Radiocorriere TV

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Radiocorriere TV
Logo di Radiocorriere TV
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere editoria aziendale
Formato tabloid
Fondazione 1925
Editore Rai
Direttore Fabrizio Casinelli
Edizione digitale
Sito web www.radiocorrieretv.it
 

Radiocorriere TV è la rivista settimanale ufficiale della Rai, distribuita all'interno dell'azienda; è l'organo ufficiale dell'azienda dedicato alle informazioni sui palinsesti radiofonici e televisivi. Fino al 2008 era venduto in edicola, ma la proprietà e la responsabilità della Rai si erano concluse con l'edizione del 1995. Infatti negli archivi aziendali la raccolta storica è costituita dai fascicoli che vanno dal 1924 al 1995.

Dal 2011 esiste l'edizione online, che presenta ogni settimana i palinsesti delle reti. Dal 2012 è possibile scaricare la rivista, corredata di servizi e rubriche, in formato PDF. Il direttore responsabile è, dall'ottobre 2012, Fabrizio Casinelli, succeduto a Guido Paglia andato in pensione nell'autunno del 2012.

La Direzione Rai Teche dal 3 gennaio 2014, in occasione dei 60 anni della TV, ha messo on line la raccolta del Radiocorriere dal primo Radiorario del gennaio 1925 al dicembre 1995, con la possibilità di leggere e scaricare oltre 3.400 riviste che sono state pubblicate nel corso di 70 anni.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e gli anni della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1924 viene avviato il servizio di radiodiffusione circolare sul territorio nazionale. Il servizio è gestito dall'Unione Radiofonica Italiana (URI). L'anno dopo, il 18 gennaio 1925, viene fondato a Roma l'organo ufficiale dell'ente, il Radio Orario. La rivista contiene 24 pagine al prezzo di 1,50 lire; l'abbonamento annuo costa 45 lire. La sua principale funzione è pubblicare i palinsesti delle stazioni radio italiane e delle principali estere.
Nel 1926 la redazione viene spostata da Roma a Milano, con il conseguente cambiamento della testata in Radiorario (30 gennaio). Nel 1927 l'EIAR sostituisce l'URI.

Il fascicolo del 1935

Nel 1930 la sede viene nuovamente spostata, questa volta a Torino in via Arsenale. Il direttore è Gigi Michelotti e la rivista prende il nome definitivo di Radiocorriere (5 gennaio). Sul periodico, oltre ai programmi radiofonici, si possono trovare molti articoli tecnici sulla radiofonia, ma anche interventi di tipo culturale e musicale. Arnaldo Mussolini, fratello di Benito e vicepresidente dell'EIAR, pubblica sul Radiocorriere un celebre editoriale sui compiti pedagogici della radio come nuovo mezzo di comunicazione. Cominciano inoltre a trovare spazio le pubblicità, soprattutto delle aziende che sponsorizzano i programmi di intrattenimento. Sempre attraverso il Radiocorriere si pubblicizza il concorso di bellezza Cinquemila lire per un sorriso, precursore di Miss Italia. Nel 1935 la tiratura arriva a 8 milioni di copie annue.

Viene concesso grande spazio alla musica leggera e all'intrattenimento, senza tuttavia trascurare la propaganda di regime. Quest'ultima diventa preponderante e i toni cambiano decisamente con l'entrata dell'Italia in guerra. Da quel momento il Radiocorriere sconsiglia l'ascolto dei programmi radio stranieri e, fino al 1943, dedica moltissime pagine all'attualità e alle notizie di propaganda bellica.
Dal 15 maggio 1943 le pubblicazioni vengono sospese.

Nel territorio della Repubblica Sociale Italiana, dall'agosto 1944 alla fine della guerra, viene diffuso Segnale Radio, un giornale che sostituisce il Radiocorriere ed ha il compito di diffondere la propaganda del governo repubblichino[2]. Costa 5 lire ed ha 24 pagine. Il direttore è Cesare Rivelli, che ricopre anche la carica di direttore generale dell'EIAR.

Dalla Liberazione all'avvento della TV[modifica | modifica wikitesto]

Il fascicolo del 1950

Il 4 novembre 1945 riprende le pubblicazioni l'edizione centro-sud del Radiocorriere con sede a Roma, e dal 23 dicembre 1945 l'edizione nord, stampata a Torino. Nel marzo 1947 le due edizioni si riunificano sotto l'egida della neonata RAI con il nuovo direttore Salvino Sernesi, che passerà la mano dopo pochi mesi a Vittorio Malinverni.

Nel 1949 la RAI festeggia il venticinquinnale della radio e crea, con l'occasione, la terza rete radiofonica, differenziando i tre programmi con un Programma Nazionale di contenuto generalista, con informazione e attualità, un Secondo Programma leggero, dedicato alla musica popolare e all'intrattenimento, e un Terzo Programma dedicato alla musica classica, all'arte e alla cultura. Nello stesso anno si costituiscono le Edizioni Radio Italiana (ERI), sotto le quali verrà d'ora in poi pubblicato il Radiocorriere e il nuovo direttore è Eugenio Bertuetti.

Gli anni del monopolio televisivo[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalle prime trasmissioni sperimentali, sul Radiocorriere si comincia a parlare di televisione, senza tuttavia trascurare gli argomenti di costume e di varietà. La rivista si occupa di musica leggera, segue le edizioni del Festival di Sanremo e la tiratura nel 1952 arriva a superare il milione di copie settimanali.

Grande spazio si dà all'inizio ufficiale delle trasmissioni televisive, anche se per alcuni anni queste trasmissioni potranno essere seguite solo da una ristretta fascia di utenti, sia per il costo enorme degli apparecchi, sia per la copertura non uniforme del territorio nazionale.

Il boom si ha con le prime trasmissioni di grande successo popolare quali Il Musichiere, Lascia o raddoppia? o La domenica sportiva. Pur essendo il periodico più preciso per quanto riguarda le informazioni sui programmi, in quanto emanazione dello stesso ente radiotelevisivo, una parte di pubblico comincia tuttavia a preferirgli TV Sorrisi e Canzoni, un altro settimanale nato da pochissimi anni che, pur occupandosi degli stessi argomenti, li tratta con un taglio più popolare e ha inoltre l'esclusiva della pubblicazione dei testi delle canzoni, segue le manifestazioni canore che in quegli anni cominciano a fiorire lungo tutta la penisola da Sanremo in giù, gli eventi sportivi e le vicende di attualità.

Pur essendo "sorpassato" dalla tiratura del concorrente, soprattutto in occasione di eventi come il Festival di Sanremo, il Radiocorriere, che dall'11 maggio 1958 in poi si chiamerà Radiocorriere TV, rimane sempre la testata più autorevole, l'unica a pubblicare non solo i palinsesti televisivi, ma anche le scalette musicali dei programmi radiofonici, gli spot pubblicitari trasmessi da Carosello e dalle altre rubriche di telecomunicati e la lista completa dei brani trasmessi dalla filodiffusione.

Nel 1961 si inaugura il secondo canale televisivo; a dirigere il Radiocorriere è Michele Serra. Seguiranno Gigi Cane nel 1964 e Ugo Zatterin dal 1966: quest'ultimo, per arginare la concorrenza, dà al settimanale una svolta popolare, con servizi di attualità e inchieste sul costume e sulle preferenze degli italiani.

Il successore Corrado Guerzoni, in carica dal 1969 al 1977, continuerà sulla stessa strada ma, forse per dovere istituzionale, il Radiocorriere non sa o non vuole comprendere il fenomeno emergente delle radio e delle televisioni private, limitandosi a informare sui programmi RAI.

L'epoca delle televisioni commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Il moltiplicarsi dell'offerta di programmi televisivi alla fine degli anni settanta coglie impreparato il Radiocorriere TV, che per alcuni anni ignora la programmazione delle TV commerciali, prontamente recepita, invece, dalle testate concorrenti. Dal 1977 in poi comincia a pubblicare una breve lista delle trasmissioni delle reti locali, ma il declino è irreversibile e continua anche dopo l'arrivo del direttore Aldo Falivena (succeduto a Umberto Andalini, che a propria volta era subentrato a Gino Nebiolo) e con la concessione di spazi e pagine pressoché uguali tra RAI e private.

Con la successiva direzione di Dino Sanzò, arriva sulle prime pagine l'attualità, la politica nazionale e internazionale, mentre lo spettacolo e la cronaca vengono relegati in secondo piano. Dal 1994 in poi, l'ultimo direttore Willy Molco riduce nuovamente l'attualità politica per privilegiare la programmazione televisiva. Questa versione del Radiocorriere uscì fino al 31 dicembre 1995[3].

La chiusura al pubblico e il futuro sul web[modifica | modifica wikitesto]

Il Radiocorriere riprese le pubblicazioni con un nuovo editore, Rcc edizioni, nel 1999 e nel 2005 fu festeggiato l'ottantesimo anniversario della testata[4], ma l'insuccesso di vendite costrinse a una nuova chiusura del periodico con il numero del 6 maggio 2008, anche se era stata ventilata la possibilità di una sua riapertura, esclusivamente come rivista on-line[5]. Tale progetto si è però concretizzato solo nel 2012, mentre la distribuzione era stata limitata entro l'azienda tra i dipendenti.

Nel 2010 è stato pubblicato il n. 18 dell'aprile 2010 in PDF sul sito dell'Ufficio Stampa Rai per presentare il nuovo bouquet di canali sul digitale terrestre.[6]

Il 18 febbraio 2011, in occasione della serata speciale del Festival di Sanremo dedicata al 150º anniversario dell'unità d'Italia, è uscito in edicola un numero speciale, con allegato il CD Nata per unire, contenente canzoni storiche reinterpretate dai 14 artisti in gara. La rivista, a edizione limitata, contiene la riproduzione di 12 copertine riguardanti il Festival della Canzone Italiana, dagli anni Cinquanta agli anni 2000.[7]

Dal 2011 viene pubblicato anche sul sito internet dell'Ufficio Stampa della Rai per presentare i palinsesti settimanali delle reti Rai e, dal 2012, arricchito da rubriche e interviste ai protagonisti dei programmi tv e radio della Rai in formato PDF.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Settant'anni di storia della radio e della tv italiane nelle pagine del Radiocorriere sul sito di Repubblica.it
  2. ^ I grandi lucani della radio e della televisione.
  3. ^ Il "Radiocorriere" chiude l'Unità: comprate l'ultimo
  4. ^ http://www.ipzs.it/news/comunicato_radioccorriere.pdf
  5. ^ Il Radiocorriere tv tornerà (online) a fine anno
  6. ^ http://www.ufficiostampa.rai.it/allegati/TVRD2010.pdf
  7. ^ AGI.it - 'NATA PER UNIRE', CD CANZONI 150° UNITA' ITALIA

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Emanuelli, 50 anni di storia della televisione attraverso la stampa settimanale, Milano, Greco & Greco, 2004. ISBN 88-7980-346-8
  • Luigi Parola (a cura di), E poi venne la radio, Roma, RAI-ERI, 1999. ISBN 88-397-1043-4
Contiene contributi vari e 3 CD-ROM dell'edizione del Radiorario dal 1924 al 1929, a cura di Rai Teche.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]