Giovanni Rinaldo Coronas

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giovanni Rinaldo Coronas
Giovanni rinaldo coronas.jpg

Ministro dell'interno
Durata mandato 8 giugno 1995 - 17 maggio 1996
Predecessore Antonio Brancaccio
Successore Giorgio Napolitano
Coalizione Governo Dini

Capo della Polizia
Durata mandato 19 gennaio 1979 –
27 aprile 1984
Predecessore Giuseppe Parlato
Successore Giuseppe Porpora

Dati generali
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Prefetto

Giovanni Rinaldo Coronas (Castelvetrano, 10 aprile 1919Roma, 5 gennaio 2008) è stato un prefetto italiano, capo della Polizia e poi Ministro dell'Interno nel Governo Dini.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Proveniente da una famiglia originaria di Siniscola, dopo la laurea in giurisprudenza la sua carriera parte dalla Questura di Torino, ma nel 1943 Coronas passa all'Amministrazione civile dell'Interno. Svolge le funzioni di capo di gabinetto presso le prefetture di Nuoro e di Forlì.

Nel 1954 è in servizio a Roma presso la direzione generale dell'Amministrazione civile. Nominato prefetto nel 1967, è vice capo della Polizia fino al 1974. Il 19 gennaio del 1979 è nominato Capo della Polizia.

Si impegna per varare un programma di riorganizzazione della Polizia di Stato, un intervento a tutto campo che spazia dall'amministrazione finanziaria, alla formazione, al coordinamento tra le forze di polizia nella lotta alla criminalità. Il suo mandato “tiene a battesimo” la riforma del Corpo di Polizia e la sindacalizzazione promossa dal Generale Enzo Felsani e apre al servizio militare in Polizia.

Presta attenzione al ruolo dei funzionari, per i quali inaugura l'Istituto Superiore di Polizia nel 1984 con due distinti percorsi di studio, per i laureati e per i diplomati.

Acquista i primi tre elicotteri della Polizia, creando una struttura di aerei leggeri e portando le volanti anche in mare con mezzi veloci per contrastare i contrabbandieri. Potenzia il centro di elaborazione dati e promuove un'anagrafe delle armi. Con la polizia stradale cerca di contrastare l'anonima sequestri sarda, responsabile in quegli anni di numerosi rapimenti, presidiando il territorio capillarmente giungendo tra l'altro all'arresto del bandito sardo Graziano Mesina.

Con lui le Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia, passano nel giro di due anni dal ventilato smantellamento a conquistare nell'atletica titoli italiani ed europei. Presiede personalmente il Fondo Assistenza, organismo che aiuta il personale in difficoltà per motivi di servizio.

Durante il suo mandato si trova a fronteggiare la lotta al terrorismo e alla mafia che negli anni ottanta registra un'escalation impressionante di assalti sanguinosi, con numerosi omicidi che colpiscono i servitori dello Stato di ogni categoria. Di quegli anni anche l'attentato a papa Giovanni Paolo II, l'assalto alla Sinagoga di Roma, la strage di Ustica, la strage di Bologna e il rapimento del generale statunitense Dozier, con la successiva liberazione ad opera del neonato Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza (NOCS).

Rimane capo della Polizia fino al 27 aprile 1984.

Viene nominato ministro dell'Interno del Governo Dini dall'8 giugno 1995 al 17 maggio 1996.


Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma
— 27 dicembre 1977[1]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma— 27 dicembre 1970[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  2. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro dell'interno Successore Emblem of Italy.svg
Antonio Brancaccio 8 giugno 1995 - 17 maggio 1996 Giorgio Napolitano
Predecessore Capo della Polizia Successore Stemma della Polizia di Stato 2007.svg
Giuseppe Parlato dal 19 gennaio 1979 al 27 aprile 1984 Giuseppe Porpora