Giuliano Urbani

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Giuliano Urbani
Giuliano Urbani 1994.jpg

Ministro per la funzione pubblica e per gli affari regionali
Durata mandato 10 maggio 1994 –
17 gennaio 1995
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Sabino Cassese
(Funzione pubblica)
Livio Paladin
(Coordinamento delle politiche comunitarie
e affari regionali)
Successore Franco Frattini

Ministro dei beni e delle attività culturali
Durata mandato 21 giugno 2001 –
23 aprile 2005
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Giovanna Melandri
Successore Rocco Buttiglione

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XII, XIII, XIV (fino al 3 ottobre 2005)
Circoscrizione Umbria (XIII)
Incarichi parlamentari
  • XIII
    • Vicepresidente commissione parlamentare per le riforme costituzionali
    • Componente I commissione permanente affari costituzionali
  • XIV
    • Componente I commissione permanente affari costituzionali, della presidenza del consiglio e interni
    • Componente III commissione affari esteri e comunitari
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Forza Italia (1994-2009)
I Liberali (dal 2014)
Titolo di studio laurea in Scienze politiche
Professione docente universitario

Giuliano Urbani (Perugia, 9 giugno 1937) è un politico italiano, ex ministro ed uno dei fondatori di Forza Italia, ispiratore della legge italiana sul peer-to-peer.

Biografia e attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Allievo di Norberto Bobbio, si è laureato in Scienze politiche all'Università di Torino. Dal 1969 al 1983 insegna Politica comparata nella facoltà di Scienze politiche e sociali "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze; dal 1984 è professore ordinario di Scienza della politica e direttore del Centro studi e ricerche di Politica comparata all'Università "Bocconi" di Milano.[1] Nel maggio 2005 viene nominato consigliere del Consiglio di amministrazione della RAI.[2][3]

È stato tra i fondatori del Centro "Einaudi" di Torino e lo ha diretto dal 1973 al 1983. Nel 1971 pubblica L'analisi del sistema politico ed è anche autore di numerosi saggi sulle riforme istituzionali. È stato consulente (dal 1976 al 1988) della Confindustria e della Montedison. Notevole anche la sua attività di collaborazione giornalistica con il Corriere della Sera, La Stampa, Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Il Messaggero e per il settimanale Il Mondo.

Nel 1984, mentre erano in corso i lavori della commissione parlamentare per le riforme costituzionali lanciò dalle pagine del Corriere della sera una proposta di un sistema elettorale "a due fasi": in un primo turno i cittadini avrebbero dovuto eleggere i parlamentari; nel secondo sarebbero stati chiamati a scegliere i possibili governi tra varie proposte di coalizione.

Giuliano Urbani è stato uno dei fondatori di Forza Italia, avendo elaborato il programma istituzionale del movimento creato da Silvio Berlusconi. È anche lui a definire la formula del Polo del Buon Governo, coalizione presentata alle elezioni politiche del 1994 ed in seguito incorporata nel Polo delle Libertà. Nelle file di Forza Italia viene eletto deputato, per la prima volta, nel marzo del 1994 nella XII Legislatura. Nel Governo Berlusconi I è chiamato a ricoprire la carica di Ministro per la Funzione pubblica e gli affari regionali.

Nel 1996 nella XIII Legislatura, viene rieletto nelle liste proporzionali. Ricopre gli incarichi di vice presidente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali e vice presidente della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei deputati. Insieme a Giulio Tremonti elabora un disegno di legge per la riforma del sistema elettorale con legge proporzionale, sul modello di quella tedesca, che prevede uno sbarramento al 5%; inoltre vengono introdotte delle norme specifiche per evitare il cosiddetto "ribaltone".

Nel 2001 viene eletto nel collegio uninominale di Arcore e nel collegio proporzionale "Lombardia 1" (Milano e provincia) nella XIV Legislatura. Nel Governo Berlusconi II ricopre l'incarico di Ministro dei beni e delle attività culturali. Del suo ministero si ricordano, in particolare, le polemiche suscitate nel maggio del 2004 in seguito all'approvazione del cosiddetto "Decreto Urbani", avente come obiettivo quello di contrastare la pirateria online e la riproduzione non autorizzata di film e musica e che prevede multe salatissime (oltre 15.000 euro) e la pena fino 4 anni di reclusione.

Nell'aprile del 2005, dopo le elezioni regionali, in seguito al rimpasto del governo Berlusconi Giuliano Urbani viene sostituito al Ministero dei Beni culturali da Rocco Buttiglione. Il 3 ottobre 2005 lascia anche il parlamento (dove non rientrerà più) per sopraggiunta incompatibilità, essendo stato nominato consigliere d'amministrazione della RAI.

Procedimenti penali[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 giugno 2007 è stato rinviato a giudizio per abuso d'ufficio continuato e aggravato perché, in qualità di Consigliere del Consiglio di Amministrazione della RAI, ha contribuito, il 5 agosto 2005, all'elezione di Alfredo Meocci quale Direttore generale della stessa azienda.[4][5] Il 4 agosto 2005 il Ministro del Tesoro Domenico Siniscalco espresse parere positivo su tale nomina[6] (in seguito il Ministro affermò che il suo assenso alla designazione di Meocci era solo espresso su considerazioni politiche e non di legittimità giuridica[7]). Il 27 aprile 2006, tale nomina fu invece dichiarata incompatibile dall'Agcom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, poiché, in base all'art. 2 comma 9 della legge n. 481 del 14 novembre 1995[8], Meocci, essendo stato Commissario dell'Agcom fino al marzo 2005[9], non avrebbe potuto assumere cariche in "imprese operanti nei settori di competenza" dell'Authority, quale è la Rai, per quattro anni dopo il suo abbandono dell'Agcom. Nella stessa occasione l'Authority comminò alla Rai una multa da 14,3 milioni di euro e a Meocci una multa da 373 000 euro. A tale decisione la RAI e Meocci si opposero presentando ricorso al Tar del Lazio e poi al Consiglio di Stato. In entrambe le sedi, rispettivamente il 20 luglio e il 20 dicembre 2006, i giudici confermarono la correttezza di quanto stabilito dall'Agcom. Alla Rai venne successivamente inflitta un'ulteriore multa, pari al 10% della precedente sanzione (circa 1,5 milioni di euro), per avere pagato in ritardo la somma dovuta.[10][11]

Il 7 marzo 2011, in merito al caso Meocci, è stato condannato dalla Corte dei conti al risarcimento di undici milioni di euro, insieme ad altri consiglieri Rai (Gennaro Malgieri, Angelo Maria Petroni, Giovanna Bianchi Clerici e Marco Staderini) e al ministro Domenico Siniscalco[12].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma, 7 novembre 2005[13]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Giuliano Urbani è dal 1995 compagno dell'attrice Ida Di Benedetto (la relazione è stata resa pubblica dalla coppia nel 2005): quest'ultima ha fondato con la propria figlia Stefania Bifano la casa di produzione cinematografica Titania Produzioni che ha ricevuto finanziamenti pubblici per 7 milioni di euro per la realizzazione di quattro film negli stessi anni in cui Urbani era ministro della cultura (tra il 2001 e il 2005). Tali finanziamenti furono spesso concessi in tempi molto rapidi rispetto alla norma e tale circostanza ha suscitato le dure critiche di Vittorio Sgarbi e Gabriella Carlucci, come Urbani esponenti di Forza Italia attivi sulle tematiche culturali.

Giuliano Urbani è stato bersaglio nel 2004 di un Googlebombing con l'obiettivo di rendere la sua biografia il primo risultato per la ricerca alla voce "incapace".

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro per la funzione pubblica e Ministro per gli affari regionali Successore
Gianfranco Ciaurro (Governo Amato I) 10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995 Franco Frattini
Predecessore Ministro dei beni e delle attività culturali Successore MiBAC.jpg
Giovanna Melandri 11 giugno 2001 - 23 aprile 2005 Rocco Buttiglione
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