Ministero della marina mercantile

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Il Ministero della Marina Mercantile era un ministero del Governo della Repubblica Italiana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sono diverse le tappe che compongono il percorso del Ministero della Marina Mercantile. Iniziato nel 1861, ha visto innumerevoli passaggi dell'amministrazione della marina mercantile da un ministero all'altro, durante i vari governi che si sono succeduti nei primi 85 anni del Regno d'Italia.

Inizialmente parte del Ministero della Marina, come Divisione della Marina Mercantile e della Sanità Marittima, divenne Direzione Generale della Marina Mercantile, con attribuzioni in campo di Capitaneria di porto, personale marittimo, statistiche delle navi e dei movimenti della navigazione, naufragi, recuperi, rilascio patenti, premi di costruzione e di navigazione. Curiosamente, la disciplina sulla navigazione in Italia ed i servizi di fari e fanali, rimasero in capo al Ministero dei Lavori Pubblici. Venne assegnata al nuovo Ministero dei Trasporti Marittimi e Ferroviari nel 1916.

L'anno successivo assume la direzione degli Istituti Nautici. Approdata presso il Ministero dell' Industria, del Commercio e del Lavoro nel 1920, poco dopo trasloca nuovamente al Ministero della Marina, con la denominazione di Commissariato per i Servizi della Marina Mercantile. Vi rimase fino al 1924, allorché venne collocata nel Ministero delle Poste e Telegrafi che da lì a poco diventerà Ministero delle Comunicazioni, con il precedente status di Direzione Generale della Marina Mercantile (DGMMerc)[1].

Nel 1943 torna nel Ministero della Marina, come Sottosegretariato, all'interno del Governo Badoglio I. Nella Repubblica Sociale Italiana trovasi ancora nel Ministero delle Comunicazioni, come Direzione Generale della Marina Mercantile, con sede a Milano. Al termine della guerra, confluisce nel Commissariato Civile per la Marina Mercantile dell'Alta Italia[2].

Si arriva così al il 13 luglio 1946 con decreto del Capo provvisorio dello Stato promosso dal governo De Gasperi II, per cui nasce il Ministero della Marina Mercantile, guidato dall'on. Salvatore Aldisio. Nel 1947 viene dotato di una sua bandiera, ossia il tricolore italiano sormontato dall'emblema della marina mercantile.

Il suo budget sfiora 1.423 miliardi di lire nel 1985[3].

Con la legge n. 537 del 1993, con il governo Ciampi, viene accorpato al Ministero dei trasporti, che, per l'occasione, viene ribattezzato Ministero dei trasporti e della navigazione. Le funzioni relative alla protezione dell'ambiente marino (ad esempio l'individuazione e la salvaguardia delle Aree marine protette d'Italia) sono devolute al Ministero dell'Ambiente, quelle circa la pesca marittima e acquacoltura al Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali.

Il Ministero dei Trasporti, con la riforma Bassanini del 1999 è accorpato con il Ministero dei lavori pubblici per formare il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, operativo a partire dal 2001 con il governo Berlusconi II. Il governo Prodi II provvide, con decreto-legge, ad un nuovo spacchettamento del ministero: da un lato il Ministero delle infrastrutture, dall'altro il Ministero dei trasporti. Entrambi sarebbero stati nuovamente accorpati nel 2008, con il governo Berlusconi IV, per costituire il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che ha raccolto l'eredità costituendo il Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale - Direzione generale per la vigilanza sulle autorità portuali, le infrastrutture portuali ed il trasporto marittimo e per vie d'acqua interne.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle competenze di materia di navigli, navigazione, traffico marittimo, demanio marittimo, vigilanza, sicurezza e soccorso in mare, emanava normative in tema di lavoro marittimo e portuale. Sovrintendeva alle attività di pesca (solamente nelle acque esterne, per le acque interne si faceva riferimento al Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste) e di tutela e difesa del ambiente marino, intervenendo in caso di inquinamenti causati da incidenti, anche grazie alla convenzione stipulata con Castalia[4]. Infine, era al comando della Capitaneria di porto.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

  • Direzione Generale degli Affari Generali e del Personale
  • Ispettorato Tecnico
  • Direzione Generale Lavoro Marittimo e Portuale
  • Direzione Generale Demanio Marittimo e dei Porti
  • Direzione Generale Pesca Marittima
  • Comitato Centrale per la Sicurezza della Navigazione

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • maas.ccr.it
  • maas.ccr.it
  • maas.ccr.it
  • L'esame di grado della marina mercantile, Antonio Neumann, Hoepli
  • Le aree marine protette, Giuseppe Garzia, Giuffrè
  • La politica per la pesca in Italia: rapporto sulla spesa, 1982-2000,Stefania Bussoletti, Franco Sotte. FrancoAngeli
  • Legge 979/82
  • La sostenibilità nel settore della pesca, Gervasio Antonelli, Gian Italo Bischi, Elena Viganò, FrancoAngeli

Note[modifica | modifica wikitesto]