La Venexiana (commedia)

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La Venexiana
commedia in cinque atti
Autoreanonimo
Lingua originaleDialetto veneziano
Generecommedia
Composto nel1536
Personaggi
  • Iulius, iuvenis foresterius
  • Angela, domina vidua
  • Nena, Angelae serva
  • Valeria, domina nupta
  • Oria, Valeriae serva
  • Bernardus, baiulus
Riduzioni cinematograficheLa venexiana, di Mauro Bolognini (1986)
 

La Venexiana (o La Veniexiana[1]) è una commedia in cinque atti per il teatro di anonimo del XVI secolo. Si tratta di uno dei testi più carichi di erotismo di tutta la letteratura nella tradizione veneta e italiana del Cinquecento[2].

La commistione linguistica che la caratterizza (al dialetto veneziano sono frammiste parti in italiano e in dialetto bergamasco) nel fanno "un interessante documento del plurilinguismo cinquecentesco in area veneta"[1].

Nel 1986 ne è stato tratto l'omonimo film, La venexiana, diretto dal regista cinematografico Mauro Bolognini.

Storia e personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo La Venexiana si riferisce alla storia ambientata a Venezia che vede protagoniste due donne, Anzola (Angela) e Valiera (Valeria), frustrate per il vuoto sentimentale della loro esistenza dettato dalla loro condizione rispettivamente di vedova e di donna sposata ad un uomo incombente eppure inesistente.

La brama delle due patrizie è rivolta alla conquista di un giovane forestiero, Iulius, di provenienza lombarda, appena giunto in città.

La commedia - in una lingua composita, dove trova spazio la lingua veneziana, il bergamasco, il milanese e l'italiano[1][3] - si apre con un prologo il cui contenuto lascia trapelare un intento vagamente misogino, espresso dal protagonista Iulius, con descrizione delle femminili - e sessualmente indirizzate - smanie d'amore, fulcro della vicenda.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

In incipit

Pinxero ingenuamente gli antichi Cupido, figliuol de Venere, un fanciul cieco, nudo, alato et pharetrato; animadvertendo la qualità ne l'incentivo amoroso - privo de ragion, girovago, spoliato de prudenzia - penetrar le interiore de ciascun umano, e talmente offuscarli lo intelletto che, fatto de novo fanciullo, retorni a la pristina imbecillità: qual, de facto, veramente è portato de' sensi, che, sopra modo di l'obiecto invaghiti, representano quello, alterato e dal proprio essere alieno, or excellente or deterrimo. De qui nasce che, suffocata la iudicativa, la voluttà sforza ogni spirito a compiacer a suo corpo. Qual cosa, benché universalmente travenghi, maggior effetto però produce nel femineo sexo, quanto lo senso grande suppedita la parvità del suo intellecto. Oggi lo cognoscerete chiaro, o spectatori, quando lo amor smisurato de una nobile conterranea vostra odirete posto in un forrestieri gioveneto, e la audacia et callidità sua cognoscerete in aver quello; doppo lo gioco e gaudio che de lui se piglia; parimenti lo amor de una altra, pur in quel medemo già posto, per sospecto de questa exacerbato. [...] (dal prologo)

La scoperta del testo originale di anonimo - rinvenuto nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, dove tuttora è conservato - si deve al filologo Emilio Lovarini che per primo lo trascrisse, pubblicandolo nel 1928 a Bologna per Zanichelli[2].

Il manoscritto pare essersi ispirato a fatti di cronaca, o comunque pettegolezzi di carattere mondano, che interessarono fra il 1535 e il 1537 esponenti del patriziato veneziano. Nulla si sa dell'autore, eccetto che doveva trattarsi quasi sicuramente di personalità colta appartenente ad un circolo di letterati[4].

Secondo le ricerche effettuate dal filologo e critico letterario Giorgio Padoan[2], protagoniste della commedia dovrebbero essere tali Anzola Valier, vedova dell'uomo politico Marco Barbarigo, e Valiera Valier, sposa di Giacomo Semitecolo, alto magistrato dello Stato che in quegli anni ricopriva la carica di Avogador di Comun[2].

La vicenda è pretesto quindi per tracciare uno spaccato dell'aristocrazia veneziana nell'ottica, prima d'allora inedita, che vuole il gioco amoroso diretto dalla donna anziché dal maschio, quindi:

«[...] le donne [sono] viste come soggetto, e non oggetto, del desiderio erotico. [...] Nel teatro regolare (non solo cinquecentesco) al più solo al personaggio della serva, proprio perché di ceto subalterno e relegata nel mondo animalesco dell'istinto, era consentita qualche rapida battuta lasciva. Qui due nobildonne [...] sono presentate in momenti di bruciante confessione[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c La Venexiana, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ a b c d e Fonte: Giorgio Padoan (a cura di), La Venexiana, Marsilio Editori, Venezia, 1994, citato in Teatrofondamentanuove.it
  3. ^ Testo online
  4. ^ Testo e commento de La Venexiana Archiviato il 29 giugno 2009 in Internet Archive. su Liber Liber

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Padoan, La Commedia rinascimentale veneta (1433-1565) Vicenza, Neri Pozza, 1982.
  • Giorgio Padoan, Rinascimento in controluce.Poeti,pittori,cortigiane e teatranti sul palcoscenico rinascimentale, Ravenna, Longo, 1994.
  • Giorgio Padoan, L'avventura della commedia rinascimentale, Padova, Piccin Nuova Libraria-Vallardi, 1996.

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