).

Professore associato e Professore ordinario[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la legge 240/2010 (parte della Riforma Gelmini)[1] la modalità di accesso ai ruoli universitari prevede il conseguimento di una idoneità nazionale, chiamata Abilitazione Scientifica Nazionale. Tale abilitazione è ottenuta attraverso un concorso nazionale per titoli bandito annualmente, i cui criteri sono stati stabiliti dal D.P.R. 14 settembre 2011 n. 222 per le prime due tornate (2012 e 2013), e successivamente rivisti (D.M. n.120 del 7 giugno 2016). In linea di massima i candidati devono preventivamente superare tre valori-soglia calcolati nell'ambito del proprio settore scientifico-disciplinare (numero di monografie, di articoli, di articoli in riviste di fascia A in un determinato lasso temporale), quindi essere soggetti a valutazione comparativa da parte di una commissione di cinque docenti ordinari per ogni settore concorsuale. I cinque commissari sono nominati per sorteggio da una lista compilata tra coloro che hanno fatto domanda per farne parte. Per la stessa università non può far parte della commissione più di un professore ordinario. La commissione avvia i propri lavori prima che venga pubblicato sulla gazzetta ufficiale il bando di apertura delle candidature. Successivamente vengono analizzati titoli e pubblicazioni dei candidati, quindi la commissione esprime un giudizio che motivi l'attribuzione o meno dell'abilitazione, la quale ha una durata di sei anni. Per la fascia degli associati viene richiesto un numero inferiore di pubblicazioni e di titoli rispetto alla fascia degli ordinari. Per ogni settore concorsuale sono stabiliti criteri e parametri bibliografici divisi per le rispettive fasce.

Le procedure per il conseguimento dell'abilitazione sono indette annualmente con decreto ministeriale, per ciascun settore concorsuale e distintamente per la prima e la seconda fascia dei professori universitari. Il mancato conseguimento dell'abilitazione preclude la partecipazione alle procedure di abilitazione indette nel biennio successivo per il medesimo settore concorsuale della medesima fascia ovvero della fascia superiore.

Con la legge Gelmini viene abolito il periodo di straordinariato e di conferma di tre anni per i professori associati e ordinari, mentre la progressione stipendiale viene rivista ogni tre anni.

I singoli Atenei bandiscono una procedura di chiamata per professore associato o per professore ordinario, secondo le seguenti modalità:

1) Concorso "aperto" (chiamata ex art. 18 comma 1 della legge 240/2010). A tale bando possono concorrere i candidati in possesso dell'Abilitazione Scientifica Nazionale (o dell'idoneità conseguita ai sensi della legge 3 luglio 1998, n. 210), oppure i professori rispettivamente associati o ordinari già in servizio presso altra sede.

2) Concorso "per esterni" (chiamata ex art. 18 comma 4 della legge 240/2010). A tale bando possono concorrere i candidati in possesso dell'Abilitazione Scientifica Nazionale (o dell'idoneità conseguita ai sensi della legge 3 luglio 1998, n. 210) che non ricoprano ruoli nell'Ateneo che bandisce il posto, o non abbiano goduto presso questo Ateneo di assegni di ricerca, contratti, o in generale che vi abbiano prestato servizio nei precedente triennio. A questo tipo di chiamata tutti gli Atenei devono riservare almeno un quinto dei posti disponibili per il reclutamento nella programmazione triennale.

3) Concorso "per interni" (chiamate ex art. 24 comma 5 e 6 della legge 240/2010). Si hanno due tipi di tale concorso:

3A) Concorso indetto per i ricercatori a tempo indeterminato "senior" (RTD-b, vedi la disciplina del Ricercatore universitario) nel terzo e ultimo anno del loro contratto, che abbiano conseguito l'Abilitazione Scientifica Nazionale; il ricercatore sarà valutato da una Commissione appositamente nominata e, previo giudizio positivo, assunto quale professore associato (art. 24 comma 5).

3B) Concorso indetto per i ricercatori a tempo indeterminato o i professori di seconda fascia già in servizio presso l'Ateneo che bandisce il posto, in possesso dell'Abilitazione Scientifica Nazionale, per concorrere ad un posto di ruolo superiore (art. 24 comma 6). Per tali concorsi gli Atenei possono destinare sino alla metà delle risorse disponibili al reclutamento dei professori nel piano di programmazione triennale. Tuttavia tale chiamata sarà possibile solo fino al 31 dicembre 2017; dal 1 gennaio 2018 tali risorse potranno essere impiegate esclusivamente per l'ammissione in ruolo degli RDTb.

In deroga a questi tre metodi di reclutamento, è possibile esercitare attività di docenza nelle ipotesi previste dalla legge (come ad esempio per il lettori di lingua straniera, oppure la chiamata di studiosi di chiara fama).[2]

I professori devono obbligatoriamente garantire una attività annuale di almeno 1.500 ore, di cui 250 in regime di impegno a "tempo definito" (comprensive di lezioni ex cathedra, assistenza agli studenti e ai laureandi) o a "tempo pieno" (di almeno 350 ore annuali). Nel primo caso la retribuzione è minore, ma il professore ha diritto a svolgere la sua attività professionale anche in altri contesti. Tale disposizione, oltre ad andare incontro a particolari esigenze degli interessati, mira a garantire agli Atenei l'apporto di esperienze provenienti dal mondo produttivo, diminuendo il tasso di astratto accademismo. Il professore "a tempo definito" non può svolgere determinati incarichi amministrativi e di coordinamento (direzione di dipartimento universitario e inter-dipartimentali, incarichi in Consiglio d'amministrazione ed in senato accademico, ricoprire il ruolo di rettore): tali incarichi sono, infatti, riservati ai soli professori di prima fascia a "tempo pieno".

A professori ordinari in pensione o per i quali siano stati accettate le dimissioni, i quali abbiano prestato almeno venti anni di servizio in tale qualità, le facoltà possono proporre al ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca di conferire il titolo di professore emerito (concesso attraverso DPR). Ai professori emeriti non sono riservate particolari prerogative accademiche.

Professore a contratto[modifica | modifica wikitesto]

Il professore a contratto è un esperto della materia reclutato per specifiche esigenze didattiche, scelto a seguito di selezioni pubbliche, per soli titoli, solitamente per un anno accademico, eventualmente rinnovabile. Si tratta della figura che sostituisce quella di professore incaricato.

Professore aggregato[modifica | modifica wikitesto]

Ai ricercatori a tempo indeterminato (vedi sotto), agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai tecnici laureati che hanno svolto almeno tre anni di insegnamento, e ai professori incaricati ad esaurimento, è attribuito il titolo di professore aggregato per il periodo di durata degli stessi corsi e moduli[3].

Ricercatore universitario[modifica | modifica wikitesto]

Prima della creazione della figura dei ricercatori, la carriera accademica prevedeva le figure dell'assistente volontario, nominato dal Rettore, dell'assistente straordinario, nominato dal Consiglio di Amministrazione, e dell'assitente incaricato nominato dal Ministro e poi, dal 1967, dal Rettore; infine dell'assistente ordinario, nominato dal Ministro in seguito a concorso pubblico per titoli ed esami, vera e propria figura di ruolo benché subordinata al docente della cattedra presso cui era incardinato. Tali profili furono aboliti e messi ad esaurimento nel 1980, quando fu istituito il ruolo di ricercatore universitario a tempo indeterminato, che divenne così la terza fascia dei ruoli universitari. Contestualmente si deliberò che tutti gli assistenti di ruolo e i professori incaricati da almeno un triennio, e i "tecnici laureati" con almeno tre anni di didattica svolta, venissero inquadrati nel ruolo degli Associati sulla base di un giudizio di idoneità pronunciato da una Commissione nazionale.

Prima dell'emanazione della legge Gelmini, si diventava ricercatore a seguito di una valutazione comparativa bandita dalle singole Facoltà universitarie: una Facoltà poteva richiedere al proprio Ateneo di bandire un posto solo dopo aver avuto la garanzia della copertura stipendiale da parte del Senato Accademico e del Consiglio d'Amministrazione. Ora tale procedura non è più contemplata. Il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato è stato trasformato ad esaurimento, mentre è stata istituita la figura del ricercatore a tempo determinato (RTD) con un contratto di lavoro di tre anni (per approfondimenti vedi ricercatore universitario)[4]. In base alle legge n. 240 del 30 dicembre 2010 vengono distinte due categorie di ricercatori universitari:

a) contratto triennale rinnovabile per un periodo di due anni (ricercatore "junior" o RTDa);

b) contratto triennale non rinnovabile (ricercatore "senior" o RTDb), al termine del quale, se in possesso dell'abilitazione nazionale, la struttura potrà inquadrare il ricercatore nel ruolo di associato, previo valutazione positiva di una Commissione appositamente nominata dal Dipartimento, e valutata la disponibilità finanziaria dell'Ateneo.

Per accedere alla tipologia b) è necessario aver usufruito per almeno tre anni, anche cumulativamente e non consecutivamente, di: contratti di tipologia a), contratti ex art. 1 comma 14 della legge 230/2005, assegni di ricerca ex art. 51 comma 6 della legge 449/1997, assegni di ricerca ex art. 22 della legge 240/2010 o di borse post-dottorato ai sensi dell'articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri.[5]

Attualmente, il ruolo in esaurimento degli assistenti ordinari - che a suo tempo avevano superato un concorso nazionale ma che non hanno superato, per diversi motivi, quello di idoneità a partire dal 1980 (anno di entrata in vigore della nuova normativa sul reclutamento del personale docente universitario) - è assimilato a quello del ricercatore universitario, col medesimo trattamento economico.

Il professore incaricato stabilizzato (anch'esso ruolo in esaurimento), invece, è oggetto di controversia. In Italia al 2008 vi erano 49 professori "incaricati stabilizzati" che, per un motivo o per l'altro, non hanno conseguito il giudizio positivo d'idoneità a partire dal 1982. Essi svolgevano attività didattica al pari di un professore di II fascia, ma godono di una retribuzione minore.

Solitamente, dopo la laurea specialistica (o laurea di vecchio ordinamento) e prima di diventare ricercatori universitari, si svolge un dottorato di ricerca o altra attività di collaborazione presso un gruppo di ricerca afferente al settore disciplinare di interesse, spesso come cultore della materia o esercitatore ufficiale dei corsi.

A partire dall'approvazione della legge 30 dicembre 2010 n. 240, entrata in vigore il 29 gennaio 2011, ai sensi dell'art 24 (in vigore dal 07.04.2012), il Dottorato di Ricerca (DR) ed in alternativa il conseguimento del Diploma di specializzazione (DS) rilasciato dalle scuole di specialità universitarie nelle sole aree mediche, sarà titolo perentorio per poter svolgere l'incarico di Ricercatore ed accedere ai gradi successivi della carriera accademica (Professori di I e II fascia) "con esclusione dei soggetti già assunti a tempo indeterminato come professori universitari di prima o di seconda fascia o come ricercatori, ancorché cessati dal servizio".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Art. 16 comma 1 legge 30 dicembre 2010 n. 340
  2. ^ Art. 1-bis decreto legge 10 novembre 2008, n. 180 convertito in legge 9 gennaio 2009, n. 1
  3. ^ Art. 6 comma 4 della legge del 30 dicembre 2010, n. 240. Art. 1 comma 11 della legge del 4 novembre 2005, n. 230.
  4. ^ Art.24 comma 1 legge 30 dicembre 2010 n. 240
  5. ^ legge 30 dicembre 2010, n. 240

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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