Ministero dello sviluppo economico

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Ministero dello sviluppo economico
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Palazzo Piacentini, sede del MiSE
in Roma, Via Vittorio Veneto, 33.
Stato Italia Italia
Tipo Ministero
Sigla MISE
Istituito 2006
da Governo Prodi II
Predecessore Ministero delle attività produttive
Ministro Carlo Calenda
Vice ministro
Sottosegretari
Teresa Bellanova
Antonio Gentile, Antonello Giacomelli e Ivan Scalfarotto
Bilancio 4.534 milioni di euro[1]
Impiegati 3.206[2]
Sede Roma
Indirizzo Via Vittorio Veneto, 33
- 00187 Roma
Sito web www.sviluppoeconomico.gov.it
Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo economico

Il Ministero dello sviluppo economico (MiSE) è il dicastero del governo italiano che comprende politica industriale, commercio internazionale, comunicazioni ed energia. È stato istituito nel 2006, a seguito della riorganizzazione del Ministero delle attività produttive (fino al 2001 Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato), al quale nel 2008 sono stati accorpati il Ministero delle comunicazioni e il Ministero del commercio internazionale.

L'attuale Ministro è Carlo Calenda dal 10 maggio 2016, dopo le dimissioni di Federica Guidi[3] e il breve interim di Matteo Renzi[4].

La sede principale è Palazzo Piacentini, in Via Vittorio Veneto.

Evoluzione storica[modifica | modifica wikitesto]

A partire dall'Unità d'Italia nel 1861, le politiche relative alle attività produttive rientravano nell'ambito del Ministero per l'agricoltura, l'industria e il commercio, soppresso per un brevissimo periodo tra il 1877 e il 1878 dal Governo Depretis II ma subito ricostituito. Nel 1916, con il Governo Boselli, viene aggiunta la competenza sul lavoro e la previdenza sociale ma scorporata l'agricoltura, creando così il Ministero per l'industria, il commercio e il lavoro. Nel 1920, con il Governo Giolitti V, viene istituito il nuovo Ministero del lavoro e della previdenza sociale, lasciando il Ministero dell'industria e del commercio.

Durante il Governo Mussolini avvengono varie trasformazioni: nel 1923 viene istituito il Ministero dell'economia nazionale, accorpando i tre ministeri del Lavoro e della previdenza sociale, dell'Industria e del commercio, e dell'Agricoltura, ma viene soppresso nel 1929 trasferendo le competenze sull'agricoltura nel ricostituito Ministero dell'agricoltura e foreste, e quelle relative a industria, commercio e lavoro nel già esistente Ministero delle corporazioni. Con la caduta del fascismo il Governo Badoglio I nel 1943 sopprime quest'ultimo e ricrea il Ministero per l'industria, il commercio e il lavoro.

Nel dopoguerra, prima con il Governo Parri nel 1945 le competenze vengono di nuovo suddivise tra il Ministero dell'industria e il commercio e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, e poi con il Governo De Gasperi II nel 1946 viene anche scorporato il Ministero del commercio con l'estero. Nel 1966, con il Governo Moro III, viene aggiunta la competenza sull'artigianato con modifica del nome in Ministero dell'industria, commercio e artigianato.

Allo scopo di ridurre il numero dei ministeri, la riforma Bassanini del 1999 determinò l'istituzione del Ministero delle attività produttive, unendo all'Industria anche il Ministero del commercio con l'estero e il Ministero delle comunicazioni, che tuttavia fu mantenuto autonomo dal Governo Berlusconi II nel 2001.

Nel 2006, con il Governo Prodi II, vengono da un lato aggiunte le competenze sulle politiche di coesione, accorpando il Dipartimento per la coesione e lo sviluppo economico dal Ministero dell'economia e delle finanze, e dall'altro lato viene costituito di nuovo il Ministero del commercio internazionale, con conseguente cambio della denominazione nell'attuale Ministero dello sviluppo economico.

Solo nel 2008 si decide di ripristinare la riforma Bassanini unificando nel Ministero dello sviluppo economico le funzioni del Ministero delle comunicazioni e del Ministero del commercio internazionale, che cessano di esistere a partire dal Governo Berlusconi IV. L'ultima modifica è stata nel 2014 lo scorporo del Dipartimento per la coesione e lo sviluppo economico per costituire la nuova Agenzia per la coesione territoriale.

Competenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero ha competenze relative a quattro grandi ambiti dell'economia italiana[5].

Le funzioni svolte dal Ministero e gli organismi a cui sovraintende danno attuazione alle disposizioni del Codice del consumo, del Codice delle assicurazioni private, del Codice della proprietà industriale, del Codice delle comunicazioni elettroniche.

Il Ministro è componente del Consiglio supremo di difesa e nomina il segretario generale presso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (la cosiddetta Antitrust).

Enti vigilati e società controllate[modifica | modifica wikitesto]

Gli enti pubblici vigilati dal Ministero sono[6]:

Le società controllate a vario titolo sono[7]:

Gli enti di diritto privato controllati sono:

Organizzazione interna[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero è organizzato negli uffici di Gabinetto a diretta collaborazione del Ministro, nell'ufficio del Segretario Generale (dal settembre 2016 Andrea Napoletano)[8] e nelle 14 Direzioni Generali (DG)[9]. Il 23

  • DG per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese (compresa l'Unità per la Gestione delle Vertenze)
  • DG per la lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi
  • DG per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica
  • DG per la politica commerciale internazionale
  • DG per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi
  • DG per le risorse minerarie ed energetiche
  • DG per la sicurezza dell'approvvigionamento e per le infrastrutture energetiche
  • DG per il mercato elettrico, le rinnovabili e l'efficienza energetica, il nucleare
  • DG per la pianificazione e la gestione dello spettro radioelettrico
  • DG per i servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali
  • DG per le attività territoriali (che sovrintende ai 15 ispettorati territoriali delle comunicazioni)
  • DG per gli incentivi alle imprese
  • DG per la vigilanza sugli enti, il sistema cooperativo e le gestioni commissariali
  • DG per le risorse, l'organizzazione e il bilancio
  • Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione (ISCOM)

Sono organismi del Ministero[10] il Consiglio superiore delle comunicazioni, il Comitato unico di garanzia, il Comitato media e minori, l'Organismo indipendente di valutazione (OIV), la Consulta emissione carte valori postali e filatelia, la Commissione studio carte valori postali, l'Osservatorio per i servizi pubblici locali, l'Osservatorio permanente per la sicurezza e la tutela delle reti e delle comunicazioni.

Ministri dello Sviluppo Economico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ministri dello sviluppo economico della Repubblica Italiana.

L'elenco comprende i Ministri dell'Industria e del Commercio dal 1946 al 1966, dell'Industria, Commercio e Artigianato dal 1966 al 2001, delle Attività Produttive dal 2001 al 2006, dello Sviluppo Economico dal 2006 in poi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Bilancio_di_previsione/Bilancio_finanziario/2015/Decreto-di/Ministero_dello_sviluppo_economico.pdf Bilancio previsione 2015
  2. ^ http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/mise_extra/TABELLA-DOTAZIONE-ORGANICA-DPCM-5-DICEMBRE-2013.pdf Dotazione organica
  3. ^ La ministra Guidi si è dimessa per l'intercettazione con il compagno: "Domani passa l'emendamento", su Repubblica.it. URL consultato il 05 aprile 2016.
  4. ^ Governo, Mattarella affida a Renzi interim del ministero dello Sviluppo economico, su Repubblica.it. URL consultato il 05 aprile 2016.
  5. ^ MiSE, Ministero, sviluppoeconomico.gov.it. URL consultato il 2 gennaio 2015.
  6. ^ MiSE, Enti pubblici vigilati, sviluppoeconomico.gov.it. URL consultato il 2 gennaio 2015.
  7. ^ MiSE, Enti di diritto privato controllati, sviluppoeconomico.gov.it. URL consultato il 2 gennaio 2015.
  8. ^ Consiglio dei Ministri 131 del 2016, su Altalex.com. URL consultato il 23 settembre 2016.
  9. ^ MiSE, Ministero in due click, sviluppoeconomico.gov.it. URL consultato il 23 gennaio 2015.
  10. ^ MiSE, Organismi, sviluppoeconomico.gov.it. URL consultato il 2 gennaio 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]