Marina mercantile italiana

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Bandiera della Marina mercantile italiana.

La marina mercantile italiana rappresenta la flotta civile composta di navi mercantili italiane che siano gestite dal governo italiano oppure dal settore privato, impegnata nel commercio e nel trasporto marittimo di merci.

Ad essa compete il trasporto passeggeri e cargo in tempo di pace. In tempo di guerra, la marina mercantile presta ausilio alla Marina Militare e può essere chiamata ad effettuare il trasporto truppe e dare rifornimento ai militari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della moderna marina mercantile italiana possono essere fatte risalire alla prima metà del XIX secolo con l'affermarsi della propulsione meccanica a vapore e con i primi collegamenti regolari tra Trieste e Venezia, Napoli e Marsiglia, e nelle acque interne, come sul fiume Po e grandi laghi lombardi e con l'affermazione di nuove compagnie di armamento quali quelle del genovese Raffaele Rubattino e del palermitano Vincenzo Florio, mentre a Trieste all'epoca sotto l'Impero austriaco si affermava il Loyd Austriaco. Nel cantiere Orlando di Livorno veniva varato il primo piroscafo in ferro del Mediterraneo, mentre a Genova nel 1853 nasceva l'Ansaldo che negli anni sarebba divantata un colosso industriale.[1] Con l'unità d'Italia si aprirono nuove rotte oltre Gibilterra e Suez ed entraronno in attività nuovi armatori, mentre dalla fusione tra società Rubattino e Florio venne costituita la Navigazione Generale Italiana.

Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo il fenomeno migratorio diede un ulteriore impulso alla costruzione di nuovi piroscafi e al contempo allo sviluppo di linee transatlantiche di alta velocità e di gran lusso in una gara di bandiere che fanno del Nastro Azzurro (EuropaNord America) un ambito emblema. Nel 1904 e nel 1906 vennero costituiti rispettivamente a Genova e a Torino il Lloyd Italiano e il Lloyd Sabaudo.

Il primo impiego consistente della marina mercantile si ebbe con la guerra italo-turca del 191112 in cui per il trasporto delle truppe del corpo di spedizione in Libia vennero requisiti 161 piroscafi.

Le guerre mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Cartolina postale degli anni '30 raffigurante il tonnellaggio del naviglio mercantile italiano affondato durante la prima guerra mondiale
(Ufficio storico della Regia Marina)

Con l'entrata dell'Italia nel primo conflitto mondiale vennero militarizzati 400 piroscafi maggiori e 180 unità minori. Nel corso del conflitto vennero perduti 10 piroscafi transatlantici, 16 mediterranei, 46 piroscafi misti, 143 da carico, costituenti quasi la metà della flotta nazionale, col risarcimento però, a guerra finita, di quasi tutte le navi già battenti bandiera del cessato Impero austro-ungarico e inoltre l'acquisizione della Venezia Giulia portò il sostanzioso apporto di una marineria di alto livello con compagnie di navigazione quali il Lloyd Triestino (ex Lloyd austriaco), la Cosulich Società Triestina di Navigazione e cantieri navali quali lo Stabilimento Tecnico Triestino (con i cantieri San Marco e San Rocco), l'Arsenale Triestino e il grande Cantiere Navale Triestino di Monfalcone.

Il periodo tra le due guerre mondiali vide l'entrata in servizio di navi di alto prestigio, realizzazzate presso i cantieri navali nazionali, quali i transatlanici Giulio Cesare e Duilio che hanno aperto per primi la nuova era, i supertransatlantici Rex (detentore del Nastro Azzurro) e Conte di Savoia, i transatlantici Roma e Augustus, che durante il secondo conflitto mondiale vennero avviati ai lavori di trasformazione in portaerei per la Regia Marina e le motonavi Saturnia e Vulcania, che hanno aperto la serie delle grandi navi munite di motore a combustione interna reso affidabile, mentre i transatlantici Conte Rosso, Conte Verde e Conte Biancamano vennero costruiti in Scozia.

La seconda guerra mondiale causò immani perdite al naviglio mercantile italiano oltre ai porti e ai cantieri distrutti in molta parte dai bombardamenti a tappeto alleati.

Dal secondo dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni del dopoguerra vennero inizialmente recuperate e ripristinate navi affondate nei bacini portuali e sotto costa, e vennero acquisite dagli Stati Uniti navi da trasporto del tipo Liberty. Alla fine degli anni quaranta venne realizzato il transatlantico Giulio Cesare e agli inizi degli anni cinquanta altre prestigiose realizzazioni furono le grandi navi di linea Augustus, Leonardo da Vinci, Cristoforo Colombo e Andrea Doria, seguite nella prima metà degli anni sessanta da Galileo Galilei e Guglielmo Marconi e infine a Raffaello e Michelangelo, realizzazioni che vantavano nelle sistemazioni e negli arredamenti interni l'opera di insigni artisti.

A partire dagli anni settanta con l'affermarsi dell'aereo come mezzo di trasporto sulle grandi distanze portò al ritiro delle grandi navi di linea con gli armatori che si adeguarono ai cambiamenti spostando la loro attenzione sul trasporto delle merci. La crisi mondiale del petrolio del 1973 impose nuove strategie nei trasporti marittimi con la realizzazione di petroliere di oltre 250.000 tonnellate di stazza lorda, da costruire in bacino. La rivoluzione nel trasporto marittimo ha portato alla realizzazione di navi tecnologicamente avanzate che hanno anche rivoluzionato l'organizzazione dei porti; sono state introdotte le tecniche di prefabbricazione, l'automazione, il trasporto di merci in containers, consentendo al vettore marittimo minime permanenze nei porti toccati, il trasporto dei gas liquefatti, entrate in servizio le navi “multipurpose” con versatilità d'impiego, la diffusione dell'impiego dei traghetti con crescente capacità di trasporto di autotreni e di automobili con unità caratterizzate dai grandi portelloni poppieri che consentono l'entrata e l'uscita degli automezzi.

Status del personale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Gerarchia di bordo sulle navi mercantili italiane.

Lo stato maggiore della nave include tutti gli ufficiali di ogni sezione e di ogni grado operanti a bordo. Le carriere possibili sono quelle di ufficiale di coperta, ufficiale di macchina, commissario di bordo e medico di bordo.

Per gli ufficiali di coperta la carriera si sviluppa tra i gradi di allievo ufficiale di coperta e comandante; per gli ufficiali di macchina tra i gradi di allievo ufficiale di macchina e direttore di macchina; per i commissari di bordo tra i gradi di assistente commissario e capo commissario; per i medici di bordo, tra i gradi di primo medico aggiunto e medico di bordo direttore del servizio sanitario.

Per le sole navi passeggeri e navi da crociera in luogo dell'ufficiale radiotelegrafista troviamo uno o più operatori alle comunicazioni. Questi ultimi, in possesso — come previsto dalla vigente normativa GMDSS — del "General Operator Certificate", di massima sono inquadrati nello stato maggiore della nave come in precedenza erano inquadrati gli ufficiali radiotelegrafisti

Le carriere del personale di stato maggiore indirizzato ai servizi di coperta e macchina si sviluppano alla presenza del raggiungimento di requisiti per poter accedere alle qualifiche previste dalla normativa nazionale e internazionale vigente in materia di istruzione nautica e formazione professionale, nonché al superamento di articolati esami presso l'autorità marittima italiana e alla frequenza di numerosissimi corsi per la sempre più necessaria e richiesta elevazione del grado di preparazione professionale degli ufficiali di bordo delle navi della marina mercantile.

I commissari di bordo, i medici di bordo e gli operatori GMDSS, seguono percorsi scolastici, formativi e sviluppi di carriera relativi alle loro attività professionali, differenti dai percorsi scolastici e formativi previsti per gli ufficiali di coperta e macchina.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Per Confitarma, associazione di categoria degli armatori italiani, al 31 dicembre 2011 la flotta mercantile italiana sopra le 100 tonnellate di stazza lorda era composta da un totale di 1.619 navi[2], di cui:

  • Navi da carico liquido: 307 (118 petroliere, 26 gassiere; 130 chimichiere; 33 altre cisterne)
  • Navi da carico secco: 245 (41 da carico generale; 21 portacontenitori e frigorifere; 107 portarinfuse; 77 traghetti)
  • Navi miste e da passeggeri: 463 (24 da crociera; 77 tra aliscafi, catamarani e unità veloci; 218 traghetti; 144 altre navi passeggeri)
  • Portarinfuse polivalenti: 1
  • Navi per servizi ausiliari: 603 (361 rimorchiatori, navi appoggio e 242 altri tipi di navi)

Sempre secondo Confitarma, l'Italia, sommando i dati delle navi nazionali e di quelle battenti bandiera estera con un tonnellaggio di portata lorda pari o superiore alle 1000 tpl (o dtw), si classifica al 14º posto mondiale con 18.106.000 tpl nonostante possegga soltanto il 2% del naviglio sul totale del campione di riferimento composto da 755 navi, di cui: 553 battenti bandiera italiana, e 202 (il 25,8%) battente bandiere estere ma riconducibili ad armatori italiani.[3]

Il Lloyd's Register of Shipping nelle sue statistiche sulle flotte mondiali[4], al 1º gennaio 2011 classificava la flotta mercantile battente bandiera italiana all'11º posto per tonnellaggio sopra le 100 GT (gross tonnes) e al 13º posto per Paese proprietario.[5]

Flotta[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il World Factbook della CIA, al 2012, la marina mercantile italiana considerando come base del campione tutte le navi pari o superiori alle 1000 tsl (e di esse il totale del tonnellaggio di portata lorda[6] ed il totale di tonnellaggio di stazza lorda[7] si classifica al 17º posto mondiale risultando composta come segue:[8] [9] [10]

  • Totale: 681 navi
  • Per tipo: 105 portarinfuse, 42 da carico, 1 nave da trasporto, 164 chimichiere, 21 portacontenitori, 28 gassiere, 25 passeggeri, 154 passeggeri/carico, 59 petroliere, 4 frigorifere, 39 traghetti ro/ro, 9 navi cisterna specializzate, 30 porta auto.
  • Di proprietà straniera: 90 (4 Danimarca, 2 Francia, 7 Grecia, 14 Lussemburgo, 1 Nigeria, 6 Norvegia, 2 Paesi Bassi, 1 Singapore, 1 Svezia, 13 Svizzera, 10 Taiwan, 4 Turchia, 2 Regno Unito, 23 Stati Uniti d'America).
  • Registrate in altri paesi: 201 (Bahamas 1, Belize 3, Cipro 6, Georgia 2, Gibilterra 4, Grecia 5, Isole Cayman 7, Isole Marshall 1, Liberia 47, Malta 45, Marocco 1, Paesi Bassi 6, Panama 25, Portogallo 12, Russia 14, Saint Vincent e Grenadines 4, Singapore 5, Slovacchia 2, Spagna 1, Svezia 5, Turchia 1, Regno Unito 3, ignoti 1. (dati al 2010)

Se invece si volesse utilizzare solo e soltanto la base numerica dei dati riportati sul World Factbook della CIA, e non sulla capacità di trasporto (dato importantissimo), la flotta mercantile italiana, con le sue 681 navi, si classificherebbe al 10º posto mondiale dopo Panama, Cina, Singapore, Indonesia, Russia, Grecia, Corea del Sud, Paesi Bassi e Giappone[11].

Ulteriori statistiche sono disponibili sul sito dell'Amministrazione marittima del Dipartimento dei trasporti degli Stati Uniti[12] grazie agli studi del Maritime Intelligence and Publications: IHS Fairplay[13]; sul sito dello UNCTAD[14] e su quello dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) elaborate tramite la banca dati del sistema Equasis[15].

Bandiera[modifica | modifica wikitesto]

La Marina mercantile italiana utilizza una bandiera molto simile a quella militare. Lo stemma però non è sormontato dalla corona turrita ed il Leone di San Marco regge un libro recante la frase latina «PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEVS» (Pace a te, Marco, mio evangelista) e non una spada.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Per l’eroico valore, la capacità e l’abnegazione dimostrate sui mari dai suoi equipaggi e per il sacrificio dei suoi uomini migliori e delle sue navi, nel corso di lungo aspro conflitto contro agguerriti avversari.»
— Zona di operazioni, 10 giugno 1940 - maggio 1945.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le notizie storiche del paragrafo tratte da webalice
  2. ^ Cfr. la scheda di Confitarma sulla composizione della flotta mercantile italiana al 31 dicembre 2011.
  3. ^ Cfr. la scheda di Confitarma sulla flotta mondiale e il tonnellaggio da carico controllato dai principali Paesi marittimi.
  4. ^ Annualmente il Lloyd's Register of Shipping pubblica un proprio bollettino chiamato World fleet statistics coi dati relativi al 31 dicembre dell'anno precedente.
  5. ^ (EN) Cfr. a p. 8 del Seafarers' Bulletin nº 26/2012, edito dalla International Transport Workers' Federation.
    N.B.: tale classifica comprende anche i Paesi considerati bandiere di comodo.
  6. ^ Per tonnellaggio di portata lorda (abbr. in tpl, t.p.l., TPL o T.P.L., detto anche portata in peso morto in inglese dead weight o dead weight tonnage abbr. in dw, dwt, DW o DWT), si definisce la capacità di carico, ovvero, il peso massimo espresso in tonnellate metriche di tutto il carico mobile che la nave può trasportare in condizioni di sicurezza e a pieno carico, nessuno escluso, come: combustibile, acqua, viveri, equipaggio, passeggeri, lubrificanti, dotazioni di consumo, zavorra, pezzi di ricambio, merci varie ecc.
  7. ^ Per tonnellaggio di stazza lorda, in questo caso, si intende la somma complessiva delle "tonnellate di stazza lorda" (abbr. in tsl, t.s.l., TSL o T.S.L.) in inglese gross tonnage (abbr. in GT, G.T., gt o g.t.) e che fungono da unità di misura (dove però la "tonnellata" è indice di volume e non di peso, da non confondere con la vecchia "stazza lorda di registro", sistema precedente all'attuale che è pari a 100 piedi cubi, cioè a circa 2,832 m3 anche se il suo valore, in base alle norme in vigore, dovrebbe essere espresso in m3) e, nella fattispecie, la stazza lorda, detta pure stazza lorda di registro, è quella che comprende indistintamente il volume di tutti i locali chiusi della nave.
  8. ^ (EN) Central Intelligence Agency, The World Factbook: "Italy". 2010.
  9. ^ (EN) Central Intelligence Agency, The World Factbook: "Country comparisons: Merchant marine". 2010.
  10. ^ (EN) Central Intelligence Agency, The World Factbook: "Country Comparison to the World". 2010.
  11. ^ (EN) Total Merchant Marine Strength by Country
  12. ^ (EN) Maritime Statistics
  13. ^ (EN) Maritime Intelligence and Publications: IHS Fairplay.
  14. ^ (EN) Merchant fleet by flag of registration and by type of ship, annual, 1980-2016.
  15. ^ (EN) The world merchant fleet - statistics from Equasis Archiviato il 9 gennaio 2016 in Internet Archive..

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Fioravanzo, L'organizzazione della marina durante il conflitto. in 3 tomi, Ufficio storico della Marina, Roma 1972-1978.
  • R. Notarangelo, G.P. Pagano, Navi mercantili perdute. Ufficio storico della Marina, Roma, 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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