Filippo Mancuso

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Filippo Mancuso
Filippo Mancuso.jpg

Ministro di grazia e giustizia
Durata mandato 17 gennaio 1995 –
19 ottobre 1995
Presidente Lamberto Dini
Predecessore Alfredo Biondi
Successore Lamberto Dini (ad interim)

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XIII, XIV
Gruppo
parlamentare
Forza Italia Dal 2002, Gruppo Misto.
Coalizione PpL, CdL
Circoscrizione Sicilia 1
Incarichi parlamentari
Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari

Dati generali
Partito politico Forza Italia (1996-2002)
Indipendente (2006-2011)
Titolo di studio Laureato in giurisprudenza
Professione pensionato

Filippo Mancuso (Palermo, 11 luglio 1922Roma, 30 maggio 2011[1]) è stato un magistrato e politico italiano.

Nel 1995 è stato Ministro di grazia e giustizia nel governo Dini.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Da magistrato fu alla guida, fra l'altro, della corte d'appello di Bari e della procura generale presso la Corte di Appello di Roma.

Entrò in politica nel 1995, quando fu nominato Ministro di grazia e giustizia nel governo Dini. In tale ruolo avviò, nel maggio 1995, una serie di ispezioni giudiziarie sul pool di Mani pulite, sospettato di aver violato le procedure nel corso delle indagini su Tangentopoli perché ispirato da una presunta forma di giustizialismo: secondo le accuse, i magistrati sarebbero ricorsi alla custodia cautelare per fare pressioni psicologiche al fine di ottenere le confessioni dei detenuti, non avrebbero trasformato in arresti domiciliari la detenzione in carcere quando dovuto e un magistrato avrebbe concorso al suicidio di un detenuto.

Questa iniziativa e le contestazioni di Mancuso alle indagini della procura di Palermo sulla mafia gli procurarono le feroci critiche della maggioranza che sosteneva il governo (Progressisti, Partito Popolare, Lega Nord), che lo accusava di ritorsioni politiche nei confronti della magistratura. Le polemiche proseguirono per alcuni mesi e investirono anche il presidente della Repubblica, che aveva preso le difese della magistratura.

Nell'ottobre 1995 la maggioranza, con una procedura inedita nella storia della Repubblica, avanzò una mozione di sfiducia ad personam nei confronti del solo ministro della giustizia. Il 19 ottobre 1995 la sfiducia nei confronti di Mancuso fu approvata al Senato con 173 voti favorevoli (Progressisti, Partito Popolare, Lega Nord più Rifondazione comunista), 3 contrari e 8 astenuti (al momento del voto i senatori del Polo abbandonarono l'aula per contestare la legittimità della decisione). Il ministero fu assunto inizialmente ad interim dallo stesso presidente del consiglio Dini, e successivamente da Vincenzo Caianiello, fino al febbraio 1996. La Corte costituzionale convalidò la legittimità della sfiducia, respingendo il ricorso avanzato da Mancuso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato.

Alle elezioni politiche del 1996 Mancuso fu eletto per la prima volta deputato (e non senatore, come talvolta viene erroneamente riportato) per Forza Italia, ma al suo interno mantenne sempre una linea improntata ad indipendenza di giudizio: al consiglio nazionale del 12 maggio 2000 sostenne, in aperta critica alla gestione centralistica del partito, che «il culturismo dell'adulazione lascia sul campo chi lo pratica e chi lo riceve»[2]. Nella XIII legislatura entrò nella commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia e nella giunta per le autorizzazioni a procedere, mentre nel 1998 divenne membro della commissione affari costituzionali.

Alle elezioni politiche del 2001 fu rieletto alla Camera, sempre nelle file di Forza Italia, dove rimase membro delle stesse commissioni. Nel 2002 Mancuso tornò alla ribalta, quando fu candidato dalla Casa delle Libertà a giudice della corte costituzionale. La candidatura fu aspramente contestata dall'opposizione, e la situazione si trascinò a lungo in una condizione di stallo: normalmente tali scelte vengono concordate tra maggioranza e opposizione, ma il centrosinistra si rifiutò di trattare fino a quando rimaneva la candidatura di Mancuso. Inizialmente il presidente del consiglio Berlusconi cercò di persuadere l'ex ministro a ritirare la candidatura, assicurandogli che la maggioranza lo avrebbe in parte risarcito, anche per ringraziarlo del gesto, con la candidatura e la nomina del professor Mario Serio, nipote dello stesso Mancuso e componente del CSM.

Ma altri componenti di Forza Italia si opposero e la scelta definitiva ricadde su Romano Vaccarella, compagno di studi di Cesare Previti e avvocato di Berlusconi, che fu eletto il 24 aprile con 583 voti (con una maggioranza richiesta di 564). Mancuso ottenne 77 voti. In seguito a questa decisione Mancuso criticò duramente il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il centrodestra, e decise di dimettersi dal gruppo di Forza Italia. Il 10 luglio 2002 Mancuso si iscrisse al Gruppo Misto. Le polemiche con il centro-destra ripresero a settembre, quando andò in discussione alla Camera la legge Cirami sul legittimo sospetto. Il 13 settembre, in una riunione delle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia, Mancuso dichiarò che Berlusconi non era "psicologicamente e moralmente libero" nei confronti del beneficiario della legge, in altre parole che la legge sarebbe stata determinata da un ricatto di Previti.

Il 20 settembre, dopo un intervento alla Camera, consegnò al presidente della Camera Casini un documento in cui venivano elencati otto episodi che avrebbero sostenuto la sua accusa. Il memorandum non ebbe seguito e la legge fu approvata definitivamente il 5 novembre. Da allora Mancuso è rimasto perlopiù ai margini della vita politica italiana, pur rimanendo parlamentare e componente di alcune commissioni. Il suo mandato parlamentare è cessato il 27 aprile 2006.

Filippo Mancuso è morto il 30 maggio 2011 a Roma, all'età di 88 anni.[1]

Lessico[modifica | modifica wikitesto]

La facondia oratoria del personaggio, legata agli stilemi dell'ambiente forense da cui proviene, ha fatto parlare di un vero e proprio gergo "mancusese"[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b È morto Filippo Mancuso, ministro sfiduciato "ad personam"
  2. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2000/maggio/13/Berlusconi_sfida_quorum_governo_co_0_0005137246.shtml
  3. ^ "La faconda Repubblica: la lingua della politica in Italia (1992-2004)" di Riccardo Gualdo e Maria Vittoria Dell'Anna, p. 28; v. anche intervista a L. Serianni di E. Golino, Repubblica 7 settembre 1999; il termine era entrato in voga già durante l'esperienza ministeriale di Mancuso: v. Repubblica — 27 giugno 1995, p. 3 (MANCUSO ATTACCA SCALFARO: RITRATTA).

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