Alessandra Mussolini

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Alessandra Mussolini
Alessandra Mussolini datisenato 2013.jpg

Segretaria del Senato della Repubblica
Durata mandato 21 marzo 2013 –
30 giugno 2014
Presidente Pietro Grasso

Europarlamentare
Durata mandato 20 luglio 2004 –
28 aprile 2008

Durata mandato 1° luglio 2014 –
1° luglio 2019
Legislature VI, VIII
Gruppo
parlamentare
VI: ITS
VIII: PPE
Circoscrizione Italia centrale
Sito istituzionale

Senatrice della Repubblica Italiana
Durata mandato 15 marzo 2013 –
30 giugno 2014
Legislature XVII
Gruppo
parlamentare
Forza Italia-Il Popolo della Libertà
Coalizione Centro-destra 2013
Circoscrizione Campania
Sito istituzionale

Deputata della Repubblica Italiana
Durata mandato 23 aprile 1992 –
19 luglio 2004

Durata mandato 29 aprile 2008 –
14 marzo 2013
Legislature XI, XII, XIII, XIV, XVI
Gruppo
parlamentare
XI: Movimento Sociale Italiano
XII-XIII: Alleanza Nazionale
XIV:
- Alleanza Nazionale
(fino al 02/12/2003)
- Misto/Non iscritti
(dal 03/12/2003)
XVI: Popolo della Libertà
Coalizione Polo del Buon Governo (XII)
Polo per le Libertà (XIII)
Casa delle Libertà (XIV)
Centro-destra 2008 (XVI)
Circoscrizione XI: Napoli-Caserta
XII-XIV; XVI: Campania 1
Collegio XII-XIV: Napoli-Ischia
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico MSI (1992-1995)
AN (1995-2003)
AS (2003-2009)
PdL (2009-2013)
FI (2013-2018; 2019-2020)
Ind. (2018-2019)
Titolo di studio Laurea in medicina e chirurgia
Università Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Professione Politica, ex attrice, ex cantante

Alessandra Mussolini (Roma, 30 dicembre 1962) è un personaggio televisivo, ex politica, ex attrice ed ex cantante italiana, nipote di Benito Mussolini, in quanto figlia di Romano Mussolini e Maria Scicolone (sorella dell'attrice Sophia Loren).

È stata europarlamentare nel gruppo del Partito Popolare Europeo e in precedenza è stata più volte membro del Parlamento italiano per vari partiti di destra e centrodestra. Da maggio 2019 non occupa più alcun incarico nelle istituzioni. A dicembre 2020 decide di lasciare definitivamente la vita politica e di dedicarsi al mondo dello spettacolo[1], prendendo in seguito anche posizioni più progressiste sui diritti civili.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver recitato quattordicenne nel film di Ettore Scola Una giornata particolare insieme alla zia Sophia Loren e aver condotto insieme a Pippo Baudo l'edizione 1981-82 di Domenica in, tentò la carriera cinematografica, ispirandosi alla zia Sophia Loren. Partecipò a qualche commedia all'italiana, lavorando al fianco di attori come Renato Pozzetto ed Enrico Montesano in Noi uomini duri, un film del 1987 la cui trama era legata al boom delle scuole di corsi di sopravvivenza di quegli anni. Fece anche un servizio fotografico di nudo per Playboy nell'agosto 1983 e uno per Excelsior nel gennaio 1988[3].

Ha pubblicato nel 1982 un LP di canzoni, che aveva testi di Cristiano Malgioglio: uscito solo in Giappone, l'album Amore è una rarità introvabile nel mercato collezionistico[4] e nel 2000 una copia è stata venduta a Londra per 10 milioni di lire[5][6].

Dopo Sabato, domenica e lunedì di Lina Wertmüller del 1990 (in cui la Mussolini recitava al fianco di Luciano De Crescenzo e Sophia Loren e nel quale interpretava due brani della colonna sonora[4]), decise di ritirarsi dal mondo dello spettacolo perché preferì dedicarsi alla politica.

Partecipò come doppiatrice in un episodio del cartone animato I Simpson. Nell'autunno 2006 fu presidente della giuria della prima edizione del reality show La pupa e il secchione in onda su Italia 1. Da allora è spesso ospite e opinionista in vari programmi come Buona Domenica, Mattino Cinque, Pomeriggio Cinque, Questa Domenica, Domenica Cinque, Domenica Live, L'aria che tira e Live - Non è la D'Urso.

Nel 2020 ha partecipato come concorrente alla quindicesima edizione di Ballando con le Stelle, in coppia con il ballerino Maykel Fonts, arrivando in finale e classificandosi terza. A gennaio del 2021 partecipa alla seconda edizione de Il cantante mascherato, venendo eliminata alla seconda puntata. Nell'autunno dello stesso anno, torna a Ballando con le stelle nel ruolo di opinionista.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Adesione all'MSI ed AN[modifica | modifica wikitesto]

Alessandra Mussolini eletta per la prima alla Camera nel 1992

Nel 1994 finisce gli studi e si laurea in medicina e chirurgia, nonostante si fosse già precedentemente attribuita il titolo di medico durante la compilazione dei dati anagrafici dei deputati della Camera dei deputati nel 1992. Vi sono dei sospetti riguardo alla sua carriera universitaria ed in particolare nel merito dello scandalo di esami comprati che la vedono coinvolta.[7][8] Successivamente viene eletta deputato alla Camera nel collegio elettorale di Napoli 1, nelle liste del Movimento Sociale Italiano.[9]

Nel novembre 1993 si candidò come sindaco di Napoli per il MSI: a sorpresa[10] con il 31% arrivò al ballottaggio, nel quale ottenne il 44,4% e fu superata da Antonio Bassolino. Fu favorevole all'alleanza tra MSI e Forza Italia in vista delle elezioni politiche del 1994 nel Polo delle Libertà, con il quale fu rieletta alla Camera con il maggioritario nel collegio Napoli-Ischia, ma insieme a Teodoro Buontempo si oppose, anche se non in maniera energica[11], allo scioglimento del MSI in seguito alla svolta di Fiuggi e alla nascita di Alleanza Nazionale nel gennaio 1995. In quella legislatura fu vicepresidente della commissione Affari sociali[12]. Rimasta in AN, fu rieletta alla Camera nel 1996, nella XIII legislatura, dove svolse il ruolo di vice capogruppo del suo partito. Rieletta ancora nel 2001.

Contrasti con Fini e abbandono di AN[modifica | modifica wikitesto]

I suoi rapporti con Gianfranco Fini, presidente di Alleanza Nazionale, non furono sempre buoni, ma la rottura avvenne nel novembre del 2003, quando Fini si recò in Israele, dove disse, in riferimento ai drammi dell'Olocausto, che il fascismo «è stato parte del male assoluto del XX secolo», scusandosi nel contempo con il governo israeliano per le leggi razziali del 1938: in seguito a queste dichiarazioni, Alessandra Mussolini abbandonò tre giorni dopo Alleanza Nazionale aderendo al Gruppo misto e dichiarando che si era venuta a creare un'incompatibilità non tanto con le sue posizioni politiche, ma con il cognome che porta[13]. Chiosò più tardi Bruno Vespa che in realtà Fini si era riferito solo alle leggi razziali, ma che i mass media avevano fatto passare il messaggio che si fosse riferito all'intero fascismo, come "male assoluto"; tuttavia, sostiene sempre il giornalista, il leader di AN non rilasciò precisazioni né rettifiche poiché ne sarebbero venute solo conseguenze negative e la Mussolini sarebbe uscita lo stesso.[14]

Europarlamentare con Alternativa Sociale[modifica | modifica wikitesto]

Elezioni europee del 2004[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni europee del 2004 in Italia.

La Mussolini fonda, poco dopo la rottura con Fini, insieme a Luca Romagnoli, Adriano Tilgher e Roberto Fiore, un nuovo partito di destra: Libertà di Azione (in seguito noto come Azione Sociale), che confluisce assieme ad altri movimenti di estrema destra nel cartello elettorale Alternativa Sociale.[11]

Alle elezioni europee del 2004 il cartello elettorale ottenne l'1,2% dei voti[15], permettendo alla Mussolini di essere eletta al Parlamento europeo, nel quale aderisce al Gruppo Identità, Tradizione, Sovranità[16]; ricevendo 39.385 preferenze personali nella circoscrizione centrale, dove ottenne il seggio[17], 31.895 nella circoscrizione meridionale[18], 19.432 nella circoscrizione insulare[19], 23.678 nella circoscrizione nord-occidentale[20] e 18.970 nella circoscrizione nord-orientale[21]. È stata membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della Commissione per lo sviluppo, della delegazione per le relazioni con i paesi del Mashreq e con la Bielorussia, e della delegazione all'Assemblea parlamentare euro-mediterranea.[16]

Candidatura alla Provincia di Latina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni amministrative in Italia del 2004 § Provincia di Latina.

Alle elezioni amministrative del 2004 si candida a presidente della Provincia di Latina, appoggiata dalla lista elettorale Alternativa Sociale, ottenendo al primo turno 12.453 voti (pari al 4,13%), arrivando terza e non accedendo al ballottaggio, ma venendo eletta al Consiglio provinciale di Latina[22]. Tuttavia la Mussolini è stata criticata perché è stata presente a quattro sole sedute. Nel 2009, il consiglio è stato chiamato a votare la sua decadenza dalla carica, ma la mozione venne respinta.

Elezioni regionali del 2005[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni regionali in Italia del 2005.

Alle elezioni regionali del 2005 si presenta con Alternativa Sociale al di fuori dei due poli, con la Mussolini candidata sia presidente della Regione Campania che presidente della Regione Lazio. Poco prima delle elezioni, a liste già presentate, il partito della Mussolini fu escluso dalla competizione nel Lazio per una sospetta falsificazione delle firme prodotte per la presentazione della lista[13]. Il caso evocò uno scandalo nel quale furono coinvolti l'allora presidente della Regione Lazio Francesco Storace, suo ex-portavoce ed il direttore dei sistemi informativi regionali, accusati di spionaggio informatico ai danni della Mussolini e dell'altro candidato Piero Marrazzo; lo scandalo è stato giornalisticamente intitolato "Laziogate" e portò nell'immediato alle dimissioni di Storace, che nel frattempo era divenuto ministro della Salute del terzo governo Berlusconi.[13]

La Mussolini iniziò allora una campagna di comunicazione, trasferendosi dentro una roulotte a bordo della quale iniziò uno sciopero della fame, richiamando l'attenzione della stampa; una prima sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio confermò poco dopo l'esclusione della lista, il comune di Roma si mosse in modo da evidenziare che la verifica della regolarità delle firme era stata compiuta da una società "vicina alla Regione", infine il Consiglio di Stato riammise Alternativa Sociale[23]. Il partito poté così essere votato ed ottenne l'1% dei voti circa, (con punte di poco meno del 2% in Campania e nel Lazio, dove la Mussolini si era candidata in prima persona)[24].

Elezioni politiche del 2006[modifica | modifica wikitesto]

La Mussolini alla festa del Secolo d'Italia a Milano nel 2007

Dopo il via libera di Alleanza Nazionale, Silvio Berlusconi riapre alle trattative con Alessandra Mussolini in vista delle elezioni politiche del 2006, pervenendo ad un accordo programmatico stipulato il 17 febbraio 2006 in virtù del quale il movimento Alternativa Sociale si è presentato a quella consultazione alleato con la Casa delle Libertà. Alcune polemiche sulla possibilità che entrassero in lista alcuni dirigenti post-fascisti furono messe a tacere con un patto tra la Mussolini e Berlusconi che prevedeva, tra l'altro, che non fossero candidati personaggi definiti "discutibili".

Ad aprile 2006, sulla "Gazzetta di Mantova", fu pubblicata fra le lettere al direttore una sorta di richiesta di rettifica firmata Alternativa Sociale con la quale, nell'enfatizzare differenza e distanza dal MS-Fiamma Tricolore di Romagnoli, si segnalava come ulteriore distinzione da questo che il movimento della Mussolini non avallava la richiesta di introduzione in Costituzione temi di compartecipazione del lavoratore agli utili delle aziende[25]; ciò fu subito sintetizzato, nella polemica politica interna alla destra sociale e radicale, in una sconfessione da parte della Mussolini delle istanze legate alla socializzazione delle fabbriche, teorizzata e sul punto di essere applicata[26] dal nonno Benito durante la Repubblica Sociale Italiana, provocando anche disapprovazioni della propria base. Il suo sito web, in questa fase, fu oggetto di ripetuti attacchi di "cracking".

Nelle elezioni politiche il suo partito ottenne un risultato al di sotto delle aspettative (0,67% alla Camera e 0,63% al Senato) che non le consentì di approdare a Montecitorio.

Rielezione alla Camera e regionali Campane col PdL[modifica | modifica wikitesto]

Alessandra Mussolini rieletta alla Camera nel 2008

Nel 2008 decise di candidarsi nelle liste de Il Popolo della Libertà (PdL) per le elezioni politiche del 2008 e fu eletta nella circoscrizione Campania 1, lasciando a Roberto Fiore la carica di deputato europeo. Dal 1º Luglio 2008 è Presidente della Commissione parlamentare bicamerale per l'Infanzia.

Candidatasi alle elezioni regionali in Campania del 2010, a sostegno della mozione del deputato PdL ed ex ministro Stefano Caldoro, viene eletta in consiglio regionale della Campania, raccogliendo quasi ventimila voti di preferenza, ma si dimise poco dopo, dando la preferenza all'incarico in Parlamento.[27]

Elezione a senatrice e ritorno all'Europarlamento[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 viene eletta senatrice, nella circoscrizione Campania per Il Popolo della Libertà, e il successivo 21 marzo viene eletta segretario dell'ufficio di presidenza del Senato della Repubblica.

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia[28], dove in vista delle elezioni europee del 2014 viene candidata per la circoscrizione Italia centrale, dove viene rieletta nuovamente al Parlamento europeo (lasciando dunque il Senato), aderendo al gruppo del Partito Popolare Europeo.[29]

Nel 2014 destò scandalo il coinvolgimento del marito, successivamente condannato a un anno di reclusione[30], in una inchiesta per prostituzione minorile.[31]

Il 30 aprile 2015 viene scelta da Silvio Berlusconi come capolista alle elezioni regionali in Campania del 31 maggio seguente a sostegno del governatore uscente Stefano Caldoro[32], ma a seguito dello spoglio elettorale, con soli 2.200 voti non risulta eletta al consiglio regionale, con Caldoro che perde la guida della regione.[33]

In occasione delle elezioni amministrative del 2016 a Roma si candida nelle liste di Forza Italia a sostegno dell'imprenditore Alfio Marchini, ma con 1.492 arriva quarta e non è eletta.[34]

Il 30 novembre 2016 decide di aderire al gruppo dei non iscritti, lasciando quello del Partito Popolare Europeo, in disaccordo con le prese di posizione da parte di Wolfgang Schäuble e Jean-Claude Juncker a favore dell'operato del Governo Renzi e della sua riforma costituzionale, pur rimanendo in Forza Italia.[35][36][37]

In seguito alle elezioni politiche del 2018 la Mussolini critica la decisione di Forza Italia di stare all'opposizione del primo governo Conte, dichiarando che, fosse stata al Senato, gli avrebbe votato la fiducia[38][39]. Tenta poi tramite i Comitati di Base territoriali di spostare il partito a destra, ma senza successo.

Il 27 luglio 2018 lascia Forza Italia, spiegando che "non c'è possibilità di porter portare idee e contenuti ai nuovi timonieri" che non hanno "intenzione di cambiare nonostante gli errori già commessi"[40], e si professa indipendente di area Lega, pur rimanendo nel Partito Popolare Europeo. Il successivo 18 ottobre dichiara alla stampa che avrebbe incaricato dei legali di denunciare alla Polizia Postale eventuali immagini e frasi offensive nei confronti del Duce postate su Facebook e gli altri social, destando la dura replica di Riccardo Pacifici.[41]

Ricandidatura all'Europarlamento e abbandono[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle elezioni europee del 2019, dopo una riappacificazione con Silvio Berlusconi, viene candidata per Forza Italia nelle circoscrizioni Italia centrale e Italia meridionale[42], ma nella prima (in accoppiata col capolista Antonio Tajani) raccoglie 17.789 preferenze, risultando la prima dei non eletti, e nella seconda si piazza in decima posizione (togliendo il rinunciatario Berlusconi) con 17.102 voti. A seguito della sconfitta alle europee, per la prima volta dal 1992, la Mussolini non fa parte di alcuna assemblea parlamentare.

A dicembre 2020, in un’intervista al Tempo, dichiara di voler lasciare la carriera politica, definendola un "ciclo che si è chiuso"[43], e successivamente ad aprile 2021 si schiera a favore del cosiddetto ddl Zan[44], che estende la legge Mancino ai reati contro contro l'omofobia.[45]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Si considera cattolica, anche se non molto praticante[46], ed è sposata dal 28 ottobre 1989 (anniversario della marcia su Roma del 1922 che la Mussolini disse che era una coincidenza[47]) con Mauro Floriani, da cui ha avuto tre figli: Caterina (1995), Clarissa (1997) e Romano (2003)[48]. Il marito Floriani, nel 2015, è stato condannato per prostituzione minorile nello scandalo delle baby-squillo dei Parioli.[49][50]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni, la Mussolini è stata protagonista di alcune controversie con altri personaggi della politica e dello spettacolo, talvolta degenerate in discussioni o in vere e proprie liti.

  • Ci furono polemiche sulla sua laurea in medicina e chirurgia. Nel 1992 l'allora neo-deputata compilò il foglio d'ingresso alla Camera affermando di essere laureata e di praticare la professione di medico. Gli organi di stampa contestarono tale dichiarazione in quanto la Mussolini al momento non era laureata e di conseguenza non poteva aver superato l'esame di abilitazione[51][52].
  • Il 30 gennaio 2001 la Mussolini ebbe uno scontro verbale e fisico con Katia Bellillo, allora Ministro per le pari opportunità, in occasione della registrazione di una puntata di Porta a Porta. Durante il dibattito su molestie sessuali rivolte alle donne, il ministro Bellillo (Comunisti Italiani) provocò la Mussolini dicendole: «Sta' zitta per carità, chiudi questa bocca, devi provocare per che cosa [...] ti chiami Mussolini e questo basta». Per tutta risposta la Mussolini interruppe varie volte la Bellillo durante il suo discorso con frasi del tipo «Lei è comunista, brutta comunista» fino a che il ministro, spazientita, si alzò inveendo verso di lei finendo, dopo aver ricevuto un calcio dalla parlamentare, per lanciarle addosso il microfono. Al termine della registrazione, il ministro dichiarò di essersi «divertita», mentre la Mussolini chiese l'intervento del Presidente della Camera Luciano Violante, il quale richiamò in maniera ufficiale l'allora Presidente del Consiglio Giuliano Amato dicendo che «un ministro non può criticare un parlamentare per il suo nome. Non ho motivo di dubitare delle parole dell'onorevole Mussolini, sono certo che lei troverà il modo per richiamare il ministro Bellillo al rispetto dei suoi doveri istituzionali»[53].
  • Il 9 marzo 2006 la Mussolini fu protagonista di una controversia a Porta a Porta con Vladimir Luxuria, dove nel corso della discussione, dopo essere stata accusata da Antonio Di Pietro di essere fascista, la Mussolini rispose ripetutamente «Me ne vanto». La discussione proseguì con un intervento di Luxuria che, facendo riferimento alla propria identità di genere, replicò: «Abbiamo sentito una persona che ha detto che si vanta di essere fascista [...] questa cosa mi preoccupa molto, riproporrà anche il confino per gli omosessuali?». Alessandra Mussolini, irata, rispose: «Io mi preoccupo [di] chi va in piazza a bruciare le bandiere degli Stati Uniti e dello stato di Israele, io mi preoccupo di chi dice "mille, cento, mille Nassyria"». Alla replica di Luxuria («Io non mi sono vantata di aver bruciato quelle bandiere, lei si è vantata di essere fascista!»), esternò: «Si veste da donna e crede di poter dire tutto quello che vuole», concludendo con «Meglio fascista che frocio»[54][55]. Nel 2020, all'interno del programma televisivo Ballando con le Stelle, su sollecitazione di alcuni membri della giuria, la Mussolini ha ammesso di aver sbagliato a pronunciare quelle parole.[56]
  • Nel 2006, durante la trasmissione La pupa e il secchione, condotta da Enrico Papi con Federica Panicucci, ebbe continui litigi con Vittorio Sgarbi. In una delle puntate del programma, la Mussolini tentò di non far parlare il critico d'arte, toccandolo, spingendolo e, infine, mettendogli la mano davanti alla bocca e facendogli cadere gli occhiali. I due diedero vita a una furiosa lite con reciproci insulti, fra cui quello di Sgarbi che fece infuriare Mussolini: «non voglio essere toccato da una fascista». Di conseguenza la Mussolini non vorrà più sedere accanto al critico d'arte perché a suo dire «è matto».[57][58]. In seguito allo scontro, Sgarbi fu espulso dal programma, e sostituito da Andrea G. Pinketts
  • Il 21 luglio 2008 diffuse in Aula alla Camera le note dell'Inno nazionale, ponendo un telefonino davanti al microfono, in risposta alle affermazioni denigratorie pronunciate nei confronti dell'Inno di Mameli dal ministro Umberto Bossi.[59]
  • Il 21 ottobre 2009, durante un intervento alla Camera dell'esponente dell'Italia dei Valori Francesco Barbato, giudicato dai toni duri, tenta di spegnergli il microfono.[60]
  • Nell'autunno 2009 vennero avviate indagini in relazione ad un presunto ricatto che avrebbe coinvolto la Mussolini, a causa di un video che avrebbe ritratto lei e Roberto Fiore in presunta intimità nella sede romana di Forza Nuova. Il video in questione non venne mai trovato, alimentando l'ipotesi di una truffa ai danni della Mussolini. Per tale vicenda venne indagato dalla Procura di Roma per tentata estorsione Andrea Cacciotti, produttore cinematografico con precedenti per truffa[61][62].
  • Il 29 gennaio 2013, alla trasmissione L'aria che tira su LA7, si rese protagonista di uno scontro verbale col giornalista Andrea Scanzi del Fatto Quotidiano. Il tutto nacque da un'intervista a Silvio Berlusconi e i relativi commenti di Scanzi su quanto l'ex Premier "fosse sveglio". A questi commenti si aggiunsero le varie interruzioni di Alessandra Mussolini che ribatte dicendo «Lui è sempre sveglio». In seguito Scanzi diede dell'ignorante a Berlusconi. Dopo queste affermazioni la Mussolini chiese, interrompendo il discorso del giornalista, chi egli fosse; dopo una discussione e una presentazione, Scanzi rispose «Io so invece chi è lei e chi era suo nonno». La Mussolini affermò che Scanzi avrebbe dovuto parlare con rispetto e il giornalista rispose che «Per Benito Mussolini io non ho alcun rispetto, cara signora. Alcun rispetto». A questa affermazione la Mussolini lasciò lo studio palesemente irritata, non prima di aver detto «Io devo stare qua a sentire questa testa di cazzo?». All'uscita della Mussolini si accompagnò la voce del giornalista che ribadiva «Io ho rispetto di Gobetti, di Matteotti, di tutte le persone che sono state devastate da suo nonno; di sicuro non di lei e di suo nonno»[63]. Un episodio simile accadde nel programma Tagadà, sempre sullo stesso canale, in cui in una discussione con Anna Paola Concia, fu proprio quest'ultima a lasciare lo studio, in quanto provocata dalla Mussolini.
  • Nel corso del quarto scrutinio dell'elezione del Presidente della Repubblica del 2013, per protestare contro la candidatura di Romano Prodi, entrò nell'aula della Camera con la collega senatrice Simona Vicari indossando magliette recanti le scritte "No, questo no" e "Il diavolo veste Prodi", riferendosi al film Il diavolo veste Prada.[64]
  • Nel novembre 2013, in vista della scissione del PdL, a una puntata de L'aria che tira, discutendo con Roberto Formigoni, lo provoca a tal punto che egli dichiara: «Mi dispiace di essere in collegamento, altrimenti avrei già messo amorosamente una mano sulla bocca della Mussolini». Quest'ultima replicò con: «Io a te metto la mano da un'altra parte»[65].
  • Il marito della Mussolini, Mauro Floriani, nel 2014 fu condannato per prostituzione minorile nello scandalo delle "baby squillo" dei Parioli, mentre era impegnata da tempo in campagne per i diritti dei bambini[48]. La Mussolini avrà poi modo di dichiarare di non averlo perdonato, ma di essere rimasta al suo fianco per il bene della famiglia.[66]
  • A fine marzo 2019 si rese protagonista di uno scontro social con Jim Carrey; l'attore pubblicò su Twitter una vignetta da lui disegnata che ritraeva Benito Mussolini e Claretta Petacci appesi a testa in giù, con scritto in inglese: "Se vi state chiedendo a cosa porta il fascismo chiedete a Benito Mussolini e alla sua signora". Alla foto la Mussolini rispose "You are a bastard" (Sei un bastardo)[67]. L'evento venne riportato da vari giornali online anche fuori dall'Italia.[68][69]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Attrice[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Programmi televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

  • 1982 – Love Is Love
  • 1982 – Tokyo Fantasy

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ https://www.ilmessaggero.it/persone/alessandra_mussolini_lascia_politica_ballando_con_le_stelle_ultime_notizie_oggi_23_dicembre_2020-5662561.html
  2. ^ https://www.vanityfair.it/news/storie-news/2021/08/10/sono-una-ragazza-di-sinistra-intervista-ad-alessandra-mussolini
  3. ^ Alessandra Mussolini, quando posò su Playboy: "Fu un errore", in movieplayer.it, 19 settembre 2020.
  4. ^ a b Alessandra Mussolini - Amore (1982), su orrorea33giri.com, 13 aprile 2007. URL consultato l'11 aprile 2018 (archiviato il 21 aprile 2018).
  5. ^ Un disco di Alessandra Mussolini venduto per 10 milioni, su rockol.it, 3 maggio 2000 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2013).
  6. ^ Disco della Mussolini venduto per 10 milioni, in Corriere della Sera, Londra, 3 maggio 2000, p. 37. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2016).
  7. ^ Copia archiviata, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 29 giugno 2019 (archiviato il 29 giugno 2019).
  8. ^ Copia archiviata, su interestingpress.blogspot.com. URL consultato il 29 giugno 2019 (archiviato il 29 giugno 2019).
  9. ^ Copia archiviata, su storia.camera.it. URL consultato il 29 maggio 2021 (archiviato il 19 ottobre 2017).
  10. ^ Guido Crainz, Autobiografia di una repubblica: le radici dell'Italia attuale, Donzelli Editore, 2009 - ISBN 88-6036-384-5
  11. ^ a b Nicola Rao, La fiamma e la celtica - sessant'anni di neofascismo da Salò ai centri sociali di destra, Sperling & Kupfer, 2006, ISBN 88-200-4193-6.
  12. ^ Copia archiviata, su storia.camera.it. URL consultato il 29 maggio 2021 (archiviato il 7 novembre 2017).
  13. ^ a b c Enzo Biagi, Quello che non si doveva dire, Rizzoli, 2006, ISBN 88-586-2156-5.
  14. ^ Bruno Vespa, Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi, Mondadori, 2010, ISBN 88-520-1174-9.
  15. ^ Consultazione dati Europee 12/06/2004 | Area ITALIA, su elezionistorico.interno.it, Ministero dell'Interno. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato il 26 settembre 2015).
  16. ^ a b Alessandra Mussolini, su europarl.europa.eu, Parlamento Europeo. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato l'11 marzo 2014).
  17. ^ Circoscrizione: Centro Lista: Alternativa Sociale, in la Repubblica. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato il 26 febbraio 2013).
  18. ^ Circoscrizione: Sud Lista: Alternativa Sociale, in la Repubblica. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato il 2 agosto 2014).
  19. ^ Circoscrizione: Nord Ovest Lista: Alternativa Sociale, in la Repubblica. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato il 26 febbraio 2013).
  20. ^ Circoscrizione: Nord Ovest Lista: Alternativa Sociale, in la Repubblica. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato il 26 febbraio 2013).
  21. ^ Circoscrizione: Nord Est Lista: Alt. Sociale, in la Repubblica. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato il 26 febbraio 2013).
  22. ^ Provinciali 12/06/2004 | Area ITALIA | Regione LAZIO | Provincia LATINA, su elezionistorico.interno.it, Ministero dell'Interno. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato il 7 marzo 2016).
  23. ^ Donato Bendicenti, Con-vincere: piccola storia della comunicazione politica nell'era della piazza virtuale, Donzelli Editore, 2005, ISBN 88-7989-951-1.
  24. ^ Regionali 03/04/2005 | Area ITALIA | Regione LAZIO, su elezionistorico.interno.it, Ministero dell'Interno. URL consultato il 23 marzo 2014 (archiviato il 30 giugno 2015).
  25. ^  Copia archiviata. URL consultato il 7 luglio 2013 (archiviato il 12 marzo 2014). L'immagine è stata tratta da: msimantova.altervista.org
  26. ^ L'attuazione delle leggi della R.S.I. che la istituivano era prevista per il 25 aprile 1945, che fu invece il giorno della caduta della Repubblica stessa.
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