Silvano Moffa

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Silvano Moffa
Silvano Moffa (2008).jpg

Capogruppo di Popolo e Territorio alla Camera dei deputati
Durata mandato 1º luglio 2011 –
21 marzo 2013
Predecessore Luciano Sardelli

Presidente della XI Commissione (Lavoro) della Camera dei deputati
Durata mandato 14 maggio 2009 –
21 marzo 2013
Presidente Gianfranco Fini
Predecessore Stefano Saglia
Successore Cesare Damiano

Presidente della Provincia di Roma
Durata mandato 29 novembre 1998 –
25 maggio 2003
Predecessore Giorgio Fregosi
Successore Enrico Gasbarra

Sottosegretario di Stato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
Durata mandato 30 dicembre 2004 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore non istituito
Successore Andrea Annunziata

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature - XV

- XVI

Gruppo
parlamentare
AN (2006-2008), PdL (2008-2010), FLI (luglio-dicembre 2010), Misto (2010-2011), PeT (2011-2013)
Coalizione XV:

Casa delle Libertà

XVI:

Coalizione di centro-destra del 2008

Circoscrizione Lazio 1
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico CP (dal 2012)
Precedenti:
MSI-DN (1970-1995)
AN (1995-2009)
PdL (2009-2010)
FLI (2010)
Azione Popolare (2011-2012)
Titolo di studio Maturità scientifica
Professione Giornalista

Silvano Moffa (Roma, 21 aprile 1951) è un politico e giornalista italiano.

È stato Presidente della provincia di Roma dal 1998 al 2003, Sottosegretario alle Infrastrutture e dei Trasporti dal 2004 al 2006 e deputato dal 2006 al 2013.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Silvano Moffa inizia la sua carriera politica a Colleferro, dove nel 1970 entra nella direzione locale del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. Nel 1971 viene eletto Segretario cittadino del MSI di Colleferro e nel 1972 diventa membro del Comitato centrale del partito. Nel 1973 viene eletto consigliere comunale a Colleferro e capogruppo dell'MSI nel medesimo consiglio.

Nel 1975 è giornalista del Secolo d'Italia, di cui diventa caporedattore nel 1977. È membro della direzione nazionale del MSI per la componente di Pino Rauti. Nel 1989, Silvano Moffa lascia il giornale per dedicarsi maggiormente alla politica, in particolare sul piano locale.

Nel 1993 si candida a sindaco di Colleferro con la lista Aria nuova, composta in larga parte da esponenti del Movimento Sociale, e vince il ballottaggio contro Rossella Menichelli con il 51,0% dei voti. Moffa entra così a far parte dell'Esecutivo Nazionale dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani, di cui diventa vicepresidente.

Dal 1995, diventa segretario dell'ufficio politico di Alleanza Nazionale.

Nel 1997, viene riconfermato sindaco di Colleferro con il 66,5% dei voti espressi e resterà in carica fino al 2001.[1]

Nel 1995 si candida alla presidenza della Provincia di Roma ottenendo il 48,9% del consenso e distaccando di circa dieci punti il candidato del centrosinistra Giorgio Fregosi, fermo al 37,1%. Al ballottaggio tuttavia Moffa viene battuto da Fregosi che, con il 51,1%, è eletto presidente.

Nel 1998 si candida a presidente della Provincia di Roma, vincendo contro la candidata del centro-sinistra Pasqualina Napolitano con il 51,1% dei voti.

Nel 2003, Moffa punta alla rielezione, ma viene sconfitto da Enrico Gasbarra. Viene comunque eletto consigliere provinciale per Alleanza Nazionale. Nel 2004, si candida per la terza volta a sindaco di Colleferro e vince al primo turno, sebbene di stretta misura (50,6%).

Il 30 dicembre 2004 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture nel Governo Berlusconi II.

Alle elezioni politiche italiane del 2006 viene eletto deputato con Alleanza Nazionale. Nell'estate 2007 è nominato Commissario provinciale di AN a Latina.

Viene rieletto alle elezioni politiche del 2008 alla Camera dei deputati con il Popolo della Libertà in quota Alleanza Nazionale nel collegio Lazio 1 per la XVI Legislatura; nel maggio 2009 viene eletto Presidente della XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) della Camera.

Il 30 luglio 2010 aderisce al gruppo di Futuro e Libertà per l'Italia e il 23 settembre diventa portavoce dei gruppi parlamentari. Il 14 dicembre 2010 Moffa, seppure firmatario della mozione di sfiducia presentata da Futuro e Libertà e da altri partiti e di un documento all'interno del suo gruppo in cui si sanciva un suo voto favorevole alla sfiducia in caso di dimissioni del premier Silvio Berlusconi, a seguito del voto al Senato rende noto di non aver mai condiviso la linea della sfiducia, ma di voler votare ugualmente per la sfiducia purché sia accolta la sua richiesta di dimissioni del capogruppo di FLI, Italo Bocchino, richiesta che viene respinta. Moffa decide quindi di non presentarsi in aula per la votazione e nei giorni seguenti rimette il proprio mandato di portavoce e membro del gruppo Futuro e Libertà per l'Italia per iscriversi al Gruppo Misto[2]. Alla fine, la mozione viene respinta e inaspettatamente il governo Berlusconi ottiene la fiducia per tre voti, poiché si schierano a favore del governo alcuni parlamentari eletti nelle file dell'opposizione.

Il logo di Azione Popolare

Nel gennaio 2011 Moffa annuncia la nascita di Azione Popolare. Nei giorni successivi si decide di raggruppare tutti quei deputati che, fuoriusciti dai rispettivi partiti di elezione, decidono di sostenere il governo. Nasce quindi il gruppo parlamentare alla Camera detto Iniziativa Responsabile, poi ribattezzato Popolo e Territorio: oltre ad Azione Popolare, ricomprende Noi Sud, I Popolari di Italia Domani, il Movimento di Responsabilità Nazionale e l'Alleanza di Centro. Il 1º luglio 2011 subentra a Luciano Mario Sardelli come nuovo capogruppo di Popolo e Territorio.

A maggio, in quel di Ferrara, Azione Popolare, i Popolari di Italia Domani di Saverio Romano, il Movimento Cristiano dei Lavoratori e il Pace-Patto cristiano, si uniscono nel Cantiere Popolare, un nuovo dinamico partito[3] il cui debutto è previsto in occasione delle elezioni amministrative 2012[4].

Dopo la sfiducia del sindaco di Colleferro Mario Cacciotti, da parte dei suoi stessi consiglieri, Moffa si candida a sindaco della cittadina per le Elezioni Amministrative del 2015. La sua candidatura, sostenuta da Forza Italia, Fratelli d'Italia, Azione Popolare e altre 5 liste civiche, ottiene il 31,41% dei voti, andando al ballottaggio con il maggiore sfidante alla carica di sindaco, Pierluigi Sanna, di centro-sinistra, che ha ottenuto il 42,71%. Perderà poi la sfida raccogliendo il 30,58% rispetto al 69,42% dello sfidante.

Il 23-24 novembre 2018 insieme all'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno del Movimento Nazionale per la Sovranità alle Officine Farneto, davanti a diversi esponenti del centro-destra, lancia Cantiere Italia con l'obiettivo di riunire in un unico contenitore «la destra che vuole la sovranità».[5][6]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006, fu indagato per abuso d'ufficio e corruzione per un presunto favoritismo nella costruzione di un capannone a Colleferro nel periodo in cui era sindaco. Il tribunale di Velletri ha emesso nei suoi confronti anche un provvedimento di divieto a recarsi a Colleferro.[7] Moffa fu assolto dall'accusa nel marzo 2010 perché "il fatto non sussiste".[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Brogi, Ma è a Colleferro il recordman del primo turno, in Corriere della Sera, 30 aprile 1997, p. 8. URL consultato il 14 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 24 ottobre 2015).
  2. ^ Francesco Cramer, Il Fli in pezzi: Moffa chiede la testa di Bocchino e se ne va, in Il Giornale, 15 dicembre 2010. URL consultato il 14 maggio 2015.
  3. ^ CANTIERE POPOLARE Martedì 26 luglio 2011 08:09, su ipopolariditaliadomani.it. URL consultato il 20 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2012).
  4. ^ Elezioni comunali 2012, lista Cantiere popolare al Consiglio comunale[collegamento interrotto]
  5. ^ Al via “Cantiere Italia”, il progetto sovranista di Alemanno e Moffa
  6. ^ Politica. Alemanno lancia Cantiere Italia: “L’assemblea della destra che vuole la sovranità”
  7. ^ Moffa indagato: abuso d'ufficio, in Corriere della Sera, 9 marzo 2006. URL consultato il 14 maggio 2015.
  8. ^ Accusato di corruzione, assolto Silvano Moffa, in Il Tempo, 20 marzo 2010. URL consultato il 14 maggio 2015.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN90085971 · ISNI (EN0000 0004 1965 4880 · SBN IT\ICCU\AQ1V\009879 · WorldCat Identities (EN90085971