Julie Andrews

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Julie Andrews
Julie Andrews Park Hyatt, Sydney, Australia 2013.jpg
Julie Andrews a Sydney nel mese di maggio 2013
NazionalitàRegno Unito Regno Unito
GenereMusical
Periodo di attività musicale1947 – in attività
Strumentovoce
EtichettaRCA
Columbia
Decca
Buena Vista
20th Century Fox
Warner Brothers
Philips
Walt Disney Records
Album pubblicati37
Studio32
Live1
Raccolte4
Sito ufficiale
Statuetta dell'Oscar Oscar alla miglior attrice 1965

Dame Julie Andrews, nata Julia Elizabeth Wells (Walton-on-Thames, 1º ottobre 1935), è un'attrice, cantante e scrittrice britannica.

Julie Andrews è considerata una leggenda vivente[1], vincitrice di numerosi premi, fra cui un Oscar, cinque Golden Globe, due Emmy, tre Grammy, due BAFTA, un People's Choice Award, uno Screen Actors Guild, un David di Donatello, un Leone d'oro[2], tre nomination al Tony Award (una rifiutata) e insignita dell'onorificenza di dama di commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico, del Premio Kennedy, della Lincoln Medal e di un AFI Award alla carriera[3]. La Andrews è una Disney Legend e ha una sua stella sull'Hollywood Walk of Fame, al 6901 dell'Hollywood Boulevard[4].

Dotata di una portentosa voce di quattro ottave, è una bambina prodigio di successo nel circuito del music-hall inglese degli anni quaranta. Appena adolescente fa il suo debutto a Broadway, protagonista del musical The Boy Friend[5]. Successivamente, è stella di classici del teatro musicale come My Fair Lady e Camelot e di programmi pionieristici della televisione americana come High Tor e Cinderella[6].

A ventisette anni gira il suo primo film: Mary Poppins, al quale seguono altre pellicole di grande successo, come Tutti insieme appassionatamente, Il sipario strappato e Millie, che la consacrano come l'attrice più pagata e richiesta nella Hollywood degli anni sessanta[7]. Durante un periodo di declino nel cinema del decennio successivo - causato soprattutto dalla sua determinazione a non scendere a compromessi con uno star system che l'avrebbe voluta eterna "ragazza della porta accanto"[8][9] - incrementa le sue apparizioni televisive e dal vivo, e incomincia la sua seconda carriera, quella di scrittrice per l'infanzia.

Negli anni ottanta vive un revival cinematografico con film quali 10, S.O.B. e Victor Victoria, girati dal secondo marito, il regista Blake Edwards. Negli anni novanta torna a trionfare nel teatro musicale di Broadway ma, nel 1997, un'operazione non riuscita alle corde vocali la priva della sua gloriosa voce di cantante. Negli anni duemila arriva un secondo revival cinematografico, grazie a commedie di successo come Pretty Princess e Principe azzurro cercasi, e blockbuster animati ai quali presta la propria voce, fra questi i sequel di Shrek e Cattivissimo me. Negli anni dieci del 2000 intraprende le carriere di regista teatrale (la sua regia del sessantesimo anniversario di My Fair Lady batte il record di incassi della Sydney Opera House)[10] e di autrice e produttrice televisiva, ideando e conducendo la serie Netflix Julie's Greenroom.[11]

La sua discografia comprende 4 album di platino e la colonna sonora di Tutti insieme appassionatamente è il disco di maggior successo del ventesimo secolo (109 settimane nella top ten di Billboard)[12].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni quaranta: bambina prodigio[modifica | modifica wikitesto]

Figlia d'arte[13], nel periodo della seconda guerra mondiale, la madre Barbara Ward Morris e il patrigno Ted Andrews erano un duo musicale di un certo successo nel circuito del vaudeville inglese[13].

Il cognome di Julie viene cambiato legalmente con quello del patrigno quando la bimba ha cinque anni[14]. Poco dopo, con loro grande sorpresa, i genitori scoprono che la bambina è un vero e proprio fenomeno[13]. A soli sette anni, ha un'estensione vocale di 4 ottave ed è capace di strabilianti virtuosismi da soprano leggero[15]. Julie studia canto con il celebre soprano inglese Lilian Stiles-Allen[16] e, dagli otto anni, appare negli spettacoli dei genitori. Nel 1947, appena dodicenne, è già solista all'Hippodrome, nel West End di Londra, nella rivista Starlight Roof[13], raggiungendo la notorietà come "la più piccola primadonna della Gran Bretagna"[17]. L'anno seguente incide il suo primo disco e canta, accanto a Danny Kaye, nella Royal Variety Performance, alla presenza del re del Regno Unito Giorgio VI, della regina consorte Elizabeth Bowes-Lyon (la futura Regina Madre) e della principessa Elisabetta (futura Regina Elisabetta II)[13]. Segue un periodo di gavetta nel circuito del music hall britannico e alla radio, fino all'inizio degli anni cinquanta[13].

Gli anni cinquanta: Broadway e i primi programmi televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Julie Andrews nei panni della Regina Ginevra insieme a Richard Burton, nei panni di Re Artù

Nel 1954, la diciottenne Julie Andrews approda a Broadway[13]. Produttori statunitensi la scelgono per interpretare la protagonista nella versione americana del musical inglese The Boy Friend, di Sandy Wilson, il cui successo fa di lei la stella emergente del teatro statunitense[18]. L'anno seguente le viene affidato il ruolo principale in uno dei musical più celebri della storia: My Fair Lady, con Rex Harrison, per il quale ottiene la sua prima candidatura al Tony Award[19]. Una seconda candidatura arriva pochi anni dopo per l'interpretazione della Regina Ginevra accanto al Re Artù di Richard Burton, in Camelot, il musical di Broadway preferito dal presidente Kennedy; fatto questo che farà valere alla sua amministrazione l'appellativo postumo di Camelot, appunto[20]. Gli LP dei due spettacoli sono i dischi più venduti nei rispettivi anni di uscita. My Fair Lady detiene il primato di colonna sonora teatrale più venduta di sempre[21].

Di questo periodo sono anche i primi due special televisivi di Julie Andrews: High Tor (1956), il primo film TV della storia, nel quale recita con Bing Crosby, e Cinderella (1957), musical televisivo scritto apposta per lei dagli autori Richard Rodgers & Oscar Hammerstein II, per il quale ottiene la sua prima candidatura al premio Emmy. 120 milioni di telespettatori vedono il film trasmesso in diretta, un record imbattuto[22].

Nel 1959 la Andrews sposa lo scenografo e costumista Tony Walton[22] (vincitore di un premio Oscar per All That Jazz - Lo spettacolo comincia, 3 premi Tony e un Emmy), dal quale avrà, nel 1962, la sua unica figlia: Emma Walton Hamilton[22] (oggi autrice per l'infanzia, spesso in coppia con la madre). I coniugi divorziano nel 1967[22].

Gli anni sessanta: i blockbuster cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni sessanta la Andrews è già una stella del teatro ma non è ancora apparsa al cinema. Per questo motivo Jack Warner, il produttore della versione cinematografica di My Fair Lady, affida il ruolo da lei creato sulle scene a un'affermata superstar del cinema, Audrey Hepburn, facendola doppiare nel canto da un'interprete specializzata, Marni Nixon[23]. Considerato uno dei casi d'ingiustizia più clamorosi della storia di Hollywood, il fatto suscita aspre polemiche[13][22].

Julie Andrews nel trailer del film Mary Poppins (1964)

Pochi mesi dopo Walt Disney propone alla Andrews il ruolo di Mary Poppins, promettendole successo e popolarità di gran lunga superiori a quelli che le avrebbe regalato il film di Warner[13]. Nel 1964 fa il suo debutto al cinema nella parte della governante volante per la quale ottiene diversi riconoscimenti, fra cui il premio Oscar alla miglior attrice[13]. Il film la lancia nell'empireo delle dive internazionali e fa sì che Mary Poppins diventi un personaggio iconico, status che mantiene fino a oggi. La colonna sonora del film è il disco più venduto del 1965, battendo i Beatles e i Rolling Stones[24]. Nel 2013 il film è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti[25].

Julie Andrews è la prima diva hollywoodiana senza un contratto pluriennale con una major[13][22], quindi la prima libera professionista della storia del cinema. Lo studio system entra in crisi nella metà degli anni sessanta[26], i vecchi contratti da sette o più film consecutivi diventano proibitivi e la Andrews passa da uno studio all'altro e con ingaggi limitati ad ogni singolo film.

I vestiti che la Andrews indossò nel film Tutti insieme appassionatamente

Nel 1965 interpreta il ruolo che segnerà la sua consacrazione al cinema: Maria, protagonista di Tutti insieme appassionatamente. Il musical, prodotto dalla 20th Century Fox e diretto da Robert Wise, vince cinque Academy Award tra cui quello per il miglior film (la Andrews guadagna la sua seconda candidatura all'Oscar e il suo secondo Golden Globe)[13] e rimane a tutt'oggi al terzo posto della classifica dei film più visti al cinema di tutti i tempi[27]. Alla televisione la pellicola detiene il primato di film più visto in assoluto ed è considerata il classico natalizio per antonomasia. Anche questo film è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry[28]. La colonna sonora del film è in vetta alla classifica dell'intera discografia del ventesimo secolo[12] e al secondo posto (dietro 21 di Adele) di tutti i tempi[29].

Già nel 1964 la Andrews gira il primo di tanti film nei quali va contro l'immagine sdolcinata che le sue due pellicole più celebri le hanno affibbiato: Tempo di guerra, tempo d'amore, una commedia antimilitarista sceneggiata da Paddy Chayefsky e diretta da Arthur Hiller, la vede impegnata in appassionate scene d'amore con James Garner; in Hawaii (il campione d'incassi del 1966)[30] di George Roy Hill dimostra notevoli doti di attrice drammatica nei panni della moglie vittima di un Max von Sydow missionario di metà Ottocento.

Nel 1966 è ormai l'attrice più pagata di Hollywood[31], il suo nome in locandina è garanzia di successo al botteghino, tanto che la casa di produzione convince Alfred Hitchcock a scritturarla, insieme a Paul Newman, per il thriller Il sipario strappato. Il film, pur non essendo uno dei capolavori del maestro del brivido, si rivela uno dei suoi maggiori successi commerciali[32].

Dell'anno seguente è Millie (1967), pellicola diretta da George Roy Hill con la quale l'attrice torna alla commedia musicale e il film batte il record d'incassi della Universal Pictures[13]. Tutti i suoi lavori fino a quel momento sono degli straordinari successi al botteghino americano e la Andrews sembra infallibile[33].

Nel 1968, però, Un giorno... di prima mattina di Robert Wise, sfarzosa biografia musicale della diva degli anni trenta Gertrude Lawrence, si rivela inaspettatamente un clamoroso fiasco al botteghino[34]. Il personaggio centrale - una donna alcolizzata, opportunista e promiscua - delude i fan della Andrews, che speravano in un'altra commedia musicale per famiglie[35]. Questa, però, è la direzione in cui l'attrice vuole orientarsi e rifiuta il ruolo di protagonista nei tanti musical per bambini che le vengono proposti (Il favoloso dottor Dolittle, Oliver!, Citty Citty Bang Bang)[36].

I suoi successi sul piccolo schermo continuano per tutto il decennio con programmi passati alla storia della TV americana, come Julie & Carol at Carnegie Hall (1962), accanto all'attrice comica Carol Burnett (il programma vince un Emmy e una Rosa d'Oro al Festival di Montreux)[22], The Julie Andrews Show (1965), con Gene Kelly, e Una sera con Julie Andrews e Harry Belafonte (1969), in cui i due divi protagonisti si scambiano il primo bacio interrazziale della storia della televisione[37].

Gli anni settanta e ottanta: i film con Blake Edwards[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 la Andrews sposa in seconde nozze Blake Edwards, il regista statunitense già autore di classici quali Operazione sottoveste, Colazione da Tiffany e Hollywood Party. Da questo momento e fino alla metà degli anni novanta, quando Edwards si ritira a vita privata, l'attrice lavora, in ambito cinematografico, pressoché esclusivamente con il marito[38], tranne che in due occasioni: E io mi gioco la bambina (1980) di Walter Bernstein con Walter Matthau e Tony Curtis e Duet for One (1986), di Andrej Končalovskij, con Alan Bates, Liam Neeson e Rupert Everett.

Il film che dà inizio al loro sodalizio artistico, Operazione Crêpes Suzette[39], costituisce il primo di numerosi esperimenti che il marito/regista opera sull'immagine pubblica della moglie/attrice. Edwards (con William Peter Blatty, l'autore de L'esorcista) scrive una sceneggiatura in chiave di commedia, in cui una Andrews dissoluta seduce Rock Hudson[40]. I produttori della Paramount Pictures, però - avendo investito un budget stratosferico, nella speranza di bissare il successo di Tutti insieme appassionatamente[41] - esigono un musical tradizionale e interferiscono fino a causare la rottura con il regista[42]. Il risultato finale è un ibrido fra una commedia musicale e altri generi che non convince i critici e il tonfo al botteghino è colossale[38]. I gusti del pubblico sono in veloce mutamento e film meno costosi come Easy Rider e Un uomo da marciapiede aprono la strada alla cinematografia più violenta degli anni settanta, mandando in agonia il musical cinematografico[43]. (Nel 1992 Blake Edwards presenta - con grande successo - al Festival di Cannes il suo director's cut del film, più snello e meno musicale).

Edwards comincia le prime di tante battaglie legali contro le case di produzione che interferiscono nella lavorazione dei suoi due film successivi[44]. La Andrews rifiuta il ruolo della protagonista in Pomi d'ottone e manici di scopa[45], poi assegnato ad Angela Lansbury, e la coppia, in piena rotta di collisione con Hollywood, si trasferisce in Europa con la prole (fra propri e adottati hanno cinque figli)[46]. La Andrews si esibisce in varietà televisivi come The Julie Andrews Hour (1972), che le fa vincere il suo primo Emmy)[47], concerti dal vivo (Londra, Las Vegas, tournée del Giappone) e scrive i suoi primi due romanzi[48]. Edwards realizza i seguiti della sua fortunata serie de La Pantera Rosa con protagonista Peter Sellers[38]. In questi anni girano un solo film insieme, Il seme del tamarindo (1974), una produzione inglese con coprotagonista Omar Sharif, che però poco contribuisce a ridar loro il vecchio successo[49].

Grazie al trionfo al botteghino dei film con Sellers, nel 1979 gli Edwards tornano a Hollywood e il regista può realizzare la sceneggiatura che fino a pochi anni prima nessun produttore avrebbe toccato: in 10 mette la propria moglie accanto a Dudley Moore e Bo Derek in una commedia sexy il cui esito strepitoso porta i due coniugi, per la prima volta nel loro sodalizio artistico, sulla cresta dell'onda[38].

La stella di Julie Andrews sull'Hollywood Walk of Fame

Nel 1981 esce la commedia dissacratoria S.O.B., con William Holden (al suo ultimo film) e un cast stellare. È una pellicola dagli accenti autobiografici, ispirata agli avvenimenti che, una decina di anni prima, causarono il tonfo al botteghino di Operazione Crêpes Suzette. Julie Andrews interpreta un'attrice di musical per famiglie costretta dal marito/produttore a denudarsi in un film pornografico, mettendo in subbuglio una Hollywood ipocrita e senza scrupoli. Contraddistinto da uno humour graffiante e provocatorio, il film fa scalpore alla sua uscita in quanto il personaggio della Andrews appare in topless, fa uso di stupefacenti e utilizza un buon numero di parolacce[50].

Il film seguente della coppia viene considerato il capolavoro del regista: in Victor Victoria (1982) Edwards affida alla moglie il personaggio complesso di una donna che finge di essere un gay che si esibisce come drag queen nella Parigi degli anni trenta[51]. Il ruolo le vale numerosi riconoscimenti, fra cui la sua terza candidatura all'Oscar[52], un Golden Globe e un David di Donatello come miglior attrice straniera. Completano il cast James Garner, Robert Preston e Lesley Ann Warren.

A questo seguono opere più agrodolci, come I miei problemi con le donne (1983) con Burt Reynolds, e Così è la vita (1986) con Jack Lemmon[53].

Negli anni ottanta la Andrews va in tournée con due concerti (Giappone 1980 e Stati Uniti 1987-89), incide due album (Love Me Tender, con ospite Johnny Cash, e Love Julie) e lancia tre programmi televisivi: Julie Andrews' Invitation to the Dance con Rudolph Nureyev (1980), Julie Andrews a Salisburgo (1987) con Placido Domingo e Julie & Carol Together Again (1989) che la vede, per la terza volta, affiancata all'attrice comica Carol Burnett.

Gli anni novanta: il ritorno a Broadway e la perdita della voce[modifica | modifica wikitesto]

L'ultima collaborazione fra marito e moglie risale al 1995, anno in cui Edwards dirige la Andrews nell'adattamento teatrale di Victor/Victoria. L'avvenimento costituisce il debutto in teatro del regista e il ritorno a Broadway della diva dopo un'assenza di 35 anni (poco tempo prima era tornata alle scene in Putting It Together di Stephen Sondheim ma su un palcoscenico dell'Off-Broadway)[54]. Lo spettacolo è un successo di pubblico, ma la critica è meno convinta. L'entusiasmo nei confronti della protagonista è unanime, ma la regia lascia perplessi i più, che la definiscono troppo cinematografica[55].

Quando vengono annunciate le candidature ai premi Tony, Victor/Victoria ne riceve solo una per la migliore attrice protagonista. Il fatto viene visto dalla compagnia come un attacco personale da parte del mondo del teatro newyorkese all'Edwards regista di Hollywood e Julie Andrews decide di compiere un atto fino a oggi unico nella storia del premio: durante una speciale conferenza stampa al termine di una replica, rifiuta la candidatura (la sua terza), decisione che finisce sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo[56]. L'episodio non fa che dare maggiore pubblicità allo show che registra il tutto esaurito per anni a venire[57].

Il successo però viene interrotto da un evento drammatico: verso la fine del suo impegno nello spettacolo, nel 1997 la Andrews viene ricoverata in ospedale per quella che avrebbe dovuto essere una semplice operazione chirurgica alla gola (Liza Minnelli amichevolmente la sostituisce in Victor/Victoria)[58]. Un errore durante l'operazione le lascia sulle corde vocali delle cicatrici permanenti che la privano per sempre della sua voce di cantante[59]. Una causa contro il chirurgo Scott Kessler[60] si conclude con un risarcimento all'attrice di 20 milioni di dollari[61].

Altri lavori di nota di questo decennio sono i film per la televisione L'ultimo abbraccio (1991), con Hugh Grant, e Tutta colpa della neve (1999), in coppia con James Garner per la terza volta. L'unico suo impegno cinematografico di questo periodo è il film Cin cin (1991) che, nonostante la regia di Gene Saks e Marcello Mastroianni come co-protagonista, è un fiasco di critica e al botteghino. Nel 1992 è nominata ambasciatrice dell'UNIFEM[62], il fondo delle Nazioni Unite che si batte per i diritti civili delle donne[63], e firma un contratto con la Philips Classics per incidere una serie di nuovi CD, fra cui The King and I con Ben Kingsley[64]. Agli ultimi anni del decennio appartengono grandi show televisivi dei quali è presentatrice, come Hey Mr Producer (1998) e My Favourite Broadway (1999).

Gli anni duemila e duemiladieci: revival cinematografico e diversificazione della carriera[modifica | modifica wikitesto]

Julie Andrews a Sydney il 16 maggio 2013 per A Evening With Julie Andrews

All'inizio del nuovo millennio, Julie Andrews vive un revival cinematografico, partecipando ad una serie di commedie leggere di successo come Pretty Princess (2001) con Anne Hathaway e L'acchiappadenti (2010) con Dwayne Johnson. Inizia inoltre l'attività di doppiatrice per film d'animazione, quali le saghe di Shrek (2004, 2007, 2010) e Cattivissimo me (2010, 2017)[65]. Nel Natale 2018 escono nelle sale di tutto il mondo Il ritorno di Mary Poppins e Aquaman[66]. I due film, apparentemente così diversi, hanno in comune un elemento: Julie Andrews. Nel primo le viene proposto un milione di dollari[67] per interpretare un cameo che lei rifiuta[68]. Accetta invece di dare la voce a una creatura marina nel secondo[69]. La stampa internazionale mette i due film in competizione[70][71]. Aquaman stravince al botteghino[72], mentre il sequel di Mary Poppins ottiene risultati molto inferiori alle aspettative[73][74].

Nel film Principe azzurro cercasi (2004) canta un'intera canzone per la prima volta dopo l'operazione alle corde vocali del 1997[75]. La gamma è ben lontana dalle quattro ottave che la contraddistinguevano ma i risultati sono abbastanza gradevoli da culminare in concerti dal vivo all'Hollywood Bowl (2008)[76] e alla O2 Arena di Londra (2010)[77].

La sua carriera televisiva continua in diversi ambiti: è attrice nei due film della Walt Disney tratti dalla collana di libri per bambini Eloise (2003). È presentatrice di una serie di documentari sul teatro musicale americano per la PBS (che, nel 2005, le vale il suo secondo Emmy)[78] e di otto edizioni del concerto di capodanno, trasmesso da Vienna (2009-2017)[79][80]. Nel 2017 debutta su Netflix Julie's Greenroom, una nuova serie per bambini, scritta, prodotta e interpretata da Julie Andrews[81][82].

Nel 2005 debutta nella regia teatrale, dirigendo commedie musicali per la Goodspeed Opera House nel Connecticut e tournée degli Stati Uniti[83][84][85]. Nel 2016 è regista, alla Sydney Opera House, del revival per il sessantesimo anniversario di My Fair Lady[86][87]. Il musical è un trionfo di critica, batte il record di incassi del teatro[88] e nel 2017 miete altri successi in una tournée dell'Australia[89].

Nel 2000, con la figlia Emma Walton Hamilton, crea la Julie Andrews Collection per la casa editrice Harper Collins, pubblicando, nei sedici anni successivi, i propri libri per l'infanzia, una passione che coltiva dagli anni settanta, con numerosi best seller all'attivo[90][91] ma anche quelli di nuovi autori a sua scelta. Nel 2008 e 2019 escono i primi due volumi della sua autobiografia[92][93]. La terza parte è in preproduzione.

A questi anni appartengono anche alcuni fra i riconoscimenti più importanti ricevuti dall'attrice: nel 2000, a Buckingham Palace, riceve l'investitura di Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico dalla Regina Elisabetta II e nel 2001 il presidente degli Stati Uniti le conferisce il Premio Kennedy. Nel 2011 vince due Grammy (uno alla carriera)[94] e riceve la Lincoln Medal per le arti dalla first lady Michelle Obama[95]. Nel 2019, alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, le viene assegnato il Leone d'oro alla carriera[96].

Nel 2010 scompare il marito dell'attrice, il regista Blake Edwards[97], e la Andrews è al suo fianco fino all'ultimo[98]. Nel 2015 festeggia il suo ottantesimo compleanno[99] e l'evento è di tendenza sui social media. Nel 2017 crea la sua prima pagina Facebook e da questa attacca l'amministrazione Trump per i tagli dei fondi all'arte e alla cultura[100].

Gli anni duemilaventi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 2020, per le attività volte ad intrattenere i bambini durante il lockdown per il Coronavirus, Julie Andrews comincia una serie interattiva sui social media e lancia, con la figlia Emma, Julie's Library, il suo primo podcast[101]. A giugno doppia la cattiva Marlena (mamma del protagonista della saga di Cattivissimo Me) nello spot televisivo di Sky. La Andrews dà la voce al personaggio di Lady Whistledown[102] nella nuova serie Bridgerton (2020), tratta dai romanzi di Julia Quinn[103], che, dopo appena un mese dal debutto, diventa il programma più visto nella storia di Netflix[104]. Il 6 febbraio 2021, Julie Andrews, con Katy Perry e Natalie Portman è ospite del concerto della Los Angeles Philharmonic Orchestra all'Hollywood Bowl: Icons on Inspiration[105]. L'uscita - prevista per il luglio scorso - del film d'animazione Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo, in cui torna a doppiare Marlena, è stata posticipata all'estate prossima a causa del virus[106]. Nel 2022 debutterà come produttrice cinematografica di un nuovo film a tecnica mista live-action e animazione sulla Pantera Rosa[107] e del remake di un suo vecchio successo: 10, diretto dal marito Blake Edwards nel 1979[108]. In date spostate e ancora da destinare[109] Julie Andrews riceverà il premio alla carriera dall'American Film Institute[110] e sarà la narratrice del film The King's Daughter, con Pierce Brosnan[111].

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Essendo Julie Andrews un'icona non solo cinematografica ma anche culturale (non tanto in Italia ma nei paesi anglosassoni con particolare forza) il suo personaggio è spesso citato o parodiato nella cultura popolare.

Televisione e cinema[modifica | modifica wikitesto]

Julie Andrews è menzionata in (o il suo nome è al centro di) numerose serie televisive: Da Charlie's Angels e Dallas a Will & Grace e I Simpson. Innumerevoli sono gli spot pubblicitari che adoperano canzoni della Andrews come jingle.

Nel film Il mio amico il diavolo del 1967 il nome "Julie Andrews" è una parola magica che il demonio Peter Cook usa per esaudire i desideri del personaggio interpretato da Dudley Moore. Altri riferimenti all'attrice e i suoi lavori si trovano in film come: California Suite, L'uomo del giorno dopo, Il sesto senso, Dancer in the Dark, Snatch - Lo strappo, Charlie's Angels: più che mai, The Producers - Una gaia commedia neonazista, Attenti a quelle due. Il carattere "tradizionale" dei primi musical dell'attrice è spesso parodiato al cinema, per esempio in film quali: Yellow Submarine, Monty Python - Il senso della vita, Sister Act - Una svitata in abito da suora, La famiglia Addams 2, Che pasticcio, Bridget Jones!, Capodanno a New York. Riferimenti a Julie Andrews come icona gay si trovano in Jeffrey; Beautiful Thing; Baciami Guido; Love, Valour, Compassion; Making the Boys ed altri (vedi il paragrafo più sotto).

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1960 lo scrittore inglese Terence Hanbury White pubblica, in una raccolta, la poesia Julie Andrews, nella quale paragona l'attrice a Elena di Troia.
  • Nel 1992, al Chelsea Flower Show di Londra viene lanciata, alla presenza dell'attrice, una nuova varietà di rosa chiamata "Julie Andrews". Nel 2020 una seconda rosa intitolata all'attrice vince il prestigioso premio "Most Beautiful Rose of the Century" all'International New Rose Competition a Lione in Francia.[120]
  • Nel 2001 il teatro di posa Numero 2 degli studi della Walt Disney in California viene ribattezzato "Julie Andrews Studio"
  • Nel 2005 l'attrice, che già è una Disney Legend, viene eletta madrina del cinquantesimo anniversario di Disneyland
  • Nel 2009 le maggiori testate di tutto il mondo pubblicano la notizia secondo la quale, dopo anni di ricerche, gli scienziati Steven Zeitels e Robert Langer, sarebbero riusciti, grazie ad un gel a base di glicole polietilenico, a restaurare la voce della Andrews.[121][122] La cantante è presidente onorario dell'Institute of Laryngology and Voice Restoration, un dipartimento che si occupa di trovare fondi per la ricerca al Massachusetts General Hospital.[123]
  • Un disegno di Andy Warhol del 1956, intitolato "Julie Andrews Shoe" (ritraente una scarpa dell'attrice) è stato inserito da Dior sulle sue borse della collezione Autunno 2013.[124]

Status di icona gay[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre l'immagine pubblica di Julie Andrews ha una valenza ambigua, essendo l'attrice sia un personaggio per famiglie che un'icona presso le comunità LGBT,[125] soprattutto nel mondo anglosassone. La Andrews stessa ha commentato sul suo unico status dicendo:

«Sono uno strano miscuglio: da un lato sono un'icona gay e, dall'altro, ricevo l'approvazione di nonne e genitori (...). Non ho mai capito cosa renda qualcuno un'icona gay perché ce ne sono di tipi talmente diversi (...) ad ogni modo è una cosa che mi lusinga molto.[126] Sono sempre stata un'alleata dei movimenti LGBT.[127]»

Lo studioso australiano Brett Farmer, nel suo saggio del 2007, Julie Andrews Made Me Gay, rimarca come la posizione della cantante sia "singolare in quanto è una delle poche dive che godono di uno stesso livello di popolarità presso il pubblico gay e quello delle lesbiche".[128] La Andrews è spesso menzionata come influenza formativa e pregna di significati nella narrativa sull'identità omosessuale, per esempio in The Queen's Throat: Opera, Homosexuality, and the Mystery of Desire,[129] Does Freddy Dance[130] e Widescreen Dreams: Growing Up Gay at the Movies.[131] Lo stesso dicasi dei film nati sulla scia del New Queer Cinema (Jeffrey (1995) e Beautiful thing (1996), per esempio) e nella drammaturgia omosessuale degli ultimi venti anni (Love! Valour! Compassion! di Terrence McNally e Hushabye Mountain di Jonathan Harvey, fra i tanti). Nel documentario Disclosure del 2020 - incentrato sulle vite delle persone transgender e del loro impatto sulla cultura e sull'industria cinematografica - Julie Andrews viene descritta dagli intervistati come figura di identificazione chiave della loro adolescenza.[132] Numerosi sono gli artisti che citano la Andrews come punto cardine della loro formazione queer: da Rufus Wainwright[133] e Rupert Everett[134] a Ernesto Tomasini[135] e Chris Colfer.[136]

I migliori amici dei suoi personaggi in Un giorno... di prima mattina, 10, S.O.B. e Victor/Victoria sono gay. In quest’ultimo lei stessa finge di essere un conte polacco, diseredato dalla famiglia perché omosessuale, che trova fortuna sui palcoscenici parigini degli anni ’30. Ne L'ultimo abbraccio è la madre solidale di un Hugh Grant disperato per l’imminente perdita del compagno malato di AIDS.[137] Nella serie televisiva scritta, interpretata e prodotta da lei nel 2017 - Julie's Greenroom - la Andrews ha voluto una bambina transgender nel cast di pupazzi creati dalla Jim Henson Company.[138] Julie Andrews è anche l'attrice che si è travestita da uomo, più di qualunque altra, nella storia del cinema e della TV.[139]

Nel nuovo millennio autori di studi sulla sessualità nell'arte e nella cultura, come Stacy Wolf e Peter Kemp,[140] hanno proposto una lettura dell'immagine proiettata dai suoi due film più famosi, interpretandola come una forza trasgressiva, sovversiva e rivoluzionaria, piuttosto che quella di una governante sdolcinata dedicata a mantenere lo status quo tradizionale.[141] Secondo questa lettura gli spettatori gay si identificherebbero con una Mary Poppins indipendente, anarchica e contro ogni ordine prestabilito. Il libro di Stacy Wolf, A Problem Like Maria - Gender and Sexuality in the American Musical,[142] analizza lo stile dell'attrice e dedica un intero capitolo a Tutti insieme appassionatamente, studiandolo da una prospettiva queer e femminista, facendo luce sulla sua importanza per le spettatrici lesbiche.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Attrice[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]
Serie[modifica | modifica wikitesto]
  • Julie! (5 episodi di una sitcom diretta da Blake Edwards), ABC (1992)
  • Julie's Greenroom (una serie di 13 episodi, scritta, prodotta e interpretata da Julie Andrews), Netflix (2017)
  • Bridgerton (una serie di 8 episodi), Netflix (2020)

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Julie Andrews comincia la sua carriera a otto anni, nei numeri di varietà della madre e del patrigno ma, dal momento che questi sono dei fuori programma, esistono pochi dettagli al riguardo. Il suo debutto ufficiale è quello da solista, a 12 anni, nella rivista Starlight Roof (1947). Seguono sette anni di gavetta nel circuito del music hall inglese, in giro per il paese (ben documentati ma non riportati qui), spesso accompagnata al piano dalla madre. Ad ogni natale è protagonista delle tradizionali "English pantomime" e nel 1954 fa il suo debutto a Broadway. Nonostante la sua folgorante carriera cinematografica e televisiva l'attrice non ha mai abbandonato il teatro, esibendosi in concerti, spettacoli e apparizioni dal vivo per tutta la sua vita, fino all'autunno 2019.

Musical[modifica | modifica wikitesto]

  • Mountain Fire (tournée dell'Inghilterra), 1954
  • The Boy Friend (Broadway), 1954
  • My Fair Lady (Broadway), 1956
  • My Fair Lady (Londra), 1958
  • Camelot (Broadway), 1960
  • Putting It Together (Off-Broadway), 1994
  • Victor/Victoria (Broadway), 1995
  • Doctor Dolittle (solo voce registrata; Londra), 1998
  • The Boy Friend (solo regia; Connecticut e tournée degli Stati Uniti), 2005
  • The Great American Mousical (solo regia e autrice del libro da cui è tratto lo spettacolo; Connecticut), 2012
  • My Fair Lady (solo regia; Sydney Opera House e tournée dell'Australia), 2016/2017

Concerti (selezione)[modifica | modifica wikitesto]

  • Christmas Carols, Londra (Royal Albert Hall), con André Previn e la London Symphony Orchestra - 4 dicembre 1973
  • An Evening with Julie Andrews, Londra (Palladium) - 9-29 giugno, 1976
  • Las Vegas (Caesars Palace) - 12-18 agosto, 1976
  • Los Angeles (Greek Theatre), con Henry Mancini - 11 settembre 1977
  • An Evening with Julie Andrews, Giappone - tournée settembre - ottobre, (trasmesso alla TV giapponese), 1977
  • Sound of Mysen, Norvegia (trasmesso alla TV scandinava) - 26 agosto, 1978
  • Julie Andrews, tournée del Giappone - 1980
  • Placido Domingo and Friends (Operation California) Universal Amphitheater, Los Angeles - 12 agosto 1986
  • An Evening with Julie Andrews, tournée degli USA: ott - nov, 1987; gen, 1988; giu - lug, 1989
  • Julie Andrews in Concert at the Wiltern Theatre (trasmesso alla TV americana PBS), Los Angeles - 1989
  • The Magic of Christmas, Londra (Royal Festival Hall), con André Previn e la London Symphony Orchestra, (trasmesso alla BBC Radio) - dicembre 1989
  • A benefit for Bay St Theatre, Sag Harbor (The Old Whaler's Church), piano e voce con Ian Fraser al piano - luglio 1992
  • The Sound of Orchestra, Giappone, con André Previn (trasmesso alla TV Giapponese) - 21 agosto 1993
  • Julie Andrews' The Gift of Music, tournée degli Stati Uniti, lug - ago: Louisville, Hollywood Bowl, Atlanta e Filadelfia - 2008
  • The Gift of Music - An Evening with Julie Andrews, Londra (O2 Arena) - 8 maggio 2010

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Avendo inciso il suo primo disco nel 1948 (la Polonaise dall'opera Mignon) Julie Andrews ha una delle carriere discografiche piu lunghe della storia: 69 anni, con una discografia nutrita e composita che conta album, colonne sonore, dischi di Natale e audiolibri per un totale di più di cinquanta titoli, senza contare le tantissime riedizioni e compilation (solo una piccola selezione di queste viene elencata qui). La cantante è vincitrice di tre premi Grammy.

Album
  • 1957 - The Lass with the Delicate Air (RCA)
  • 1958 - Julie Andrews Sings (RCA)
  • 1958 - Tell it Again - con Moondog - (Angel)
  • 1962 - Broadway's Fair Julie - ridistribuito nel 1972 con il titolo TV's Fair's Julie - (Columbia)
  • 1962 - Don't Go into the Lion's Cage Tonight - ridistribuito in seguito con il titolo Heartrendering Ballads and Raucous Ditties - (Columbia)
  • 1967 - A Christmas Treasure - con la conduzione di André Previn - (RCA)
  • 1973 - The Secret of Christmas - riedito diverse volte con differenti copertine e titoli come: Julie Andrews' Christmas Album e The Sound of Christmas - (CBS)
  • 1977 - An Evening with Julie Andrews - concerto live in Giappone - (RCA)
  • 1983 - Love Me Tender (Peach River)
  • 1987 - Love, Julie (USA Music Group)
  • 1990 - The Sounds of Christmas from Around the World (Hallmark)
  • 1994 - Julie Andrews Broadway: The Music of Richard Rodgers (Philips)
  • 1996 - Julie Andrews, Here I'll Stay: The Words of Alan Jay Lerner (Philips)
Compilation
  • 1970 A Little Bit in Love - riedizione di brani tratti da Broadway's Fair Julie e Don't Go Into the Lion's Cage Tonight - (Harmony)
  • 1972 - The World of Julie Andrews - nel Regno Unito The Best of Julie Andrews, riedizione di brani tratti da Broadway's Fair Julie, Don't Go Into the Lion's Cage Tonight e My Fair Lady - Londra - (Columbia)
  • 1975 - Julie Andrews - riedizione di brani tratti da The Lass With Delicate Air e Julie Andrews Sings - (RCA)
  • 1978 Julie Andrews Signature Album - riedizione di brani da diversi album; un doppio set di vinili rossi a tiratura limitata - (Franklin Mint)
  • 2005 - Julie Andrews Selects Her Favourite Disney Songs - compilation di track originali dai film Disney selezionate dalla Andrews - (Walt Disney Records)
Colonne sonore cinematografiche, televisive e teatrali

Le colonne sonore sono le incisioni di maggior successo della Andrews. Il Long playing di My Fair Lady è l'album che registra le maggiori vendite per ben due anni consecutivi (1957[143] e 1958).[144] Camelot è il più venduto del 1961[145] e Mary Poppins del 1965[146] (nel 2014 il disco sarà inserito nella Grammy Hall of Fame).[147] The Sound of Music rimane nella classifica americana più a lungo di qualunque altro album del ventesimo secolo,[148] riceve la certificazione di disco d'oro più velocemente di qualunque colonna sonora della storia, è il primo disco in 8-track a vendere più di un milione di copie ed è anche il primo ad essere distribuito in Quadrophonic Sound. Cinquanta anni dopo, si trova ancora nella top ten annuale dei classici in catalogo della RCA.

  • 1955 - The Boy Friend (RCA Victor)
  • 1956 - My Fair Lady - Broadway - (Columbia)
  • 1956 - High Tor (Decca)
  • 1957 - Cinderella (Columbia)
  • 1958 - Rose Marie - studio cast album - (RCA)
  • 1959 - My Fair Lady - London, stereo - (Columbia)
  • 1961 - Camelot (Columbia)
  • 1962 - Julie & Carol at Carnegie Hall (Columbia)
  • 1964 - Mary Poppins - tre Grammy per la migliore colonna sonora originale, per il miglior disco per bambini e per gli interpreti - (Buena Vista)
  • 1965 - The Sound of Music (RCA)
  • 1967 - Thoroughly Modern Millie (Decca)
  • 1968 - Star! (20th Century Fox Records)
  • 1970 - Darling Lili (RCA)
  • 1971 - Julie & Carol at Lincoln Centre (Columbia)
  • 1976 - The Pink Panther Strikes Again - accreditata come Ainsley Jarvis - (United Artists)
  • 1979 - 10 (Warner Brothers)
  • 1982 - Victor/Victoria (MGM/Polygram)
  • 1992 - The King and I - studio cast album - (Philips)
  • 1994 - Putting it Together (RCA Victor)
  • 1996 - Victor/Victoria - Broadway - (Philips)
  • 1998 - Doctor Dolittle (1st Night Records)
  • 1998 - Hey Mr Producer! - solo dialoghi - (1st Night Records)
  • 1999 - My Favourite Broadway: The Leading Ladies - solo dialoghi - (Hybrid Recordings)
  • 2000 - Relative Values - solo dialoghi - (Silva Screen Records)
  • 2000 - My Favourite Broadway: The Love Songs - solo dialoghi - (Hybrid Recordings)
  • 2004 - The Princess Diaries 2: Royal Engagement - Julie Andrews canta con Raven "Your Crowning Glory" - (Walt Disney Records)
  • 2017 - Julie's Greenroom - Julie Andrews canta quattro delle ventisette canzoni dell'album in duetto o in coro con gli ospiti - (Varese Sarabande)
Singoli (selezione)

Nota bene: I numerosi singoli tratti dagli album non vengono elencati. I seguenti sono solo quelli che contengono brani che prima delle edizioni su CD non erano disponibili in altro formato.

  • 1948 - Polonaise - dall'opera Mignon, 78 giri - (Columbia UK)
  • 1948 - Je Veux Vivre/Come to the Fair - 78 giri - (Columbia UK)
  • 1948 - Ah!Vous Dirai-Je Mama/The Wren - 78 giri - (Columbia UK)
  • 1950 - Jack and the Beanstalk/When We Grow Up - 78 giri - (His Master's Voice UK)
  • 1960 - Tom Pillibi/Lazy Afternoon (Decca UK)
  • 1964 - He Loves Me/Dear Friend (CBS)
  • 1965 - Firestone Christmas Carols Volume 4 - LP in cui Julie canta 4 brani - (Forrell & Thomas)
  • 1968 - Star!/Someone to Watch Over Me - la canzone "Star!" in extended version - (20th Century Fox Records)
  • 2006 - The Show Must Go On - un CD single a tiratura limitata o la canzone disponibile per il download

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premio Oscar
Golden Globe
Emmy Awards
  • 1958 Candidatura alla miglior attrice per Cinderella (CBS)
  • 1965 Candidatura per Individual Achievements in Entertainment (Attori e Performer) The Andy Williams Show
  • 1972 Candidatura per il Miglior Programma di Varietà o Musicale per Julie and Carol at Lincoln Center
  • 1973 Vincitrice Migliore serie di Varietà Musicale per The Julie Andrews Hour
  • 1981 Candidatura per il Miglior programma per l'infanzia (Performer) per Julie Andrews' Invitation to the Dance with Rudolph Nureyev (The CBS Festival of Lively Arts For Young People)
  • 1995 Candidatura per la Migliore Performance in un programma di Varietà o Musicale per The Sound of Julie Andrews
  • 2003 Candidatura per la Miglior attrice non protagonista, in una miniserie o film per Eloise e il Natale
  • 2005 Vincitrice Miglior serie di Nonfiction per Broadway: The American Musical
Grammy Awards
  • 1965 Miglior album per l'infanzia per Mary Poppins
  • 1996 Candidatura come Migliore performance vocale Pop per Broadway: The Music Of Richard Rodgers
  • 2010 Premio alla carriera
  • 2010 Miglior album di "spoken word" per l'infanzia a Julie Andrews & Emma Walton Hamilton, per Julie Andrews' Collection Of Poems, Songs, And Lullabies
Tony Awards
  • 1957 Candidatura per la Migliore attrice in un Musical, My Fair Lady
  • 1961 Candidatura per la Migliore attrice in un Musical, Camelot
  • 1996 Candidatura (rifiutata) per la Migliore attrice in un Musical, Victor/Victoria
BAFTA
  • 1964 Migliore nuova promessa per Mary Poppins
  • 1965 Candidatura come Migliore attrice britannica per Tutti insieme appassionatamente
  • 1966 Candidatura come Migliore attrice britannica per Tempo di guerra, tempo d'amore
  • 1989 Premio alla carriera
David di Donatello
Leone d'oro
Screen Actors Guild
  • 2006 Premio alla carriera
People's Choice Award
  • 1983 Migliore interpretazione per Victor/Victoria
Outer Critics Circle Award
  • 1996 Migliore attrice in un Musical per Victor/Victoria
Lincoln Medal
  • 2011 Premio alla carriera
Theatre World Award
Laurel Awards
  • 1964 Miglior Performance in un Musical, attrice per Mary Poppins
  • 1965 Miglior Performance in un Musical, attrice per Tutti insieme appassionatamente
  • 1967 Miglior Performance in un Musical, attrice per Millie
  • 1967 Miglior Star femminile
Hasty Pudding Theatricals
  • 1983 Donna dell'anno
Society of Singers
  • 2001 Premio alla carriera
Donostia Award
Ella Award
  • 2005 Premio alla carriera
UCLA George and Ira Gershwin Award
  • 2009 Premio alla carriera
16th Annual Women in Hollywood Tribute
  • 2009 Premio alla carriera L'Oreal Paris Legend Award at ELLE magazine
Princess Grace Awards
  • 2011 Premio alla carriera

Fonte principale della tabella:[149]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico
— 31 dicembre 1999
Kennedy Center Honors - nastrino per uniforme ordinaria Kennedy Center Honors
— 2 dicembre 2001

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano delle opere in cui ha recitato, Julie Andrews è stata doppiata da:

  • Maria Pia Di Meo in Mary Poppins, Tutti insieme appassionatamente, Hawaii, Il sipario strappato, Millie, Un giorno... di prima mattina, Il seme del tamarindo, Una sera con Julie Andrews e Harry Belafonte, S.O.B., Victor/Victoria, I miei problemi con le donne, Cin cin, Insieme per caso, L'acchiappadenti
  • Melina Martello in Pretty Princess, Eloise al Plaza, Eloise a Natale, Principe azzurro cercasi, Il gatto che guardò il re
  • Ada Maria Serra Zanetti in 10, E io mi gioco la bambina, Tutta colpa della neve
  • Manuela Andrei in Così è la vita
  • Valeria Valeri in Tempo di guerra, tempo d'amore, La fidanzata ideale
  • Gabriella Genta in Operazione Crêpes Suzette
  • Pinella Dragani in Julie Andrews a Salisburgo
  • Mirella Pace in L'ultimo abbraccio
  • Cinzia De Carolis in Julie's Greenroom
  • Cristiana Lionello in Millie (ridoppiaggio)
  • Alessandra Korompay nel Muppet Show (ridoppiaggio)
  • Tina Centi in Mary Poppins (canto), Tutti insieme appassionatamente (canto)
  • Gemelle Kessler in Un giorno... di prima mattina (solo per la canzone "Star!")
  • Tiziana Avarista in Principe azzurro cercasi (solo per la canzone "Un tocco d'arte - Your Crowning Glory")

Da doppiatrice è sostituita da:

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Oscar alla migliore attrice Successore
Patricia Neal
per Hud il selvaggio
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Julie Christie
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