Paolo Romani

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Paolo Romani
Paolo Romani datisenato 2018.jpg

Ministro dello sviluppo economico
Durata mandato 4 ottobre 2010 –
16 novembre 2011
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Claudio Scajola
Successore Corrado Passera

Viceministro dello sviluppo economico
con delega alle comunicazioni
Durata mandato 30 giugno 2009 –
4 ottobre 2010
Vice di Claudio Scajola
Cotitolare Adolfo Urso
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Paolo Gentiloni (Delega alle comunicazioni)
Sergio D'Antoni (Viceministro)
Successore Catia Polidori

Senatore della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 15 marzo 2013
Legislature XVII, XVIII
Gruppo
parlamentare
Forza Italia (da inizio legislatura fino al 21/07/2020)
Gruppo Misto componente: IDeA e Cambiamo (dal 05/08/2020)
Circoscrizione Lombardia
Collegio XVIII: Sesto San Giovanni
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 15 aprile 1994 –
14 marzo 2013
Legislature XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo
parlamentare
XII-XV: Forza Italia
XVI: Il Popolo della Libertà
Circoscrizione Lombardia 1
Collegio XII: Cinisello Balsamo
XIII-XIV: Busto Garolfo
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Cambiamo! (dal 2019)
Precedenti:
FI (1994-2009)
PdL (2009-2013)
FI (2013-2019)
Titolo di studio Diploma di Liceo Classico
Professione Editore

Paolo Romani (Milano, 18 settembre 1947) è un politico, imprenditore e dirigente d'azienda italiano, ministro dello sviluppo economico del governo Berlusconi IV dal 4 ottobre 2010 al 16 novembre 2011.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carriera imprenditoriale[modifica | modifica wikitesto]

Prima di occuparsi di politica Romani è stato editore di televisioni locali:

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Deputato di Forza Italia e Pdl (1994-2013)[modifica | modifica wikitesto]

Nella XII legislatura è stato deputato per Forza Italia, eletto nel collegio 22 (Cinisello Balsamo) della III circoscrizione Lombardia 1. È stato vice presidente della IV Commissione permanente difesa, componente della VI Commissione finanze, della Giunta delle elezioni e della Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo.

Nella XIII legislatura è stato eletto con il Polo per le Libertà nel collegio 15 (Busto Garolfo), della III circoscrizione Lombardia 1. È stato componente della IX Commissione permanente trasporti, poste e telecomunicazioni e capogruppo della Commissione bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Ha ricoperto il ruolo di membro del consiglio direttivo di Forza Italia alla Camera.

Nella XIV legislatura è stato eletto con la Casa delle Libertà ancora nel collegio 15 (Busto Garolfo), della III circoscrizione Lombardia 1 con il ruolo di vice capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. Dal 21 giugno 2001 è stato presidente della IX Commissione permanente trasporti, poste e telecomunicazioni e componente della Commissione bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Ha rivestito il ruolo di presidente della Commissione trasporti e telecomunicazioni e successivamente di sottosegretario alle comunicazioni del governo Berlusconi III.

Romani ha partecipato alla stesura della legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo (legge. n. 112/2004).

Ha dichiarato, circa il progetto della Lega Nord di federalizzare la RAI: "La Rai deve essere policentrica e non più romanocentrica, il paese è verticale, non orizzontale, bisogna che anche in Rai si pensi ai problemi del Nord, questo significa non vivere solamente a Roma. Non che io sia fissato su Rai2 a Milano, è importante però che la Rai sia a Milano, come a Roma, come a Napoli, come a Bari e in tutta Italia"[3].

Responsabile del Dipartimento nazionale informazione radiotelevisiva Forza Italia, dal 1998 al 2005 è stato coordinatore regionale di Forza Italia della Lombardia (poi sostituito da Mariastella Gelmini).

Alle politiche del 2006 è rieletto deputato, nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione Lombardia 1.

Da giugno 2007 è assessore presso il comune di Monza, dapprima all'urbanistica, quindi dal novembre 2007 all'Expo 2015[5]. Come assessore all'urbanistica, Romani viene criticato per favoritismi immobiliari alla famiglia Berlusconi[6], interessata alla costruzione di Milano 4 nell'area della Cascinazza[7]. Nell'aprile 2012 venne indagato dalla Procura di Monza per peculato, con riferimento a oltre 5.000 euro spesi in due mesi con il telefonino del comune[8]. Poco dopo emersero anche fatture per pranzi e cene pari a 22.000 euro spesi in un anno e mezzo di mandato, sempre a carico del comune[9].

Alle elezioni politiche del 2008 viene nuovamente eletto deputato nelle liste del Popolo della Libertà, sempre nella circoscrizione Lombardia 1.

Sottosegretario alle Comunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Romani entrò a far parte del governo Berlusconi IV come sottosegretario allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni. Ne diventò vice ministro l'8 maggio 2009 e ministro il 4 ottobre 2010.

Da lui, nel 2009, ha preso il nome il "piano Romani". Tale piano consisteva nel portare la banda larga a 20 Mbit/s al 96% della popolazione, e almeno a 2 Mbit/s alla parte restante, entro il 2012. Rappresentava una prima soluzione parziale per il territorio italiano, prevedendo 800 milioni di euro in un progetto complessivo da 1,47 miliardi. Per mesi vi furono rallentamenti di vario genere[10][11], e vennero fatte pressioni per sbloccare i fondi da parte di Telecom Italia, dell'AGCOM (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta. Il 17 settembre 2010 venne annunciata una definitiva riduzione dei fondi a soli 100 milioni, che avrebbero potuto già ricomprendere la quota di finanziamento proveniente dalle regioni[12]. L'annullamento del piano suscitò dubbi sul futuro sviluppo economico e culturale italiano[13].

La sua attività da sottosegretario e viceministro è stata costellata da polemiche per la presunta collateralità rispetto a Mediaset. Tra le azioni contestate:

  • il lobbying (concertato con quella del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri) per impedire a Sky di ottenere dalla Commissione europea e dal suo commissario Joaquín Almunia una deroga per partecipare all'asta sulle frequenze per il digitale terrestre. L'intervento di Romani e Confalonieri causò l'irritazione di Almunia[4]. Il "Financial Times" scrisse «il governo italiano usa trucchi per condizionare la Ue»[14] Il canale Cielo di Sky dovette rimandare l'avvio delle trasmissioni, previsto per il 1º dicembre 2009, a causa della mancanza di autorizzazione a trasmettere sul digitale terrestre da parte di Romani[14].
  • il progetto di una nuova rete telefonica superveloce, lanciata assieme a Vodafone Italia e Wind e rimasto al palo. Secondo la Repubblica, l'obiettivo sarebbe stato quello di dotare Mediaset di una rete propria, scorporando e acquisendo la proprietà della rete Telecom. Romani avrebbe manovrato, senza successo, per sostituire Franco Bernabè con l'amico Stefano Parisi di Fastweb; quindi, avrebbe richiesto una consulenza a Francesco Caio, che concludeva con la raccomandazione di scorporare la rete e suddividerla tra tutti gli operatori. Romani avrebbe quindi pianificato l'azione assieme a Caio e Confalonieri, all'oscuro di Telecom, ma l'operazione venne bloccata[4].
  • l'autorizzazione a Mediaset a occupare il canale 58 per il digitale ad alta definizione (agosto 2010), considerata un regalo a un privato per permettergli di sperimentare l'alta definizione prima del beauty contest, modalità alternativa e meno concorrenziale rispetto alla gara d'asta[4][14].
  • la mancata definizione di una gara d'asta per passare alla banda larga le frequenze televisive liberate col passaggio al digitale terrestre. Nonostante la raccomandazione dell'AGCOM (piano frequenze di luglio 2010) e la prospettiva di un introito di 2-4 miliardi di euro, il Ministero non ha ancora indetto la gara d'asta. Secondo l'Espresso, la prospettiva è che le frequenze restino alle televisioni.[14]
Decreto Romani[modifica | modifica wikitesto]

Le proposte inserite nel decreto Romani (D.Lgs. n. 169/2010[15]) di inizio 2010 su cinema, web e televisioni, avente l'obiettivo iniziale di recepire una direttiva europea sugli audiovisivi (Direttiva europea 2007/65/CE Audiovisual Media service dell'11 dicembre 2007)[6]) vennero giudicate da più parti controverse. Tra queste:

  • il taglio della pubblicità dal 18% al 12% per le emittenti pay TV, provvedimento che avrebbe danneggiato Sky, unico concorrente di Mediaset (quest'ultima raccoglie pubblicità soprattutto dalle reti in chiaro)[14][16]
  • il cosiddetto bavaglio al web (equiparazione dei siti internet alla disciplina delle TV), visto in relazione alle vie legali adite da Mediaset contro Google per la condivisione illecita di video tutelati da copyright su YouTube; il provvedimento non fu presente nel testo finale[17]
  • le misure di "tutela dei minori":
  • il divieto di trasmissione di film v.m. 14 al di fuori della fascia notturna, anche su richiesta, misura considerata punitiva verso il mercato del porno on demand di Sky[18][19][20]
  • l'SMS che avrebbe avvisato i genitori che il figlio stava navigando in un sito hard (misura di parental control infine espunta dal testo finale); Romani venne criticato in questo caso anche per il suo passato di direttore della televisione privata Lombardia 7, che trasmetteva contenuti erotici[4].

La delibera dell'AGCOM di attuazione del decreto Romani imponeva alle web TV di pagare 3.000 euro e presentare una notevole quantità di documenti prima di incominciare le attività, ostacolando così un settore in crescita e potenziale concorrente dei canali televisivi tradizionali. La misura colpiva particolarmente le web TV a trasmissione continua (anziché on demand), che avrebbero dovuto attendere per 60 giorni l'autorizzazione dell'Autorità. Alle web TV si applicavano anche gli obblighi di rettifica e di tutela dei minori (divieto di video v.m. 14 dalle 7 alle 22:30, anche on demand). Le sanzioni andavano da 15.000 a 2 milioni di euro. Romani aveva inizialmente dichiarato sulla questione: "Basterà una semplice dichiarazione di inizio attività"[14].

L'ambasciatore statunitense a Roma David H. Thorne criticò severamente il decreto Romani, in un cablogramma confidenziale spedito a Washington il 3 febbraio 2010. Secondo Thorne, la legge sembrava essere stata scritta "per garantire al governo abbastanza libertà da bloccare e censurare ogni contenuto web". Thorne lamentava la mancanza di cooperazione del governo italiano nella lotta alla pirateria informatica, e il passaggio a un approccio regolamentativo che consentiva di attaccare la concorrenza, commerciale (come Sky) o politica del governo Berlusconi. Sempre secondo Thorne, ciò rispecchiava l'utilizzo privato del potere, da parte di Berlusconi, sin dai tempi di Craxi, e avrebbe potuto avere l'effetto di dare ad altri governi, come la Cina, una giustificazione per limitare la libertà di espressione al loro interno[21][22][23][24].

Ministro dello Sviluppo economico (2010-2011)[modifica | modifica wikitesto]

Romani firmò come Ministro dello Sviluppo il nuovo contratto di servizio della Rai, scaduto a fine 2009. Secondo l'Espresso, ciò avrebbe significato l'oscuramento dei programmi Rai su Sky[14]. Il contratto avrebbe dovuto inoltre stabilire le regole di linea politica del servizio pubblico, inclusa l'imparzialità di telegiornali e talk show.

Decreto "Ammazza rinnovabili"[modifica | modifica wikitesto]

In attuazione di una direttiva europea sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, il 3 marzo 2011 venne firmato dal ministro Romani il D.Lgs. n. 28 (cosiddetto "Ammazza rinnovabili")[25]. Il decreto, in particolare, stabiliva con soli tre mesi di preavviso l'interruzione anticipata al 31 maggio 2011 del meccanismo incentivante del Terzo Conto Energia varato ad agosto 2010 che avrebbe dovuto regolamentare gli incentivi per gli impianti fotovoltaici connessi alla rete dal 2011 al 2013. Il decreto venne duramente criticato dalle associazioni di settore, in particolare dalle aziende operanti nel settore fotovoltaico[26].

Senatore PdL, Forza Italia e Cambiamo! (2013-oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Viene eletto senatore alle elezioni politiche del 2013 per Il Popolo della Libertà nella XVII legislatura.

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del PdL, aderì a Forza Italia[27], diventandone capogruppo al Senato in sostituzione di Renato Schifani[28].

Il 24 marzo 2014 diventò membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia.

Il 4 febbraio 2015, in seguito all'elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica e ai dissidi interni al partito, rimise nelle mani di Silvio Berlusconi le dimissioni dall'incarico, insieme con l'omologo Renato Brunetta della Camera, ma il leader le respinse[29].

Nella XVIII legislatura venne rieletto senatore alle elezioni politiche del 2018 nel collegio uninominale di Sesto San Giovanni[30]. Il 21 marzo 2018 venne ufficialmente candidato da Forza Italia alla carica di Presidente del Senato[31]; tuttavia, il Movimento 5 Stelle si oppone da subito alla sua nomina a causa di una sua condanna per peculato[32][33]. In seguito al parere contrario anche della Lega, che votò invece per Anna Maria Bernini[34], il 24 marzo Romani annunciò il ritiro della sua candidatura (la seconda carica dello Stato sarebbe andata lo stesso giorno a Maria Elisabetta Alberti Casellati, anch'essa di Forza Italia)[35][36].

Vicino alle posizioni del Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti[37], il 18 settembre 2019 ha aderito al suo nuovo partito Cambiamo![38]. Il 22 luglio 2020 ha annunciato l’iscrizione al gruppo Misto del Senato all’interno del quale, insieme a Gaetano Quagliariello e Massimo Vittorio Berutti, dal 5 agosto costituisce una componente collocata all’opposizione del Governo Conte II.[39]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del fallimento di Lombardia 7 nel 1999, Romani venne indagato dalla Procura di Monza per bancarotta preferenziale[7]. Interrogato, negò ogni coinvolgimento avendo ceduto l'azienda prima del fallimento. Il reato fu derubricato in falso fallimentare, le cui pene erano ridotte dalla nuova legge sul falso in bilancio[40]. La sua posizione venne infine archiviata ma dovette risarcire 400.000 euro al curatore fallimentare[7].

Romani venne poi indagato per peculato in quanto avrebbe speso 5.000 euro di telefonate in 2 mesi con un cellulare del Comune di Monza, in realtà utilizzato dalla figlia[32][41][42]. Nell'ottobre del 2017 venne condannato in via definitiva alla pena di 1 anno e 4 mesi (Cassazione, sentenza del 26/10/2017)[43] che sarebbe stata poi ricalcolata in un appello-bis nel quale si sarebbe dovuta solo rimotivare l’esclusione o la concessione dell’attenuante della «speciale tenuità» del danno dato che aveva risarcito il Comune versando 9.811,63 euro[33][44].

Inoltre Romani venne indagato per i rimborsi spese in quanto dal maggio 2007 alla fine del 2008, tra pranzi e cene «di rappresentanza», mise in conto 22.000 euro al Comune di Monza[45].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Romani è sposato con Patrizia Zea ed è padre di tre figli; ha il diploma di maturità classica[46] e risiede a Cusano Milanino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Romani nuovo ministro dello Sviluppo Economico, in La Stampa, 05 ottobre 2010. URL consultato il 6 ottobre 2010.
  2. ^ Scheda su Governo.it, consultato in data 8-10-2011
  3. ^ a b Paolo Romani
  4. ^ a b c d e Digitale, Sky e banda larga; Romani e Mediaset a braccetto, La Repubblica, 4 ottobre 2010
  5. ^ governo.it
  6. ^ a b Paolo Romani giura da Napolitano come nuovo ministro dello Sviluppo, Sole 24 Ore, 4 ottobre 2010
  7. ^ a b c Ecco perché Romani non può diventare ministro dello Sviluppo Economico, Gianni Barbacetto su Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2010
  8. ^ Monza, Romani indagato per peculato: spesi 5mila euro in 2 mesi sul cellulare del Comune – Il Fatto Quotidiano
  9. ^ Non solo il cellulare, ma anche pranzi e cene Per Romani pagava il Comune di Monza – Il Fatto Quotidiano
  10. ^ Banda larga: il governo congela 800 milioni, Il sole 24 ore, 4 novembre 2009
  11. ^ Banda larga, nuovo stop "I soldi alla fine della crisi". La Repubblica, 5 novembre 2009
  12. ^ Dove sono gli 800 milioni per la banda larga italiana? Archiviato il 21 settembre 2010 in Internet Archive.. B2B24.it (Il Sole 24 ore), 17 settembre 2010.
  13. ^ Troppe Parole per la Banda Larga niente Fatti per Internet Superveloce, Il Corriere della Sera, 17 settembre 2010
  14. ^ a b c d e f g Romani, due anni di servizi, L'Espresso, 6 ottobre 2010
  15. ^ Testo del D.Lgs 169/2010
  16. ^ Corriere della Sera, 15 dicembre 2009
  17. ^ Repubblica, 23 luglio 2010
  18. ^ Il salvagente.it Archiviato il 21 luglio 2011 in Internet Archive.
  19. ^ CorriereComunicazioni.it
  20. ^ IlSole24Ore.it
  21. ^ Repubblica.it, testo dei cablogrammi rivelati da Wikileaks nel dicembre 2010
  22. ^ La Repubblica, 14 dicembre 2010
  23. ^ El Pais, 14 dicembre 2010
  24. ^ Corriere della Sera, 14 dicembre 2010
  25. ^ Testo integrale del Decreto "Ammazza rinnovabili" http://www.sacert.eu/nuovosito/userfiles/file/DLgs%203%20marzo%202011%20n%2028.pdf
  26. ^ Home Page | SOS Rinnovabili
  27. ^ L'addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia
  28. ^ FI: Romani capogruppo Senato, Bernini vicario, su la Repubblica, 25 novembre 2013. URL consultato il 25 marzo 2018.
  29. ^ Vertici FI lasciano, no del Cav.
  30. ^ Elezioni politiche del 4 marzo: ecco i risultati a Milano, su Il Giorno, 5 marzo 2018. URL consultato il 25 marzo 2018.
  31. ^ Presidente del Senato, il centrodestra punta su Romani. Ma pesa il veto M5s, su Quotidiano.net, 21 marzo 2018. URL consultato il 25 marzo 2018.
  32. ^ a b Fabrizio de Feo, Romani: "Il mio processo? Assurdo. Il veto su di me è pretestuoso", su il Giornale, 19 marzo 2018. URL consultato il 23 marzo 2018.
  33. ^ a b Luigi Franco, Camere, Romani e la condanna per peculato: le parole dei giudici che smentiscono l’aspirante presidente del Senato, su il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2018. URL consultato il 23 marzo 2018.
  34. ^ Adalberto Signore, Rottura al Senato: Salvini brucia Romani e lancia la Bernini. L'ira di Fi: «Atto ostile». Il Cavaliere sente Renzi, su il Giornale, 24 marzo 2018. URL consultato il 25 marzo 2018.
  35. ^ Red/Pol, Romani: ritiro candidatura per Senato nell'interesse del Paese, su Yahoo! News, 24 marzo 2018. URL consultato il 25 marzo 2018.
  36. ^ Dino Martirano, Maria Elisabetta Alberti Casellati, la prima donna presidente del Senato, su Corriere della Sera, 24 marzo 2018. URL consultato il 25 marzo 2018.
  37. ^ Forza Italia, Toti si porta via anche Paolo Romani. L'ex fedelissimo di Berlusconi: "Ma non è ancora una scissione", su Il Fatto Quotidiano, 7 agosto 2019. URL consultato il 7 agosto 2019.
  38. ^ Salgono a 9 i parlamentari con Toti, su Adnkronos. URL consultato il 19 settembre 2019.
  39. ^ Addio di Quagliariello, Romani e Berutti. Tre fedelissimi lasciano Berlusconi, su L'HuffPost, 22 luglio 2020. URL consultato il 22 luglio 2020.
  40. ^ [1], Corriere della Sera, 15 agosto 2003
  41. ^ Monza, Romani indagato per peculato: spesi 5mila euro in 2 mesi sul cellulare del Comune
  42. ^ Redazione Blitz, Paolo Romani, il peculato: il telefonino pubblico alla figlia che dagli Usa spese 12mila euro, su BlitzQuotidiano.it, 22 marzo 2018. URL consultato il 23 marzo 2018.
  43. ^ Cassazione Sez. SESTA PENALE, Sentenza n.49258 del 26/10/2017 (ECLI:IT:CASS:2017:49258PEN), udienza del 29/05/2017, Presidente CONTI GIOVANNI Relatore FIDELBO GIORGIO (PDF), italgiure.giustizia.it. (PDF), su italgiure.giustizia.it.
  44. ^ Condannato Paolo Romani
  45. ^ Non solo il cellulare, ma anche pranzi e cene Per Romani pagava il Comune di Monza
  46. ^ Scheda, sviluppoeconomico.gov.it (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Sottosegretario di Stato del Ministro delle comunicazioni Successore Emblem of Italy.svg
Giancarlo Innocenzi 23 aprile 2005 - 17 maggio 2006 Paolo Giaretta
Predecessore Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico Successore Emblem of Italy.svg
Paolo Giaretta 12 maggio 2008 - 30 giugno 2009 vacante
Predecessore Vice ministro dello sviluppo economico Successore Emblem of Italy.svg
Sergio D'Antoni (fino al 2008) 30 giugno 2009 - 4 ottobre 2010 vacante
Predecessore Ministro dello sviluppo economico Successore Emblem of Italy.svg
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- 22 novembre 2013 - 27 marzo 2018 Anna Maria Bernini