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Pedro Almodóvar

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Pedro Almodóvar all'81ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia mentre tiene in mano il Leone d'oro vinto per il film La stanza accanto (2024)
Statuetta dell'Oscar Oscar alla migliore sceneggiatura originale 2003

Pedro Almodóvar Caballero (AFI: [ˈpeðɾo almoˈðoβaɾ kaβaˈʝeɾo]; Calzada de Calatrava, 25 settembre 1949[1][2]) è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore e musicista spagnolo.

Considerato il regista più popolare nella storia del cinema spagnolo, nel corso di una carriera iniziata a partire dagli anni settanta del XX secolo ha acquisito enorme prestigio a livello internazionale ricevendo numerosi riconoscimenti, tra cui due Premi Oscar, cinque premi BAFTA, due Golden Globe e altrettanti Emmy Awards e due Leoni d'oro alla Mostra internazionale d'arte cinematografica, di cui uno alla carriera nel 2019 e uno al miglior film nel 2024.

Pedro Almodóvar alla Mostra del cinema di Venezia del 1988

Nasce a Calzada de Calatrava, nella Castiglia-La Mancia, il 25 settembre del 1949. All'età di otto anni si trasferisce con la famiglia in Estremadura, dove studia presso i frati Francescani e Salesiani. A sedici anni si trasferisce a Madrid per studiare alla Scuola Nazionale di Cinema. Lavora per dodici anni nella società Telefónica e contemporaneamente si interessa di cinema e di teatro d'avanguardia, prendendo parte come membro del gruppo teatrale Los Goliardos. Nello stesso periodo si dedica alla pubblicazione di fumetti e racconti in riviste underground. Nei primi anni ottanta gira anche i suoi primi lungometraggi.

Gli esordi e i primi riconoscimenti (1978-1987)

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Trasferitosi a Madrid nel 1967 per studiare cinema, inizia a produrre i suoi primi corti nel 1974 in formato Super 8, con una cinepresa acquistata con i risparmi guadagnati lavorando presso la compagnia di telecomunicazioni Telefónica. I corti vengono proiettati in diversi bar e centri della movida culturale della capitale spagnola, e nel 1978 realizza il suo primissimo film sempre in formato Super 8, Folle, folle, fólleme, Tim.

Esordisce due anni dopo, nel 1980, con Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, una storia di tre donne molto diverse tra loro ma accomunate dagli stessi disagi nella Spagna post franchista. Prodotto a basissimo budget, fu presentato al Festival internazionale del cinema di San Sebastián. È seguito da: Labirinto di passioni (1982), incentrato su una cantante ninfonamene (interpretata da Cecilia Roth) che si innamora di un principe omossessuale, e in cui il regista appare in un lungo cameo; L'indiscreto fascino del peccato (1983), un melodramma dai toni grotteschi incentrato su una ragazza in fuga in un convento di suore anticonformiste, presentato alla quarantesima Mostra del cinema di Venezia tra numerose polemiche, dopo che era già stata rifiutato a Festival di Cannes per le sue tematiche; e Che ho fatto io per meritare questo? (1984), storia di una famiglia disfunzionale nella periferia madrilena, un omaggio a detta del regista al neoralismo italiano ed influenzato da scritti di Roald Dahl e Truman Capote. In questi film si trovano storie surreali, personaggi eccentrici e il regista alterna il registro drammatico con quello comico, la tragedia e la parodia.[3]. Con Matador (1986) e La legge del desiderio (1987) inizia a definirsi la componente melodrammatica del suo cinema, pur sempre venata di toni ironici: il primo è la storia di un torero (interpretato da Antonio Banderas, interprete regolare dei suoi film) che rimane imbrigliato in una serie di omicidi compiuti da una misteriosa donna, e vede un incupimento generale dei toni rispetto ai film precedenti del regista. La legge del desiderio vede una svolta dal punto di vista della libertà creativa del regista, essendo il primo film prodotto dalla sua casa di produzione, El Deseo, fondata insieme al fratello Agustin. Al centro della pellicola troviamo un triangolo amoroso omossessuale a cui si mischiano tematiche transgender.

Il successo (1988-1999)

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Donne sull'orlo di una crisi di nervi del 1988 ottiene la consacrazione a livello internazionale, coronata da una nomination agli Oscar e da una lunga lista di premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Il film rappresenta una mirabile sintesi del cinema di Almodovar degli anni ottanta.[4] Seguono negli anni novanta alcuni importanti realizzazioni come Il fiore del mio segreto, Carne tremula e Tutto su mia madre nei quali si vanno definendo i caratteri peculiari della sua poetica: il rapporto fra arte e vita, la diversità sessuale, l'amore come malattia e salvezza.[5]

Pedro Almodóvar insieme a Tim Burton nel 2008

Gli anni duemila

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Anche negli anni duemila Almodóvar realizza opere importanti e incisive in cui dimostra di aver raggiunto una straordinaria padronanza della narrazione cinematografica. Nel 2003 ottiene un Oscar per la migliore sceneggiatura originale, per Parla con lei. Il successo di pubblico continua col suo film del 2004 La mala educación. Del 2011 è il film La pelle che abito, presentato anche questo in concorso a Cannes ed ispirato da un romanzo di Thierry Jonquet. Nel 2019, alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, riceve il Leone d'oro alla carriera.[6]

È dichiaratamente ateo[7] e omosessuale[8]. Inoltre, nella sua biografia-intervista Tutto su di me (Conversations avec Pedro Almodóvar), scritta da Frédéric Strauss e pubblicata nel 2008, si dichiara contrario alla psicoanalisi.

Stile e influenze

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Nonostante gli studiosi delle opere di Almodóvar non risultino essere in totale accordo tra loro, è possibile ricondurre le opere di Almodóvar a quattro tappe stilistiche:

  1. Tappa sperimentale: film come Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, Labirinto di passioni, Che ho fatto io per meritare questo?
  2. Tappa di perfezionamento stilistico: La legge del desiderio, Donne sull'orlo di una crisi di nervi, Légami!, Kika - un corpo in prestito
  3. Tappa sociale: Il fiore del mio segreto, Parla con lei, Tutto su mia madre, La mala educación
  4. Tappa introspettiva: La pelle che abito, Volver - Tornare, Gli amanti passeggeri, Julieta, Dolor y gloria

Oggi Almodóvar, senza rinunciare alla rappresentazione delle realtà marginali della società, caratteristica principale delle sue pellicole d'esordio, sviluppa trame principalmente basate sulle passioni e i sentimenti, sempre più sofisticate e "colorate", con un'abbondanza di elementi scandalistici e provocatori. Temi tipici del regista sono i rapporti fra donne, l'ambiguità sessuale, l'amore e la passione omosessuale (spesso trattata con tocco ironico e autoironico), la critica alla religione (in particolare, dei precettori religiosi) ed il ritorno alle origini.

I registi che hanno influenzato l'opera di Almodóvar sono Luis Buñuel, Rainer Werner Fassbinder, Federico Fellini e Marco Ferreri. Tra gli attori ispanici che più frequentemente hanno lavorato con lui si annoverano Carmen Maura, Marisa Paredes, Penélope Cruz, Cecilia Roth, Victoria Abril, Antonio Banderas, Rossy de Palma, Chus Lampreave e Javier Bardem.

Opere letterarie parziali

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Regista e sceneggiatore

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Lungometraggi

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Cortometraggi

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  • Film político (1974)
  • Dos putas, o historia de amor que termina en boda (1974)
  • El sueño, o la estrella (1975)
  • Homenaje (1975)
  • La caída de Sódoma (1975)
  • Blancor (1975)
  • Sea caritativo (1976)
  • Muerte en la carretera (1976)
  • Sexo va, sexo viene (1977)
  • Salomé (1978)
  • Tráiler para amantes de lo prohibido! (1985)
  • La concejala antropófaga (2009)
  • The Human Voice (2020)
  • Strange Way of Life (2023)

Riconoscimenti

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Onorificenze spagnole

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Onorificenze straniere

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Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria
«50º anniversario del Festival di Cannes.»
 Cannes, 11 maggio 1997[11]
  1. "Pedro Almodovar." Encyclopedia of World Biography. Thomson Gale. 2004. Encyclopedia.com. 2 Jan. 2010, su encyclopedia.com.
  2. Book of Members, 1780-2010: Chapter A (PDF), su amacad.org, American Academy of Arts and Sciences. URL consultato il 15 aprile 2011.
  3. Sandro Bernardi, L'avventura del cinematografo, Marsilio, Venezia 2007, pag. 293.
  4. N. Vidal, El cine de Pedro Almodóvar, Madrid 1988.
  5. A. Yarza, Un caníbal en Madrid: la sensibilidad camp y el reciclaje de la historia en el cine de Pedro Almodóvar, Madrid 1999.
  6. Pedro Almodóvar Leone d’Oro alla carriera, su labiennale.org, 29 agosto 2019. URL consultato il 4 settembre 2024.
  7. cfr. l'articolo-intervista del 06/08/2009 sul periodico spagnolo "Publico es".
  8. Pedro Almodóvar, su oneequalworld.com, 10 giugno 2013. URL consultato il 9 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 26 novembre 2018).
  9. Bollettino Ufficiale di Stato, su boe.es.
  10. Acta, su fpa.es.
  11. Déclaration de M. Hervé de Charette, ministre des affaires étrangères et interview à France-Inter, sur le soutien au cinéma français et sur les carrières de MM. Pedro Almodovar, Robert de Niro et André Téchiné, Cannes le 11 mai 1997., su discours.vie-publique.fr. URL consultato il 6 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2016).

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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