Occhi senza volto

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Occhi senza volto
Occhi senza volto - Franju.JPG
Christiane (Edith Scob)
Titolo originale Les yeux sans visage
Paese di produzione Francia, Italia
Anno 1960
Durata 95 min
Dati tecnici B/N
Genere drammatico, orrore, thriller, fantascienza
Regia Georges Franju Aiuto regia: Claude Sautet
Soggetto dal romanzo di Jean Redon
Sceneggiatura Pierre Boileau, Thomas Narcejac, Jean Redon, Claude Sautet Dialoghi: Pierre Gascar
Produttore Jules Borkon
Casa di produzione Champs-Élysées Productions / Lux Film
Fotografia Eugen Schüfftan
Montaggio Gilbert Natot
Musiche Maurice Jarre
Scenografia Auguste Capelier
Costumi Marie Martine
Trucco Georges Klein
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Occhi senza volto (Les yeux sans visage) è un film del 1960 diretto da Georges Franju e interpretato da Pierre Brasseur, Alida Valli, Juliette Mayniel.

Tratta dal romanzo di Jean Redon, una storia dai toni fantastici e surreali sui misfatti di un chirurgo/demiurgo che, dopo aver provocato con la sua guida spericolata un incidente stradale in cui sua figlia è rimasta sfigurata, cerca di ridarle un volto in ripetuti tentativi di trapianto.

Co-prodotto da Francia e Italia, il film uscì nella sale in Francia l'11 gennaio 1960 e in Italia il 3 maggio.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Una donna, di notte, getta un corpo senza vita nelle acque della Senna. Intanto il professor Génessier tiene una conferenza, esponendo i risultati delle sue ricerche nel campo del trapianti dei tessuti. Finito l'incontro, il professore corre all'obitorio.

Al funerale di Christiane, Génessier riceve le condoglianze insieme a Louise, la sua segretaria: è lei la donna che ha buttato nella Senna il corpo senza vita. Louise alla fine della cerimonia, è preda di una crisi di nervi e Génessier la schiaffeggia, mentre mette in ordine le corone di fiori nella cappella di famiglia. Tornato a casa, il professore sale in una camera nella quale giace una ragazza: è Christiane, col volto sfigurato. La morta è Simone, che il professore ha operato per toglierle il viso, cercando di restituirlo alla figlia.

Louise, che deve il suo aspetto alla chirurgia plastica di Génessier dopo un incidente che l'aveva sfigurata, è all'opera ancora una volta. Irretisce una ragazza, Edna, prospettandole l'occasione di una stanza libera e la porta nella villa di Génessier. Qui, i due la narcotizzano e la portano in una stanza segreta, dove il medico conduce i suoi esperimenti. Christiane vede e sente tutto, ma non interviene, anzi, aspetta fiduciosa questa nuova operazione che dovrebbe renderle un viso.

L'operazione va a buon fine: Edna sopravvive, ed anche Christiane sembra reagire bene. L'assistente si reca nella camera dove viene tenuta prigioniera Edna per darle da mangiare. Edna ne approfitta per colpirla e scappare. Ma la sua fuga termina con una caduta dalla finestra e la ragazza muore. Génessier e Louise, non sapendo come fare per nascondere questo nuovo cadavere, lo portano al cimitero e lo nascondono nella tomba di famiglia, accanto a quello di Simone.

Il viso di Christiane a poco a poco, però, va in necrosi: la ragazza è costretta a rimettersi la maschera che la copre. Disperata, chiede a Louise di lasciarla morire, magari fornendole i veleni che il padre usa negli esperimenti con i cani che tiene nelle gabbie giù in laboratorio. Poi, un giorno, telefona al fidanzato, Jacques, che la ritiene morta. Lui sente solo pronunciare il suo nome e si reca alla polizia, per cercare di chiarire la cosa. Il poliziotto lo disillude: Christiane è morta, suo padre ne aveva riconosciuto il corpo. E poi ci sono tanti mitomani, tanti si dice, tante tracce che non portano a niente. Si mette a enumerare i si dice dei suoi casi: tra questi, anche una ragazza che ha denunciato la sparizione di un'amica che si faceva vedere negli ultimi tempi con una signora di cui ricorda solo che portava un collier di perle molto alto e che le cingeva strettamente il collo.

Tutte le ragazze scomparse sono bionde con gli occhi blu: i poliziotti chiedono a Paulette, una ragazza che corrisponde alla descrizione, di aiutarli facendosi ricoverare nella clinica di Génessier. La giovane viene notata dal medico ma viene dimessa in serata. Recandosi a prendere l'autobus, è prelevata da Louise e finisce pure lei nel lettino di contenzione dove dovrà subire l'operazione di prelievo. Génessier, però, viene interrotto dall'arrivo della polizia: all'accettazione l'infermiera dichiara che la ragazza se n'è andata da poco. Jacques e la polizia se ne vanno, convinti che all'ospedale non sia successo niente.

Christiane, nel frattempo, aspetta l'ennesima operazione nel letto vicino alla sua vittima e quando costei si risveglia, prende un bisturi e la libera tagliandole i lacci che la legano. Arriva Louise per fermarla, ma la figlia del medico la colpisce al collo uccidendola. Paulette fugge via e Christiane libera tutti i cani rinchiusi nelle gabbie. Génessier, di ritorno dalla clinica dove ha incontrato i poliziotti, viene circondato dagli animali che straziano il loro torturatore, uccidendolo. Christiane libera delle colombe e si allontana nella notte.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu inizialmente bocciato dalla critica, ritenuto scandaloso ed estremamente violento, tanto che Isabel Quigly lo definì il film più malato che avesse mai visto da quando aveva iniziato la sua carriera di critica cinematografica.

Dagli anni '80 in poi Occhi senza volto venne rivalutato, assurgendo all'olimpo dei migliori film horror mai realizzati. Straordinariamente futuristico per la sua epoca, è certificato fresh su Rotten Tomatoes con il 98% di recensioni positive.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Eyes Without a Face, su rottentomatoes.com.

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