Danny Kaye

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Danny Kaye, pseudonimo di David Daniel Kaminsky (Brooklyn, 18 gennaio 1911Los Angeles, 3 marzo 1987), è stato un comico, cantante, ballerino e attivista statunitense che ottenne molta notorietà fra la metà degli anni quaranta e la fine degli anni cinquanta, interpretando musical e film comici di grande successo presso il pubblico e la critica. Si affermò anche come attore nel genere drammatico e in lavori di maggior impegno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia di ebrei immigrati dall'impero russo, si affermò nel cinema per una particolare comicità, irrazionale ed imprevedibile, sorprendentemente mimica, dove lo humour lascia spesso il passo a toni lacrimevoli-sentimentali, secondo la tecnica caricaturale. Anche se privo di una maschera, Danny Kaye riuscì a creare un personaggio eccentrico e singolare, grazie soprattutto al suo acrobatismo vocale, al gusto per il nonsense, presente in molte sue filastrocche, agli esasperati tic, e all'impareggiabile capacità di imitazione (animali, strumenti, suoni).

Proveniente dal varietà, si accostò allo schermo nel 1944 con il film Così vinsi la guerra di Elliott Nugent. Legò poi il suo nome a pellicole divertenti e comiche, spesso di genere fiabesco e romanzesco, o addirittura surreale, dove trovava risalto la sua aria timida e svagata. Tra i suoi film più importanti si ricordano: L'uomo meraviglia (1945) di H. Bruce Humberstone, Sogni proibiti (1947) di Norman Z. McLeod, L'ispettore generale (1949) di Henry Koster, Divertiamoci stanotte (1951) di Walter Lang, Il favoloso Andersen (1952) di Charles Vidor, Bianco Natale (1954) di Michael Curtiz, Il principe del circo (1958) di Michael Kidd, Il giullare del re (1955) di Melvin Frank e Norman Panama, Io e il colonnello (1958) di Peter Glenville, I cinque penny (1959) di Melville Shavelson, Il piede più lungo (1963) di Frank Tashlin. La sua ultima apparizione sul grande schermo fu in La pazza di Chaillot (1969) di Bryan Forbes, con Katharine Hepburn. Nel 1954 Danny, attivo umanista e attivista per i diritti, fu nominato ambasciatore dell'UNICEF, primo nella storia di questa organizzazione, ed poi[1] Il 23 giugno 1987 il Presidente Ronald Reagan lo premiò con la Medaglia presidenziale della libertà[2], riconoscimento ritirato dalla figlia Dena.[3][4]

La moglie Sylvia Fine era una popolare autrice di canzoni è anche l'autrice della maggior parte delle hit cantate da Kaye stesso, come anche la popolare "Life Could Not Better Be", scritta per il film Il giullare del re e successivamente diventata sigla del suo show televisivo.

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Danny Kaye intrattiene le truppe statunitensi nell'ottobre del 1945

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Oscar onorario[modifica | modifica wikitesto]

Golden Globe[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Sibaldi in Così vinsi la guerra, L'ispettore generale, Preferisco la vacca, Sogni proibiti (dialoghi), Venere e il professore, Bianco Natale, Divertiamoci stanotte, Il favoloso Andersen, Il giullare del re, Un pizzico di follia, Il principe del circo, Io e il colonnello, L'uomo meraviglia (nel ruolo di Eddie)
  • Carlo Romano in L'amore non può attendere, Un generale e mezzo, L'uomo meraviglia (nel ruolo di Tebaldo)
  • Gianfranco Bellini in I cinque penny, Preferisco la vacca (ridoppiaggio)
  • Giuseppe Rinaldi in Il piede più lungo
  • Elio Pandolfi in Diritto di offesa
  • Riccardo Billi in Sogni proibiti (canto)
  • Virgilio Savona in Il favoloso Andersen (canto)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia Presidenziale della Libertà - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Presidenziale della Libertà
— 23 giugno 1987
Kennedy Center Honors - nastrino per uniforme ordinaria Kennedy Center Honors
— 1984

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito Unicef [collegamento interrotto], su unicef-suisse.ch. URL consultato l'11 marzo 2010.
  2. ^ (EN) http://www.medaloffreedom.com/DannyKaye.htm
  3. ^ (EN) Kaye, Willson to Get Medal of Freedom, LA Times, 22 aprile 1987. URL consultato il 2 maggio 2016.
  4. ^ (EN) Remarks at the Presentation Ceremony for the Presidential Medal of Freedom, University of Texas, 23 giugno 1987. URL consultato il 2 maggio 2016.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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