Public Enemy

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Public Enemy
Bilbao BUM night of the living Public Enemy.jpg
Public Enemy in concerto a Bilbao nel 2006 (da sinistra: un membro della Security of the First World, Professor Griff, Flavor Flav e Chuck D)
Paese d'origineStati Uniti Stati Uniti
GenereHardcore hip hop[1]
Political hip hop[1]
East Coast hip hop[1]
Golden age hip hop[1]
Periodo di attività musicale1982 – in attività
Album pubblicati31
Studio16
Live4
Colonne sonore1
Raccolte4
Logo ufficiale
Sito ufficiale

«Semplicemente, il miglior gruppo rap di tutti i tempi.»

(mtv.it[2])

I Public Enemy, conosciuti anche semplicemente come PE, sono un gruppo hip hop statunitense noto per i temi politici nei loro testi, per la forte critica verso i mass media e per l'attenzione alla comunità afroamericana.[3]

Hanno avuto un forte impatto culturale e mediatico sugli altri gruppi hip hop, facendosi promotori dei cantanti degli anni a seguire e ponendo le basi di generi musicali derivati quali l'hardcore hip hop e il political hip hop.[4][5] Sono considerati uno dei più importanti e influenti gruppi della storia della musica hip hop.[6][7][8]

Sono stati inseriti al 44º posto della lista dei 100 migliori artisti secondo Rolling Stone,[9] e nel 2013 sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame.

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo si forma intorno a Carlton Ridenhour, che tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli ottanta studiava grafica presso la Adelphi University e contemporaneamente lavorava come DJ nell'emittente radiofonica WBAU.

Il primo brano è Public Enemy No. 1, registrato da Ridenhour, che si farà chiamare Chuckie D (divenuto poi Chuck D, dove la D sta per dangerous, pericoloso).

La Def Jam e Yo! Bum Rush the Show[modifica | modifica wikitesto]

Grazie al produttore della Def Jam Records Rick Rubin, Chuck D forma un gruppo con DJ Terminator X, Professor Griff (coreografo dei breakers Security of the First World), e William Drayton, il secondo rapper, che adotta lo pseudonimo di Flavor Flav.

Nel 1987 viene pubblicato Yo! Bum Rush the Show, album con basi strumentali semplici e scandite.

Il 1988 e la piccola rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back e Fear of a Black Planet.
Chuck D in un concerto del 1991
Chuck D, Zagabria, 2006
I Public Enemy a Zagabria

Nel secondo album, dal nome It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back e pubblicato nel 1988, la Bomb Squad inventa il suo inconfondibile stile fatto di suoni comuni mischiati per formare la base dei brani; si ritrovano pezzi come Rebel Without a Pause, Bring the Noise e Don't Believe the Hype. Del 1989 è il singolo Fight the Power, che fa da colonna sonora al film di Spike Lee, Fa' la cosa giusta (Do The Right Thing).

Nel maggio del 1989, per via di alcuni giudizi espressi da Professor Griff sul popolo ebraico durante un'intervista con il Washington Times, considerati antisemiti, Griff è dapprima estromesso dal gruppo e successivamente viene addirittura annunciato lo scioglimento dei Public Enemy. In seguito Griff viene riammesso nel gruppo ma "degradato", e non sarà più lui a ricoprire il ruolo di "Ministro dell'Informazione" all'interno della band. Nel marzo 1990 i contrasti tra Griff e il resto del gruppo si fanno insanabili ed egli lascia definitivamente i Public Enemy per iniziare la sua carriera solista, unendosi ai Last Asiatic Disciples per produrre l'album Pawns In The Game.

Nel 1989 esce il singolo Welcome to the Terrordrome che anticipa l'LP del 1990, il disco Fear of a Black Planet, con i brani 911 Is a Joke, riferito al numero 911, il numero di emergenza per i cittadini statunitensi, Brothers Gonna Work It Out, Burn Hollywood Burn, Fight the Power e Can't Do Nuttin For Ya Man.

Il lento declino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Apocalypse 91... The Enemy Strikes Black.
Flavor Flav, 2008

Il seguente album pubblicato dai Public Enemy è Apocalypse 91... The Enemy Strikes Black, uscito nel 1991 con una nuova versione di Bring the Noise suonata con il gruppo metal Anthrax. Il successo dell'LP è forte tanto da spingerlo al numero 4 della classifica Billboard 200 negli Stati Uniti.

Dal 1992 inizia il loro declino. Partecipano allo Zoo TV Tour con gli U2, e pubblicano Greatest Misses, una collezione di remix di poco successo. A questo si aggiungono i problemi con la legge per Flav, legati al consumo di stupefacenti, che porta la band a fermarsi durante il 1993 per permettere al componente di tentare una disintossicazione.

Nell'estate del 1994 la band torna pubblicando l'album Muse Sick-n-Hour Mess Age, che per via di recensioni molto negative da The Source e Rolling Stone non ottiene molto successo. Viene cancellato il tour previsto e Chuck nel 1996 pubblica il proprio album solista, dal titolo The Autobiography of Mistachuck. Insieme alla Bomb Squad produce inoltre tre album di altri rapper.

Nella primavera del 1998 i Public Enemy realizzano la colonna sonora del film He Got Game di Spike Lee, che viene considerata un vero e proprio album. There's a Poison Goin' On... è il settimo LP dei PE del 1999 con Do You Wanna Go Our Way.

Dopo tre anni di silenzio, la band pubblica Revolverlution, album costituito da tracce inedite, remix e brani live. Dopo il ritiro di Terminator X, nella band subentra DJ Lord di Atlanta, come primo DJ. Nel 2004 Flavor Flav si dedica al piccolo schermo con la partecipazione ad alcuni reality show al fianco di Brigitte Nielsen; i commenti dei fan e degli altri componenti del gruppo non sono positivi. Nel settembre 2005 i Public Enemy pubblicano Hell No We Ain't All Right! insieme a Flavor Flav, criticando l'operato svolto dall'amministrazione di George W. Bush in occasione dell'uragano Katrina. Nel novembre 2006 pubblicano il remix di Bring the Noise, con la partecipazione del DJ italiano Benny Benassi.

Polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Martin Luther King Day[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: By the Time I Get to Arizona.

Il brano By the Time I Get to Arizona incluso nel disco Apocalypse 91... The Enemy Strikes Black del 1991 si riferisce a un controverso fatto di cronaca accaduto qualche anno prima, quando lo Stato dell'Arizona cancellò la festività in onore di Martin Luther King, e di conseguenza la NFL decise di spostare la sede del Super Bowl XXVII dall'Arizona alla California, costando allo Stato perdite stimate in circa 100 milioni di dollari.[10][11] Il video di By the Time I Get to Arizona, che fu trasmesso solo una volta da MTV, mostra dei paramilitari neri che uccidono la classe politica dell'Arizona con mitra e bombe.[12] Il messaggio di violenza contenuto nel video fu aspramente criticato dai mass media e dalla vedova di King, che lo descrissero come l'opposto degli ideali per i quali Martin Luther King era morto.[13]

Antisemitismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1989, nel corso di un'intervista rilasciata al Washington Times, il giornalista David Mills, fece riferimento ad alcuni commenti antisemiti apparsi su una rivista inglese rilasciati dalla band circa il conflitto arabo-israeliano.[14] Professor Griff dichiarò che "gli ebrei sono i responsabili della maggior parte della malvagità nel mondo", citando L'ebreo internazionale, un'opera antisemita dell'imprenditore statunitense Henry Ford, pubblicata per la prima volta nel 1920. Poco tempo dopo, Chuck D si scusò pubblicamente a suo nome.[15] Il 21 giugno 1989, durante una conferenza stampa, Chuck D annunciò l'allontanamento di Griff dal gruppo,[15] e una dichiarazione del 28 giugno di Russell Simmons, presidente di Def Jam Recordings e Rush Artists Management, comunicò che Chuck D aveva sciolto i Public Enemy "per un periodo di tempo indefinito".[16] Tuttavia, il 10 agosto, Chuck D negò che la band si fosse separata, e dichiarò che Professor Griff era stato reintegrato in formazione nella veste di "Supreme Allied Chief of Community Relations" (in contrasto alla sua precedente carica di "Minister of Information").[15] Successivamente Griff ritrattò le dichiarazioni antisemite e si scusò pubblicamente.[17] In seguito all'episodio, diverse persone che avevano lavorato con i Public Enemy espressero preoccupazione circa le capacità di leadership e il ruolo di Chuck D come portavoce sociale.[18]

Nel 1999 il gruppo pubblicò l'album There's a Poison Goin' On che include una traccia intitolata Swindler's Lust. L'Anti-Defamation League (ADL) avanzò l'ipotesi che il titolo della canzone fosse un gioco di parole irrispettoso sul titolo del film Schindler's List di Steven Spielberg che parla del genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.[19]

Omofobia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988 sulla rivista Melody Maker, Professor Griff, in qualita di "Ministro dell'Informazione" dei Public Enemy, dichiarò: «Non c'è posto per i gay. Quando Dio distrusse Sodoma e Gomorra, fu per quel genere di comportamenti».[20][21]

La traccia Meet the G That Killed Me inclusa nell'album Fear of a Black Planet del 1990 descrive il diffondersi dell'AIDS, e fu accusata di omofobia. Il giornalista del New York Times Peter Watrous criticò il testo della canzone definendolo "idiota e omofobo" con particolare riferimento al verso: «Man to man/ I don't know if they can/ From what I know/ The parts don't fit» ("Uomo con uomo / non so se è possibile / da quello che so / le parti non combaciano").[22]

Accuse di razzismo a Elvis Presley e John Wayne[modifica | modifica wikitesto]

Una delle strofe più celebri del testo della canzone Fight the Power, e che ha creato più scalpore e risentimento è quella che accusa Elvis Presley (e anche John Wayne, altro mito americano) di essere stato un razzista:

(EN)

«Elvis was a hero to most,
But he never meant shit to me you see.
Straight up racist that sucker was,
Simple and plain.
Motherfuck him and John Wayne,
Cause I'm Black and I'm proud!»

(IT)

«Elvis era un eroe per molti,
Ma non ha mai significato un cazzo per me.
Era uno stronzo razzista,
Puro e semplice.
Fanculo lui e John Wayne,
Perché sono nero e ne sono fiero!»

(Fight the Power - Public Enemy)

La persistenza di tale atteggiamento è stata alimentata dal risentimento per il fatto che Presley, il cui linguaggio musicale e visivo deriva da fonti africane in America, ha riscosso il successo e il riconoscimento culturale e commerciale in gran parte negato ai suoi contemporanei neri. A tutt'oggi, la nozione che Presley ha "rubato" la musica dei neri per edulcorarla e ricavarne profitto, trova ancora dei seguaci.[23][24]

Chuck D fu ispirato a scrivere la strofa dall'ascolto del brano Blowfly Rapp (1980) dell'artista proto-rap Clarence "Blowfly" Reid, nel quale Reid ingaggia una "battaglia di insulti" con un fittizio membro del Ku Klux Klan che proferisce nei suoi confronti degli insulti razzisti simili attaccando il pugile Muhammad Ali.[25]

Successivamente, lo stesso Chuck D chiarì l'associazione da lui fatta tra Elvis Presley e razzismo, dichiarando di avere voluto simbolicamente colpire un'icona della America bianca. In un'intervista concessa a Newsday in occasione del 25º anniversario della morte di Presley, Chuck D riconobbe che Elvis era tenuto in alta considerazione dai musicisti neri, e che lo stesso Presley ammirava i musicisti afroamericani. Chuck D chiarì che l'obiettivo della "strofa su Elvis" era la cultura dei bianchi che esaltava Elvis come "Re del rock and roll" senza riconoscere i meriti degli artisti neri venuti prima di lui.[26][27]

Il riferimento a John Wayne è dovuto ai suoi controversi punti di vista personali in fatto di politica, incluse le dichiarazioni razziste fatte dall'attore nell'intervista rilasciata nel 1971 alla rivista Playboy, dove Wayne dichiarò: «Credo nella supremazia dei bianchi finché i neri non saranno educati ad essere responsabili. Non credo nel dare autorità e posizioni di leadership e comando a persone irresponsabili».[28]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

  • Chuck D: Carlton Douglas Ridenhour (nato il 1º agosto 1960), leader del gruppo, compositore dei testi e primo rapper;
  • Flavor Flav: William Jonathan Drayton, Jr. (nato il 16 marzo 1959), compositore di testi, beatmaker, rapper, strumentista;
  • Professor Griff: Richard Griffin (nato il 1º agosto 1960), "ministro dell'informazione", saltuariamente cantante;
  • Terminator X: Norman Rogers (nato il 25 agosto 1966), DJ e beatmaker del gruppo fino al 1994, si ritira dal gruppo dopo un incidente in moto[senza fonte];
  • DJ Lord: Lord Aswod, DJ e beatmaker, sostituisce Terminator X a partire dal 1998[senza fonte];
  • Sister Souljah: Lisa Williamson (nata a New York nel 1961), entra nel gruppo a partire dal 1990 sostituendo il fuoriuscito Professor Griff;
  • Brian Hardgroove: bassista, chitarrista;
  • Michael Faulkner: batterista, percussioni;
  • DJ Johnny "Juice" Rosado: DJ, scratching, produzione;
  • Davy DMX: David Franklin Reeves Jr., bassista;
  • T-Bone Motta: batterista, percussioni;
  • Khari Wynn: chitarrista, direzione musicale, MD, AMD.

Membri della Bomb Squad, facenti parte del collettivo spesso associato ai Public Enemy ed a volte ritenuti parte integrante del gruppo:

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

American Music Awards[modifica | modifica wikitesto]

Anno Nomina Premio Risultato
It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back Favorite Rap/Hip-Hop Album Candidato/a
Fear of a Black Planet Candidato/a
Apocalypse 91... The Enemy Strikes Black Candidato/a

MTV Video Music Award[modifica | modifica wikitesto]

Anno Nomina Premio Risultato
Give It Up Best Rap Video Candidato/a

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d All Music Guide - Public Enemy Overview, su allmusic.com. URL consultato il 21 aprile 2009.
  2. ^ MTV - Biografia Public Enemy [collegamento interrotto], su mtv.it. URL consultato il 21 aprile 2009.
  3. ^ All Music Guide - Public Enemy Biografy, su allmusic.com. URL consultato il 21 aprile 2009.
  4. ^ http://www.scaruffi.com/vol4/publicen.html
  5. ^ Public Enemy | OLDIES.com
  6. ^ http://www.allmusic.com/artist/public-enemy-mn0000856785/biography
  7. ^ Public Enemy Biography | Rolling Stone, su rollingstone.com. URL consultato il 3 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2017).
  8. ^ Public Enemy Are ‘Rolling Stones’ Of Rap, Chuck D Says At Hangout Fest - MTV
  9. ^ (EN) 100 Greatest Artists: Public Enemy, Rolling Stone. URL consultato il 13 giugno 2014.
  10. ^ Don Pierson, Vote Costs Phoenix Super Bowl, in chicagotribune.com, 8 novembre 1990.
  11. ^ Amanda Terkel, This Wouldn't Be The First Time Bigots In Arizona Lost The State A Super Bowl, in huffingtonpost, 24 febbraio 2014.
  12. ^ Evan Serpick, Public Enemy Look Back at 20 Years of 'By the Time I Get to Arizona', in Spin, 10 novembre 2011.
  13. ^ Greg Kot, Razing Arizona, in chicagotribune, 23 gennaio 1992.
  14. ^ Nel 1988 su Melody Maker Professor Griff aveva dichiarato: «se i palestinesi prendessero le armi, andassero in Israele e uccidessero tutti gli ebrei, sarebbe una bella cosa».
  15. ^ a b c Pareles, Jon, Public Enemy Rap Group Reorganizes After Anti-Semitic Comments, in The New York Times, 11 agosto 1989. URL consultato il 19 aprile 2014.
  16. ^ John Pareles, Rap Group Disbands Under Fire, in The New York Times, The New York Times, 29 giugno 1989, p. C19.
  17. ^ Robert Hilburn, POP MUSIC REVIEW: Public Enemy Keeps Up Attack, in Los Angeles Times, Los Angeles, Tribune Company, 10 aprile 1990. URL consultato il 17 ottobre 2011.
  18. ^ Robert Hilburn, Rap—The Power and the Controversy: Success has validated pop's most volatile form, but its future impact could be shaped by the continuing Public Enemy uproar, in Los Angeles Times, Los Angeles Times, Tribune Company, 4 febbraio 1990. URL consultato il 17 ottobre 2011.
  19. ^ Profits of Rage, su Villagevoice.com. URL consultato il 12 dicembre 2018.
  20. ^ Robert Christgau, The Shit Storm, in LA Weekly, 1989. URL consultato il 25 ottobre 2009.
  21. ^ Today in Music History, su minnesota.publicradio.org. URL consultato il 26 maggio 2009.
  22. ^ Public Enemy Makes Waves - and Compelling Music, in The New York Times, 22 aprile 1990. URL consultato il 9 settembre 2020.
  23. ^ Myrie, 2009, pag. 123–24
  24. ^ Pilgrim, David, Question of the Month: Elvis Presley and Racism, Jim Crow Museum at Feris State University, marzo 2006. URL consultato il 28 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2012).
  25. ^ Myrie, p. 123
  26. ^ Chuck Hails the King, in The Age, 13 agosto 2002. URL consultato l'8 maggio 2014.
  27. ^ Ed Masley, Elvis may have been the king, but was he first, in Pittsburgh Post-Gazette, 4 luglio 2004. URL consultato l'8 maggio 2014.
  28. ^ Myrie, p. 124
  29. ^ Rolling Stone - Lista dei 500 migliori album dall'1 al 100, su rollingstone.com. URL consultato il 21 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2008).
  30. ^ Rolling Stone - Lista dei 500 migliori album dal 201 al 300, su rollingstone.com. URL consultato il 21 aprile 2009.
  31. ^ Rolling Stone - Lista dei 500 migliori album dal 401 al 500, su rollingstone.com. URL consultato il 21 aprile 2009.
  32. ^ Rolling Stone - Lista delle 500 migliori canzoni dalla 101 alla 200, su rollingstone.com. URL consultato il 21 aprile 2009.
  33. ^ Rolling Stone - Lista delle 500 migliori canzoni dalla 301 alla 400, su rollingstone.com. URL consultato il 21 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2007).
  34. ^ Rolling Stone - The Immortals, su rollingstone.com. URL consultato il 21 aprile 2009.
  35. ^ The 500 Greatest Albums of All Time, www.rollingstone.com. URL consultato il 16 febbraio 2021.
  36. ^ The 500 Greatest Albums of All Time, www.rollingstone.com. URL consultato il 15 febbraio 2021.

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