Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche

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S.A. Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche
Bundesarchiv Bild 101I-304-0614-22, Italien, Fallschirmjäger vor Gebäude.jpg
1943. Paracadutisti tedeschi davanti alla sede dell'EIAR di via Asiago a Roma
Stato Italia Italia
Forma societaria società anonima
Fondazione 17 novembre 1927
Chiusura 26 ottobre 1944
Sede principale Roma
Settore Media
Prodotti programmi radiofonici

L'Ente italiano per le audizioni radiofoniche, conosciuto anche con la sigla EIAR, fu la società anonima (società per azioni dal 1942)[1] titolare delle concessione in esclusiva delle trasmissioni radiofoniche circolari sul territorio italiano. L'EIAR svolgeva quindi la propria attività di editore e operatore radiofonico in regime di monopolio.

La società aveva sede a Roma mentre la direzione generale era a Torino, prima in via Bertola nell'attuale palazzo Enel, poi in via Arsenale 21. È stata la "voce" del fascismo per gran parte del ventennio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'EIAR fu costituita con R.D. 17 novembre 1927 n. 2207 (reso esecutivo dal R.D. 29 dicembre 1927, n. 2526 ), con la trasformazione dell'Unione radiofonica italiana (URI). L'URI (tra i cui soci vi erano la General Electric, la SIP - Società idroelettrica piemontese e la Fiat) aveva ricevuto la concessione, in esclusiva, per la gestione degli impianti e la diffusione dei programmi radiofonici nel 1924[2]. Con lo stesso decreto le trasmissioni furono poste sotto il controllo del regime, attribuendo le relative competenze al Ministero delle poste e delle telecomunicazioni e riservando ad esso la nomina di quattro consiglieri di amministrazione[1]. Con convenzione 15 dicembre 1927, le venne affidata la gestione radiotelegrafica per i successivi 25 anni.


Il 23 marzo 1933 la SIP divenne azionista di maggioranza della società.[3] Con il R.D.L. 26 settembre 1935 n. 1829 le trasmissioni passarono sotto il controllo del Ministero per la stampa e la propaganda.[2].

Dopo l'otto settembre le sedi locali dell'EIAR continuarano a operare autonomamente. Le stazioni radio di Palermo, Napoli e Bari venivano gestite dal Psychological Warfare Branch alleato, mentre quella romana fu chiusa poco dopo la liberazione della città. Con D.L.L. 457 del 26 ottobre 1944[4], l'azienda fu riaperta nell'Italia liberata con la nuova ragione sociale Radio Audizioni Italiane. Nel 1954, questa divenne anche operatore televisivo, con la denominazione di Rai Radiotelevisione Italiana (RAI).

Nella Repubblica Sociale Italiana l'EIAR rimase l'organo del regime e la sede del Giornale Radio fu spostata a Busto Arsizio, mentre il 10 maggio 1944 la sede fu trasferita a Torino[4]. Commissario straordinario, dal settembre 1943 al 1944, fu Ezio Maria Gray.

Il 25 aprile 1945 la sede bustocca dell'EIAR assunse la denominazione di Radio Busto Libera e per prima annunciò la caduta del Fascismo e l'insurrezione generale.

Sedi e stazioni[modifica | modifica wikitesto]

Scatola sonora Uccellino della Radio Eiar

La rete in onde medie[modifica | modifica wikitesto]

Il Regio Decreto 2207 prevedeva, nel capitolato d'oneri, che l'EIAR, subentrando all'URI, ampliasse la rete degli impianti di trasmissione. Infatti, dall'inizio degli anni '30 la nuova concessionaria intraprese un notevole ampliamento e potenziamento della rete. In particolare si costruirono: le stazioni di Trieste (capace di effettuare prove tecniche almeno dal 16 agosto 1931[5] e inaugurata il 28 ottobre[6]), Bari (inaugurata il 6 settembre 1932[7], effettuava prove tecniche almeno dal 7 agosto[8]), Palermo (inaugurata il 14 giugno 1931[9], effettuava prove tecniche dal 1 dello stesso mese[10]), Firenze, la nuova trasmittente di Milano, gemella di quella di Roma Santa Palomba, e si potenziarono le stazioni di Genova (i cui lavori furono effettuati tra il 17 e il 23 agosto 1931[11]), Bolzano, che fu anche trasferita in una nuova ubicazione (la sede e la trasmittente furono inaugurate il 28 ottobre 1931[12]) e Roma, che vide anch'essa la sua sede trasferita in un nuovo palazzo[13].

La rete in onde corte[modifica | modifica wikitesto]

Tavole riassuntive sugli impianti[modifica | modifica wikitesto]

Mappa di localizzazione: Italia
Ancona
Ancona
Bari (2)
Bari (2)
Bologna
Bologna
Bolzano
Bolzano
Catania
Catania
Firenze (2)
Firenze (2)
Genova (2)
Genova (2)
Milano (3)
Milano (3)
Napoli (2)
Napoli (2)
Padova
Padova
Palermo
Palermo
Roma (3)
Roma (3)
Sanremo
Sanremo
Torino (3)
Torino (3)
↓ Tripoli
↓ Tripoli
Trieste
Trieste
Venezia
Venezia
Verona
Verona
Siti dei trasmettitori (1939)

La rete EIAR, al massimo della sua estensione, contava i seguenti impianti[14]:

Pippo Barzizza con l'Orchestra Cetra negli studi Eiar di Torino
Onde medie
Nominativo
della stazione
Attivazione[3] Frequenza
(kHz)
Onda
(m)
Potenza
(kW)
Ancona 1938-07-15 1348 222,6 1
Bari I 1932-09-06 1059 283,3 20
Bari II 1935-10-26 1357 221,1 1
Bologna I 1936-07 986 304,3 50
Bologna II[15] 1940-10-28 0,25
Bolzano 1928-07-12 536 559,7 10
Cervia[15] 1942-01 25
Catania 1938-11-27 565 531,0 3
Firenze I 1932-04-21 610 491,8 100
Firenze II 1937-10-28 1140 263,2 10
Firenze III 1940-04-28 1258 238,5 1
Genova I 1928-10-28 1140 263,2 10
Genova II 1937-10-28 1357 221,1 5
L'Aquila[16] 1940-10-28 1
Milano I 1925-12-08 814 368,6 50
Milano II 1932-10-30 1357 221,1 5[17]
Milano III 1938-04-01 1429 210,0 5[17]
Napoli I 1926-11-14 1303 230,2 10
Napoli II 1937-11-04 1429 210,0 1
Padova 1939-06-10 1348 222,6 0,25
Palermo 1931-06-14 565 531,0 3
Roma I 1924-10-06 713 420,8 100
Roma II 1934-03-18 1222 245,5 60
Roma III 1937-10-28 1357 221,1 1
Sanremo 1939-10-28 1348 222,6 5
Torino I 1929-02-11 1140 263,2 30
Torino II 1933-12-17 1357 221,1 5
Torino III 1938-10-28 1429 210,0 5
Trieste 1931-10-28 1140 263,2 10
Tripoli 1938-11-12 1104 271,7 50
Venezia 1939-10-28 1492 201,1 5
Verona 1939-10-28 1429 210,0 1
Zara 1942-04

La potenza totale all'antenna impiegata era pari a 583,5 kW.

Onde corte
Sede
della stazione
Nominativo Frequenza
(kHz)
Onda
(m)
Potenza
(kW)[18]
Addis Abeba[19] ABA 9650 31,09 1
Roma 2 RO 3 9630 31,15 100
2 RO 4 11810 25,40 100
2 RO 6 15300 19,61 50
2 RO 8 17820 16,84 50
2 RO 9 9670 31,02 25
2 RO 15 11760 25,51 25

Quando cambiava la stazione di origine delle trasmissioni (operazione detta "inversione") veniva messo in onda il cosiddetto uccellino della radio[20].

Programmi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1929 nacque il primo Radiogiornale che partiva da Milano: il notiziario informava con 5 edizioni quotidiane; la redazione era principalmente composta da annunciatori, scelti per la dizione e per il timbro vocale, in quanto le notizie venivano fornite esclusivamente dall'Agenzia Stefani. Nel 1935 il Giornale Radio (com'era stato nel frattempo ribattezzato) fu trasferito alla sede di Roma[21].

Ancora più politicizzata era la rubrica Cronache del Regime, commento ai fatti del giorno, tenuta dal 1933 al 1936 da Roberto Forges Davanzati e negli anni della seconda guerra mondiale, ribattezzata Commento ai fatti del giorno, da Mario Appelius[21].

Ernesto Bonino, Michele Montanari, Caterina Lescano, Silvana Fioresi, Giuditta e Sandra Lescano e Pippo Barzizza all'EIAR di Torino nel febbraio 1941

Il più famoso radiocronista, soprattutto di eventi sportivi, era certamente Niccolò Carosio.

Presso la sede EIAR di Torino furono create prima l'orchestra "moderna" del maestro Tito Petralia, nel 1930, e poi l'Orchestra sinfonica ed il Coro dell'EIAR nel 1931. Nel 1933 si aggiunsero le orchestre di musica leggera: da un lato l'Orchestra Cetra, diretta prima dallo stesso Petralia e poi dal 1936 dal maestro Pippo Barzizza, e dall'altro l'Orchestra da ballo dell'EIAR diretta dal maestro Cinico Angelini[22]. Queste ultime due orchestre rivaleggiavano ai microfoni dell'ente di stato nell'accompagnare i cosiddetti "cantanti della radio", come Alberto Rabagliati, il Trio Lescano, Silvana Fioresi, che lanciavano le canzoni di successo dell'epoca.

Nel 1936 iniziarono ad andare in onda dal vivo il lunedì i popolari “Grandi Concerti Martini & Rossi”, che presentavano arie operistiche interpretate dai grandi cantanti lirici italiani del tempo, ma anche da esordienti. Il primo ciclo di questi concerti durerà fino al 1943.

Ancor maggiore popolarità, tanto da essere considerato il primo successo di massa della radio italiana,[23] ebbe la rivista I quattro moschettieri su testi di Angelo Nizza e Riccardo Morbelli e musiche del maestro Egidio Storaci. La trasmissione andò in onda dalla sede di Torino dal 1934 al 1937 ed era collegata ad un riuscito concorso di figurine disegnate da Angelo Bioletto, distribuite nelle confezioni Buitoni e Perugina.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Studio televisivo EIAR a Roma (1939).

Il 2 dicembre 1937[24] presso la sede di Roma, con studio situato all'ultimo piano del palazzo in via Asiago, iniziò la sperimentazione della "radiovisione", come veniva chiamata inizialmente la televisione. L'anno successivo iniziò un servizio sperimentale ma regolare di trasmissioni televisive limitato a Roma, che terminò nel 1940. In quello stesso anno, alla XXI Fiera Campionaria di Milano, furono mostrati ai visitatori programmi sperimentali appositamente trasmessi dalla Torre del Parco[25].

Fernando Farese, Rina Centenaro, Angelo Bizzarri e Diana Torrieri nella commedia "Questi ragazzi" di Gherardo Gherardi 1942 radio EIAR Roma

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Consociate[modifica | modifica wikitesto]

L'EIAR aveva partecipazioni significative in due società che svolgevano un'attività strettamente legata a quella radiofonica.

La più nota di esse era la Cetra, sigla di "Compagnia per edizioni, teatro, registrazioni ed affini", con sede a Torino[26], che era una delle maggiori case discografiche italiane proprio grazie al legame con l'EIAR, in quanto i maggiori cantanti trasmessi dalla radio incidevano poi per la Cetra.

L'altra consociata era la SIPRA, sigla di "Società Italiana per la Pubblicità Radiofonica Anonima", concessionaria della pubblicità radiofonica e poi anche del Radiocorriere.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La giornata-tipo della EIAR è stata descritta nel film del 1940 diretto da Giacomo Gentilomo Ecco la radio!.

Alcune canzoni ebbero come oggetto proprio le trasmissioni dell'EIAR: L'uccellino della radio (Filippini-Morbelli-Nizza), La famiglia canterina (Cherubini-Bixio), Quando la radio (Prato-Morbelli). Esse contengono precisi riferimenti a personaggi e programmi.

Negli studi dell'EIAR Augusto De Angelis ambientò il romanzo giallo Il Do tragico del 1937, con protagonista il commissario De Vincenzi. Nel 1977 ne è stato tratto l'omonimo episodio della serie televisiva Il commissario De Vincenzi. Soprattutto la prima puntata contiene varie citazioni di programmi dell'EIAR.

Una perfetta ricostruzione dello studio radiofonico dell'EIAR di Torino degli anni quaranta dovuta allo scenografo Massimo Pauletto e al curatore del Museo della RAI Claudio Girivetto è stata fatta per il film del 2010 Le ragazze dello swing.[27][28][29]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Istituto di pubblicismo - Storia della Radio in Italia
  2. ^ a b La radiotelefonia in Italia: dalla SIRAC alla RAI
  3. ^ a b Radiomarconi.com - La vera storia della radiodiffusione in Italia, Cronologia 1919-2000
  4. ^ a b sito Attracco
  5. ^ EIAR: Radio Trieste, in Radiocorriere, nº 33, 15-22 agosto 1931, p. 12. URL consultato il 10 marzo 2017.
  6. ^ Silvio Benco, EIAR Radio Trieste, in Radiocorriere, nº 43, 24-31 ottobre 1931, p. 5. URL consultato il 10 marzo 2017.
  7. ^ G.B., La stazione radiofonica di Bari sarà inaugurata ufficialmente il 6 settembre, in Radiocorriere, nº 36, 3-10 settembre 1932, p. 5. URL consultato il 10 marzo 2017.
  8. ^ Radiocorriere, 6-13 agosto 1932, p. 25, http://www.radiocorriere.teche.rai.it/Download.aspx?data=AQAAANCMnd8BFdERjHoAwE/Cl+sBAAAAajfSTOVQIkakgjcU+fUHnAQAAAACAAAAAAADZgAAwAAAABAAAACFwrdPSzZ6nGfL0IeDO44dAAAAAASAAACgAAAAEAAAAH27U07EVNlQe6ptmT0B+m4QAAAAOssRLHSaUbEyoe7AYA048xQAAABHkq0kP7U7mz3ZpcWFteS8mC2PRA== . URL consultato il 10 marzo 2017.
  9. ^ Le antenne di Palermo portano da oggi in tutti i lidi mediterranei la voce dell'Italia fascista, in Radiocorriere, nº 24, 13-20 giugno 1931, p. 5. URL consultato il 10 marzo 2017.
  10. ^ La stazione di Palermo, in Radiocorriere, nº 23, 6-13 giugno 1931, p. 3. URL consultato il 10 marzo 2017.
  11. ^ Radiocorriere, nº 33, 15-22 agosto 1931, p. 11, http://www.radiocorriere.teche.rai.it/Download.aspx?data=AQAAANCMnd8BFdERjHoAwE/Cl+sBAAAAajfSTOVQIkakgjcU+fUHnAQAAAACAAAAAAADZgAAwAAAABAAAAARDIjDVZemDLNZ4FAT77saAAAAAASAAACgAAAAEAAAAChPAbau3zo6aSya1ZrT3kYQAAAAoyGO6qvdUEBVPO1W5hlxWhQAAAAi73/tCt1FykxfS2RS8b5rhqcfRw== . URL consultato il 10 marzo 2017.
  12. ^ f. v. cre., La voce radiofonica di Bolzano diffusa su più vasti orizzonti, in Radiocorriere, nº 43, 24-31 ottobre 1931, p. 14. URL consultato il 10 marzo 2017.
  13. ^ Camillo Boscia, La mostra nazionale della Radio, in Radiocorriere, nº 42, 17-24 ottobre 1931, p. 7. URL consultato il 10 marzo 2017.
  14. ^ Se non specificato altrimenti i dati provengono da Radiocorriere, nº 23, 2-8 giugno 1940, p. 30, http://www.radiocorriere.teche.rai.it/Download.aspx?data=AQAAANCMnd8BFdERjHoAwE/Cl+sBAAAAajfSTOVQIkakgjcU+fUHnAQAAAACAAAAAAADZgAAwAAAABAAAABn/pEex9Cbui/a89TnpXW3AAAAAASAAACgAAAAEAAAAPm+jQvaoUTd4BhiBgb0nvkQAAAAtH/tFgw31qwRekuNF3S9hhQAAAAi76Wb7yHJT6YyXexi6Qn/z4fLkQ== . URL consultato il 12 marzo 2017.
  15. ^ a b Gino Castelnuovo, La storia degli impianti della radio italiana, in Radiocorriere, nº 40, 2-8 ottobre 1949, p. 16.
  16. ^ L'inaugurazione della trasmittente di L'Aquila, in Radiocorriere, nº 45, 3-9 novembre 1940, p. 11.
  17. ^ a b I nuovi impianti dell'EIAR, in Radiocorriere, nº 44, 27 ottobre-2 novembre 1940, p. 5.
  18. ^ Stazioni ad onda corta, in Radiocorriere, nº 43, 22-28 ottobre 1939, p. 2. URL consultato il 17 marzo 2017.
  19. ^ Luigi Cobisi, Alcuni dati sulla radio nelle colonie italiane, su portale.italradio.org, 11 gennaio 2005. URL consultato il 10 marzo 2017.
  20. ^ sito ufficiale della RAI, museoradiotv.rai.it.
  21. ^ a b InStoria
  22. ^ Dizionario biografico degli Italiani, Treccani
  23. ^ sito RAI, rai.tv.
  24. ^ Radiocorriere n. 50/1967
  25. ^ Le origini della radiodiffusione in Italia-Cronistoria della radio dal 1923 al 2006
  26. ^ Introduzione: i "due archivi" Iri
  27. ^ Attualità - Massimo Pauletto: "EIAR 1939, Ricostruzione di una sala di registrazione per le scene di un film", in Attualità n. 11, Portale Italradio, 2 settembre 2010. URL consultato il 31 dicembre 2016.
  28. ^ Rivista Italradio, esperienze radiofoniche nel n.11, Portale Italradio, 2 settembre 2010. URL consultato il 31 dicembre 2016.
  29. ^ Le Ragazze dello Swing e uno studio radio anni quaranta, Rivista Italradio. URL consultato il 31 dicembre 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]