Kraftwerk

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Kraftwerk
Kraftwerk, Düsseldorf, 2013.JPG
I Kraftwerk in concerto a Düsseldorf nel 2013
Paese d'origine Germania Germania
Genere Krautrock[1][2][3]
Synth pop[1][4][5]
Periodo di attività musicale 1970 – in attività
Etichetta Philips
Kling Klang
Album pubblicati 16
Studio 14
Live 1
Raccolte 2
Gruppi e artisti correlati Organisation
Neu!
Sito ufficiale

I Kraftwerk (Centrale elettrica in tedesco) sono una band tedesca di musica elettronica formatasi a Düsseldorf nel 1970.

Sono considerati i pionieri della musica elettronica[1], il cui stile musicale ha influenzato la popular music[6][7] della fine del XX secolo[1] e ha determinato la nascita di nuovi generi musicali.

La formazione classica, che registrò la maggior parte degli album e che ottenne il maggiore successo, era composta dai fondatori Ralf Hütter e Florian Schneider con Karl Bartos e Wolfgang Flür, che lasciarono il gruppo durante gli anni '80.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo fu fondato nel 1970 da Ralf Hütter e Florian Schneider, due studenti del conservatorio di Düsseldorf che avevano appena lasciato il gruppo dove militavano, gli Organisation (con i quali nel 1970 registrarono un album intitolato Tone Float prodotto da Conny Plank, futuro produttore dei primi album dei Kraftwerk).[8]

Il primo album del gruppo, Kraftwerk 1, è stato registrato da luglio a settembre del 1970 e pubblicato nel 1971. Registrato assieme ai percussionisti Andreas Hohmann e Klaus Dinger, seguirà la stessa scia di Tone Float con sonorità sperimentali proprie della musica krautrock.[9] Nel 1971, poco dopo la registrazione dell'album, Ralf Hütter abbandonerà il gruppo lasciando così Florian Schneider assieme al batterista Klaus Dinger e al chitarrista Michael Rother. Questa formazione avrà una durata piuttosto breve e conterà una sola apparizione in televisione (durante il programma Beat Club della rete televisiva WDR il 22 maggio del 1971[10]). Alcuni mesi dopo infatti Hütter ritornerà nel gruppo. In concomitanza con il ritorno di Hütter abbandonano Dinger e Rother per formare un nuovo gruppo chiamato Neu! (in italiano Nuovo!).[11] Nel giro di una settimana,[12] i Kraftwerk (ora formati solo da Hütter e Schneider con la collaborazione di Emil Schult al basso), registrano il loro secondo album che sarà pubblicato nel gennaio del 1972 con il nome di Kraftwerk 2. L'album seguirà lo stesso stile musicale del precedente, con sonorità krautrock arricchite però dall'utilizzo, per la prima volta nella storia del gruppo, di strumenti elettronici[senza fonte].[9]

La svolta[modifica | modifica wikitesto]

Il 1973 si rivela un anno cruciale per il gruppo. Viene infatti assunto come collaboratore grafico il pittore Emil Schult, ex collaboratore del gruppo nell'album precedente, il cui stile ispirerà il gruppo per quanto riguarda l'immagine[senza fonte].[13] Il gruppo aprirà un proprio studio di registrazione chiamato Kling Klang (dal titolo di un brano dell'album Kraftwerk 2) nel quale registrano il loro terzo album, intitolato Ralf & Florian, nei cui brani incomincia a comparire in modo più massiccio l'elettronica, dopo le sperimentazioni degli album precedenti.[14] Contemporaneamente avviene un'ulteriore svolta all'interno del gruppo: vengono scoperti infatti i ritmi sintetici (eseguiti con particolari percussioni a pads costruite e brevettate da loro stessi) e viene allargata la formazione, precedentemente limitata a Hütter e Schneider: entrano infatti Wolfgang Flür (un percussionista), e Klaus Roeder (chitarrista e violinista). Con la nuova formazione i Kraftwerk, dopo sei mesi di lavoro, pubblicano nel novembre del 1974 Autobahn, che segna la svolta definitiva da parte del gruppo verso quel genere di musica che ancora oggi li contraddistingue.[15] In seguito al successo di quest'ultima pubblicazione, la formazione iniziò a promuoversi all'estero pubblicando, parallelamente ai loro album cantati in tedesco, edizioni cantate in inglese.[16]

I successi[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi mesi del 1975 i Kraftwerk, rimasti in tre dopo l'abbandono di Klaus Roeder prima del termine delle registrazioni di Autobahn, partono per un tour in diverse città europee e statunitensi a motivo del successo del loro ultimo album. Durante questo tour al gruppo si arruola Karl Bartos, giovane percussionista. Viene così a formarsi la formazione storica del gruppo.[17] Nell'ottobre dello stesso anno il gruppo pubblica l'album Radio-Activity, concept album dedicato alla radio e al nucleare[senza fonte] e contenente il celebre brano omonimo. Nei tre anni successivi vennero pubblicati altri album importanti quali i due concept Trans Europe Express, pubblicato nel 1977, dedicato ai treni e all'Europa[senza fonte] e il più orecchiabile The Man-Machine, dedicato allo spazio e ai robot[senza fonte].[18] Nel maggio del 1981, i Kraftwerk, in pieno boom dei computer, pubblicarono Computer World con il quale raggiungono l'apice commerciale del loro successo, grazie anche al tour mondiale dedicato all'album intrapreso durante l'anno.[senza fonte]

La pausa musicale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982, sulla scia del successo dell'album Computer World, il gruppo dà avvio ad un nuovo progetto in studio intitolato Technopop[19], da cui viene estratto alcuni mesi dopo un singolo intitolato Tour de France, dedicato all'omonima gara ciclistica. Il progetto Technopop si interrompe tuttavia subito dopo la pubblicazione del singolo, a causa di un grave incidente in bicicletta occorso a Ralf Hütter che lo lascerà in coma per un breve periodo[19] e che gli impedirà di lavorare con il gruppo per sei mesi.[senza fonte]

L'album vede la luce solamente quattro anni dopo, nel dicembre del 1986, con il nome di Electric Café. Il disco, primo album dei Kraftwerk ad essere registrato con la tecnologia digitale[20], non riscuote lo stesso successo degli album precedenti (in Germania raggiungerà la ventitreesima posizione[21]). L'anno successivo il percussionista Wolfgang Flür lascia il gruppo per essere sostituito da Fritz Hilpert: con la nuova formazione viene dato il via, nel 1990, alle registrazioni di un nuovo album, all'inizio delle quali anche Karl Bartos abbandonerà il gruppo[19]. L'album verrà pubblicato infine nel giugno del 1991 con il nome The Mix, una raccolta di alcuni dei successi del gruppo realizzati con l'ausilio della tecnologia digitale.[22] Per promuovere l'album fu intrapreso un tour durante il quale fu reclutato, per sostituire Karl Bartos, il portoghese Fernando Abrantes ed in seguito Henning Schmitz che rimarrà in pianta stabile nel gruppo.[23]

Dopo il tour di The Mix il gruppo smetterà di incidere album e inizierà a esibirsi sporadicamente.[24] In questo periodo si segnalano alcune tournée tra cui una negli Stati Uniti nel 1998.[25]

Ritorno alle scene[modifica | modifica wikitesto]

I Kraftwerk durante il Minimum-Maximum Tour

Nel 1999 i Kraftwerk decidono di interrompere la loro pausa musicale pubblicando un singolo intitolato Expo 2000, omaggio[26] all'omonima esposizione universale tenutasi ad Hannover nel 2000. Lo stesso singolo sarà ripubblicato un anno dopo con il titolo di Expo 2000 Remix con sei nuove versioni del brano remixate dai principali DJ della scena techno di Detroit[26].

Nel 2002, dopo quattro anni di assenza, i Kraftwerk riprendono la loro attività dal vivo introducendo per la prima volta la strumentazione che viene utilizzata tuttora, costituita da computer portatili Sony VAIO[27], mentre alla fine del tour, all'inizio del 2003, il gruppo pubblicherà una ristampa del singolo Tour de France da cui sarà ricavato anche un video. Sempre nel 2002, i Kraftwerk vengono nominati per la Rock and Roll Hall of Fame del 2003, tuttavia perderanno assieme a ABBA, Black Sabbath, Chic, The Dells, Lynyrd Skynyrd, MC5, The Sex Pistols, The Patti Smith Group e Steve Winwood in favore di AC/DC, The Clash, The Attractions, The Police e Righteous Brothers.[senza fonte] Nell'estate del 2003, in concomitanza con il centesimo anniversario dell'omonima corsa ciclistica, i Kraftwerk pubblicheranno un nuovo album in studio a diciassette anni dall'ultimo, Tour de France Soundtracks[28] a cui seguirà, a partire dal febbraio del 2004, una tournée mondiale da cui sarà ricavato Minimum-Maximum, primo album live ufficiale del gruppo pubblicato nel giugno del 2005. Nel dicembre dello stesso anno viene pubblicato inoltre il primo video ufficiale dei Kraftwerk, intitolato sempre Minimum-Maximum, contenente registrazioni delle esibizioni del gruppo durante la tournée e un'esibizione agli MTV Video Music Awards del 2003.[29]

Per l'ottobre 2011, i Kraftwerk hanno annunciato tre concerti in 3D presso l'Alte Kongresshalle di Monaco di Baviera.[senza fonte]

L'abbandono di Schneider[modifica | modifica wikitesto]

I Kraftwerk nel 2008

Dopo il 2005 i Kraftwerk hanno continuato a proporre esibizioni dal vivo in diverse parti d'Europa, con una pausa nel 2007, anno in cui viene pubblicato un nuovo singolo contenente un remix dei brani Aéro Dynamik e La Forme. All'inizio del 2008 il gruppo si esibisce invece per quattro date negli Stati Uniti, a cui Florian Schneider non prenderà parte per cause non chiarite[30] (in seguito Hütter dichiarerà che Schneider era impegnato in altri progetti comunque correlati al gruppo[31]), lasciando il posto al video operatore Stefan Pfaffe[30]. Lo stesso Pfaffe, a partire dal 21 novembre prende definitivamente il posto di Schneider[32], che di fatto abbandona il gruppo[32] dopo trentotto anni di militanza.

I concerti 3D e il nuovo album[modifica | modifica wikitesto]

Dall'inizio del 2011, sono impegnati in una serie di concerti, di cui alcuni anche al MoMA di New York e uno in Italia all'Arena di Verona.[33][34] La principale novità sarà l'evento Retrospective, poi riproposto in altre occasioni, che consiste in una batteria di concerti, per otto sere consecutive, con un'esibizione al giorno totalmente dedicata ad un album alla volta.[35] Nel 2012 i Kraftwerk vengono nominati per la Rock and Roll Hall of Fame del 2013, ma perdono assieme a Chic, Deep Purple, Joan Jett & The Blackhearts, The Marvelettes, The Meters, N.W.A., Paul Butterfield Blues Band e Procol Harum in favore di Albert King, Donna Summer, Heart, Public Enemy, Randy Newman e Rush.[36] Nel giugno del 2013, Ralf Hutter annuncia che un nuovo album è in lavorazione.[37] Nel 2014 vengono nominati per la Rock and Roll Hall of Fame del 2015, ma perdono assieme a Chic, The Marvelettes, Nine Inch Nails, N.W.A., The Smiths, The Spinners, Sting e War in favore di Paul Butterfield Blues Band, Green Day, Joan Jett & The Blackhearts, Lou Reed, Double Trouble e Bill Whiters.[senza fonte][38] Nel 2016 vengono nominati per l'edizione del 2017, ma perdono assieme a Bad Brains, Chaka Khan, Chic, Depeche Mode, The J. Geils Band, Jane's Addiction, Janet Jackson, Joe Tex, MC5, Steppenwolf, The Cars, e The Zombies in favore di Electric Light Orchestra, Joan Baez, Journey, Pearl Jam, Tupac Shakur e Yes.[senza fonte][39]

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo ispirato al minimalismo[16][40] e alla musica colta di Stockhausen,[41] i Kraftwerk si distinguono per lo stile volutamente freddo e in qualche modo vicino all'estetica futurista.[42][43][44] Le loro sonorità ritmiche e robotiche li hanno resi importanti antesignani di innumerevoli tendenze della musica elettronica (quali la techno, la musica house e la musica industriale)[1] e dell'hip hop,[16][42] nonché gli inventori del cosiddetto "techno pop":[45][46] un genere che sarebbero andati a definire con Autobahn (1974),[43][47] l'album della loro svolta "commerciale". Il gruppo definisce il suo stile musicale come robot pop[48] mentre AllMusic li fa anche entrare nel novero dei gruppi del proto punk, del rock sperimentale e dell'indie rock.[1]

La musica dei Kraftwerk è tuttavia frutto di un'evoluzione. Con i primi due omonimi album del 1970 e del 1972, lo stile della formazione è vicino alla musica cosmica tedesca e sarebbe "ispirata ad angoscianti realtà metropolitane, con ostiche sonorità ai confini del rock".[41][43] Dopo l'album di transizione Ralf and Florian (1973), il gruppo prende le distanze dal krautrock delle origini[16] e si avvicina al rock elettronico con Autobahn,[43] caratterizzato da un sound più personale.[49] Il primo album interamente elettronico è però Radio-Activity (1975),[50] che segna un momentaneo e parziale riavvicinamento all'avanguardia dei primi dischi.[41] Il successivo e più ballabile[51] Trans-Europe Express (1977) è considerato un altro capitolo importantissimo nella discografia dei Kraftwerk che accosta pop e musica concreta,[52] mentre Il seguente The Man Machine (1978) "riprende e attualizza le migliori invenzioni dei primi Kraftwerk ultra sperimentali e lancia in orbita un'inedita forma di technopop ad alto quoziente di aristocrazia dandy".[51] In dischi più recenti quali Computer World (1981) ed Electric Café (1986) il gruppo di Düsseldorf si è avvicinato alla dance minimale.[51][53]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Attuale[modifica | modifica wikitesto]

Ex componenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Fernando Abrantes - sintetizzatore, percussioni
  • Klaus Dinger - percussioni
  • Wolfgang Flür - percussioni
  • Andreas Hohmann - percussioni
  • Plato Kostic - basso
  • Eberhard Kranemann – basso
  • Thomas Lohmann - percussioni
  • Houschäng Néjadepour - chitarra
  • Stefan Pfaffe - proiezioni video
  • Michael Rother - chitarra
  • Peter Schmidt - percussioni
  • Florian Schneider - voce, tastiere, sintetizzatore, flauto traverso
  • Emil Schult - chitarra
  • Charly Weiss - percussioni

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia dei Kraftwerk.

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f (EN) Kraftwerk, su AllMusic, All Media Network.
  2. ^ (EN) Sarah Lowndes, The DIY Movement in Art, Music and Publishing: Subjugated Knowledges, Routledge, 2016, Interview with Andreas Reihse.
  3. ^ (EN) Autori vari, Disco, Punk, New Wave, Heavy Metal, and More: Music in the 1970s and 1980s, Britannica Educational, 2012, p. 113.
  4. ^ (EN) Frank Hoffman, Encyclopedia of Recorded Sound, 2004, capitolo sul Techno-pop.
  5. ^ (EN) Mark Jenkins, Analog Synthesizers: Understanding, Performing, Buying--From the Legacy of Moog to Software Synthesis, CRC, 2009, p. 288.
  6. ^ Articolo sui Kraftwerk nel sito NME.com
  7. ^ Articolo dedicato ai Kraftwerk nel sito del giornale The Guardian
  8. ^ Cesare Rizzi, Enciclopedia Rock - Anni '70 (terzo volume), Arcana Editrice, 2002, p. 300.
  9. ^ a b (EN) Ulrich Adelt, Krautrock: German Music in the Seventies, University of Michigan, 2016, p. 25.
  10. ^ Scheda della puntata del 22 maggio 1971 programma Beat Club della WDR dall'Internet Movie Database
  11. ^ Neu!, ondarock.it. URL consultato il 25 ottobre 2017.
  12. ^ (EN) Rudi Esch, Electri_City: The Düsseldorf School of Electronic Music, Omnibus, 2016, paragrafo "Feb 71".
  13. ^ (EN) Why Kraftwerk are still the world's most influential band, theguardian.com. URL consultato il 25 ottobre 2017.
  14. ^ (EN) Ralf and Florian, allmusic.com. URL consultato il 25 ottobre 2017.
  15. ^ (EN) Colin Larkin, The Encyclopedia of Popular Music, Omnibus, 2011, capitolo dedicato ai Kraftwerk.
  16. ^ a b c d (EN) Simon Reynolds, Generation Ecstasy: Into the World of Techno and Rave Culture, Routledge, 2013, p. 13.
  17. ^ (EN) Karl Bartos and Wolfgang Flür: life after Kraftwerk, theguardian.com. URL consultato il 30 ottobre 2017.
  18. ^ (EN) Autori vari, The Mojo Collection: 4th Edition, Canongate, 2007, p. 405.
  19. ^ a b c Pascal Bussy. Man, Machine and Music. SAF Publishing, 1993
  20. ^ Articolo sulla strumentazione dei Kraftwerk dal sito hyperionwebs.com
  21. ^ Digitando il nome del gruppo nel motore di ricerca di questo archivio è possibile vedere le posizioni degli album dei Kraftwerk nella classifica tedesca
  22. ^ (EN) Jim DeRogatis, Turn on Your Mind: Four Decades of Great Psychedelic Rock, Hal Leonard, 2003, p. 284.
  23. ^ (EN) David Buckley, Kraftwerk: Publikation, Omnibus, 2015, Acht - Endlos.
  24. ^ (EN) Sharon Davis, 80s Chart-Toppers: Every Chart-Topper Tells a Story, Random House, 2012, capitolo dedicato ai Kraftwerk.
  25. ^ (CS) Tour 1998 - Kraftwerk, kraftwerk.xf.cz. URL consultato l'8 novembre 2017.
  26. ^ a b Intervista a Ralf Hütter pubblicata su Blow Up Magazine dell'ottobre 2003, riportata dal sito kraftwerk.technopop.com.br
  27. ^ Pagina dedicata alla strumentazione utilizzata nei concerti dal vivo dei Kraftwerk
  28. ^ (EN) Kraftwerk reveal cycling inspiration, news.bbc.co.uk. URL consultato l'8 novembre 2017.
  29. ^ (EN) Minimum-Maximum (Video 2005), 10.98.10.210:15871. URL consultato l'8 novembre 2017.
  30. ^ a b Kraftwerk played live at USA..., dal sito kraftwerk.technopop.com.br
  31. ^ Interview: Ralf Hutter of Kraftwerk [Kraftwerk - in pictures
  32. ^ a b Sezione "News", dal sito elektrodaten.de
  33. ^ Kraftwerk in 3D all'Arena di Verona: fra le pietre millenarie un grande circo hi-tech, repubblica.it. URL consultato l'8 novembre 2017.
  34. ^ (EN) Kraftwerk Keeps Catching Up With Its Past, nytimes.com. URL consultato l'8 novembre 2017.
  35. ^ (EN) Kraftwerk – Retrospective 1 2 3 4 5 6 7 8, moma.org. URL consultato l'8 novembre 2017.
  36. ^ Rock and Roll Hall of Fame: gli artisti che inspiegabilmente non sono mai entrati, panorama.it. URL consultato l'8 novembre 2017.
  37. ^ (EN) s/ Kraftwerk confirm new studio album is in the works , factmag.com. URL consultato l'8 novembre 2017.
  38. ^ (EN) Rock and Roll Hall of Fame: Meet the 2015 class, edition.cnn.com. URL consultato l'8 novembre 2017.
  39. ^ (EN) Rock and Roll Hall Of Fame, entrano Yes, Pearl Jam, Joan Baez e Tupac, repubblica.it. URL consultato l'8 novembre 2017.
  40. ^ (EN) Nicholas Cook, Anthony Pople, The Cambridge History of Twentieth-Century Music, Cambridge University Press, 2004, p. 555.
  41. ^ a b c Cesare Rizzi, Enciclopedia della musica rock - 1970-1979 (secondo volume), Giunti, 1998, pp. 314-315.
  42. ^ a b (EN) Tom Moon, 1000 Recordings to Hear Before You Die, Workman, 2008, p. 433.
  43. ^ a b c d Cesare Rizzi, Enciclopedia rock - '70 (terzo volume), Arcana, 2002, pp. 293-294.
  44. ^ David Toop, Oceano di suono, Costa&Nolan, 2009, pp. 227-228.
  45. ^ Cesare Rizzi, Enciclopedia Rock - '80 (quarto volume), Arcana Editrice, 2002, p. 295.
  46. ^ Luca Beatrice, Cover story: Radioactivity, Kraftwerk, in Rumore Magazine #228, novembre 2010.
  47. ^ Kraftwerk - Autobahn :: Le pietre miliari di OndaRock, ondarock.it. URL consultato il 25 luglio 2015.
  48. ^ (EN) Autori vari, Communicating Science in Social Contexts: New models, new practices, Springer Science & Business Media, 2008, p. 143.
  49. ^ Robert Dimery, 1001 album, Atlante, 2014, p. 318.
  50. ^ Luca Beatrice, Cover story - Emil Schult - Radio-Activity, in Rumore Magazine, gennaio 2010.
  51. ^ a b c Enzo Gentile, Alberto Tonti, Dizionario del pop-rock 2014, Zanichelli, 2014, p. 902.
  52. ^ Eddy Cilía, Federico Guglielmi, Rock 500 dischi fondamentali, Giunti, 2002, pp. 127-128.
  53. ^ Cesare Rizzi, Enciclopedia rock - '90 (quinto volume), Arcana, 2002.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Kraftwerk. Io ero un robot" di Wolfang Flür, pubblicato da ShaKe Edizioni, ISBN 978-88-88865-09-6
  • "Kraftwerk. Il suono dell'uomo-macchina. Una forma ben organizzata d'anarchia" di Gabriele Lunati, pubblicato da Nuovi Equilibri ISBN 88-7226-865-6
  • Jorge Lima Barreto, Rock & Droga. Misteri e segreti stupefacenti: una "Bibbia" rock-psichedelica, Milano, Gammalibri, 1984.
  • "Kraftwerk Publikation" di David Buckley, pubblicato da Arcana, ISBN 978-8862313254[1]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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  1. ^ (EN) David Buckley e Nigel Forrest, Kraftwerk: Publikation, 01 edizione, OMNIBUS PRESS, ISBN 9781847729316. URL consultato il 14 aprile 2016.