Claudia Cardinale

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Foto con dedica (1960 circa)

Claudia Cardinale, all'anagrafe Claude Joséphine Rose Cardinale (Tunisi, 15 aprile 1938), è un'attrice tunisina naturalizzata italiana.

Annoverata tra le più celebri attrici della storia del cinema italiano, durante la sua lunghissima carriera, durata più di sessant'anni, ha recitato in una vasta gamma di generi cinematografici, dai film drammatici a quelli storici, dalle commedie ai western.

È stata definita l'attrice italiana più importante emersa negli anni sessanta[1] ed è stata l'unica a conseguire una notorietà internazionale paragonabile a quella di Sophia Loren,[2] o di Gina Lollobrigida, entrambe facenti parte della precedente generazione di attrici negli anni cinquanta. La stampa internazionale l'ha spesso definita la donna più bella del mondo durante quel decennio.[3]

La sua «bellezza in pari tempo solare e notturna, delicata e incisiva, enigmatica e inquietante»[2] è stata utilizzata e valorizzata dai maggiori autori dell'epoca d'oro del cinema italiano. Si ricordano in particolare le sue interpretazioni per Luchino Visconti (Il Gattopardo, Vaghe stelle dell'Orsa), Federico Fellini (), Mauro Bolognini (Il bell'Antonio, La viaccia, Senilità, Libera, amore mio!), Valerio Zurlini (La ragazza con la valigia), Luigi Comencini (La ragazza di Bube), Sergio Leone (C'era una volta il West), Luigi Zampa (Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata), Luigi Magni (Nell'anno del Signore) e Damiano Damiani (Il giorno della civetta).

Nel 1984 vince il Premio Pasinetti alla miglior attrice alla 42ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia per Claretta. Ha inoltre vinto il Leone d'oro alla carriera, l'Orso d'oro alla carriera al Festival di Berlino, 5 David di Donatello, 5 Nastri d'argento e 3 Globi d'oro.

Come le altre attrici della sua generazione, ha incarnato un nuovo modello femminile, una donna volitiva e battagliera, che vuole essere libera e indipendente,[2] afferma la proprietà di sé stessa e aspira a un ruolo paritario nei rapporti affettivi e professionali.[4]

Compagna per oltre un decennio del produttore cinematografico Franco Cristaldi, principale artefice della sua carriera, dalla metà degli anni settanta è stata legata al regista Pasquale Squitieri e dalla fine degli anni ottanta risiede stabilmente in Francia. Ha due figli, Patrick e Claudia junior. Nel 1979 diventa nonna per la prima volta.

Parla fluentemente cinque lingue: italiano, francese, inglese, spagnolo e arabo tunisino (oltre che il siciliano).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

I suoi genitori, Yolanda e Francesco, erano nati in Tunisia, figli di emigranti siciliani. La madre, originaria di Trapani[5], con la famiglia, madre, padre, le sorelle Maria, Dina e Rita, e i due fratelli Saverio e Andrea, si trasferì a La Goletta, dove si era stabilita una grande comunità di Italiani. I nonni paterni erano invece commercianti di Isola delle Femmine, trasferitisi poi in Tunisia quando era un protettorato francese. Pur essendo entrambi i genitori educati in scuole francesi, il radicamento nella terra d'origine era tale che il padre, ingegnere delle ferrovie, scelse di mantenere la nazionalità italiana invece di prendere quella francese, che avrebbe facilitato la vita della loro famiglia, soprattutto durante gli anni della seconda guerra mondiale, quando l'alleanza dell'Italia fascista con il regime nazista fece emergere un certo anti-italianismo. Proprio per rispetto della scelta del padre, quando la Cardinale nella maturità si è stabilita in Francia ha preferito rimanere a sua volta italiana.[6] Agli inizi degli anni cinquanta ha vissuto per qualche tempo dai parenti a Trapani.

Le sue lingue native sono l'arabo tunisino, il francese e il siciliano, appreso dai suoi genitori. Fino all'età di sedici anni non parlava bene l'italiano. Cominciò a impararlo meglio quando si avviò la sua carriera di attrice. Claudia Cardinale fu educata insieme alla sorella Blanche, minore di un anno, nella scuola di suore di Saint-Joseph-de-l'Apparition a Cartagine, ma la sua irrequietezza le costò continue punizioni.[7] In seguito studiò alla scuola Paul Cambon, dove ottenne il diploma con la prospettiva di diventare maestra.[8] Era un'adolescente controversa, silenziosa, bizzarra e selvaggia,[9] come tutte le ragazze della sua generazione era affascinata da «BB», Brigitte Bardot, esplosa nel 1956 con E Dio creò la donna di Roger Vadim.

Il suo primo contatto con il mondo del cinema è stata la partecipazione, insieme alle compagne di scuola, a un cortometraggio del regista francese René Vautier, Anneaux d'or, presentato con successo al Festival di Berlino.

Fu sufficiente l'unico primo piano di quel film per farla diventare una celebrità locale[10] ed essere richiesta dal regista Jacques Baratier per girare la pellicola I giorni dell'amore, con protagonista principale l'attore egiziano Omar Sharif, una proposta che accettò con riluttanza, recitando in un ruolo di secondo piano (per la protagonista la produzione voleva un'attrice di nazionalità tunisina).[11]

Ma la svolta determinante fu nel 1957, durante la Settimana del cinema italiano a Tunisi organizzata dall'Unitalia-Film, quando vinse in modo del tutto involontario e inconsapevole[12] il concorso per la «più bella italiana di Tunisia», che le valse in premio un viaggio a Venezia durante la Mostra del cinema. Al Lido l'affascinante diciottenne non passò inosservata agli occhi dei molti registi e produttori presenti.

Una giovane Claudia Cardinale nel (1957)

Accettò l'offerta di frequentare il Centro sperimentale di cinematografia di Roma (sua maestra di dizione fu Tina Lattanzi), ma fu un'esperienza breve e insoddisfacente, che mise in evidenza una scarsa attitudine al mestiere di attrice (acuita dalle difficoltà con la lingua italiana), ma anche una straordinaria fotogenia.[13] Abbandonò gli studi dopo un solo trimestre e decise di ritornare a casa, guadagnandosi il servizio di copertina del settimanale popolare Epoca per questa sua scelta inaspettata di rifiutare l'avventura del cinema.[14]

Tornata a Tunisi, fece l'inattesa scoperta di essere incinta, risultato di una drammatica esperienza personale: una breve, dolorosa esperienza con un uomo più vecchio di lei di una decina d'anni, che un giorno la obbligò a salire nella sua macchina e la stuprò.[15] Decisa a non abortire, trovò una via di salvezza nella proposta di un contratto di esclusiva da parte della casa di produzione Vides di Franco Cristaldi. È questo l'inizio, non desiderato ma imposto dalle circostanze, della sua carriera cinematografica.[16]

Gli inizi in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo primo film italiano è I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli, nel quale ha interpretato il piccolo ruolo di Carmelina, una ragazza segregata in casa dal fratello: il primo di tanti ruoli di donna siciliana, a cui il suo aspetto mediterraneo (adatto a essere tanto aristocratico, quanto contadino) sembrava destinarla. Il film ebbe un enorme successo e la Cardinale diventò immediatamente riconoscibile, addirittura già presentata da alcuni giornali come «la fidanzata d'Italia».[17]

Seguirono altri due film, 3 straniere a Roma di Claudio Gora e La prima notte di Alberto Cavalcanti, durante i quali nascose la gravidanza fino al settimo mese, in uno stato di profonda depressione con pensieri suicidi.[18] Fu poi scritturata per Il magistrato, dove si confrontò anche con attori spagnoli come José Suárez: il film, diretto da Luigi Zampa, tratta temi delicati come corruzione, povertà sociale, omertà, ricatti. Prese parte alla produzione inglese Su e giù per le scale, di Ralph Thomas.

Quando ormai non poteva più nascondere la gravidanza, chiese a Cristaldi l'interruzione del contratto per potersene andare: ma lui capì il problema, l'aiutò ad affrontare la famiglia e la mandò a Londra a partorire, lontana dall'attenzione della stampa, con la scusa di dover imparare l'inglese per un film.[19] Grata della comprensione da parte del produttore, rimase sconvolta quando le impose di non rivelare la maternità: se l'avesse fatto, secondo la visione di Cristaldi avrebbe tradito il pubblico ed egli avrebbe messo fine alla carriera dell'attrice.[20] La Cardinale aveva con Cristaldi un contratto all'americana, che la vincolava in ogni aspetto della vita, compresa la propria immagine, privandola di qualsiasi capacità di autodeterminazione: «Non ero più padrona né del mio corpo né dei miei pensieri. Persino a un'amica era rischioso raccontare qualcosa che prendesse le distanze dalla mia immagine pubblica, perché poteva essere divulgato, mettendomi nei guai. Tutto era in mano alla Vides».[21]

Per sette anni conservò il segreto al pubblico e a suo figlio Patrick, cresciuto in famiglia come un fratello, finché un giornale scandalistico non scoprirà la verità e la Cardinale deciderà di narrarla, con liberazione, al giornalista Enzo Biagi, in un articolo pubblicato su Oggi e L'Europeo.[22]

In un'immagine promozionale del film L'affare Blindfold, 1965

Il primo ruolo importante della sua carriera è in Un maledetto imbroglio (1959) di Pietro Germi.[23] Grazie alla sapiente direzione del burbero e laconico regista-attore, con il quale nacque un'immediata affinità tra due caratteri simili,[24] la Cardinale cominciò a imparare veramente che cosa sia la recitazione e a sentirsi a proprio agio davanti alla macchina da presa. Si tratta della sua prima vera prova di attrice,[25] per la quale ricevette una lusinghiera recensione da parte di Federico Fellini («Una Cardinale che io mi ricorderò per un pezzo. Quegli occhi che guardano con gli angoli accanto al naso, quei capelli bruni lunghi e spettinati (...) quel viso di cerva, di gatta, e così passionalmente perduta nella tragedia»).[26]

1960-1961: Mauro Bolognini e Valerio Zurlini[modifica | modifica wikitesto]

La maternità nascosta le faceva condurre una vita sempre più appartata, impedendole di vivere a pieno la parte pubblica: la sua esistenza si riduceva al solo dovere, a un lavoro serrato e ininterrotto, con un film dietro l'altro (sono cinque i film datati 1960 a cui ha partecipato), Il bell'Antonio di Mauro Bolognini, la poco riuscita megaproduzione internazionale Napoleone ad Austerlitz di Abel Gance, Audace colpo dei soliti ignoti diretto da Nanni Loy, continuazione de I soliti ignoti, il primo incontro professionale con Luchino Visconti in Rocco e i suoi fratelli e I delfini di Citto Maselli. La strategia di Cristaldi era quella di farle girare piccoli ruoli, ma con i più grandi autori.[27]

La successiva tappa professionale è segnata dall'incontro con Mauro Bolognini. È l'inizio di un fortunato rapporto professionale e privato che dette vita a cinque film, fra i quali alcuni tra i preferiti, come Senilità, Libera, amore mio! e soprattutto La viaccia.[28] «Con lui, dietro la macchina, ancora una volta, come con Germi, mi sono sentita sicura di me»,[29] «Considero Mauro Bolognini un grandissimo regista: un uomo di rara sapienza professionale, di grandissimo gusto e cultura. Oltre che, per me personalmente, un amico sensibile e sincero».[30] Nei film di Bolognini, la Cardinale incarna la figura della donna come perdizione per l'uomo, la mantide religiosa, grazie alla sua grande femminilità[31]

Durante le riprese de Il bell'Antonio, la star della Dolce vita Marcello Mastroianni si innamorò di lei che, pur attratta dal suo fascino gentile, lo respinse perché non lo prese sul serio[32], considerandolo uno di quegli attori che non possono fare a meno di innamorarsi delle loro compagne di lavoro.[31] Mastroianni, anche a distanza di molti anni, le rinfaccerà di non aver creduto all'autenticità dei suoi sentimenti.[33] Malgrado il dispiacere di Bolognini per la situazione, l'atmosfera di tensione tra i due interpreti si rivelò ideale per trasmettere quella fra i personaggi del film.

È Barbara Puglisi in Il bell'Antonio (1960)

Il successivo lavoro con Bolognini, La viaccia, le fece incontrare Jean-Paul Belmondo, con il quale girò poi l'avventuroso Cartouche (1962), il film che la rese popolare in Francia e durante il quale ebbe una piccola storia d'amore con Belmondo.[34]

Un vero e proprio «film della vita»[35] è La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, che mise in scena involontariamente la parte più dolorosa della sua vita reale: il figlio nascosto, e le permise un'identificazione totale con il personaggio della ragazza-madre Aida[36], tanto che dopo il film le servirono un paio di mesi per liberarsi dal coinvolgimento.[37] Il regista la scelse, contro il parere di tutti, per un personaggio così difficile quando lei non era ancora considerata una «vera» attrice.[38] Come Germi, le si metteva accanto durante la lavorazione: «Zurlini era di quelli che amano molto le donne: aveva una sensibilità quasi femminile. Mi capiva da uno sguardo. Mi ha insegnato tutto, senza impormi niente. (...) Mi ha voluto veramente bene».[39] Con lui nacque una vera amicizia, basata su una profonda comprensione reciproca.[40]

Tanto La viaccia di Bolognini quanto La ragazza con la valigia di Zurlini furono selezionati in concorso per il Festival di Cannes 1961. Alla Croisette l'attrice ventiduenne non era ancora paragonabile alle due dive italiane presenti: Sophia Loren (che vinse il premio per la migliore interpretazione femminile con La ciociara) e Gina Lollobrigida. Ma secondo alcuni giornali poteva essere un'antagonista di Brigitte Bardot: la rivista francese Paris Match le dedicò una copertina intitolata «La chiamano già CC. È Claudia Cardinale la giovane rivale di BB».[41]

Nel 1962 la Cardinale realizzò l'intervista con Alberto Moravia nella quale lo scrittore si concentrò esclusivamente sul suo corpo, trattandola come un oggetto; ma lei trovò adeguato che le si chiedesse solo di quello che è lo strumento dell'essere attrice: «Io usavo il mio corpo come una maschera, come rappresentazione di me stessa».[42] L'articolo, pubblicato su Esquire con il titolo The next goddess of love, fu pubblicato in tutto il mondo e poi ampliato in un libro intitolato La dea dell'amore, pubblicato nel 1963. L'attrice si rese conto, con un certo divertimento, che il suo prorompente aspetto fisico (1,70 cm distribuiti su curve esuberanti) metteva a disagio lo scrittore, il quale la trovò simile ai personaggi femminili dei suoi romanzi.[42] Qualche anno dopo, la Cardinale interpreterà proprio uno di essi nel film Gli indifferenti, tratto dall'omonimo romanzo.

L'attrice e il produttore: il rapporto con Franco Cristaldi[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto professionale con il produttore Cristaldi, dopo un paio di anni dall'inizio del contratto con la Vides, progressivamente divenne anche personale.[43] La Cardinale era consapevole che questo legame non avrebbe avuto prospettive di ufficializzazione[43] e, almeno per un certo periodo, era dolorosamente consapevole di rappresentare lo stereotipo dell'avventura del produttore con l'attrice.

In seguito ha sostenuto di non essersi mai sentita davvero la compagna di Cristaldi, perché è sempre stata in una posizione subordinata rispetto al produttore, «Cenerentola gratificata dalla sua generosità»[44] per l'aiuto da lui dato nel momento critico della gravidanza segreta, ma schiacciata da un rapporto personale per lui impossibile da scindere da quello lavorativo,[44] che gli permetteva di tenerla costantemente sotto controllo attraverso lo staff personale (formato da responsabile stampa, segretaria e autista),[45] facendola sentire prigioniera in una torre d'avorio[46] e ricordandole sempre che l'aveva creata e gli apparteneva.[47] Hanno condotto vite separate, tranne che durante brevi viaggi, e lei non l'ha mai chiamato Franco, ma solo Cristaldi.[48] Infine la crescente insofferenza di lei portò alla rottura.[49]

1963, l'anno della consacrazione: Visconti, Fellini e Comencini[modifica | modifica wikitesto]

Il 1963 ha rappresentato un anno cruciale per la carriera della Cardinale: ha avuto l'irripetibile occasione di lavorare contemporaneamente con due dei maggiori maestri del cinema italiano in film-simbolo della loro carriera. Ha partecipato a Il Gattopardo di Luchino Visconti e a di Federico Fellini, sperimentando come due artisti possano essere dei geni in maniera totalmente diversa, perché seguono strade, istinti e metodi addirittura opposti.[50] Sul set di Visconti il clima era quasi religioso: si viveva solo per il film, lasciando fuori il mondo esterno. Tanto Visconti aveva bisogno del silenzio per lavorare, quanto Fellini aveva bisogno di essere immerso nella confusione.[51] Con il primo era impossibile cambiare una virgola, con il secondo il clima era di improvvisazione totale, anche se poi non ci si accorgeva di essere trasportati dove lui voleva.[52]

Visconti, che con il ruolo di Angelica le ha fatto «il più bel regalo della mia vita d'attrice»,[53] aveva il vezzo di parlarle in un ottimo francese, imparato quando era assistente di Jean Renoir.[54] Fellini invece la coinvolgeva in lunghe passeggiate e chiacchierate. Entrambi erano molto teneri con lei e la chiamavano con lo stesso diminutivo affettuoso: Claudina.[55] «Luchino ha fatto e farà parte per sempre della mia vita: è nei miei pensieri, nei ricordi, nei sogni, ma lo ritrovo persino più concretamente, materialmente, nel viso e nello sguardo che ho oggi, nelle mie mani...»;[56] «Con Federico ho girato un solo film. Mi ha fatto sentire il centro del mondo: la più bella, la «più speciale» di tutte, la più importante».[52]

Fellini fece esprimere al proprio alter ego Mastroianni una reverente dichiarazione d'amore all'attrice («Quanto sei bella, mi metti in soggezione, mi fai battere il cuore come un collegiale. Che rispetto vero, profondo, comunichi».)[57] e la trasformò in una sorta di ideale femminile salvifico, l'interprete ideale della "ragazza della fonte": «bellissima, giovane e antica, bambina e già donna, autentica, misteriosa».[57] È stato il primo a volerla non doppiata: per lui, ogni differenza è poesia, compresa quella voce caratteristica che, per merito suo, viene finalmente rivelata sul grande schermo, aggiungendo ulteriore fascino a quello già irresistibile derivato dall'intensità dello sguardo e dalla bellezza dei tratti. Entrambi i film parteciparono con successo al Festival di Cannes: Il Gattopardo conquistò trionfalmente la Palma d'oro, mentre fu presentato fuori concorso. La Cardinale presenziò sulla Croisette solo il tempo sufficiente per la storica fotografia sulla spiaggia in compagnia dei "tre gattopardi": Luchino Visconti, Burt Lancaster e un vero ghepardo.[58]

Se l'interpretazione di Angelica nel Gattopardo e la breve apparizione nel ruolo di sé stessa in segnarono la sua definitiva consacrazione come stella di prima grandezza,[1][2] la sua prima vera interpretazione con la propria voce, nel film La ragazza di Bube di Luigi Comencini (che segue saggiamente l'esempio di Fellini), le valse il primo importante riconoscimento al suo lavoro di attrice: il Nastro d'argento per la migliore attrice.

Anche quello con Comencini è un incontro importante: «Luigi Comencini è un altro di quelli che mi ha capita subito, senza parole. (...) Ci siamo parlati poco anche mentre giravano insieme: a me non servono le parole del regista, mi serve sentirmi capita, amata da lui. E lui mi ha sempre amata e capita».[30]

Sempre nel 1963 partecipò al suo primo film americano (seppur girato in Italia): La Pantera Rosa di Blake Edwards, che ottenne un incredibile successo al botteghino, nel quale recitò accanto ad attori famosi come Peter Sellers, Capucine, Robert Wagner e David Niven, dall'eccezionale humour, che coniò per lei il complimento «la più bella invenzione italiana... dopo gli spaghetti!».[59] A distanza di trent'anni, ritrovò Blake Edwards ne Il figlio della Pantera Rosa (1993), ultimo capitolo della fortunata serie cinematografica, che tuttavia non ripeté il successo del film originale.

Fra Hollywood e l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni sessanta era all'apice della carriera e della fama internazionale, tra le interpreti più richieste in assoluto su scala mondiale.

Tra i compagni di lavoro più assidui era Tomas Milian, con il quale lavora in numerosi film, instaurando un piacevole rapporto di amicizia e di complicità. Per tre anni ha lavorato negli Stati Uniti, vivendoci sei mesi l'anno, riuscendo a mantenersi equilibrata, senza abbandonarsi all'entusiasmo.[60] «Il mio vantaggio a Hollywood è stato che l'iniziativa non è partita da me, ma da loro.

Era il periodo in cui invitavano tutte le attrici europee di un certo successo, non tanto per apertura e generosità, quanto piuttosto perché gli americani volevano avere il monopolio delle star e, se ne intravedevano altrove, cercavano di farle immediatamente proprie. (...) Il più delle volte, in realtà, ti distruggevano: andavi in America, e tornavi che non eri più niente o nessuno. Io mi sono difesa, per esempio rifiutando con decisione l'offerta di un contratto in esclusiva con la Universal. Firmavo di volta in volta, per singoli film. E alla fine me la sono cavata».[61]

Il circo e la sua grande avventura (1964) di Henry Hathaway le permise di lavorare con due star assolute: John Wayne e Rita Hayworth. Mentre instaura un rapporto molto amichevole con "the Duke", deve assistere suo malgrado alla straziante decadenza della Hayworth.[62]

Lavorò per la prima volta con Ugo Tognazzi nel film di Antonio Pietrangeli Il magnifico cornuto (1964), nel quale appare al culmine della propria sensualità. Ma è un'esperienza di cui ha «solo ricordi poco gradevoli: con Pietrangeli, mi dispiace dirlo, non c'è stato un gran feeling. E poi c'era Tognazzi che, all'epoca, mi faceva una corte spietata...».[63]

Lavorò con Rock Hudson in L'affare Blindfold (1965), di Philip Dunne, e con Anthony Quinn in Né onore né gloria (1966), di Mark Robson. Rock Hudson, di cui non ignora le segrete preferenze sessuali, è il miglior compagno del suo periodo hollywoodiano:[64] si dimostra molto protettivo, comprendendo il suo disagio di europea in un mondo diverso.[65] Frequentò anche Barbra Streisand, Elliott Gould, Richard Burton e Liz Taylor, diventò amica di Steve McQueen,[66] ma continuò a sentirsi estranea a quel mondo.[67]

Nel frattempo in Italia tornò a lavorare con Visconti in Vaghe stelle dell'Orsa (1965), vincitore di un "riparatorio" Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia ma anche insuccesso commerciale, film nel quale ha espresso al massimo le proprie capacità drammatiche.[2] Tornò a lavorare con Monicelli per un episodio del film Le fate (1966).

A dimostrazione dello status divistico raggiunto dall'attrice, nel 1966 la casa editrice Longanesi pubblicò l'insolito volume Cara Claudia... Lettere dei fans alla Cardinale.

Una foto della Cardinale fu inserita, a sua insaputa, nella copertina interna dell'album Blonde on Blonde (1966) del cantautore statunitense Bob Dylan, pare per volere dell'artista stesso.[68][69] Gli avvocati dell'attrice minacciarono di intentare causa alla Columbia Records, etichetta discografica di Dylan, e nelle successive ristampe dell'album la fotografia dell'attrice venne eliminata. Le versioni originali comprendenti la foto della Cardinale sono diventate un raro oggetto per i collezionisti.[70]

Sempre nel 1966 si cimentò con il genere western in I professionisti di Richard Brooks, considerato il suo miglior film americano,[71] nel quale ritrovò con piacere Burt Lancaster, con il quale ha condiviso l'indimenticabile esperienza del Gattopardo. È stata protagonista assoluta della commedia d'ambientazione brasiliana Una rosa per tutti (1966) di Franco Rossi. Ha affiancato Tony Curtis, Robert Webber e Sharon Tate in Piano, piano non t'agitare! (1967) di Alexander Mackendrick, risposta hollywoodiana alla nuova cultura, dove impersonava il ruolo di una pittrice con un forte spirito libero.

All'inizio del 1967 la raggiunse negli Stati Uniti Franco Cristaldi, che aveva organizzato a sua insaputa il loro matrimonio, celebrato ad Atlanta ma mai ufficializzato in Italia.[72] Questo «sedicente matrimonio»,[49] come lo definisce Cardinale, e la successiva affiliazione di Patrick sono vissute dall'attrice come un altro modo per tenerla legata, sempre meno libera di decidere della propria vita, piuttosto che il risultato di sentimenti autentici.[49]

Nel ruolo di Jill McBain in C'era una volta il West (1968)

Nel 1968 la Cardinale interpretò senza sosta numerose opere cinematografiche, che la resero sempre più nota al pubblico internazionale. Lavorò per la seconda e ultima volta con l'amico Rock Hudson in Ruba al prossimo tuo... di Francesco Maselli, girato in Italia, in Austria e a New York, commedia di leggerezza per la quale ricevette recensioni discretamente positive.

Questo è l'anno de Il giorno della civetta di Damiano Damiani, capostipite dei film di denuncia, per il quale vinse il David di Donatello come miglior attrice protagonista, e soprattutto del capolavoro del western all'italiana C'era una volta il West di Sergio Leone, nel quale interpreta la prostituta Jill McBain, l'unico ruolo femminile di rilievo in tutta l'opera cinematografica del regista. Rimangono nell'immaginario collettivo le scene dove lei appare, quasi sempre accompagnate dalle emblematiche musiche del Maestro Ennio Morricone.

L'esperienza con Leone è stata particolarmente positiva sia sul piano umano che professionale: «Ho voluto un gran bene a Sergio. Il nostro era un legame di grande affetto. Con il suo bellissimo film mi ha regalato un personaggio magnifico (...) Tutto il periodo è legato a un'impressione complessiva di grande benessere. Con Sergio mi sono sentita diretta sempre nel modo giusto (...) ho provato la sensazione di essere sempre perfetta, grazie a Sergio. Mai avuto un problema».[63]

Dopo la magistrale interpretazione di Jill McBain, seguirono altre pellicole di rilievo: Certo, certissimo, anzi... probabile di Marcello Fondato, in coppia con Catherine Spaak, e nel film storico risorgimentale Nell'anno del Signore (1969), di Luigi Magni, protagonista insieme con attori del calibro di Nino Manfredi, Enrico Maria Salerno, Alberto Sordi e Ugo Tognazzi, mentre a ricoprire i ruoli di Leonida Montanari e Angelo Targhini erano gli attori francesi Robert Hossein e Renaud Verley. Il film fu un grandissimo successo di pubblico e di critica, risultando campione d'incassi durante quella stagione.

Il decennio dorato si chiuse con la megaproduzione italosovietica La tenda rossa (1969) di Michail Kalatozov, in cui ha recitato accanto a Sean Connery. Di lui ha detto in seguito: «Posso solo dire «stupendo». È affascinante nella vita, esattamente come lo sono i suoi personaggi sullo schermo», e ancora «Sul lavoro non l'ho mai visto lasciarsi andare a capricci o isterismi. Però era serissimo: sempre il primo ad arrivare, e l'ultimo ad andar via».

I primi anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

La partecipazione alla commedia Le avventure di Gerard (1970) di Jerzy Skolimowski, una produzione americana girata a Cinecittà, è stata una delle esperienze più divertenti della sua carriera. Il regista polacco al suo primo film straniero si rivelò un «pazzo scatenato»[73] e la Cardinale si dovette impegnare in prima persona per impedire che i produttori lo licenziassero.[74]

Anche L'udienza (1971) di Marco Ferreri è stata una «bella avventura»,[74] grazie allo spirito del regista. «Anche nei momenti drammatici del lavoro, lui ti fa sempre ricordare che "in fondo è solo un film"»[74]. In Venezuela ha recitato insieme a Stanley Baker in Fuori il malloppo, con la regia di Jean Herman.

Da menzionare una delle commedie all'italiana più rappresentative: Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971), di Luigi Zampa, in cui ha recitato con Alberto Sordi, da cui in seguito sarà diretta nel film Il comune senso del pudore (1976).

Dopo Cartouche per dieci anni non ha più lavorato in Francia, per l'assenza di proposte abbastanza interessanti. Poi gliene arrivò una impossibile da rifiutare,[75] un incontro-duello con il sex symbol planetario e bandiera francese Brigitte Bardot: il western al femminile Le pistolere (1971) di Christian-Jaque, successo popolare dato dalle straordinarie presenze delle protagoniste, ma stroncato dalla critica. Sempre in Francia è la protagonista femminile del terzo film in coppia con Jean-Paul Belmondo: Il clan dei marsigliesi (1972), scritto e diretto da José Giovanni, tratto da un romanzo dello stesso regista.

Intanto, stava già maturando il distacco da Cristaldi e dalla Vides,[76], che avvenne nel 1975 con il mancato rinnovo del contratto.

Tornò a lavorare per un'ultima volta con due dei suoi registi: Bolognini in Libera, amore mio! (1973) e Visconti, profondamente segnato dalle conseguenze di un ictus («Era costretto a dirigerti solo con lo sguardo, e dietro quella persona curva, immobile, silenziosa, tu rivedevi l'ombra di quel leone ruggente che era stato fino a poco prima»),[77] in Gruppo di famiglia in un interno (1974).

Ma soprattutto nel film I guappi (1974) lavorò per la prima volta con il regista emergente Pasquale Squitieri, suo coetaneo, protagonista di qui in avanti della sua vita professionale e privata. Il loro primo incontro era stato tempestoso, caratterizzato in apparenza da reciproca diffidenza e antipatia,[76] ma la Cardinale rimase anche fortemente attratta da quell'ombroso regista napoletano, dallo sguardo azzurro e trasparente.[78] È stata lei, inavvicinabile in quanto compagna di uno degli uomini più potenti dell'ambiente cinematografico italiano, a farsi avanti, malgrado tutte le voci negative sul regista, considerato un uomo imprevedibile, collerico e collezionista di donne.[79] Ma ai suoi occhi Squitieri rappresentava la vitalità, la follia e gli eccessi di cui sentiva un bisogno crescente, dopo anni di «una vita tutta regolata, tutta programmata, tutta razionale e razionalizzata... Pasquale era l'opposto, ed è stato l'opposto a sedurmi.»[80] La loro relazione iniziò nel 1973, ma solo due anni dopo la ufficializzarono, pur senza sposarsi.

1975, l'inizio di una nuova vita[modifica | modifica wikitesto]

Claudia Cardinale nel 1971

Due commedie accanto all'altra principale attrice italiana della sua generazione, Monica Vitti, A mezzanotte va la ronda del piacere (1975) di Marcello Fondato e Qui comincia l'avventura (1975) di Carlo Di Palma, segnano la fine del lungo rapporto professionale di Cardinale con la casa di produzione Vides, a cui è ben consapevole di dovere tutto, nel bene, ma anche nel male. «Sono stati loro che mi hanno costruita, lanciata. Mi hanno dato le copertine dei giornali di tutto il mondo, però mi hanno tolto la libertà e la mia vita personale. (...) Per anni mi sono sentita stupida, incapace. C'era sempre qualcuno che parlava al mio posto, che decideva per me quello che dovevo fare, dire e pensare.»[81]

Subito dopo le riprese di Qui comincia l'avventura, che le costano un esaurimento nervoso,[76] per la difficoltà di lavorare con la Vitti («Monica, che io frequentavo moltissimo e che mi è sempre stata simpatica sul piano umano, nella vita, sul set era una persona impossibile, e lavorare con lei è stato difficile»).[82] Parte per gli Stati Uniti e raggiunge Squitieri, con il quale intraprende un viaggio on the road che segna l'inizio di una nuova fase della sua vita. Per Cardinale si tratta della riconquista di una parte dell'esistenza che le era stata a lungo negata, della riscoperta del piacere di vivere e della libertà personale.[83] «Con Pasquale, ho recuperato una parte della mia vita che non ho vissuto, e cioè tutta la mia adolescenza, la mia spensieratezza, tutto quello che mi è stato impedito o mi sono impedita di vivere».[80]

Cardinale si aspetta che Cristaldi, sempre così distaccato, sia comprensivo e le permetta di rifarsi una vita,[84] invece la sua reazione è meschina e vendicativa. Le crea attorno il vuoto nell'ambiente cinematografico per mettere fine alla sua carriera, e chiede esplicitamente a Visconti di non chiamarla per L'innocente (1976), impedendole così di partecipare a quello che si rivelerà essere l'ultimo film del regista.[85] Per di più, la Vides la lascia con un debito nei confronti del fisco di cento milioni di lire.[86]

Si ritrova quindi a pagare il raggiungimento della felicità privata con l'inattività professionale. Anche Squitieri da uomo di successo si ritrova disoccupato, perché non trova produttori disposti a inimicarsi Cristaldi.[87] L'ultimo contatto con Cristaldi saranno, in seguito, solo le pratiche del divorzio necessarie per consentire al produttore di sposare Zeudi Araya.[76]

Dopo diciassette anni di lavoro ininterrotto, con almeno tre-quattro film all'anno, l'attrice rimane ferma per quasi due anni prima che Franco Zeffirelli la chiami per il ruolo dell'adultera nel suo Gesù di Nazareth televisivo. Le sembra di uscire da una lunga convalescenza[88] e il fatto che le riprese si svolgano a Monastir, in Tunisia, non fa che accentuare la sensazione di un nuovo inizio.

Negli anni seguenti lavora ripetutamente con Squitieri, che l'affianca a Giuliano Gemma in Il prefetto di ferro (1977) e Corleone (1978).

Ancora una volta da dimostrazione delle sue capacità recitative in un ruolo drammatico di forte intensità, nel film L'arma (1978) con Stefano Satta Flores; la struggente storia di una donna logorata dal dolore di un uomo estremamente violento, da una figlia ribelle e dai difficili rapporti familiari che si susseguono nella vicenda.

A quarant'anni può permettersi una seconda maternità desiderata, quanto tardiva, vissuta però con grande serenità, come un riscatto della prima.[89] Ma per tutta la durata della gravidanza è perseguitata dai fotografi, una situazione che culmina nel famigerato episodio in cui Squitieri minaccia con la pistola i fotografi che assediano la loro villa fuori Roma (secondo Cardinale, un equivoco generato da un periodo di tensione generale).[90]

Viene diretta dal regista greco George P. Cosmatos nell'avventura bellica Amici e nemici (1979), girato interamente sull'isola di Rodi e ambientato durante la seconda guerra mondiale, con un cast d'eccellenza: Roger Moore, Telly Savalas, Richard Roundtree, Stefanie Powers e ancora una volta David Niven, che segnerà inoltre il termine degli anni settanta.

Gli anni ottanta e novanta[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni ottanta si aprono per Cardinale con due film importanti, La pelle (1981) di Liliana Cavani, che le vale un secondo Nastro d'argento, e Fitzcarraldo (1982) di Werner Herzog, un'autentica avventura in Amazzonia: «Su quel set è successo veramente di tutto (...) Ci si chiedeva ogni giorno se saremmo riusciti a girare»,[91] «più che un film (...) una specie di lotta per sopravvivere (...) una lotta contro il caldo terrificante, contro le mille difficoltà per girare in un posto fuori dal mondo».[92] Le oggettive difficoltà ambientali sono acuite dal dover fronteggiare tanto il famigerato Klaus Kinski quanto il non meno imprevedibile Herzog.

L'interpretazione del controverso personaggio storico di Claretta Petacci in Claretta (1984), diretta per l'ennesima volta da Squitieri, le fa ottenere il Premio Pasinetti alla Mostra del cinema di Venezia e il suo terzo Nastro d'argento. Di qui in avanti, cominceranno ad arrivare solo premi alla carriera perché, malgrado la sua maturità, il cinema sembra non offrirle più ruoli all'altezza.

Durante tutto il periodo degli anni ottanta e novanta continuerà a girare film di circuito come ad esempio: La donna delle meraviglie di Alberto Bevilacqua, L'estate prossima di Nadine Trintignant e Un uomo innamorato di Diane Kurys, quest'ultimo presentato in concorso al 40º Festival di Cannes.

Recita nell'Enrico IV di Marco Bellocchio (1984), di nuovo a fianco di Mastroianni, e poi in La storia di Luigi Comencini (1986), uno dei suoi ruoli più drammatici, che le richiede di apparire prematuramente invecchiata, ma ormai la sua attività si è spostata prevalentemente in Francia, dove continua a lavorare ininterrottamente, anche se spesso i suoi film non arrivano in Italia. Fra gli altri, nel kolossal celebrativo La rivoluzione francese (1989) di Robert Enrico e Richard T. Heffron interpreta il ruolo della duchessa di Polignac. Dopo la vita nomade da attrice internazionale, con base a Roma, nel 1989 si trasferisce stabilmente a Parigi, che sente come la sua vera città, perché ha bisogno di sentir parlare francese per sentirsi davvero a casa.

Atto di dolore è probabilmente l'opera meglio riuscita durante gli anni novanta per la carriera dell'attrice, ancora una volta con l'indispensabile risorsa di Squitieri: per il ruolo della vedova che tenta disperatamente di riportare suo figlio tossicodipendente sulla retta via, riceve il Globo d'oro come miglior attrice e una nomination come miglior attrice protagonista ai Nastri d'argento. Qualche tempo dopo sarà protagonista del film La battaglia dei tre tamburi di fuoco, dove affiancherà un collega di vecchia data, Ugo Tognazzi, alla sua ultima apparizione cinematografica. Seguono due film particolarmente rilevanti: Mayrig e Quella strada chiamata paradiso, diretti da Henri Verneuil; entrambi narrano le vicende di una famiglia di origine armena che si rifugia in Francia per sfuggire al terribile massacro degli armeni, meglio conosciuto come Genocidio Armeno, perpetrato dall'Impero ottomano intorno al 1915, che causò circa 1,5 milioni di morti.

Si impegna inoltre in produzione televisive, come ad esempio Deserto di fuoco (1997), per la regia di Enzo G. Castellari con Anthony Delon, Stéphane Freiss, Virna Lisi, Arielle Dombasle e Vittorio Gassman, ambientato per buona parte nel deserto del Sahara.

[93] Nel 1998 e nel 1999 collabora ancora con Squitieri interpretando Costanza d'Aragona in Stupor mundi e Donna Assunta in Li chiamarono... briganti!, realistica storia del brigantaggio meridionale nell'immediato periodo posteriore all'unità.[94]

Gli anni duemila e duemiladieci: la scoperta del teatro[modifica | modifica wikitesto]

Claudia al Festival di Cannes nel 2010

Solo già sessantenne, Cardinale esordisce a teatro, accettando la proposta di Squitieri, mentre in passato aveva rifiutato quelle prestigiose di Luchino Visconti e Giorgio Strehler, temendo la propria inadeguatezza:[95] «Per molti anni ho avuto il dubbio di non essere preparata a recitare dal vivo. (...) Finché ho trovato la preziosa guida di Maurizio Scaparro (...) Ho superato lo scrupolo dettato dal mio tipo di voce».[96]

Nel 2000 recita nella commedia La Venexiana, adattata da René de Ceccatty, diretta da Maurizio Scaparro e rappresentata al teatro Rond-Point di Parigi.

Seguono nel 2002/2003 Come tu mi vuoi di Luigi Pirandello, messo in scena da Squitieri, rappresentato in una tournée teatrale in Italia, nel 2005 Doux oiseaux de jeunesse di Tennessee Williams, messo in scena da Philippe Adrien, e nel 2006/2007 Lo zoo di vetro, sempre di Williams, diretto da Andrea Liberovici.

Nonostante il suo impegno a teatro, non perde di vista la grande passione che ha nei riguardi del cinema, con il quale ha maturato una delle più lunghe e imponenti carriere internazionali. Nel 2002 recita in And Now... Ladies & Gentlemen del regista francese Claude Lelouch, mentre l'anno successivo è presidente di giuria alla sessantaquattresima edizione di Miss Italia 2003, tenutasi a Salsomaggiore Terme. Il 5 marzo del 2009 le viene conferito il premio onorario World Tolerance Award durante la cerimonia annuale del Women's World Award, tenutasi a Vienna.

Nel 2011 la sua voce viene scelta per narrare il documentario naturalistico African Cats - Il regno del coraggio, realizzato da Disneynature. Manoel de Oliveira la vuole nel suo lungometraggio Gebo e l'ombra, mentre Fernando Trueba in El artista y la modelo. È una viscontessa nel film in costume Effie Gray - Storia di uno scandalo, con Dakota Fanning e Emma Thompson, mentre è la zia Rosa nella produzione italiana Rudy Valentino - Divo dei divi, con Alessandro Haber, dedicata al divo di hollywood del cinema muto, Rodolfo Valentino.

Viene diretta dal regista esordiente Antonio Pisu nel sarcastico Nobili Bugie, commedia tragicomica che racconta la storia di una famiglia di nobili ormai decaduti, che per sopravvivere al proprio declino economico aiutano un gruppo di ebrei a rifugiarsi dalla guerra. È una grintosa mamma in Tutte le strade portano a Roma, commedia romantica con protagonisti Sarah Jessica Parker e Raul Bova, e torna in una piccola parentesi televisiva con Il bello delle donne... alcuni anni dopo.

Dopo la scomparsa di Pasquale Squitieri avvenuta nel 2017, torna con successo a teatro portando in scena La strana coppia, rappresentata nei maggiori teatri italiani, con la regia di Antonio Mastellone, un riadattamento al femminile del testo del drammaturgo statunitense Neil Simon, fortemente desiderato dallo stesso Squitieri.

Claudia Cardinale al Women's World Award nel 2009

L'impegno civile[modifica | modifica wikitesto]

Convinta che gli artisti, in quanto punto di riferimento e voce di chi non può parlare, abbiano il dovere di essere generosi con gli altri come la vita lo è stata con loro.[97] Claudia Cardinale ha speso il suo impegno pubblico soprattutto per la causa umanitaria dei diritti delle donne, per la loro emancipazione e per il diritto all'indipendenza, ed è madrina di un'associazione per la lotta contro l'AIDS, mentre nel marzo del 2000 è stata nominata ambasciatrice di buona volontà, Goodwill Ambassador dell'UNESCO.[98]

Il mestiere di attrice[modifica | modifica wikitesto]

«Io non mi sono mai considerata un'attrice. Sono solo una donna con una certa sensibilità: è con quella che ho sempre lavorato. Mi sono accostata ai personaggi con grande umiltà: cercando di viverli dal di dentro, usando me stessa, e senza far ricorso a nessun tipo di tecnica.[99]»

Dedicatasi alla recitazione in maniera piuttosto casuale, senza coltivare particolari ambizioni,[100] Cardinale ha mantenuto per tutta la carriera un atteggiamento piuttosto naif verso il proprio lavoro, convinta di non esserselo né conquistato né meritato.[101] Ha frequentato alcune scuole, fra cui il Centro Sperimentale, ma senza crederci davvero, facendo affidamento piuttosto sulle proprie esperienze di vita. «Io amo calarmi nei personaggi con l'esperienza che ho della vita, della mia vita. Mi piace recitare, per la possibilità che mi dà di vivere, oltre la mia, altre vite, altre storie. Parto da me, e cerco di inventarmi nuovi modi di essere donna».[99]

Nei suoi primi film ha recitato letteralmente terrorizzata, salvata solo dalla propria fotogenia, finché con il suo primo vero ruolo importante, drammatico, in Un maledetto imbroglio, grazie a Pietro Germi, uomo chiuso, scontroso, di poche parole, piuttosto simile a lei, con il quale c'è stata un'immediata affinità,[39] ha cominciato a capire veramente e apprezzare il mestiere dell'attore. «Pietro Germi è stato il primo che mi ha insegnato che cos'era veramente la recitazione»,[102] «mi si è messo vicino, durante la lavorazione del film, e mi ha spiegato, scena per scena, cosa significava, cosa dovevo esprimere (...) Per la prima volta, con Pietro Germi, mi sono sentita a mio agio davanti alla macchina da presa, ho cominciato a capire che potevo fare tutt'uno con quell'occhio fisso su di me (...) Ho cominciato a vivere la cinepresa nel ruolo di un'amica, la mia complice».[25] E soprattutto ha cominciato a capire quale fosse il proprio "metodo". «Mi sono resa conto (...) che per recitare usavo molto la mia vita interiore, che il mio modo di essere attrice era di mettere me stessa dentro i miei personaggi. Il mestiere del cinema, non per scappare dalla vita, ma per viverla meglio di come ho vissuto la vita vera, se non altro con più sincerità e consapevolezza».[103]

Se Un maledetto imbroglio di Germi ha segnato l'inizio della sua evoluzione come attrice, l'esperienza del Gattopardo con Luchino Visconti ne ha segnato invece la maturazione. Visconti le ha insegnato, soprattutto, ad avere una piena consapevolezza del proprio corpo: «Mi ha insegnato a guidare, e a non farmi guidare ciecamente dal corpo. Mi ha restituito, se così posso dire, uno sguardo, il sorriso».[56]

I molti, proficui rapporti professionali e anche personali instaurati nel corso della sua carriera con diversi registi, da Germi a Zurlini, da Bolognini a Visconti, l'hanno convinta che il rapporto stabilito sul set con il regista sia determinante per la riuscita del film.[102] «Considero che la cosa più importante, per fare bene il lavoro di attore o di attrice, sia l'atteggiamento verso il regista. Con lui penso che debba esistere una specie di transfert: l'attore deve capire quello che il regista si aspetta e a questo punto gli basterà seguire quella prima intuizione, una specie di impulso. Il segreto è nel lasciarsi andare».[99]

Il suo atteggiamento distaccato verso il proprio lavoro è stato certamente influenzato dall'immagine non idilliaca ottenuta dalla frequentazione dei colleghi, «Tanta gente cupa, silenziosa, pochissimo comunicativa.»[104]

«Le donne che fanno il mio mestiere spesso sono disperate. Gli uomini, solitari, quasi sempre e quasi tutti: aspettano di esprimersi solo davanti alla macchina da presa. Che Dio conservi tra noi gli ironici, quelli che amano la vita più del loro lavoro. E soprattutto i pazzi.[105]»

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Mostra del cinema di Venezia
Festival di Berlino
David di Donatello
Nastro d'argento
Globo d'oro
Grolla d'oro
Bif&st
  • 2011 - Premio Fellini 8½ per l'eccellenza artistica
Festival del film Locarno

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Claudia Cardinale in un fotogramma del film La viaccia (1961)

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

  • 1962 - The Four Dreamers.

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Con una certa regolarità fino al 1969, più raramente fino al 1979, Claudia Cardinale è stata doppiata in lingua italiana da diverse attrici:[106]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 2 giugno 1995[107]
Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 1º giugno 2002[108]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 2 giugno 2018[109]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore
— 2019
Gran Cordone dell'Ordine Nazionale al Merito (Tunisia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine Nazionale al Merito (Tunisia)
— 2009
Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)
— 2008
immagine del nastrino non ancora presente Golden Age - Secolo d'oro. Ministero alla Cultura della Repubblica di Bulgaria
«per l'eccezionale contributo al cinema.»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Brunetta 1993, p. 180
  2. ^ a b c d e Brunetta 1993, p. 160
  3. ^ Brunetta 1993, p. 142
  4. ^ Brunetta 1993, p. 159
  5. ^ CLAUDIA CARDINALE: "IO, LUCHINO, ALAIN E L'ALLIGATORE", su la Repubblica. URL consultato il 3 maggio 2020 (archiviato il 24 marzo 2016).
  6. ^ Cardinale 1995, p. 264
  7. ^ Cardinale 1995, p. 12
  8. ^ Cardinale 2006, p. 28
  9. ^ Cardinale 1995, p. 19
  10. ^ Cardinale 2006, p. 23
  11. ^ Cardinale 1995, p. 21
  12. ^ Cardinale 1995, p. 23
  13. ^ Cardinale 1995, p. 41
  14. ^ Cardinale 1995, p. 42
  15. ^ Cardinale 1995, p. 29-30
  16. ^ Cardinale 1995, p. 31
  17. ^ Cardinale 2006, p. 55
  18. ^ Cardinale 1995, p. 32.
  19. ^ Cardinale 2006, p. 58.
  20. ^ Cardinale 1995, pp. 33-34.
  21. ^ Cardinale 1995, p. 52.
  22. ^ Cardinale 1995, pp. 120-121.
  23. ^ Cardinale 2006, p. 66.
  24. ^ Cardinale 1995, p. 194.
  25. ^ a b Cardinale 1995, p. 44.
  26. ^ Federico Fellini. I film degli altri. Parma, Guanda, 1996, p. 20, ISBN 88-7746-860-2.
  27. ^ Cardinale 2006, p. 64
  28. ^ Cardinale 2006, p. 74
  29. ^ Cardinale 1995, p. 45
  30. ^ a b Cardinale 1995, p. 144
  31. ^ a b Cardinale 2006, p. 76
  32. ^ Cardinale 1995, p. 46
  33. ^ Cardinale 2006, p. 79
  34. ^ Cardinale 1995, p. 47
  35. ^ Cardinale 1995, p. 40
  36. ^ Cardinale 1995, p. 141-142
  37. ^ Cardinale 2006, p. 88
  38. ^ Cardinale 2006, p. 85
  39. ^ a b Cardinale 1995, p. 141
  40. ^ Cardinale 1995, p. 193
  41. ^ Cardinale 2006, p. 90
  42. ^ a b Cardinale 1995, p. 198-199
  43. ^ a b Cardinale 1995, p. 51-52
  44. ^ a b Cardinale 1995, p. 56
  45. ^ Cardinale 1995, p. 53
  46. ^ Cardinale 1995, p. 55
  47. ^ Cardinale 2006, p. 60
  48. ^ Cardinale 2006, p. 137
  49. ^ a b c Cardinale 1995, p. 57
  50. ^ Cardinale 1995, p. 145
  51. ^ Cardinale 1995, p. 145-146
  52. ^ a b Cardinale 1995, p. 147
  53. ^ Cardinale 2006, p. 96
  54. ^ Cardinale 1995, p. 102
  55. ^ Cardinale 1995, p. 103
  56. ^ a b Cardinale 1995, p. 101
  57. ^ a b Dai dialoghi del film .
  58. ^ Sito ufficiale del Festival di Cannes - Galleria fotografica, su festival-cannes.fr. URL consultato il 28 settembre 2008 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2016).
  59. ^ Cardinale 2006, p. 143
  60. ^ Cardinale 1995, p. 157
  61. ^ Cardinale 1995, p. 158
  62. ^ Cardinale 2006, p. 147
  63. ^ a b Cardinale 1995, p. 150
  64. ^ Cardinale 2006, p. 153
  65. ^ Cardinale 1995, p. 195
  66. ^ Cardinale 1995, p. 160
  67. ^ Cardinale 1995, p. 161-162
  68. ^ Bob Dylan "Blonde On Blonde" Columbia Records Stereo C2S 841 Vinyl lp - inner gatefold right
  69. ^ (EN) The "Blonde On Blonde" Missing Pictures, su searchingforagem.com. URL consultato il 19 novembre 2013 (archiviato il 1º febbraio 2014).
  70. ^ Zoom sur le mythe Dylan, 2006
  71. ^ Cardinale 2006, p. 149
  72. ^ Cardinale 2006, p. 161
  73. ^ Cardinale 1995, p. 151
  74. ^ a b c Cardinale 1995, p. 152
  75. ^ Cardinale 2006, p. 171
  76. ^ a b c d Cardinale 1995, p. 59
  77. ^ Cardinale 1995, p. 111
  78. ^ Cardinale 2006, p. 191
  79. ^ Cardinale 1995, p. 68
  80. ^ a b Cardinale 1995, p. 82
  81. ^ Cardinale 1995, p. 61
  82. ^ Cardinale 1995, p. 58
  83. ^ Cardinale 1995, p. 65
  84. ^ Cardinale 2006, p. 207
  85. ^ Cardinale 1995, p. 112
  86. ^ Cardinale 2006, p. 213-214
  87. ^ Cardinale 1995, p. 71-72
  88. ^ Cardinale 2006, p. 215
  89. ^ Cardinale 1995, p. 131
  90. ^ Cardinale 1995, p. 73
  91. ^ Cardinale 1995, p. 172
  92. ^ Cardinale 1995, p. 173
  93. ^ Cardinale 2006, p. 166
  94. ^ Li chiamarono briganti!, Corriere della Sera. URL consultato il 1º marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2010).
  95. ^ Cardinale 2006, p. 244
  96. ^ Giorgio Dell'Arti e Massimo Parrini. Catalogo dei viventi. Venezia, Marsilio, 2006. ISBN 88-317-9078-1. p. 400
  97. ^ Cardinale 2006, p. 242
  98. ^ (EN) UNESCO Celebrity Advocates, su portal.unesco.org. URL consultato il 30 settembre 2008 (archiviato dall'url originale il 18 giugno 2010).
  99. ^ a b c Cardinale 1995, p. 139
  100. ^ Cardinale 1995, p. 244
  101. ^ Cardinale 1995, p. 301
  102. ^ a b Cardinale 1995, p. 140
  103. ^ Cardinale 1995, p. 39-40
  104. ^ Cardinale 1995, p. 181
  105. ^ Cardinale 1995, p. 187
  106. ^ Il doppiaggio nel cinema italiano di Enrico Lancia
  107. ^ Quirinale - Le Onorificenze
  108. ^ Quirinale - Le Onorificenze
  109. ^ Copia archiviata, su quirinale.it. URL consultato il 30 novembre 2018 (archiviato il 1º dicembre 2018).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano. Volume quarto: Dal miracolo economico agli anni novanta 1960-1993, Roma, Editori Riuniti, 1993. ISBN 88-359-3788-4
  • Claudia Cardinale (con Anna Maria Mori), Io, Claudia - Tu, Claudia. Milano, Frassinelli, 1995. ISBN 88-7684-337-X
  • Claudia Cardinale (con Danièle Georget), Le stelle della mia vita. Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 2006. ISBN 88-384-8646-8
  • Simona Previti, Claudia Cardinale, Edizioni L'Epos, Collana La carrozza d'oro, 2011. ISBN 978-88-8302-381-1

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