Il sipario strappato

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Il sipario strappato
Ludwig Donath-Paul Newman in Torn Curtain trailer.jpg
Lindt a colloquio con Armstrong (Ludwig Donath e Paul Newman)
Titolo originale Torn Curtain
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1966
Durata 128 min
Colore Technicolor
Audio sonoro Mono (Westrex Recording System)
Rapporto 1,85:1
Genere spionaggio, thriller
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Brian Moore
Sceneggiatura Brian Moore
Produttore Alfred Hitchcock (non accreditato)
Casa di produzione Universal Pictures (con il nome Universal)
Fotografia John F. Warren
Montaggio Bud Hoffman
Musiche John Addison
Scenografia Frank Arrigo e Hein Heckroth Arredatore: George Milo
Costumi Edith Head (per Miss Andrews] Supervisore: Grady Hunt
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il sipario strappato (Torn Curtain) è un film del 1966 diretto da Alfred Hitchcock.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Europa della guerra fredda, il fisico americano Armstrong va a Copenaghen per un congresso internazionale. Da qui, tra l'incredulità di tutti, compresa quella della fidanzata, passa oltrecortina a lavorare con gli scienziati del blocco comunista, ma il suo vero intento è ben altro: Armstrong vuole intrufolarsi nei laboratori missilistici della Germania Est per carpire il segreto di una formula molto importante, a vantaggio degli Stati Uniti d'America. La sua assistente e fidanzata Sarah tuttavia, intromettendosi indebitamente, gli complica notevolmente la vita.

Armstrong parte per Berlino Est e all'aeroporto di arrivo il giovane scienziato viene accolto entusiasticamente dal primo ministro della DDR e poi dai giornalisti, fra i quali molti del mondo occidentale, nella sala stampa dell'aeroporto. L'arrivo di un transfugo dagli USA in un paese socialista è infatti una notizia più unica che rara: la cortina di ferro veniva allora attraversata in continuazione, con i mezzi e gli stratagemmi più strampalati, ma solo nella direzione opposta[1].
Naturalmente c'è chi pensa che la conversione del giovane fisico americano non sia così sincera come appare ed in particolare la pensa così l'onnipresente Herrmann Gromek, agente dei servizi di sicurezza tedesco-orientali, che gli viene messo, dichiaratamente, alle calcagna.

In attesa del trasferimento a Lipsia, nella cui università dovrà incontrare il prof. Gustav Lindt, con il quale collaborerà alla messa a punto di un sistema di missili anti-missile, Armstrong cerca di contattare il membro designato di Pi-greco, un'organizzazione clandestina che si occupa di aiutare a fuggire in occidente chi se ne vuole andare dalla DDR, per concordare il piano di fuga dopo che avrà raggiunto il suo obiettivo. Trovato il contatto, interviene Gromek, che però viene ucciso da quest'ultimo e da Armstrong, che parte per Lipsia.

Il mattino seguente egli incontra all'Università il rettore con alcuni professori che vorrebbero sentire da lui che cosa sa veramente in materia di missilistica. Fra questi, fieramente discosto, sta il supponente e stravagante prof. Lindt, ansioso di poter portare ai colleghi russi a Leningrado, ove sta per recarsi, qualche chicca sullo stato di avanzamento dei lavori in materia di missili negli USA.

L'indomani mattina Armstrong, nel laboratorio di Lindt, riesce, sfruttando la vanità dell'eminente scienziato tedesco-orientale, che non vede l'ora di impartire una lezione al giovane fisico americano e dimostrare quindi la sua superiorità come scienziato, a strappargli la formula risolutiva sulla quale lui ed i colleghi americani si erano inutilmente, fino ad allora, impegnati. Tuttavia la scoperta del cadavere di Gromek fa di Armstrong un sospetto. Egli, accompagnato dalla fidanzata impicciona riesce a sfuggire alla ricerca della polizia grazie un altro membro di Pi-greco che li farà entrare dietro le quinte di un teatro e li nasconderà in due cesti di costumi che, con altri bagagli e l'intero corpo di ballo, si trasferiranno a Stoccolma.

Ma in teatro succede l'imprevisto: la vista, inverosimilmente acuta, della prima ballerina li individua fra gli spettatori e fa chiamare la polizia che accorre in forze e gli agenti si dispongono nei corridoi tutt'intorno alle poltrone. Armstrong, approfittando della suggestione provocata dal finto rogo che, da copione, sembra ardere sul palcoscenico, si mette ad urlare al fuoco, gli spettatori spaventati si accalcano alle uscite travolgendo gli agenti e così i due riescono a sparire nei cestoni dei costumi in partenza. Al porto di Stoccolma ultima suspense e poi i due fuggitivi guadagnano a nuoto la sospirata banchina, in territorio svedese.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

L'idea del film venne al regista fin dal 1951, quando due diplomatici inglesi, Guy Burgess e Donald Maclean, si rifugiarono in Unione Sovietica, causando un grande scalpore.[2]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

La sceneggiatura venne affidata a Brian Moore, autore di romanzi di successo come The Lonely Passion of Judith Hearne. per i dialoghi furono contattati anche Keith Waterhouse e Willis Hall, gli sceneggiatori inglesi di Billy il bugiardo, un'opera teatrale molto ben accolta dal pubblico e dalla critica.

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Nel ruolo della protagonista femminile la casa di produzione Universal volle Julie Andrews, popolarissima dopo aver interpretato Mary Poppins.

Nel ruolo del protagonista maschile fu scritturato Paul Newman, seguace del metodo di recitazione Stanislavskij, di cui Hitchcock era insofferente.

La scelta dei due attori, le star più importanti del momento, fu molto costosa e non si rivelò felice: non erano adatti né al modello né al metodo di Hitchcock.[3]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese iniziarono nel mese di novembre 1965 e si conclusero nel febbraio 1966.

Prima[modifica | modifica wikitesto]

La prima si ebbe il 14 luglio a Boston, il 27 luglio 1966 a New York.[4]

Cameo[modifica | modifica wikitesto]

Hitchcock fa la sua solita comparsa, nei panni di un anziano signore seduto su una poltrona della hall dell'albergo di Copenaghen, con in braccio un bambino che gli fa la pipì sui calzoni.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il sipario strappato fu quasi unanimemente stroncato dai critici e l'accoglienza del pubblico fu tiepida.[5]

Antologia critica[modifica | modifica wikitesto]

Ai giudizi negativi:

  • «È un brutto film. E se conosci Hitchcock, vedi subito che qui ha semplicemente fatto man bassa del suo repertorio di trucchi.» (Brian Moore, in un'intervista rilasciata a Donald Spoto il 20 febbraio 1982)
  • «Il film è caratterizzato da un grave errore capitale, insolito per Hitch: è per la maggior parte piatto e grigio. Il vero dramma della donna si perde, i protagonisti sembrano disinteressati alla vicenda...» (John Russell Taylor)
  • «Il film è fiacco e povero di suspense»[6]
  • «[...] Il regista inglese s'è affaticato meno di altre volte, tanto che il prodotto, pur apprezzabile tecnicamente, è inferiore al solito standard per qualità di trama e di regia. [...] L'incalzare delle difficoltà e degli ostacoli che in tutti i modi la drammatizzano, non obbediscono a una logica serrata, ma appaiono soprattutto come l'artificioso risultato della somma di risaputi effetti di repertorio: di qui un senso di confusione, di freddezza e di stanchezza contrae la suspense e riduce l'emozione. Gli interpreti principali risentono della forzatura dei sentimenti e delle situazioni che caratterizzano la pellicola e, per quanto si tratti di Paul Newman e di Julie Andrews, non hanno uno spicco eccezionale»[7]

seguono le rivalutazioni:

  • «...si tratta di una bellissima, intelligente, nonché profetica risposta ai film di James Bond»[8]
  • «...film lucidissimo, con un ritmo quasi mai infranto e che, nel finale, ricorda quel Number Seventeen, antico paradigma inglese della «razionalità» dell'azione e dei suoi movimenti.»[9]

L'inverosimiglianza[modifica | modifica wikitesto]

Molte situazioni nel film risultano inverosimili, come ad esempio riuscire ad ottenere da uno scienziato la chiave logica per sviluppare una certa formula, cercando di non far capire che gliela si vuole estorcere; o come l'espediente di Armstrong di urlare «al fuoco» per sfuggire alla morsa della polizia nel teatro. L'urlo di un solo spettatore, davanti ad una scenografia già tale dall'inizio della rappresentazione, nella quale il falò sul palcoscenico è finto (strisce di carta colorata mosse da una corrente d'aria ascendente a simulare le fiamme) ben difficilmente scatenerebbe in brevissimo tempo il panico in un teatro vero. Si tratta di una situazione analoga a quella del film di Hitchcock Intrigo internazionale, quando il protagonista, in una sala di aste, riesce a sfuggire ai killer che lo vogliono eliminare.

Ma Hitchcock ha più volte dichiarato, in numerose interviste, che non gli interessa il realismo, lui non vuol fare documentari, ma vuole raccontare delle storie e la finzione e l'inverosimiglianza, sono componenti essenziali dello spettacolo: «Chiedere a uno che racconta delle storie di tener conto della verosimiglianza mi sembra tanto ridicolo come chiedere a un pittore figurativo di rappresentare le cose con esattezza» e ancora «Certi film sono dei pezzi di vita, i miei sono dei pezzi di torta.»[10]

Sequenze celebri[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono un paio di sequenze degne di menzione e del miglior Hitchcock:

Nel museo di Berlino
La prima è il tentativo di depistaggio di Gromek da parte di Armstrong, che allo scopo si reca in un museo berlinese.
Si tratta di un fabbricato neoclassico, l'interno è vuoto di visitatori: solo Armstrong e, a distanza, Gromek. Una scenografia surreale, con Armstrong che percorre a passo deciso queste sale e questi corridoi solitari, in penombra, ed il cui aspetto ricorda le architetture metafisiche di De Chirico ed i labirinti di Escher. Unico suono i passi dei due che si alternano: quelli di Armstrong, quando cammina, e l'eco di quelli di Gromek (che qui non si vede mai), quando Armstrong si ferma per accertarsi di essere seguito. Un senso di destino incombente, una sequenza da antologia.
L'uccisione di Gromek
La seconda è quella dell'uccisione di Gromek alla fattoria. Gromek accusa Armstrong di essere una spia, pronostica a lui l'ergastolo e alla contadina (uno dei membri di Pi-greco), fa intendere, la forca. Ma quando, impugnando una rivoltella, telefona al comando di polizia, la contadina gli butta addosso un recipiente pieno di farina, Armstrong ne approfitta per togliergli l'arma ed aggredirlo alle spalle. I due si divincolano, Gromek invita sprezzantemente Armstrong a non aggravare la sua posizione («Adesso basta scherzare, io sono un agente addestrato, la posso stendere con un solo braccio, tenendo l'altro dietro la schiena … »). Ma, nonostante l'addestramento vantato dall'agente di polizia, Armstrong gli tiene sempre il braccio intorno al collo, finché la contadina non gli pianta la lama di un coltellaccio da cucina nella parte superiore del torace. Gromek, pur sanguinando copiosamente cade, riesce comunque ad alzarsi ed a bloccare Armstrong stringendolo forte al collo, impedendogli così i movimenti. La contadina cerca di fiaccarne la resistenza colpendolo ripetutamente, con una pala, alle ginocchia, finché non le viene l'idea di spalancare il portello del forno della cucina, aprire i becchi del gas per poi trascinare Gromek ed infilargli la testa nel forno: il monossido di carbonio[11] porta a compimento ciò che il coltello da cucina aveva iniziato.
Hitchcock ebbe a dire di avere ideato questa scena per mostrare quanto sia difficile, a chi non è un killer professionista, ma una persona comune, uccidere un suo simile, soprattutto se usa armi improprie, oggetti di uso corrente.[12]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Con questo film il sodalizio di Alfred Hitchcock con il compositore abituale dei suoi film Bernard Herrmann è arrivato al capolinea, Alfred Hitchcock non è entusiasta della partitura e la produzione vorrebbe imporgli delle canzoni non sue da inserire all'interno del film, per Bernard Herrmann (notoriamente irascibile e musicalmente egocentrico) è troppo e così ritira la sua partitura, lasciando la produzione, al suo posto viene chiamato John Addison che compone le musiche del film.

La scena dell'uccisione di Gromek era stata pensata inizialmente da Bernard Herrmann con sottofondo musicale, mentre nel montaggio finale con il commento di John Addison la musica è assente, nel Documentario Music for the Movies[13] si può vedere la scena come l'aveva pensata musicalmente Herrmann.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tra la fine della guerra e il crollo del muro di Berlino, più di 3 milioni di cittadini della DDR emigrarono nella Germania Occidentale, vedi: (EN) John Hooper, East Germany jailed 75,000 escapers, in: The Guardian, Numero del 7 agosto 2001 (salvo alcuni casi famosi, ma statisticamente irrilevanti, quali ad esempio le celebri defezioni dell'agente doppiogiochista Kim Philby, delle spie inglesi Guy Burgess e Donald Duart Maclean e del fisico nucleare italiano Bruno Pontecorvo, il caso, questo, più vicino a quello della presente fiction)
  2. ^ John Russell Taylor,op.cit., p. 349.
  3. ^ Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino, 2006, p. 618
  4. ^ Donald Spoto,op.cit., p. 621
  5. ^ John Russell Taylor, Hitch, Garzanti, Milano, 1980, p. 353
  6. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini e Castoldi, Milano, 1993, p.1099
  7. ^ Recensione de La Stampa, 27 ottobre 1966
  8. ^ Bill Krohn, Alfred Hitchcock, Cahiers du Cinéma, 2010, p. 90
  9. ^ Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, Gremese, Roma, 1992, p. 261
  10. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano, 2009, pp. 82 e 84
  11. ^ Allora, come anche nel mondo occidentale, il gas da cucina non era ancora il metano ma il gas illuminante, in Italia chiamato anche 'Gas di Città' costituito prevalentemente da monossido di carbonio, ottenuto per ossidazione parziale del carbone coke, piuttosto velenoso quando inspirato
  12. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Pratiche Editrice, Parma-Lucca, 1977 p. 262
  13. ^ Music for the movie", imdb.com. URL consultato il 23 febbraio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Russell Taylor, Hitch, Garzanti, Milano, 1980
  • Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino, 2006
  • Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini e Castoldi, Milano, 1993
  • François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano, 2009

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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