Trio Lescano

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Trio Lescano
Trio lescano 01.JPG
Il Trio Lescano
Paese d'origine Paesi Bassi Paesi Bassi
Ungheria Ungheria
(Italia Italia)
Genere Musica leggera
Swing
Jazz
Periodo di attività 1936- 1943
1946 -1950
Etichetta Parlophon, Cetra
Gruppi e artisti correlati Boswell Sisters

Il trio Lescano fu un gruppo vocale femminile in lingua italiana, composto dal 1936 al 1943 dalle sorelle di origine ungaro-olandese[1] Alessandra Lescano (Alexandrina Eveline, 1910–1987), Giuditta Lescano (Judik, 1913–1976[2]) e "Caterinetta" Lescano (Catherine Matje Leschan, 1919–1965); quest'ultima nel 1946 lasciò il gruppo e fu rimpiazzata dall'italiana Maria Bria (1925-). Il nome Lescano è l'italianizzazione del cognome delle tre sorelle. Sebbene fossero di nazionalità e idioma olandese, le tre sorelle risultarono cittadine ungheresi fino alla naturalizzazione italiana[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Le tre sorelle Leschan erano figlie di August Alexander (1877-1945), acrobata trapezista ungherese nato nel 1877 a Budapest, e di Eva de Leeuwe (1892-1984), cantante d'operetta, ebrea olandese, nata ad Amsterdam[4]. Molti parenti di Eva erano musicisti: il nonno materno Machiel Vreeland (1838-?), il padre David De Leeuwe (1854-1940), violinista, ed anche tre fratelli, pianisti.[4]. Alexander (sposato in prime nozze nel 1901 con Helena Libot, 1879-1908, acrobata, figlia del proprietario e direttore del Cirque Libot, François Jean Libot, dalla quale ebbe le figlie Marie Françoise, 1898-1987, e Diane, 1901-95: di cui s’ignorano i rapporti con le sorellastre) contrasse matrimonio con Eva il 7 luglio 1910 ad Amsterdam. Cantante, in quell’epoca anche Eva lavorava negli spettacoli del circo: forse eseguendo arie d’operetta in coppia con la sorella Rebecca nell’intervallo tra i vari numeri.

Il periodo circense e il debutto nella danza[modifica | modifica wikitesto]

A causa di una lesione subita durante l’esecuzione di un numero, Alexander rimase invalido, e lasciando il trapezismo continuò a prodursi nel circo come clown e presentatore, sempre riscuotendo successo. Nel 1924, durante una tournée in Algeria, nacque Alexander jr., l’unico figlio maschio della coppia, il quale tuttavia morì appena nove mesi dopo[5]. Questa disgrazia causò un allontanamento tra i coniugi, o forse contribuì ad intensificare i dissapori già presenti tra loro: cosicché nel 1926, mentre Eva e le figlie risultano domiciliate a L’Aja, nulla si sa di Alexander, che l’anno seguente appare tornato in Ungheria[6] Nella città olandese, con ogni probabilità, Alexandrina e Judik vennero avviate alla danza studiando nella scuola di Louise Bouwmeester[7]. In alcune interviste rilasciate negli anni Ottanta, Alessandra affermò d’avere studiato danza classica a Parigi (forse presso Vera Trefilova, 1875-1943, maestra della sua amica e collega Riemke van der Voort, 1911-89), e asserì altresì d’essere stata, a sedici anni, «prima ballerina nei teatri dell’opera di Amsterdam, Rotterdam e L’Aja»: ciò che, come altre sue affermazioni in merito e riguardanti anche altri aspetti della loro carriera e della loro vita, alla luce delle informazioni di cui oggi si dispone appare destituito di fondamento.

Judik (Jetje) e Alexandrina (Sally) Leschan, prima e seconda da sinistra, nella formazione del Ballet Dickson durante una prova a bordo del “Conte Verde” in navigazione verso Buenos Aires (aprile 1929)

Con il Ballet Dickson (1928-30)[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del 1928 Alexandrina e Judik, coi nomi d’arte di Sally e Jetje Sandro (il patronimico artistico del loro padre, come clown, era August Sandro) entrarono a far parte della troupe di danze acrobatiche "Ballet Dickson" di Simon Dekker-Dickson (1892-1945), assieme ad Eva, collaboratrice delle dieci ragazze e aiuto-coreografa). Mentre la piccola Catharina restò a L’Aia a studiare in collegio[8], lasciata in custodia presso la zia e madrina Matje II de Leeuwe (1885-1968), Alexandrina, Judik ed Eva seguirono il Ballet Dickson in una tournée in Argentina (aprile-maggio 1929) e quindi in Spagna; le due ragazze si esibirono in coppia, ma più volte Alexandrina con Riemke van der Voort, e Judik da sola.

The Sunday Girls (1930-35)[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º agosto 1930, al ristorante Lido nei Jardines del Buen Retiro di Madrid, avvenne il debutto di "The Sundays Girls", un complesso di danze acrobatiche formato da otto ragazze: Sally, Jetje, Riemke, Sjaan Valk, Jopie Hoekman, Greet Schenke, Jopie Hijdewijk ed Engeltje Stobbe (che in casi particolari si allargava a dieci ed anche a dodici elementi), la cui vedette restava la bravissima Jetje-Judik. Benché allora la troupe rientrasse ancora nella compagnia del Gran Ballet Dickson, suo manager era il torinese Enrico Portino[9] (Torino, 1881 - Roma, 1936), ex squadrista e giornalista, nuovo compagno di Eva, che questa aveva conosciuto probabilmente nel marzo del ’29, a bordo della motonave “Conte Verde” diretta a Buenos Aires col Ballet Dickson.

Da sinistra: Judik e Alexandrina Leschan come Sunday Sisters )

"The Sundays Girls" si esibirono dapprima a Madrid e Barcellona, e lasciando i Ballet Dickson verso la primavera del 1931 si associarono alla compagnia di Harry Flemming (1901-?: elegante e avventuroso ballerino nero nato a New York e cresciuto in Germania, uno dei primi a promuovere in Europa il tip-tap e certe danze latino-americane), in una tournée europea attraverso Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo e Olanda.

Dopo altre esibizioni del gruppo, soprattutto in Spagna, e in genere in associazione con alcune delle principali vedettes locali, alla fine del ’32 la formazione di Eva e Portino partì per una tournée in Medio Oriente, toccando sicuramente l’Egitto. Qui, forse, anche a causa della defezione di alcune danzatrici, essi concepirono l’idea di restringere il complesso alle sole Jetje e Sally; esso fu attivo a partire dalla metà del 1933, anche se è provato che qualche ragazza del vecchio gruppo continuò ad esibirsi con loro.

"The Sundays Girls" si esibirono in Siria e nel Libano; nell’autunno-inverno 1933 furono in Grecia[10], proseguendo la loro tournée in altri paesi d’Europa. Nel 1935, dopo le esibizioni in Polonia[11], forse anche per le precarie condizioni di salute di Portino, decisero di cessare temporaneamente l’attività e trasferirsi in Italia, a Torino.

A Torino. L’incontro con Prato e la nascita del Trio (1935-36)[modifica | modifica wikitesto]

Giunte a Torino nel 1935, presero inizialmente alloggio con Portino in un appartamento in via Lanfranchi 24 (gli altri tre successivi furono: in piazza Vittorio Veneto 23, presumibilmente dal gennaio del ’37, in via degli degli Artisti 26, dal 26 settembre ’40 circa al ’43, in via Cesare Battisti 3, nella pensione per artisti gestita dalla famiglia Martellacci, stabilmente dal 15 ottobre 1945 al giugno ’48 Alessandra e Giuditta, alla fine del ’52 circa Caterinetta); Eva e le due figlie, consce di non poter più intraprendere faticose tournées, e d’altra parte probabilmente ormai stanche di condurre quel treno di vita, erano ansiose di tentare nuove vie per esprimersi artisticamente, e nel contempo sbarcare il lunario. Già negli spettacoli delle Sunday Sisters coreografie e numeri di danza erano spesso accompagnati col canto; fu dunque al canto che esse s’indirizzarono («Giunto in Italia, il Duo Lescano si esibì nei tabarins nei suoi numeri di danza. Volendo un giorno fare un ingresso in scena cantando, si rivolse a Carlo Prato perché lo aiutasse» ebbe più tardi a ricordare Riccardo Morbelli[12]).

Le Lescano nel 1942

Decisiva fu, appunto, la conoscenza, presso lo storico negozio di strumenti musicali Chiappo in piazza Vittorio Veneto angolo via Bonafous, del maestro Carlo Alberto Prato (Susa, 1909 - Torino, 1949), uno dei curatori dei programmi musicali della sede torinese dell’EIAR: il quale, udite cantare Alexandrine e Judik, e appreso dell’esistenza d’una terza sorella, Catharina, che studiava e viveva a L’Aja, suggerì ad Eva di portarla a Torino, impegnandosi a impartire alle tre ragazze lezioni di canto; il suo intento era di costituire un trio sull’esempio delle statunitensi Boswell Sisters, che proprio allora, dopo una carriera ultradecennale avevano sciolto il loro complesso artistico. Eva si recò in Olanda e tornò con Catharina, la cui voce, dal timbro sopranile, era la più alta e gradevole.

A differenza delle Boswell Sisters, musiciste fatte e finite, nonostante i precedenti familiari le sorelle Leschan non avevano che vaghissime cognizioni musicali e non sapevano (né mai seppero) leggere il pentagramma. Dopo qualche mese d’intensissime lezioni (della durata quotidiana di otto-dieci ore, e talvolta anche di più, domeniche incluse, com’è riportato anche da altri testimoni oltre alle dirette interessate), Prato riuscì a produrre il miracolo: individuando di ciascuna la giusta tonalità di voce e insegnando loro il canto armonizzato, al punto tale che - l’affermazione è del maestro Cinico Angelini[13] - esse appresero ad «auto-armonizzarsi», lasciando ammirato per la loro bravura il compositore Pietro Mascagni[14].

Il debutto all’EIAR (1936)[modifica | modifica wikitesto]

Per esibirsi le sorelle Leschan italianizzarono i nomi e il cognome: il loro divenne il "Trio Vocale Sorelle Lescano". Dopo alcune esibizioni pubbliche (la prima avvenne a Trieste e fu seguita da altre a Cortina, Stresa e Sanremo[15]), grazie anche all’interessamento di Riccardo Morbelli, futuro paroliere di tante loro canzoni, il trio esordì nell'ambito delle trasmissioni di musica leggera dell'EIAR programmate da Radio Torino, e venne messo sotto contratto dalla Parlophon, etichetta discografica allora distribuita dalla Cetra.

Il Trio Lescano nel 1938

Il loro primo brano registrato, Guarany Guaranà, fu inciso il 22 febbraio 1936[16] con l’Orchestra della Canzone dell'EIAR diretta da Cinico Angelini, e pubblicato nel marzo dello stesso anno (GP 91913). Le Lescano incontrarono subito grande favore presso il pubblico: Topolino al mercato (GP 92055), Anna (GP 91976), e il Valzer della fisarmonica (GP 92064) si segnalano come i loro primi successi.
Quell'anno stesso esse presero parte anche a varie esibizioni pubbliche, e lavorarono nella rivista Basta con le donne; Portino organizzò una loro breve tournée nel nord Italia, col concorso del Quartetto Jazz Prato, di cui allora faceva parte anche Giuseppe Funaro, nonché di un illusionista e un medium; poche settimane dopo, il 28 dicembre, questi però moriva improvvisamente a Roma.

I primi anni di successo (1937-1938)[modifica | modifica wikitesto]

Il Trio Lescano nel 1942

Rimaste prive del loro manager, le Lescano demandarono alla madre il compito d’occuparsi delle questioni amministrative inerenti ai loro incassi, che cominciavano a farsi cospicui. Ormai entrate stabilmente nel gruppo di cantanti dell’Orchestra Cetra diretta da Pippo Barzizza il quale, grandissimo band leader, compositore e arrangiatore, senz’altro la personalità di maggior spicco nell’àmbito della musica leggera italiana d’ispirazione jazzistica della prima metà del Novecento, le diresse nell’esecuzione di centinaia di canzoni), esse conquistarono un'immensa popolarità, al punto da divenire il ‘fiore all’occhiello’ delle trasmissioni di musica leggera dell'EIAR.

Tra i motivi incisi nel 1937, Tulilem blem blu (GP 92174) e Non dimenticar (le mie parole) (GP 92190); nel 1938, Una notte a Madera (GP 92339) e Piccolo chalet (GP 92350), entrambi con Luciana Dolliver, È quel fox-trot (GP 92392), Ma le gambe e Segui il ritmo (GP 92465) e Lo so che non è vero (GP 92495) con Enzo Aita, Ultimissime (GP 92468), Non me ne importa niente e Papà e mammà (quest’ultimo con la prima formazione del Quartetto Cetra] [17]; GP 92477), È arrivato l’ambasciatore (GP 92505) e Piccole stelle (GP 92514), entrambi con Nuccia Natali, Uno-due-tre jep (GP 92586), Vado in Cina e torno e col Quartetto Cetra (GP 92633) e La gelosia non è più di moda (GP 92727), Signorina Grandi Firme con Carlo Moreno (IT 553). Entro l’aprile di quest’anno le Lescano inoltre presero parte al film L'argine di Corrado D'Errico, interpretato da Gino Cervi e Luisa Ferida, in una scena in cui, nel ristorante “Il Cigno Nero”, cantano la canzone O luna pallida (GP 9248).

A partire dal 13 luglio e per alcune settimane le ragazze olandesi di sera si esibirono con grande successo al Ristorante Parco del Valentino dirette dall’orchestra di Carlo Zeme, e in settembre parteciparono alla ripresa della rivista Basta con le donne, sempre a Torino al Teatro Chiarella. Il 24 ottobre, al Teatro della Moda della Rassegna dell’Autarchia, furono protagoniste del terzo quadro («Dall’A alla Z, ovvero il Trio Lescano presentato al pubblico» di Nino Guareschi) dello spettacolo Attento ai martelloni, in due tempi e otto quadri, espressamente scritto per la manifestazione da Metz, Mosca, Marchesi, Guareschi e Rossi, Nizza e Morbelli, per la regia di Nunzio Filogamo.

Radiovisione e rivista[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1939 le Lescano incisero tra l'altro Oh! Ma-ma! col Quartetto Cetra (GP 92840), Senti l’eco (GP 92864 e GP 93055), e Maramao perché sei morto? con Maria Jottini (IT 616 e IT 624, 50233). Inoltre, con Rabagliati e altri artisti dell’EIAR e del mondo dello spettacolo, presero parte (a Milano, nei giorni 20-26 luglio e 16-24 settembre) alle prime trasmissioni sperimentali di Radiovisione, ai primordi della televisione; ripeterono l’esperimento anche a Roma il 17 dicembre del 1941[18].

Il 9-10 settembre, al Teatro Sociale di Biella, iniziò la tournée della rivista Viva la radio!, il «radio-processo» di Marchesi e Metz diretto registicamente, presentato e interpretato da Nunzio Filogamo, che sulla scena era affiancato dal Trio Lescano, da Alberto Rabagliati, Luisella Broggi, Giacomo e Anita Osella, Ernesto Corsari, Lina Acconci, Baby e Fausto Tommei, Angelo Zanobini, Maria Pia Arcangeli, Giancarla Bizzoni, Ebe De Paulis, Alda Mangini, Marichetta Stoppa, Michele Montanari, Umberto Mozzato e Cesare Carini, col concorso delle due grandi orchestre di Cinico Angelini e Pippo Barzizza; lo spettacolo venne portato a Casale Monferrato, Novara, Alessandria, Pavia, Milano, Como, Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Trieste, Fiume, Udine, Treviso, Venezia, Adria, Ferrara, Ravenna, Forlì, Bologna, Pistoia, Prato, Firenze, Pisa, Livorno, Arezzo, Perugia, Foligno, Terni, Roma, Napoli, Bari, Foggia, Pescara, Ancona, Cesena, Modena, Reggio Emilia, Parma, Genova, Chiavari e Torino, dove si concluse il 22 dicembre al Teatro Vittorio Emanuele: in tutto 44 piazze in poco più di tre mesi, e sempre con straordinario successo, tanto che nell’anno successivo il regista Giacomo Gentilomo (con la collaborazione per la sceneggiatura e il montaggio di Fulvio Palmieri), ispirandosi alla rivista-«radio-processo» girò il film-documentario Ecco la radio!, alla quale presero parte diversi cantanti, musicisti e attori, non solo dell’Eiar: Nunzio Filogamo, Pippo Barzizza, Cinico Angelini, Saverio Seracini, Fausto Tommei, Roberto Villa, Loredana, Giovanni Cimara, Pina Gallini, Gilberto Mazzi, Felice Romano, Adele Garavaglia, Nella Maria Bonora, Guido Notari, Otello Boccaccini, Ebe De Paulis, Dea Garbaccio, Alda Mangini, Michele Montanari, Lina Termini, Giacomo Osella, Lina Acconci, Maria Pia Arcangeli, Maria Jottini, Ninì Serena, Maria Luisa Dell’Amore, e naturalmente il Trio Lescano, che in una scena interpretò con brio la canzone Oh! Ma-ma.

Nel frattempo, in un documento del 15 novembre relativo alla richiesta di cittadinanza italiana avanzata dalle sorelle Leschan-Lescano, e nell’àmbito della complessa procedura di accertamento dei requisiti, il Ministero degli Interni rilasciò una dichiarazione in base alla quale le tre interessate dovevano «considerarsi a tutti gli effetti di legge non appartenenti alla razza ebraica»; le Lescano fecero subito richiesta affinché tale status venisse esteso anche alla madre, che soggiornava in Italia «non per ragioni di lavoro ma per assistere moralmente le scriventi, la più giovane delle quali ha venti anni, e ricevere, a sua volta, morale e materiale assistenza dalle sottoscritte medesime che provvedono, col provento del loro lavoro, al suo sostentamento», richiedendo anche per lei la cittadinanza italiana[19].

Gli anni successivi[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 marzo 1942, su proposta di Benito Mussolini, Vittorio Emanuele III concesse loro la cittadinanza italiana[20] e la notizia - nonostante le angustie dovute al periodo bellico - ebbe grande risonanza sui quotidiani che per loro - come è stato ricordato nello spettacolo Non ce ne importa niente delle Sorelle Marinetti - avevano coniato definizioni come "Le tre grazie del microfono", "Il fenomeno del secolo", "Le sorelle che realizzano il mistero della trinità celeste".

Nel 1943 partecipano alla rivista Sognamo insieme[21] di Nelli e Mangini, con Wanda Osiris (in quel periodo "Vanda Osiri"), Carlo Dapporto, Letizia Gissi, Nino Gallizio e Gianna Giuffré, con musiche originali di Giuseppe Anepeta, coreografie di Vera Petri e regia dello stesso Mangini[22].

Nel corso della loro carriera spesso accompagnarono cantanti celebri come Ernesto Bonino (La famiglia canterina di Bixio e Cherubini), Enzo Aita (Ma le gambe, di Bracchi e D'Anzi), Maria Jottini (Maramao perché sei morto? di Consiglio e Panzeri), Oscar Carboni (Firenze sogna, di Cesare Cesarini, Ti pi tin e Lungo il margine del fiume) e Silvana Fioresi (Pippo non lo sa di Kramer e Il pinguino innamorato di Casiroli, Consiglio e Rastelli).

Corposo fu anche il repertorio di canzoni tutte loro, soprattutto di genere swing, tra le quali ricordiamo Tulipan (cover del brano Tulip Time cantato dalle allora famose americane Andrews Sisters, con musica di Maria Grever e versione italiana di Riccardo Morbelli).

Lo stile del trio era basato su raffinati virtuosismi vocali, su armonizzazioni swing e jazz. Grazie alla radio, divennero in breve tempo così famose, da essere invitate a corte dal Principe Umberto di Savoia; in uno dei ricevimenti persino Benito Mussolini manifestò loro la sua ammirazione.

Il presunto arresto nel 1942[modifica | modifica wikitesto]

In un'intervista rilasciata in tarda età nel 1985, Alexandra Leschan (vedova Franceschi) affermò di avere subìto un arresto da parte della Milizia dopo un concerto al Teatro Grattacielo di Genova: lei e le sue sorelle, disse, furono condotte con l'accusa di spionaggio al carcere di Marassi, a suo dire dietro denuncia delle sorelle Codevilla del Trio Capinere, invidiose del loro successo[3]; sempre secondo Alexandra le tre sorelle sarebbero state costrette a fare da interpreti negl'interrogatori ai detenuti partigiani, in ragione della loro conoscenza del tedesco[3].

Contro tali affermazioni sta una ricerca storica pubblicata venticinque anni più tardi da Virgilio Zanolla[23] il quale, incrociando le dichiarazioni di Alexandra Leschan del 1985 con le cronache genovesi dell'epoca, poté affermare che né nel periodo in esame né anteriormente o posteriormente ad esso vi fu mai alcun arresto e che anzi, nel novembre 1942, il trio si produsse, nel capoluogo ligure, in numerosi concerti che registrarono grande successo nell'arco di due settimane[23]; lo stesso Zanolla ipotizzò che l'invenzione di tale episodio potesse essere dovuta al desiderio, a quarant'anni di distanza dalla fine del fascismo, di fugare qualsiasi voce di compromissione con il regime[23].

Dalla testimonianza della signora Maria Rosaria Epicureo, raccolta sempre da Zanolla, è emerso che la frottola dell'arresto venne architettata dalle tre sorelle per allontanare da loro il sospetto di una connivenza con il regime, ampliando esageratamente una semplice convocazione in commissariato[24].

La fine del Trio[modifica | modifica wikitesto]

Le Lescano nel 1940

Dopo la guerra, nel giugno 1946, Catharina lasciò il trio, ufficialmente per sposarsi[25], in realtà per contrasti di carattere economico con le sorelle e la madre[26]; fu sostituita dalla giovane cantante torinese Maria Bria[25], all'epoca ventunenne, che, dopo un paio d'anni di concerti in Italia, partì nel 1947 con Sandra e Giuditta per il Sudamerica, dove le sorelle avevano trovato un ingaggio[25]; il gruppo rimase in tale nuova formazione fino al 1950, anno dello scioglimento.

Lo scioglimento fu dovuto proprio all'abbandono del gruppo da parte di Maria Bria: questa, infatti, entrata nel gruppo senza che il pubblico si fosse mai reso conto della sostituzione, lavorò quasi sempre senza compenso[26]. Nel 1950, divenuta insostenibile la situazione economica, la Bria decise di lasciare il trio[26] e le due sorelle Leschan non furono più in grado di proseguire la loro attività[26]. In seguito, rientrata in Italia, Maria Bria fu assunta come impiegata presso il Comune di Torino e andò in pensione nel 1977[26]; solo nel 1997 il grande pubblico fu portato a conoscenza della sostituzione, avvenuta nel 1946, per iniziativa di Paolo Limiti, che invitò Maria Bria nella sua trasmissione Ci vediamo su RAI 1 a raccontare la sua esperienza con il gruppo. In un'intervista del 2010 però Maria Bria ha detto che il trio si sciolse quando Judik si ritirò dopo essersi sposata.

Le due sorelle Alexandra e Judik rimasero in Sudamerica, a Caracas; nel 1955 furono raggiunte anche dalla più giovane Catharina, fino ad allora rimasta in Italia, a Torino; Catharina fu la prima a morire, all'età di 46 anni il 3 ottobre 1965[27] a causa di un tumore[28]; Alexandra, la maggiore, tornata in Italia, morì a Fidenza nel 1987[29]; all'epoca della morte di quest'ultima si riteneva che ella fosse l'unica superstite, perché nulla si sa della terza sorella, Judik, morta probabilmente in Venezuela negli anni Settanta, anche se alcuni siti ne riportano il decesso al 2007. L'ignoranza del luogo e della data interessò la trasmissione Chi l'ha visto?, che in una puntata del settembre 2009 s'interessò del caso[30]. Una delibera del comune di Torino, risalente al 2013, in merito all'apposizione di una targa sul luogo in cui il trio ha abitato in città riporta come data della morte il 1976[2].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

In data 14 ottobre 2016 è stata scoperta una targa dedicata al Trio Lescano e al Maestro Carlo Prato, posta sulla parete di via degli Artisti 26, in zona Vanchiglia a Torino, dove il Trio ha vissuto il periodo di maggior successo.[31][32]

Discografia parziale[33][modifica | modifica wikitesto]

78 giri[modifica | modifica wikitesto]

Canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Canzoni del Trio Lescano[modifica | modifica wikitesto]

  • A cuore a cuore a bocca a bocca (1938)
  • Accanto al pianoforte (1942)
  • Addio tulipan (1941-42)
  • Anna (1936)
  • Arriva Tazio (1939?)
  • Batticuore (1941)
  • Bel moretto (1936)
  • Camminando sotto la pioggia (1942)
  • Das Geheimnis meiner liebe (Un segreto) (1942)
  • La Canzone delle mosche (1936)
  • C'è un'orchestra sincopata (1941)
  • Ciribiribin (1942)
  • Colei che debbo amare (1938)
  • Come l'ombra (1942)
  • Contemplazione (1936)
  • Danza con me (1939)
  • Dove e quando (1938)
  • È quel fox-trot (1938)
  • Forse tu (1941?)
  • Herzklopfen (=Batticuore) (1942)
  • La Gelosia non è più di moda (1939)
  • Il mio ritornello (1940)
  • Io conosco un bar (1937)
  • Non me ne importa niente (1938)
  • Oh Ma Mà (1939)
  • Oi Marì, oi Marì (1942)
  • Piccolo naviglio (1938)
  • Senti l'eco (1939)
  • Senza parlar (1937)
  • Topolino al mercato (1936)
  • Tornerai (1937)
  • Le Tristezze di San Luigi (1942)
  • Tulilem blem blu (1937)
  • Tulipan (1939)
  • Ultimissime (1938)
  • Valzer della fisarmonica (1936)

Canzoni con accompagnamento del Trio Lescano[modifica | modifica wikitesto]

Canzoni di Caterinetta Lescano[modifica | modifica wikitesto]

  • Il canto nel bosco (1941)
  • La Barca dei sogni (1942)
  • Nebbia (1941)
  • Nel mio cuor c'è una casetta (1942)
  • Nella Gabbia d'or (1942)
  • Ritmando in sol (1942)
  • Sorge il sol (1942)

Rivista[modifica | modifica wikitesto]

  • Basta con le donne! (1936) di Bel Ami e Gilbert
  • Messaggio d'amore (1936) di Beery col Trio Lescano
  • Radiofollie d'autunno (1938) di Nizza e Morbelli, regia di Nunzio Filogamo
  • Attenti ai martelloni (1938) di Vittorio Metz, Mosca, Guareschi, Marchesi, Rossi, Nizza e Morbelli; regia di Nunzio Filogamo
  • Viva la Radio! (1939) di Vittorio Metz e Marcello Marchesi
  • Eccoli come sono! (1941)
  • Fantasia musicale (1942)
  • Sogniamo insieme (1942) di Nelli e Mario Mangini
  • Sognate con me (1943) di Nelli e Mario Mangini

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Attrici[modifica | modifica wikitesto]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Il Trio Lescano nei film e in televisione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 il Trio Lescano è stato oggetto del documentario italo-olandese di Marco de Stefanis e Tonino Boniotti Tulip Time[34][35]. La storia del trio è stato anche il soggetto del film TV Le ragazze dello swing, trasmesso in due puntate su Rai Uno nel settembre 2010; il soggetto è di Gabriele Eschenazi[36], la regia di Maurizio Zaccaro; nelle parti rispettivamente di Alexandra, Judik e Catharina recitano le attrici Andrea Osvárt, Lotte Verbeek, Elise Schaap, mentre Sylvia Kristel interpreta la madre. Lo sceneggiato è tuttavia zeppo d'imprecisioni e di notizie spesso deliberatamente false (come risulta dalle puntuali osservazioni sul sito "Ricordando il trio Lescano")[37][38].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ la,gelosia,non,è,più,di,moda,trio,lescano,interpreti,singers
  2. ^ a b http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2013/2013_03421.pdf
  3. ^ a b c Natalia Aspesi, Sfogliando i Tuli-Tuli-Tulipan, in la Repubblica, 26 ottobre 1985. URL consultato il 14 luglio 2011.
  4. ^ a b http://www.trio-lescano.it/archivio_notizie/03_febbraio_2009.pdf
  5. ^ Medardo Vincenzi, Intervista ad Alessandra Lescano (febbraio 1985); reperibile http://www.trio-lescano.it/pdf/Medardo_Vincenzi,_Intervista_ad_Alessandra_Lescano.pdf
  6. ^ All’epoca, Alexander aveva probabilmente già ottenuto il divorzio dalla moglie. [v. Medardo Vincenzi, cit.]. L’informazione che egli non risulta più residente in Olanda, perché tornato in Ungheria è contenuta in un documento datato Amsterdam, 13 settembre 1927 e la dobbiamo a Giacomo Branca
  7. ^ http://www.trio-lescano.it/pdf/Virgilio_Zanolla,_Portino,_Eva,_il_Ballet_Dickson_e_le_Sunday_Girls.pdf
  8. ^ http://www.trio-lescano.it/archivio_notizie/07_giugno_2009.pdf
  9. ^ Varese - «Vi racconto la storia del trio Lescano, le Spice Girls degli anni 30» | Varese Laghi | Varese News
  10. ^ Reca la data dell’11 novembre 1933, e l’intestazione da Atene, il Contrat d’Engagement - forse una bozza, perché non firmato - redatto dall’impresario Enrico Portino per Aristides Vasilewski, proprietario del Music Hall Cabaret Hollywood di Atene: dove viene citato il «Trio Sunday Girls» [sic], trio de dances, a cui spetterebbe una paga di 800 dracme giornaliere.
  11. ^ «Ricordo che nel 1935 approdammo da Varsavia a Torino, città nella quale ci trovammo subito benissimo», così Alessandra nell’intervista a Vito Orlando, Tre sorelle venute dall’Olanda: un trio entrato nella leggenda, ne “La Gazzetta di Parma”, 12 agosto 1981. Leggilo in AdD, Le quattro interviste rilasciate da Sandra Lescano 1981-85.
  12. ^ Riccardo Morbelli, Incontri musicali: il Trio Lescano, testo della trasmissione radiofonica andata in onda dalle 13.27 alle 13.55 di mercoledì 13 settembre 1950 sulla stazione della Rete Rossa.
  13. ^ Toh! Chi si risente, interviste di Carlo Loffredo a personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport: anno 1979, reperibile nel sito "Ricordando il Trio Lescano", AdD, Documenti sonori
  14. ^ Medardo Vincenzi, cit. L’aneddoto raccontato da Alessandra nell’85 era già stato ricordato da Caterinetta nell’intervista del 1956
  15. ^ Queste città sono ricordate da Alessandra in alcune sue interviste degli anni Ottanta
  16. ^ Adriano Mazzoletti, Il jazz in Italia. Dalle origini al dopoguerra; Laterza Editore, 1983, pp. 244-245; seconda edizione: Il jazz in Italia. Dalle origini alle grandi orchestre, EDT, 2004, pp. 333-334
  17. ^ Formazione fondata a Roma nel 1940 e composta da Enrico De Angelis, Giovanni (Tata) Giacobetti, Jacopo Iacomelli ed Enrico Gentile.
  18. ^ Ricordando il Trio Lescano, Archivio dei Documenti, Partecipazione a Film, Riviste di Varietà, e Radiovisione
  19. ^ Ricordando il Trio Lescano, Archivio dei Documenti, Dossier sulle sorelle Lescano della R. Prefettura di Torino (1939/41)
  20. ^ Copia del documento originale è visibile qui
  21. ^ Intitolata proprio così, senza la i
  22. ^ http://www.trio-lescano.it/archivio_notizie/02_gennaio_2009.pdf
  23. ^ a b c Virgilio Zanolla, Una leggenda da sfatare (PDF), trio-lescano.it. URL consultato il 14 luglio 2011.
  24. ^ http://www.trio-lescano.it/archivio_documenti/Alba_Beiras,_I_miei_Tu-li-p%C3%A0n.pdf
  25. ^ a b c Silvia Francia, Maria Bria: "Fantastici gli anni vagabondi del trio", in la Stampa, 11 novembre 2001. URL consultato il 14 luglio 2011.
  26. ^ a b c d e Maurizio Ternavasio, La seconda vita Maria Bria, la sorella falsa del Trio Lescano: cantavo gratis, in la Stampa, 13 marzo 2010. URL consultato il 14 luglio 2011.
  27. ^ 19 dicembre 2012
  28. ^ Ricordando il trio Lescano - settembre 2009 (PDF), trio-lescano.it, p. 32. URL consultato il 14 luglio 2011.
  29. ^ È morta Alessandra Lescano, in la Repubblica, 3 febbraio 1987. URL consultato il 14 luglio 2011.
  30. ^ Trio Lescano su Chi l'ha visto?
  31. ^ Torino dedica una targa al Trio Lescano e al Maestro Carlo Alberto Prato
  32. ^ DALLA CITTA UNA TARGA AL TRIO LESCANO E AL MAESTRO PRATO
  33. ^ http://www.trio-lescano.it/discografia/incisioni_in_ordine_cronologico.pdf
  34. ^ (EN) Tulip Time (2008)
  35. ^ (EN) Tulip Time
  36. ^ Eschenazi
  37. ^ Dal sito "Ricordando il trio Lescano", 19 settembre 2010 e mese successivo
  38. ^ Dal "Corriere della Sera"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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