Richard Pryor

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Richard Pryor nel 1986

Richard Franklin Lennox Thomas Pryor III (Peoria, 1º dicembre 1940Los Angeles, 10 dicembre 2005) è stato un comico, cabarettista, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.

Come cabarettista era celebre per il suo modo diretto e senza compromessi di trattare tematiche scottanti quali discriminazione e razzismo, ricorrendo ad un linguaggio talvolta scurrile per illustrare il suo punto di vista.

Viene ampiamente riconosciuto come uno dei più importanti ed influenti comici di sempre: Jerry Seinfeld lo definì "il Picasso della comicità"[1] mentre Bob Newhart lo indicò come "il comico più influente degli ultimi cinquant'anni"[2]; Bill Cosby affermò che "aveva reso la linea di confine tra commedia e tragedia così sottile da renderla indistinguibile."[3] Nel 2004 la rete Comedy Central lo ha classificato al primo posto come miglior comico statunitense di tutti i tempi[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

«La vita mi ha dato il bene e il male: in poche parole mi ha dato tutto»

Cresciuto nel bordello gestito dalla nonna Marie Carter dove la madre si prostituiva e molestato da un sacerdote quando era ragazzino, Pryor in gioventù decise di arruolarsi nella Marina degli Stati Uniti e successivamente iniziò a suonare il pianoforte nei night club[5].

Pryor nel 1969

Dal viso sempre sorridente e facilmente riconoscibile per i suoi grandi baffi neri, Pryor divenne celebre intorno agli anni ottanta in alcuni film interpretati in coppia con Gene Wilder e in una parte comica in Superman III, sebbene avesse debuttato nel 1967 in Un vestito per un cadavere.

Negli Stati Uniti fu anche insignito del premio di miglior stand-man di tutti i tempi[6], proprio per la sua comicità trascinante e irriverente, talvolta volutamente autoironica, che ha dato vita a un filone seguito da attori più giovani tra i quali in particolar modo Eddie Murphy e Chris Rock.

La sua devozione alla causa afroamericana in un'America ancora troppo chiusa in tal senso divise spesso il numeroso pubblico che assisteva ai suoi spettacoli dal vivo, specie per il fatto di usare spesso nei suoi show parole particolarmente forti e provocatorie come "negro" per dare una forte spinta morale e smuovere le coscienze degli spettatori. Tuttavia, o forse proprio per questo motivo, egli raccolse sempre un vastissimo successo di pubblico e audience, che spinse spesso colleghi come Jerry Seinfeld e Whoopi Goldberg a esprimere grande ammirazione per tutto ciò che riusciva sempre a tirar fuori nei suoi frizzanti monologhi.

Nel 1986 gli venne diagnosticata la sclerosi multipla e già verso la metà degli anni novanta la malattia entrò in fase progressiva, relegandolo infine su una sedia a rotelle. Pryor, tuttavia, non smise mai di recitare e usò la sua condizione in un episodio di Chicago Hope in cui impersonava un malato. La sua ultima apparizione pubblica ebbe luogo nel luglio 2005, quando presenziò all'evento "Richard Pryor at the Helm of Comedy".[7] Morì per un attacco cardiaco pochi giorni dopo il suo 65º compleanno, il 10 dicembre 2005, a Encino, in California.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Pryor nel 1986

Pryor ebbe cinque mogli, ma i matrimoni furono addirittura sette, poiché sposò due volte sia Jennifer Lee che Flynn Belaine. Padre di sette figli, al di fuori del matrimonio, ebbe delle relazioni sentimentali con le attrici Pam Grier e Margot Kidder.[8] Pryor era un massone appartenente alla loggia di Peoria.[9]

Matrimoni[modifica | modifica wikitesto]

Pryor si è sposato sette volte con cinque donne:

  1. Patricia Price, con la quale restò sposato nel periodo 1960–1961.[10]
  2. Shelley Bonus, 1967–1969.
  3. Deborah McGuire, aspirante modella e attrice sposata il 22 settembre 1977. Si frequentarono per quattro anni prima del matrimonio.[11] Si separarono nel gennaio 1978, e divorziarono nell'agosto dello stesso anno.[12][13]
  4. Jennifer Lee, attrice ed interior designer che Pryor aveva assunto per arredare casa sua.[14][15] Si sposarono nell'agosto 1981, e divorziarono nell'ottobre 1982 a causa della tossicodipendenza di Pryor. Si risposarono il 29 settembre 2001 e rimasero sposati fino alla morte di lui.
  5. Flynn Belaine, aspirante attrice sposata nell'ottobre 1986. Si erano conosciuti nel 1984 durante uno spettacolo di Pryor a Washington D.C.[16] Due mesi dopo il matrimonio, Pryor chiese il divorzio, ma ritirò la richiesta il giorno stesso. Una settimana dopo chiese nuovamente il divorzio.[17] Divorziarono nel luglio 1987 per poi risposarsi il 1º aprile 1990, e divorziare definitivamente nel luglio 1991.

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Pryor ha avuto sette figli con sei donne differenti:

  1. Renee Pryor, nata il 20 luglio 1957, figlia di Pryor e della sua ragazza Susan, quando Pryor aveva 16 anni.[18][19]
  2. Richard Pryor Jr., nato il 10 aprile 1962 dal matrimonio con Patricia Price.
  3. Elizabeth Anne, nata il 24 aprile 1967, figlia di Pryor e della sua ragazza Maxine Anderson.
  4. Rain Pryor, nata il 16 luglio 1969 dal matrimonio con Shelley Bonis.
  5. Steven Pryor, nato il 14 aprile 1984, figlio di Pryor e Flynn Belaine, che sarebbe poi diventata la sua quinta moglie.
  6. Franklin Pryor, nato il 29 aprile 1987, figlio di Pryor e della modella/attrice Geraldine Mason.
  7. Kelsey Pryor, nata il 25 ottobre 1987 dal matrimonio con Flynn Belaine.

Sessualità[modifica | modifica wikitesto]

Nove anni prima di morire, secondo quanto riportato nella biografia Becoming Richard Pryor di Scott Saul pubblicata nel 2014, Pryor avrebbe "riconosciuto la propria bisessualità"[20] e nel 2018, Quincy Jones e la vedova di Pryor Jennifer Lee, dichiararono che Pryor aveva avuto una relazione sessuale con Marlon Brando[21], e che parlva apertamente della sua bisessualità con gli amici.[22][23] La figlia Rain Pryor negò l'affermazione della relazione con Brando.[24][25] Jennifer Lee disse in seguito a TMZ, a sostegno delle sue dichiarazioni: «Erano gli anni settanta! Le droghe in giro erano ancora buone ... Se prendevi abbastanza cocaina, ti scopavi un termosifone e la mattina dopo gli mandavi dei fiori!».[26][27] Nella sua autobiografia Pryor Convictions (pubblicata in Italia con il titolo Che cazzo ci faccio io qui? Un'autobiografia sboccata), Richard Pryor ammise di avere avuto una relazione sessuale di due settimane con un travestito, episodio da lui definito "le mie due settimane da gay".[28] Nel 1977, nel corso di uno show in favore dei diritti degli omosessuali svoltosi all'Hollywood Bowl di Los Angeles, disse: «Ho succhiato un cazzo».[29]

Problemi di salute[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1977, dopo svariati anni trascorsi a fumare e bere in maniera smodata, Pryor ebbe un infarto. Si riprese velocemente e proseguì la sua carriera a partire dal gennaio successivo. Nel 1986 gli venne diagnosticata la sclerosi multipla.[30] Nel 1990, ebbe un secondo e più grave infarto e dovette sottoporsi ad un intervento di triplo bypass coronarico.

Incidente con la droga[modifica | modifica wikitesto]

Nella tarda serata del 9 giugno 1980, durante la lavorazione del film Libertà poco vigilata, a seguito di giorni trascorsi ad assumere cocaina, Pryor si cosparse il corpo di rum e si dette fuoco. Nudo e in fiamme, corse lungo la Parthenia Street fuori dalla sua villa di Los Angeles, fino a quando non fu bloccato ed arrestato dalla polizia. Venne trasportato in ospedale con ustioni di secondo e terzo grado su circa metà del corpo. Pryor trascorse 6 settimane ricoverato nel reparto grandi ustionati dello Sherman Oaks Hospital. La figlia, Rain, affermò che l'incidente accadde a causa di psicosi indotte dalla droga;[31] successivamente, però, nel corso di un'intervista, Pryor disse: «Cercai di suicidarmi. Prossima domanda?».[32]

Pryor incorporò una descrizione ironica dell'incidente nel suo show comico Richard Pryor: Live on the Sunset Strip (1982).

Riferimenti in altri media e lascito artistico[modifica | modifica wikitesto]

Un graffito a San Francisco con il volto di Pryor

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Nell'omaggio fatto da Jackson Browne a roadie e fan, la canzone The Load-Out, pubblicata sull'album Running on Empty (1977), una strofa del testo recita: «We got Richard Pryor on the video on the tour bus».

Nell'album Bora-Bora (1988), della band brasiliana Os Paralamas do Sucesso, è presente la canzone Don't Give Me That, che narra la disavventura di Pryor nel famoso incidente con la cocaina. Il testo dice: «You've ever heard about Richard Pryor/ The greatest comedian in America/.../The great Richard Pryor, he catch fire/ He was in a big house and tried free-base/.../ He was burnt up and down/ He was fried like a chicken».

Un'immagine di Pryor è presente nel videoclip della canzone dei Soulsonic Force Renegades of Funk nella versione dei Rage Against the Machine, inserita nell'album Renegades (2000).

Nel luglio 2015, Pryor viene citato nel brano Robin Williams di Cee Lo Green, canzone tributo ad artisti recentemente scomparsi come lo stesso Williams, Chris Farley, Phil Hartman, e Bernie Mac.

Nell'album del 2015 To Pimp a Butterfly del rapper Kendrick Lamar, viene brevemente citato il nome di Pryor nella traccia King Kunta: «The yam brought it out of Richard Pryor, Manipulated Bill Clinton with desires».

Nell'album del 2018 KOD del rapper J. Cole viene inserito uno spezzone di un suo monologo nella traccia Brackets.

Film e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002, il britannico Channel 4 mandò in onda The Funny Life of Richard Pryor, un documentario biografico su Pryor diretto da David Upshal, come parte della serie Kings of Black Comedy. Negli Stati Uniti, il documentario è stato trasmesso da Comedy Central.

Nel febbraio 2013 si è tenuta presso il Brooklyn Academy of Music Cinemas una retrospettiva della filmografia di Pryor, focalizzata sugli anni settanta, intitolata A Pryor Engagement.[33]

Nell'episodio "Taxes and Death or Get Him to the Sunset Strip"[34](2012), la voce di Richard Pryor è imitata da Eddie Griffin nello show televisivo satirico Black Dynamite.

Il 31 maggio 2013, il canale televisivo Showtime trasmise il documentario Richard Pryor: Omit the Logic diretto da Marina Zenovich. Gli intervistati nel documentario includono Dave Chappelle, Whoopi Goldberg, Jesse Jackson, Quincy Jones, George Lopez, Bob Newhart, Richard Pryor Jr., Lily Tomlin, e Robin Williams.[32][35]

Statua a Peoria[modifica | modifica wikitesto]

L'artista Preston Jackson creò una statua in bronzo a grandezza naturale di Pryor e la intitolò "Richard Pryor: More than Just a Comedian". La statua è stata posizionata all'angolo tra la State e la Washington Street a Peoria, Illinois, il 1º maggio 2015, vicino al quartiere natale di Pryor.[36]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Stella di Richard Pryor nell'Hollywood Walk of Fame

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Richard Pryor è stato doppiato da:

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album comici/spoken word[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Morton, Bruce, Those We Lost, in CNN, 21 dicembre 2005. URL consultato l'11 gennaio 2010.
  2. ^ Bob Newhart, in PBS American Masters.
  3. ^ Tambay O'Benson, Richard Pryor Retrospective at BAMcinématek, Brooklyn (10 Days, 20 Films, All in 35 mm), su Indiewire. URL consultato il 26 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2012).
  4. ^ La Classifica dei 100 migliori comici di tutti i tempi, su standupcomedy.it. URL consultato il 4 settembre 2015.
  5. ^ Richard the great, su nypost.com.
  6. ^ La Classifica dei 100 migliori comici di tutti i tempi, su standupcomedy.it. URL consultato il 4 settembre 2015.
  7. ^ The Death of Richard Pryor, su findadeath.com. URL consultato il 1º settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2016).
  8. ^ Rabin, Nathan Rabin, Random Roles: Margot Kidder (intervista), in The A.V. Club, 3 marzo 2009.
  9. ^ Richard Pryor, su GLBCY. URL consultato il 23 ottobre 2014.
  10. ^ Richard Pryor : the life and legacy of a "crazy" Black man, McCluskey, Audrey Thomas., Bloomington, Indiana University Press, 2008, ISBN 9780253352026, OCLC 191732567.
  11. ^ Pryor Stuns Friends With Wedding: Off To Oz In "Wiz", in Jet, vol. 53, n. 4, 13 ottobre 1977, pp. 56–57.
  12. ^ Pryor's Wife Wants Out, Hits Him With A Divorce, in Jet, vol. 53, n. 23, 23 febbraio 1978, pp. 57–58.
  13. ^ Divorce Final In August, Pryor Gives Debbie Big Sum, in Jet, vol. 54, n. 19, 27 luglio 1978, pp. 60.
  14. ^ Pryor Gets New Love As Wife Files For Divorce, in Jet, vol. 54, n. 2, 30 marzo 1978, pp. 57.
  15. ^ Richard Pryor Finds Love At Last, in Jet, vol. 61, n. 4, 8 ottobre 1981, pp. 53–55.
  16. ^ Richard Pryor Re-Weds Fifth Wife After Illness That Threatened His Life, in Jet, vol. 78, n. 5, 14 maggio 1990, pp. 54–55.
  17. ^ Richard Pryor's estranged Wife Tells Why Their Marriage Failed, in Jet, vol. 72, n. 6, 4 maggio 1987, pp. 54–56.
  18. ^ Richard Pryor biography, in Hollywood.com.
  19. ^ Scott Saul, Becoming Richard Pryor, 9 dicembre 2014.
  20. ^ (EN) Janet Maslin, Laughter Along the Path to Oblivion, in The New York Times, 4 dicembre 2014. URL consultato il 4 agosto 2019.
  21. ^ Virginia Campione, Confermata la relazione sessuale tra Marlon Brando e Richard Pryor, su cinematographe.it, www.cinematographe.it, 8 febbraio 2018. URL consultato il 1º settembre 2021.
  22. ^ Andy Cush, Richard Pryor's Widow Confirms Her Husband Had Sex With Marlon Brando, in Spin, 7 febbraio 2018. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  23. ^ (EN) Dave Quinn, Richard Pryor's Daughter Slams His Widow as a 'Bottom Feeder' for Marlon Brando Sex Claims, in People, 9 febbraio 2018. URL consultato il 9 febbraio 2018.
  24. ^ (EN) Jordan Crucchiola, Richard Pryor's Daughter Dismisses Claim He Had Sex With Marlon Brando, in Vulture. URL consultato il 9 febbraio 2018.
  25. ^ (EN) Richard Pryor's Widow Says His Daughter is in Denial About His Bisexuality, in TMZ, 9 aprile 2018. URL consultato il 3 agosto 2019.
  26. ^ Gwilym Mumford, Richard Pryor and Marlon Brando were lovers, Pryor's widow confirms, su theguardian.com, 8 febbraio 2018. Ospitato su www.theguardian.com.
  27. ^ Philip Gooden, Bad Words: And What They Say About Us, Little, Brown Book Group, 5 settembre 2019, p. 10, ISBN 978-1-4721-4156-9.
  28. ^ (EN) RICHARD PRYOR'S PEORIA WAS THE DEVIL'S PLAYGROUND, in NY Daily News. URL consultato l'8 febbraio 2018.
  29. ^ (EN) Richard Pryor Was Proud of Affair With Marlon Brando, Widow Says, in Advocate. URL consultato il 19 maggio 2021.
  30. ^ The Official Biography of Richard Pryor, su richardpryor.com, Indigo, Inc.. URL consultato l'8 maggio 2016.
  31. ^ Interview with Rain Pryor, in People, 6 novembre 2006, p. 76.
  32. ^ a b Richard Pryor: Omit the Logic, Internet Movie Database.com, su imdb.com, Internet Movie Database, 31 luglio 2013.
  33. ^ Jason Zinoman, Wild, Wired, Remembered A Richard Pryor Retrospective, 'A Pryor Engagement,' at BAM, in The New York Times, 5 febbraio 2013. URL consultato il 6 febbraio 2013.
  34. ^ Taxes and Death' or Get Him to the Sunset Strip, su adultswim.com.
  35. ^ Richard Pryor: Omit the Logic to Premiere Friday May 31 on Showtime, su TVbytheNumbers. URL consultato il 30 agosto 2016 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2016).
  36. ^ Leslie Renken, Long effort to honor Peoria-born comedian Richard Pryor culminates in Sunday unveiling, in Peoria Journal Star, 1º maggio 2015. URL consultato il 1º maggio 2015.
  37. ^ Immagini d'archivio da uno dei suoi show.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN24788233 · ISNI (EN0000 0001 0880 2241 · Europeana agent/base/62406 · LCCN (ENn82094549 · GND (DE119380951 · BNF (FRcb13898711b (data) · BNE (ESXX1520770 (data) · WorldCat Identities (ENlccn-n82094549