Ironia

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L'ironia (dal greco antico εἰρωνεία; eironeía, ovvero: ipocrisia, falsità o finta ignoranza) ha come base e scopo il comico, il riso e finire nel sarcasmo, ma ha assunto anche significati più profondi. Di essi si possono dire tre accezioni:

  1. L'ironia interpersonale o sociale. Per questo tipo di ironia si tratta contemporaneamente di un tema, di una struttura discorsiva e di una figura retorica.[1][2][3] È sempre una "etero-ironia", generalmente contingente e situazionale, per cui si ironizza su qualcosa o su qualcuno nel momento in cui se ne parla.
  2. L'ironia psicologica, che implica un tipo di indagine sul comportamento umano, per la quale si fa riferimento a Sigmund Freud, il primo che ne ha fatto oggetto di studio sistematico. È già in parte "auto-ironia" nel senso che i fenomeni di cui si occupa e i problemi che pone riguardano la mente umana in generale e quindi anche la psicoanalisi.
  3. L'ironia filosofica, che concerne il rapporto dell'uomo con la realtà extra-umana. È spesso "auto-ironia" perché il soggetto ironizzante è anche direttamente l'oggetto dell'ironia che fa. La filosofica si articola in indirizzi molto differenti, perché i quattro principali identificabili (socratica, illuministica, romantica, esistenziale) sono totalmente differenti l'uno dall'altro.

In letteratura, l'ironia è una figura retorica in cui vi è una incongruità, discordanza oppure una involontaria connessione con il vero, che va al di là del semplice ed evidente significato della parola.

L'ironia verbale e situazionale viene spesso usata intenzionalmente per enfatizzare l'affermazione di una verità. La forma ironica della similitudine, del sarcasmo o della litote può includere l'enfasi di un significato mediante l'uso deliberato di una locuzione che afferma l'esatto opposto della verità, o che drasticamente e ovviamente sminuisce una connessione di fatto.

Ironia sociale[modifica | modifica sorgente]

Il modo di ironizzare tipico dello stare in società o in gruppo sta nel rapporto di un soggetto che ironizza con degli ascoltatori o degli interlocutori, per cui il significato, il valore e l'efficacia dell'ironia è in funzione nel contesto in cui la si fa e dell'argomento che viene considerato

Ironia psicologica[modifica | modifica sorgente]

Ineludibile il riferimento a Freud per questo tipo di ironia, colui che ne ha fatto oggetto di studio profondo, analizzando i modi e le circostanze in cui un soggetto diventa comico o può esser visto come tale. In questo caso l'analisi, in quanto scientifica, non ha come fine di indurre al riso, ma piuttosto di sensibilizzare alle problematiche connesse alla psiche, alla sua normalità e alle sue anormalità.

Ironia filosofica[modifica | modifica sorgente]

In senso freudiano l'ironia consiste nell'esprimere idee che violano la censura dei tabù. In alcuni casi consiste nel far intendere una cosa mediante una frase di senso esattamente opposto. Ne sono alcuni semplici esempi:

  • "Che bell'auto!" di fronte ad un catorcio
  • "Hai avuto proprio un'idea geniale!" nel caso in cui una decisione abbia avuto effetti disastrosi.

In effetti Freud ha dato al suo concetto di ironia uno spessore ben maggiore che l'avvicina a quella filosofica.

Numerosissimi sono gli utilizzi a cui questa figura retorica e le sue derivazioni si prestano nel mondo della comicità e ancor più specificatamente nella satira.

Il termine generalmente viene associato inoltre al sarcasmo, presentando nella mentalità volgare significati affini se non proprio sinonimi. In realtà i due termini si differenziano molto tra loro.[4]

A questi significati di ironia dove prevale l'elemento psicologico si affiancano quelli filosofici, che sono completamente differenti e semmai più vicini all'auto-ironia. Ma anche l'autoironia non è sempre la stessa. L'ironia di Socrate è un'autoironia finta, perché egli si finge ignorante per meglio mettere poi in difficoltà il dialogante, mentre nel caso di Diderot nel Il nipote di Rameau il filosofo nel confrontarsi con l'ignorante opportunista e senza scrupoli è realmente autoironico. Se questi due casi sono gli estremi di un'ironia filosofica astuta in Socrate e sofferta in Diderot, tra essi si pone una gamma molto vasta di atteggiamenti ironici filosofici, che si caratterizzano sempre per una messa in discussione di ciò che si è o si può essere. Da un lato l'ironia come strumento e dall'altro lato come risultato di una sofferenza esistenziale.

Ironia socratica[modifica | modifica sorgente]

L'ironia socratica[2] consiste storicamente nella pretesa del filosofo Socrate di mostrarsi ignorante in merito ad ogni questione da affrontare, ciò che costringe l'interlocutore a giustificare fin nei minimi dettagli la propria posizione (il che lo conduce sovente a rilevarne l'infondatezza ed il carattere di mera opinione). Ciò coerentemente con il metodo socratico, che conduce l'interlocutore a trovare da solo le risposte alle proprie domande piuttosto che affidarsi ad una autorità intellettuale in grado di offrire risposte preconfezionate.

La parola greca eirōneía si riferisce appunto ad una tale dissimulazione, che Socrate eleva a metodo dialettico. Essa implica l'assunzione di una posizione scettica, un atteggiamento di rifiuto del dogma e di ogni convinzione che non basi la sua validità sulla ragione.

Influenza culturale[modifica | modifica sorgente]

Nel romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco viene affrontato il tema dell'ironia definendola "figura di pensiero", che "si deve sempre usare facendola procedere dalla pronunciatio, che ne costituisce il segnale e la giustificazione".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Maria Cerullo, L'ironia, il comico e la “sospensione di senso” ne 'La Maison Tellier' di Maupassant, Bouquets pour Hélène, 1, 2007-02-05, [1]
  2. ^ a b Kierkegaard, Il concetto d'ironia in costante riferimento a Socrate, tesi pubblicata nel 1841
  3. ^ Ph. Hamon, L'Ironie littéraire, Parigi, Hachette, 1996.
  4. ^ una distinzione da prendersi in considerazione la propone Stefano Floris in L'Ironia, ovvero la filosofia del buonumore, Marco Valerio Edizioni, 2003

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