Gerardo Bianco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gerardo Bianco
Gerardo Bianco.jpg

Ministro della pubblica istruzione
Durata mandato 27 luglio 1990 –
12 aprile 1991
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Sergio Mattarella
Successore Riccardo Misasi

Segretario del
Partito Popolare Italiano
Durata mandato luglio 1995 –
gennaio 1997
Predecessore Rocco Buttiglione
Successore Franco Marini

Presidente del
Partito Popolare Italiano
Durata mandato 1997 –
1999
Predecessore Giovanni Bianchi
Successore vacante

Vicepresidente della
Camera dei deputati
Durata mandato 1987 –
1990
Presidente Ciriaco De Mita

Presidente della 1ª Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica
Durata mandato 29 luglio 2006 –
8 maggio 2008
Predecessore Nicola Mancino
Successore Carlo Vizzini

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIV, XV
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana (V, VI, VII, VIII, IX, X, XI)
La Margherita (XIV)
L'Ulivo (XV)
Coalizione L'Unione
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Rosa per l'Italia (dal 2008)
Precedenti:
DC (fino al 1994)
PPI (1994-2002)
DL (2002-2007)
Titolo di studio Laurea in lettere classiche
Professione Docente universitario in pensione

Gerardo Bianco (Guardia Lombardi, 12 settembre 1931) è un politico italiano, esponente della Democrazia Cristiana, del Partito Popolare Italiano, della Margherita e della Rosa per l'Italia.

Tra università e politica[modifica | modifica wikitesto]

Vincitore di una borsa di studio presso il Collegio Augustinianum dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si laureò in lettere classiche. In gioventù fu attivo nella FUCI. Docente universitario, Bianco è stato deputato in diverse legislature (V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIV e XV) dal 1968 al 2008.

Irpino, vicino alla DC di Sullo prima e di De Mita poi, Bianco è stato deputato della Democrazia Cristiana dal 1968 al 1994. Fu Presidente del gruppo parlamentare della DC dal 1979 al 1983. Fu Vicepresidente della Camera dei Deputati dal 1987 al 1990. Divenne Ministro della Pubblica Istruzione nel luglio del 1990 (fino a marzo del '91) nel governo Andreotti VI. Dal 1992 al 1994 è di nuovo presidente del gruppo DC alla Camera. Personaggio di indiscussa moralità, è considerato nell'ambiente politico un uomo di cultura prestato alla politica. Ha caratterizzato la sua azione politica e di vita al rispetto delle istituzioni e dell'etica pubblica. Nel ‘94, a seguito della fine della DC, travolta dalle inchieste di Mani pulite e dal processo per mafia a Giulio Andreotti, aderisce al Partito Popolare Italiano (PPI). Sempre nel 1994 venne eletto deputato europeo a Strasburgo del Partito Popolare Italiano (fino al 1999). Fu sempre affiancato dal suo principale segretario Francesco Cuoco detto Franco (Rutino, 26 agosto 1933 - Salerno, 27 novembre 2005).

Nel 1995 si è schierato contro Rocco Buttiglione, segretario del PPI che aveva deciso di allearsi con il centrodestra in occasione delle elezioni regionali. Bianco, contrario a questa virata a destra, raccolse intorno a sé una parte del centro e tutta la sinistra del partito, ottenendo che l'assemblea nazionale bocciasse la decisione del segretario. Nei giorni successivi la votazione fu annullata dal collegio dei probiviri presieduto da Gaetano Vairo ("buttiglioniano") ma la metà del PPI facente capo a Bianco procedette per vie legali ordinarie ed elesse lo stesso Bianco segretario. A seguito di mesi e mesi di vertenze giudiziarie alla fine i "due segretari" del PPI raggiunsero un accordo per il quale i seguaci di Bianco conservarono il nome del partito (PPI) mentre quelli di Buttiglione mantennero lo storico simbolo dello scudocrociato.

Bianco ha guidato il partito per tre anni contribuendo in maniera determinante alla nascita dell'Ulivo e all'elezione del cattolico Romano Prodi alla carica di presidente del Consiglio. In quelle elezioni il partito ha ottenuto il 6,8% dei voti ed è stato rappresentato nel governo Prodi I da quattro ministri e numerosi sottosegretari. In quelle elezioni del 1996, come segretario del partito avrebbe potuto candidarsi in qualsiasi collegio, ma scelse di rischiare candidandosi solo nel proporzionale. Nonostante la vittoria nazionale, Bianco non fu eletto parlamentare non avendo preso abbastanza voti nella quota proporzionale, a causa dello scorporo. Dopo quelle elezioni politiche dell'aprile 1996, nel '97 lascia la segreteria del PPI e viene nominato Presidente del partito, carica che ricoprirà fino al 2000. Nel 2001 è rieletto deputato.

Ha diretto il quotidiano «Il Popolo» da agosto a settembre del 1995 e dall'ottobre 1999 all'aprile 2000[1].

Nel 2002 è uno dei principali rappresentanti della corrente contraria alla continuazione dell'attività politica all'interno de La Margherita, lista con cui il Partito Popolare si è presentato alle elezioni politiche del 2001. Secondo Bianco, se proprio era necessario arrivare alla costituzione formale di questo soggetto politico che riuniva esperienze politiche moderate ma diverse dalla tradizione democratica cristiana, non si sarebbe dovuto operare rinunciando alle proprie bandiere, ma mantenendo ben manifesta le proprie identità e tradizione, senza la sospensione formale del Partito Popolare Italiano. Così, in parlamento aderisce al gruppo della Margherita, ma come indipendente.

Nel novembre 2004 fonda, insieme ai parlamentari Alberto Monticone e Lino Duilio, il movimento Italia Popolare - Movimento per l'Europa. Questo movimento, pur non essendo un partito, si propone di ridare una autonoma presenza organizzata ai cattolici democratici in Italia per non disperdere e mantenere viva l'anima ideologica che fu del PPI. Il movimento è particolarmente radicato in Veneto, Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania, Abruzzo e Puglia.[senza fonte]

Nelle elezioni politiche 2006 è stato rieletto alla Camera dei deputati nella lista de L'Ulivo, ma come non aveva condiviso la scelta di creare la Margherita, ancor meno condivideva la scelta di far sciogliere la stessa, insieme ai Democratici di Sinistra per dar luogo al Partito Democratico. Dopo l'elezione rimase per qualche tempo come indipendente nel gruppo parlamentare dell'Ulivo, per poi comunicare alle camere (il 15 febbraio 2008) attraverso la lettura di una lettera che suscitò gli applausi dell'intero parlamento, di non aderire al PD e di passare al Gruppo Misto.

Successivamente, con il suo movimento Italia Popolare, e insieme a Savino Pezzotta e Bruno Tabacci, diede vita al progetto centrista della Rosa per l'Italia, partito svincolato dai poli e di ispirazione cattolica. Tale partito, nato a ridosso delle imminenti elezioni politiche è costretto a sposare l'idea di una lista unica con l'UDC di Pier Ferdinando Casini. Bianco decise di non ricandidarsi per favorire un rinnovamento, inserendo giovani del suo movimento. Ma nelle liste dei candidati dell'Unione di centro, cartello elettorale di UDC e Rosa Bianca, prevalse la scelda dell'UDC di affidare la composizione delle liste in Campania a Ciriaco De Mita, il quale si posizionò capolista al Senato e candidò alla Camera un altro De Mita (nipote di Ciriaco). Entrambi, in quella tornata elettorale, non furono eletti. Bianco polemizzando con i vertici dello scudo crociato, parla di «mediocre accordo che ripropone, in particolare nel Sud, logiche clientelari e di potere dispotico e familistico.»

Dopo quell'esperienza non aderisce a nessun partito pur rimamendo fermamente convinto della necessità di un partito centrista di ispirazione cattolica. Successivamente è eletto presidente dell'Associazione Nazionale degli ex parlamentari che conta oltre 1500 parlamentari cessati dal mandato di ogni schieramento politico, carica che ricopre tuttora. Nel 2011 pubblica "La Balena Bianca. L'ultima battaglia 1990-1994" e nel 2012 "La parabola dell'Ulivo. 1994-2000".

Da sempre grande studioso, Latinista, è stato condirettore della Enciclopedia oraziana presso l'Istituto della Enciclopedia Italiana.

È fratello maggiore di Lucio Bianco, professore universitario ed ex presidente del CNR. Considerato grande meridionalista, è presidente dell'A.N.I.M.I - Associazione Nazionale degli Interessi del Mezzogiorno d'Italia, fondata nel 1910, andando a ricoprire un ruolo che nel corso degli anni hanno ricoperto personaggi illustri come Giustino Fortunato, Benedetto Croce, Umberto Zanotti Bianco e Manlio Rossi Doria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bianco, Gerardo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 3 aprile 2015.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro della pubblica istruzione della Repubblica Italiana Successore Flag of Italy.svg
Sergio Mattarella 27 luglio 1990 - 12 aprile 1991 Riccardo Misasi
Predecessore Direttore del Popolo Successore
Sergio Mattarella
(direttore politico)
agosto 1995 Francesco Saverio Garofani I
Francesco Saverio Garofani ottobre 1999 - aprile 2000 Francesco Saverio Garofani II
Controllo di autorità VIAF: (EN44426084 · LCCN: (ENno2010114466 · SBN: IT\ICCU\RAVV\027120 · ISNI: (EN0000 0000 8377 8360 · BNF: (FRcb128129945 (data) · BAV: ADV12274252