Addio Kira!

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Addio Kira!
Noivivi giachetti+valli.jpg
Fosco Giachetti ed Alida Valli in una foto di scena del film
Lingua originaleitaliana
Paese di produzioneItalia
Anno1942
Durata96 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37:1
Generedrammatico
RegiaGoffredo Alessandrini
SoggettoAyn Rand (romanzo)
SceneggiaturaAnton Giulio Majano, Corrado Alvaro e, non accreditato, Oreste Biancoli
Casa di produzioneEra Film, Scalera Film
Distribuzione (Italia)Scalera Film
FotografiaGiuseppe Caracciolo
MontaggioEraldo Da Roma
MusicheRenzo Rossellini
ScenografiaGiorgio Abkhasi, Andrea Belobodoroff
CostumiRosi Gori
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Addio Kira! è un film del 1942 diretto da Goffredo Alessandrini, seconda parte dell'adattamento del romanzo We the Living, pubblicato nel 1936 da Ayn Rand. Presentato come pellicola unitaria alla Mostra di Venezia del 1942, fu poi, data la sua lunghezza (oltre 4 ore), commercializzato dalla Scalera in due film separati, dei quali il primo mantenne il titolo originario di Noi vivi, mentre al secondo si diede questa intestazione. I due film furono realizzati senza l'approvazione dell'autrice, ma sono stati in seguito oggetto di una revisione approvata dalla Rand nel 1980, pubblicata come unico lungometraggio col titolo We the Living nel 1986.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato curato in un sanatorio in Crimea della tisi contratta durante un fallito tentativo di fuga verso l'estero, Leo torna guarito a Pietroburgo da Kira. Egli però è profondamente cambiato dopo aver conosciuto Antonina, amante di un alto funzionario comunista, che lo ha indotto verso attività speculative ed illegali. Con la protezione di un alto burocrate Leo apre uno spaccio di generi alimentari in cui si fa largo uso della "borsa nera". Con tale attività, di cui sono complici molti dirigenti del partito, Leo si arricchisce.

Intanto Andrej, ancora innamorato di Kira, indaga sull'attività di Leo e scopre la corruzione, anche interna al partito di cui lui è onesto e leale funzionario. Quando infine arresta Leo è ancora Kira ad intercedere presso lui ed ancora una volta i sentimenti di Andrej prevalgono sul suo senso del dovere. Con questo comportamento dà modo ai suoi superiori corrotti, ansiosi di liberarsi di lui, di inquisirlo. Intanto Kira rivela ad Andrej di non amarlo e di essersi concessa a lui solo per salvare Leo.

Di fronte alla delusione sia degli ideali politici che in amore, Andrej si suicida. Leo, liberato, accusa Kira della relazione con Andrej e la lascia, senza riconoscere che lei l'abbia fatto solo per salvarlo. Disperata e sola, Kira tenta di nuovo di espatriare, ma arrivata al confine, con la libertà ormai a portata di mano, viene uccisa da una sentinella.

Realizzazione del film[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Noi vivi § Realizzazione del film.

La pellicola è tratta «abusivamente e senza autorizzazione[1]» dal romanzo di Ayn Rand, pubblicato nel 1936, che il film seguì quasi per intero e senza modifiche, Fu prodotto dalla "Scalera" nei propri stabilimenti romani, presso i quali la lavorazione, iniziata alla metà di giugno 1942[2], andò avanti per tutta l'estate. Il proposito della "Scalera" era di presentare il film alla Mostra di Venezia, ma per diverse settimane si dubitò di riuscire a completarlo per tempo.

Inquadratura con Rossano Brazzi ed Alida Valli. Anche le scene del film ambientate in esterno furono in realtà girate negli stabilimenti romani della "Scalera"
Fosco Giachetti e Lamberto Picasso rappresentano in Addio Kira! le figure di due funzionari comunisti, il primo onesto, l'altro corrotto

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Noi vivi § Accoglienza.

Contraddicendo le previsioni, Alessandrini riuscì a recuperare i ritardi e la pellicola, dell'inusitata lunghezza di ben 6.000 metri, arrivò in extremis alla Mostra, dove venne presentata il 15 settembre, giornata conclusiva della manifestazione. Nonostante il contesto bellico e propagandistico, il film non riuscì a convincere tutti i commentatori, che misero in risalto più l'eccessiva prolissità della pellicola che il suo merito artistico.

Addio Kira! fu distribuito circa un mese dopo Noi vivi. La quasi totalità dei commentatori, che già avevano riferito del film sia al momento della sua presentazione veneziana, sia quando era stata proiettata nelle sale la prima parte del dittico, confermarono i rispettivi giudizi, in qualche caso enfatizzando i dubbi. Secondo il Corriere della sera, infatti, «questa seconda parte conserva ed accentua i pregi ed i difetti della prima. E consente di porre il quesito cui si doveva pur giungere: se il romanzo meritava una traduzione cinematografica di tanto calibro e di così ossequente fedeltà[3]».

La promozione del film sui periodici dell'epoca

Nel periodo in cui Addio Kira! appariva sugli schermi, il film di Alessandrini stava già dando fastidio. Benché considerato, nonostante che il regista abbia poi negato questo assunto[4], come un'opera di propaganda anticomunista gradita al Regime, esso ne fu successivamente osteggiato e contrastato. Secondo lo storico J.A. Gili si trattò di una «svista della censura. Non si era accorta che il film descriveva un'atmosfera dittatoriale più simile all'Italia fascista che alla Russia sovietica[5]».

Risultato commerciale[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i dubbi dei critici e l'intervento del Regime, il film della "Scalera" registrò un grande successo di pubblico e commerciale. Infatti, sulla base dei dati disponibili[6], il dittico diretto da Alessandrini risulta, con un introito di circa 20 milioni di lire dell'epoca, il film più visto e più "ricco" del 1942. A questo record Addio Kira! contribuì incassando oltre 8 milioni e mezzo.

Commenti successivi[modifica | modifica wikitesto]

Con il passare del tempo, il dittico di Alessandrini è rimasto nei commenti come un'opera di propaganda[7]. Più recentemente Il Mereghetti ne dà invece una visione meno negativa: «Benché nel complesso monotono e prolisso, all'epoca ha goduto di cattiva fama, ma rivisto oggi non è privo di interesse. Potrebbe essere segnalato come il prototipo del teleromanzo italiano».

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cardillo in Storia del cinema italiano, cit. in bibliografia, pag. 67.
  2. ^ Primi piani, n. 6, giugno 1942.
  3. ^ Recensione di "Vice", Corriere della sera dell'8 dicembre 1942. Va notato che i precedenti commenti, meno critici, erano stati scritti da Guido Piovene.
  4. ^ Alessandrini in Cinecittà anni Trenta, cit. in bibliografia, pag.48
  5. ^ Gili, cit. in bibliografia, pag 68.
  6. ^ Non esistono dati ufficiali sugli incassi dei film italiani degli anni trenta e primi quaranta. Le somme indicate sono pubblicate in Storia del cinema italiano, op. cit. in bibliografia, pagg 666 e seg., e sono dedotte indirettamente dai documenti relativi ai contributi alla cinematografia concessi dallo Stato in base alle norme incentivanti dell'epoca.
  7. ^ «Kolossal della propaganda di regime» lo definisce Alfonso Canziani in Cinema di tutto il mondo, Mondadori, Milano 1978, mentre per George Sadoul (ne Il Cinema, Sansoni Editore, Firenze 1967) è pellicola di «propaganda antisovietica».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Cavallo, Viva l'Italia. Storia, cinema ed identità nazionale (1932-1962), Napoli, Liguori, 2009, ISBN 978-88-207-4914-9
  • Il cinema, grande storia illustrata (10 voll.), Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1981, ISBN non esistente
  • Le città del cinema. Produzione e lavoro nel cinema italiano (1930 - 1970), Roma, Napoleone, 1979, ISBN non esistente
  • Jean A. Gili, Stato fascista e cinematografia: repressione e promozione, Roma, Bulzoni, 1981, ISBN non esistente
  • Paolo Mereghetti, Il Mereghetti 2014, Milano, Baldini e Castoldi, 2013, ISBN 978-88-6852-058-8
  • Francesco Savio, Cinecittà anni Trenta. Parlano 116 protagonisti del secondo cinema italiano (3 voll.), Roma, Bulzoni, 1979, ISBN non esistente
  • Storia del Cinema Italiano, vol. VI (1940-1944), Venezia, Marsilio e Roma, Edizioni di Bianco e nero, 2010, ISBN 978-88-317-0716-9

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