Gillo Pontecorvo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gilberto Pontecorvo

Gilberto Pontecorvo detto Gillo (Pisa, 19 novembre 1919Roma, 12 ottobre 2006) è stato un regista, sceneggiatore e attore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Pisa il 19 novembre 1919 da Massimo e da Maria Maroni. 

Il nonno materno, Arrigo, fu primario dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Il padre fu un imprenditore tessile, la cui industria venne assorbita dal gruppo Marzotto durante la crisi del 1929. 

Fu il quinto di otto figli: oltre lui, Guido, genetista membro della Royal Academy di Londra; Paolo (detto Polì), ingegnere elettronico a capo di un’impresa di telecomunicazioni di Boston; Giuliana, letterata e moglie di Duccio Tabet, membro del comitato centrale del Partito comunista italiano (PCI); Bruno, celebre fisico nucleare della scuola di via Panisperna; Laura, Anna e Giovanni. 

Di origine ebraica, la famiglia Pontecorvo visse a Pisa, non lontano da piazza dei Miracoli, e trascorse spesso le vacanze estive in Versilia e sulle Dolomiti. 

Scarso il rendimento scolastico di Gillo. Espulso dal ginnasio, frequentò svogliatamente il liceo scientifico. Appassionato di musica, non poté accedere al conservatorio. A differenza dei fratelli ebbe scarsa attitudine per le scienze, ma per non essere deriso nel 1936 non si iscrisse a lettere, ritenuta in famiglia una facoltà per donne, bensì a chimica, senza mai terminare gli studi. Negli anni universitari entra in contatto con l'antifascismo;

Eccelse nel tennis. Sconfisse Gianni Cucelli, il numero uno italiano di allora, e partecipò a importanti tornei in Svizzera e in Inghilterra. Per una discopatia dovette rinunciare allo sport professionistico, senza però mai smettere di giocare. 

Con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, la famiglia Pontevorvo si divise: i figli lasciarono l’Italia, mentre i genitori si trasferirono a Milano. Successivamente anche questi ultimi si rifugiarono in Svizzera, evitando per un soffio di essere deportati: quando le SS irruppero a Meina, sul lago Maggiore, nell’hotel dove sostarono per una notte, erano appena partiti.[1]

Segue il fratello Bruno a Parigi con il quale frequenta l'ambiente degli esuli politici italiani (Emilio Sereni, Aldo Natoli, Salvatore Luria, Sergio De Benedetti, Francesco Scotti)[1] e il mondo culturale francese (conosce, tra gli altri, artisti di ogni genere del calibro di Pablo Picasso, Igor Stravinskij e Jean-Paul Sartre). Dalla capitale francese inizia a scrivere come corrispondente per alcune riviste e si mantiene partecipando a tornei di tennis. In questo periodo effettua le sue prime esperienze nel cinema, collaborando come assistente per Yves Allégret.

Nel 1940 quando Parigi fu invasa dai nazisti accompagna il fratello in una rocambolesca fuga da Parigi a Tolosa; nel 1941 aderisce al Partito Comunista Italiano e coordina in Piemonte e Lombardia alcune azioni partigiane con il nome di battaglia di Barnaba. Nel dopoguerra interpreta un operaio che viene fucilato nel film di Aldo Vergano Il sole sorge ancora (1946), opera finanziata dall'ANPI. Nel 1948 sostituisce Alfonso Gatto alla direzione del quindicinale comunista Pattuglia, destinato ai giovani.

Profondamente colpito dal film Paisà di Roberto Rossellini, Pontecorvo compra una cinepresa 16mm e gira una serie di documentari a sfondo sociale, come Missione Timiriazev (1953), Pane e zolfo (1956, documentario sui minatori marchigiani commissionato dalla Camera del Lavoro di Ancona) e, sempre nel 1956, l'episodio Giovanna (stavolta dedicato alle operaie tessili Pratesi) di La rosa dei venti, film curato da Joris Ivens. Negli stessi anni lavora come aiuto regista per Mario Monicelli, Steno e per il film a episodi L'amore in città.

Nel 1957 dirige il suo primo lungometraggio, La grande strada azzurra, con Yves Montand, Alida Valli e Terence Hill, che vince un premio al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary. Nel 1959 gira un dramma ambientato nei campi di sterminio, Kapò, nominato all'Oscar al miglior film straniero. Il film narra la storia di una giovane deportata ebrea che, perduta la famiglia, viene indotta da un medico a sopravvivere diventando una sorvegliante del campo. È rimasta celebre la polemica animata dal critico dei Cahiers du cinéma Jacques Rivette sull'immoralità dell'utilizzo di un carrello da parte del regista per descrivere il suicidio di Emmanuelle Riva.

La sua opera più nota è del 1966: La battaglia di Algeri, Leone d'oro alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Il film segue con uno stile asciutto e nervoso, alla maniera di un cinegiornale, gli avvenimenti che hanno condotto il popolo algerino all'indipendenza dalla Francia, ed è caratterizzato da un robusto senso della coralità e della partecipazione emotiva. Il film, proibito in Francia per molti anni, ottiene due nomination all'Oscar al miglior regista e all'Oscar alla migliore sceneggiatura originale, più un'altra, due anni prima, per il miglior film straniero.

Nel 1969 Marlon Brando è il protagonista di un nuovo film politico diretto da Pontecorvo: Queimada, che descrive le sopraffazioni del colonialismo e la rivolta dei popoli oppressi in un paese del Sud America. Pontecorvo affronta nel 1979 il tema della resistenza antifranchista basca in Ogro, con Gian Maria Volonté, raccontando la vicenda dell'attentato all'Ammiraglio Luis Carrero Blanco del 1973. Nel 1986 Pontecorvo dà vita al Premio Solinas dedicato ai giovani sceneggiatori, e dal 1992 al 1996 svolge l'incarico di direttore della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Egli porta i giovani a vivere il festival da protagonisti e viene istituita la prima giuria dei giovani che consegna il prestigioso premio Anica-Flash al miglior film opera prima.

Nel 1992, in qualità di direttore della Mostra invita il film jugoslavo Tango argentino di Goran Paskaljević nonostante la Jugoslavia fosse sotto embargo ONU per via della guerre jugoslave. Il film vincerà il premio del pubblico.

Durante la 50ª edizione della Mostra, Pontecorvo premiò Steven Spielberg con un Leone d'Oro alla carriera, in concomitanza con l'uscita del premiatissimo Schindler's List. Ad un certo punto della cerimonia, Spielberg spiazzò gli astanti raccontando un aneddoto: "Anni fa in un ristorante di Hollywood un regista americano incontrò un regista italiano e gli disse: "Sei tanto bravo, mi piacerebbe fare bei film come i tuoi". Dopo il successo del regista americano, quello italiano decise, perché disoccupato, di mettere all'asta i cimeli del cinema che possedeva, compreso il Leone d'oro vinto a Venezia per La battaglia di Algeri. Quel regista adesso è qui, Gillo Pontecorvo, e questo, mostrandolo con il braccio levato, è il Leone d'oro che io gli comprai. Ora, Gillo, te lo restituisco. Non si può comperare il lavoro di un autore". Un sorpreso e commosso Pontecorvo rispose: "Tienilo! È in buone mani!".[2][3]

Torna al Lido nel 1997 per presentare il suo cortometraggio Nostalgia di protezione, parte del film a episodi I corti italiani. Nel 1999 Gillo è direttore artistico di Mediartech a Firenze.

Nel 2001 partecipa alla regia collettiva del film Un altro mondo è possibile sul G8 di Genova e l'anno seguente a quella del documentario sul Social Forum Europeo di Firenze, Firenze, il nostro domani. Nel 2005 gira insieme al figlio Marco Pontecorvo il film istituzionale dell'INPS: suo ultimo impegno sul set. Nell'ultima scena il film mostra un toccante passaggio di consegne del mirino da direttore della fotografia tra padre e figlio. Il 12 ottobre 2006 si spegne al Policlinico Gemelli di Roma all'età di 86 anni.

Vita Privata[modifica | modifica wikitesto]

Pontecorvo, raggiunto a Parigi suo fratello Bruno, conobbe Henriette Niepce, figlia di un noto industriale. Quando Parigi fu invasa dai nazisti (1940), i due ripararono a Saint-Tropez. Vissero in una casa di pescatori, si mantennero con la pesca subacquea e le lezioni di tennis, poi si sposarono.

Dopo la separazione da Henriette e la relazione clandestina con Barbara Kiatovska, moglie dell’amico Roman Polański, si fidanzò, nella notte di capodanno del 1961, con Picci (Maria Adele) Ziino, più giovane di lui di quindici anni. Qualche anno dopo, il 23 gennaio 1964, i due si sposarono a Losanna e andarono a vivere nel quartiere Trieste, a Roma, in quell’appartamento che, ora affittato da Gillo, era stato dalla metà degli anni Cinquanta una comune cinematografica dove si ritrovavano aspiranti registi, critici o sceneggiatori. Il 27 agosto 1964 nacque Ludovico, il loro primogenito. 

L’8 novembre 1966 nacque il secondogenito, Marco Pontecorvo.

Il 23 gennaio 1972 i Pontecorvo si sposarono legalmente anche in Italia. La cerimonia ebbe luogo a Roma in Campidoglio e ne furono testimoni Ennio Morricone e Francesco Rosi. Il 10 maggio 1975 nacque il terzo figlio della coppia, Simone.[1]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma, 18 gennaio 2000[4]
Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 2 giugno 1995[4]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Gillo Pontecorvo sul set di Queimada (1969)

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Assistente alla regia[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Ghirelli, Gillo Pontecorvo, Firenze, Il Castoro - La Nuova Italia, 1979
  • Irene Bignardi, Memorie estorte a uno smemorato – Vita di Gillo Pontecorvo, Milano, Feltrinelli, 1999.
  • Ivelise Perniola, Gillo Pontecorvo o del cinema necessario, Pisa, ETS, 2016, ISBN 88-467-4430-6.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN12496893 · LCCN: (ENn79135133 · SBN: IT\ICCU\RAVV\054821 · ISNI: (EN0000 0001 1596 891X · GND: (DE119404508 · BNF: (FRcb13948477k (data)